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Il Pentacolo di Venere e le Olimpiadi

Capitolo 6. pag. 50:

Da giovane studente di astronomia, Langdon aveva appreso con stupore che il pianeta Venere tracciava un pentacolo perfetto sull’eclittica ogni otto anni.

Brown si esprime sempre in modo da creare nel lettore l’idea che ciò che è generalmente noto e dato per certo sia in realtà un inganno di qualche mente sviante, naturalmente cattolica, e che invece ciò che dice lui sia evidentemente vero e non necessiti di spiegazioni, né tanto meno della esplicita menzione delle fonti. Del resto, per ogni sua affermazione pare che esista sempre una rete di sottili indizi che guidano chi li sa leggere alla vera verità.

È il caso per esempio del pentacolo di Venere, una figura a cinque lati più simile a un asterisco che a una stella a cinque punte. «Se si riportano lungo le orbite di Venere e della Terra le posizioni in cui si verificano le congiunzioni inferiori tra i due pianeti (…) emerge un disegno pentagonale: una “stella a cinque punte” sui cui vertici i pianeti si dispongono al trascorrere di ogni periodo sinodico (1,6 anni). (…) Dopo cinque periodi sinodici, cioè otto anni, la congiunzione si ripete nello stesso punto. Questo indica che la visibilità di Venere in cielo segue cicli di otto anni[1]».

Congiunzioni inferiori tra la Terra e Venere

Gli antichi che avevano osservato quel fenomeno erano rimasti talmente stupefatti che Venere e il suo pentacolo erano divenuti i simboli della perfezione, della bellezza e degli aspetti ciclici dell’amore sessuale

Già gli antichi osservavano le stelle e avevano notato l’astro di Venere, anche se ritenevano che si trattasse di due corpi celesti distinti, la stella del mattino e quella della sera[2].

Ma per quanto riguarda il pentacolo, non risulta che venisse utilizzato per indicare il pianeta (o la dea) Venere, il cui simbolo è una croce con un cerchio sovrapposto[3].

Per gli antichi Greci, Afrodite è la dea dell’amore e la femminilità come natura[4]. Gli antichi Romani assimilarono la religione greca e identificarono Afrodite con Venere, una divinità italica che presiedeva alla vegetazione. Per i Greci, la potenza di Afrodite è davvero piena quando è legata a un mondo extra matrimoniale, quello delle cortigiane (mentre la sua importanza è limitata nel matrimonio, dove comunque la dea garantisce il desiderio e il piacere, e permette così un’unione feconda)[5]. Della bellezza di Afrodite parla per esempio l’inno omerico a lei dedicato[6], così come di quella di Venere parlano Lucrezio e il poemetto anonimo Pervigilium Veneris. Venere viene ricordata come dea dell’amore e della sensualità, connessa anche alla fertilità[7]. Nessuna fonte a me nota parla di Venere come dea o simbolo di perfezione.

Non è chiaro cosa Brown intenda con l’espressione “aspetti ciclici dell’amore sessuale”.

Continua:

Come tributo alla magia di Venere, i greci avevano fatto ricorso al suo ciclo di otto anni per organizzare i giochi olimpici. Oggi poche persone sapevano che la ricorrenza, ogni quattro anni, delle moderne Olimpiadi seguiva ancora un mezzo ciclo di Venere.

Le Olimpiadi dell’antichità si svolgevano ogni quattro anni, e non ogni otto come Brown lascia intendere tra le righe, pur avendo il buon gusto di non arrivare a dichiarare una falsità così evidente. L’occasione delle feste olimpiche era così importante che diventò un sistema per misurare il tempo e dare indicazioni cronologiche: il primo a utilizzare questo tipo di riferimento cronologico fu lo storico Tucidide[8] nel V sec. a.C.; questa prassi divenne comune dal III sec. a.C. in poi, sull’esempio di Eratostene[9].

In ogni modo, che senso avrebbe avuto per i moderni, che volevano riproporre lo spirito classico di lealtà e fratellanza sportiva[10], modificare il ciclo delle Olimpiadi? E soprattutto, cosa rappresenta un mezzo ciclo di Venere, una mezza perfezione? L’affermazione di Brown è gratuita, e serve solo a rafforzare nel lettore l’idea di un universo retto da corrispondenze e numerologie che suggeriscono la presunta verità.

E un numero ancora minore di persone sapeva che la stella a cinque punte stava quasi per diventare il simbolo ufficiale delle Olimpiadi, ma era stata scartata all’ultimo momento: le cinque punte erano state trasformate in cinque anelli che si incrociavano, per esprimere meglio lo spirito olimpico di globalità e di armonia.

Per quanto riguarda il simbolo delle Olimpiadi, basterebbe il buon senso per capire che, La bandiera olimpicaper indicare l’armonia, un cerchio è più eloquente sia di una stella, sia di cinque cerchi (basti pensare al simbolo del Tao). Ancor più semplice per la globalità, che già nel nome ricorda un cerchio, una sfera. Ma sono davvero questi i valori che il simbolo olimpico rappresenta? I cinque cerchi hanno sempre indicato i continenti[11] e l’unione ideale dei popoli per l’occasione sportiva. Naturalmente, l’idea di un simbolo a stella è pura fantasia, e Brown non ha potuto fare altro che parlare di una iniziale volontà cambiata all’ultimo momento senza motivo.

L’ossessione di Brown per il femminino sacro lo porta ad affermare, lungo tutto il romanzo, che la dea (Venere, o la Madre Terra[12]) era il centro di un sentimento religioso fortissimo, che oltrepassava o persino annullava la pietà per gli altri componenti del pantheon (in effetti Brown è spesso vago, parla di pagani in generale, poi di Greci, poi di Romani…): se fosse vero, comunque qualcosa dovrebbe emergere dai reperti, dagli studi storici, dagli scavi archeologici, dai testi antichi…


[1] Spiegazione tratta dal sito dell’Unione Astrofili Italiani, sezione “astrocultura”. Vi si trova anche la rappresentazione grafica del pentacolo.

[2] J. G. Frazer, Il ramo d’oro, Torino, 2003 (ristampa), pag. 416. Cfr. anche Enciclopedia Universale Rizzoli Larousse, vol. XV (1971), pagg. 502-503.

[3] Ibidem. Ancora oggi i simboli di Venere e di Marte (un cerchio con una freccia orientata a nord est) indicano rispettivamente il genere femminile e maschile.

[4] D. Musti, Storia greca, Bari, 1989, pagg. 119-120.

[5] L. Bruit Zaidman, P. Schmitt Pantel, La religione greca, Roma-Bari, 1992, pag. 168.

[6] Ps. Omero, Inno ad Afrodite, vv. 79-90.

[7] Lucrezio, De rerum natura I, 1-49. il proemio dell’opera è dedicato a Venere. In particolare, il poeta latino definisce la dea voluptas (= piacere, v. 1), alma (= datrice di vita, v. 2), e viene identificata con la primavera (vv.6-9), con una metafora ancora oggi apprezzata. Anche nel Pervigilium Veneris la dea simboleggia l’amore e la forza della natura che rende fecondi i campi, e celebra con festeggiamenti la primavera. Per questo poemetto cfr. G.B. Conte, E. Pianezzola, Storia e testi della letteratura latina, vol. 3, Firenze, 1990 (ristampa), pagg. 447-448 (testo alle pagg. 473-477).

[8] Tucidide, Hist. 3, 8, 1.

[9] G.A. Privitera, R. Pretagostini, Storie e forme della letteratura greca, vol. 1, Milano, 1997, pag.165.

[10] Enciclopedia Universale Rizzoli Larousse, vol. X (1971), pag. 727.

[11] Cfr. il sito ufficiale delle olimpiadi, dove si illustrano anche i propositi che animarono Pierre de Coubertin.

[12] Anche se Tellus era una divinità secondaria e non principale nel pantheon romano, comunque si trattava della Terra Mater. Madre Terra sembra più una personificazione della religione new age (per la quale cfr. J. A. Ullate Fabo, Contro il Codice..., cit., pagg. 66-67). Un’altra possibilità è che Brown con le sue vaghe allusioni ai “pagani” faccia riferimento alla religione dei popoli preistorici: in tal caso non è possibile prendere sul serio le sue dichiarazioni.




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