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Documento: Codice da Vinci: Vittima e carnefice di una sconfitta culturale - 1
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La cattedrale di Chartres

Capitolo 1, pag. 17:

Langdon gemette tra sé. La sua conferenza-una proiezione di diapositive sulla simbologia pagana nascosta nelle pietre della Cattedrale di Chartres-doveva avere arruffato il pelo a qualche ascoltatore fondamentalista.

Questo è un breve ma fondamentale capitolo di storia del Cristianesimo. La religione cristiana si sviluppa rapidamente all’interno dell’Impero Romano, in una società che ha un patrimonio culturale proprio. I primi convertiti sono dei Romani come lo sono coloro che restano pagani: c’è una comune cultura, una comune mentalità, un medesimo codice espressivo e di comunicazione, in cui però i segni e le immagini trovano un nuovo significato per coloro che hanno l’animo sensibile alle istanze della nuova religione[1]. È normale quindi che, accanto a nuovi simboli religiosi come il pesce, o a immagini inedite come il buon pastore o il pescatore, ci sia anche e parallelamente un riutilizzo di segni e simboli pagani (ad esempio la palma, o il pavone), arricchiti e anzi rinnovati dal nuovo messaggio cristiano. Anche i riti sono simili: l’uso dell’incenso, le aspersioni con acqua, le lampade accese giorno e notte nei santuari, gli ex voto[2].Cattedrale di Chartres

Lo stesso Agostino, uno dei Padri della Chiesa, del quale non si può mettere in dubbio lo spirito cristiano, non taceva la sua ammirazione per Virgilio, il quale, per la Bucolica IV in cui profetizzava l’arrivo di un bambino e di una nuova età dell’oro (quella dell’imperatore Augusto), veniva considerato dai cristiani come “profeta” della venuta di Cristo. Un esempio più tardo è dato da Dante, sulla cui ortodossia non è dato dubitare, che non solo abbonda di citazioni di classici e sceglie Virgilio come guida per i primi due regni, ma anche colloca in paradiso (canto VI) l’imperatore Giustiniano e gli fa raccontare la gloriosa storia di Roma, che dagli inizi leggendari si protrae fino ai tempi di Dante (invettiva contro guelfi e ghibellini, vv. 97-111).

Un po’ diverso è il discorso dell’acculturazione delle popolazioni tradizionalmente chiamate barbare, che invasero l’Europa dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente. In particolare, la cristianizzazione dei Franchi e la loro integrazione nella popolazione gallo-romana furono lente e difficoltose, a causa della mentalità diversa e della differente sensibilità religiosa. Ad esempio, i Franchi erano un popolo molto legato all’esteriorità del culto e ai rituali, intrisi, come è facile pensare, delle pratiche del loro precedente credo pagano[3]: in questo senso è giusto ritenere più lento il processo di cristianizzazione, ma non è coerente la conclusione di un mantenimento ostinato della religione politeistica[4].

Dan Brown, per giunta, parla di una cattedrale la cui costruzione iniziò alla fine del XII secolo e si protrasse per tutto il secolo successivo: un’epoca in cui il ricordo delle persecuzioni a danno dei cristiani era ormai lontano, e il patrimonio culturale pagano era tornato a essere un modello di ispirazione anziché qualcosa da temere. I personaggi mitologici e gli animali presenti nelle cattedrali gotiche rappresentavano allegorie morali, che tutti gli uomini del tempo sapevano decifrare, imparandole dalle omelie di vescovi e preti[5]. Anche Dante, per riproporre un esempio noto, utilizza personaggi mitologici nella Commedia.

Per concludere, una riflessione ingenua: davvero i committenti delle opere d’arte e soprattutto il clero, che a detta di Brown vive per proteggere la menzogna della divinità di Cristo, non si sarebbero mai accorti del messaggio pagano latente in luoghi di culto come la cattedrale di Chartres?


[1] Storia del cristianesimo. L’antichità, cit., pagg. 227-236.

[2] Cfr. H. Delehaye, Le leggende agiografiche, Firenze 1906, pagg. 211-226, 239-252 (e in generale tutto il capitolo 7): “Un legame materiale, ma tutto esteriore, tra la nuova religione e l’antica consiste nella comunanza di un certo numero di riti e simboli che ci siamo abituati a considerare come nostri proprii, e che per conseguenza ci meravigliamo di ritrovare, con analogo significato, nel politeismo. Sarebbe molto strano che la Chiesa, cercando di propagarsi in mezzo alla civiltà greco-romana, avesse preso ad usare, per parlare ai popoli, una lingua interamente nuova, e avesse sistematicamente rifiutato tutte le forme che fino allora avevano servito ad esprimere il sentimento religioso”. (pag. 212). Delehaye offre altri esempi di simboli e riti comuni tra paganesimo e cristianesimo.

[3] Storia del cristianesimo. Il Medioevo, cur. G. Filoramo, D. Menozzi, Bari 2001, pagg. 7-12.

[4] G. Miccoli, I monaci… cit., pag. 50 fa notare come Giovanni Cassiano (che visse e operò in territorio franco) scelga di chiudersi nell’isolamento del monastero per perfezionare rigidamente un cristianesimo che sul territorio rimaneva in lenta costruzione, a motivo della diversità delle popolazioni presenti e della crisi politico-economica del suo tempo; la religiosità “balbettante” degli inizi (età tardo antica) sarebbe diventata solida e fertile di esperienze nel Medioevo. Un altro, analogo esempio è fornito dalla testimonianza di Beda, per quanto riguarda il territorio inglese (pagg. 52-53).

[5] Cfr. M. Battistini, Simboli e allegorie, Milano, 2003 (ristampa), pag. 6; M.-A. Polo de Beaulieu in Dizionario dell’Occidente medievale, cit., pagg. 899-901 (voce predicazione).




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