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Documento: Codice da Vinci: vittima e carnefice di una sconfitta culturale - 2
Messo in linea il giorno Venerdì, 13 aprile 2007
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Codice da Vinci: vittima e carnefice di una sconfitta culturale - 2

Di Marianna Cerno.

Breve valutazione critica delle pretese verità storiche esposte nel romanzo di Dan Brown. Seconda parte.



Sommario

  1. Rabbini, sacerdotesse e donne tentatrici
  2. I Vangeli canonici e Costantino
  3. La fonte "Q" e l'"ammissione" del Vaticano
  4. Leonardo Da Vinci
  5. Altre imprecisioni e invenzioni
  6. Cattiva documentazione o cattiva fede?

Rabbini, sacerdotesse e donne tentatrici

Capitolo 28, pagg. 135-136:

La donna, un tempo celebrata come un’essenziale metà dell’illuminazione spirituale, era stata bandita dai templi del mondo. Non c’erano rabbini ortodossi di sesso femminile, né sacerdotesse cattoliche, né donne di religione-imam-islamiche.

Il problema, col Codice da Vinci, non è solo confutare le notizie riportate, ma persino consumare tempo e fatica per cercare le fonti dalle quali queste notizie sarebbero reperite. Ma forse, per trovare la donna celebrata come un’essenziale metà dell’illuminazione spirituale basta leggere qualche poesia del Dolce Stil Novo.

Eppure tra queste righe nasce il dubbio di un colossale abbaglio di Brown, che viene rinforzato in modo preoccupante al capitolo 56 (pagine 241):

Purtroppo, la filosofia cristiana ha deciso di appropriarsi del potere di creazione femminile ignorando la verità biologica e facendo dell’uomo il Creatore. La Genesi ci dice che Eva è stata creata da una costola di Adamo.[…] Per la dea, la Genesi fu l’inizio della fine.

Direi che Brown ha le idee un po’ confuse su cristianesimo e religione ebraica, e in particolare su Antico e Nuovo Testamento.

Il cristianesimo eredita dal giudaismo, oltre che un principio spirituale e morale, anche alcuni elementi organizzativi, come per esempio il collegio dei presbiteri[1], e, nel tempo (parliamo di secoli), si organizza nella Grande Chiesa[2]. E se da un lato le donne erano escluse dai gradi più alti della gerarchia ecclesiastica[3], dall’altro avevano pieno accesso alla santità di vita (basti pensare alle martiri, alle vergini, alle monache…).

L’atto, un tempo sacro, dello hieros gamos, l’unione sessuale naturale tra uomo e donna, con cui ciascuno dei due acquisiva l’unità spirituale, era stato ridefinito come peccato. Gli uomini di fede, che un tempo avevano bisogno dell’unione sessuale con le loro equivalenti femminili per entrare in comunione con Dio, adesso temevano i loro naturali impulsi sessuali e li vedevano come opera del demonio, il quale operava in collaborazione con la sua complice preferita… la donna.

Lo hieros gamos era una cerimonia che si celebrava nell’antica Grecia, la notte del secondo giorno delle feste Antesterie, dedicate a Dioniso[4]. Era un rito propiziatorio della fertilità, nel quale si inscenavano simbolicamente le nozze tra il dio e la basilissa (o basilinna), la moglie dell’arconte re, ovvero del “principale dignitario religioso dello stato”[5]: l’atto dell’unione era però segreto, non pubblico, e, come in altri casi simili[6], non veniva consumato[7].

Inoltre, questi rituali non avevano come scopo una sublimazione dello spirito, ma una più pratica finalità propiziatoria: erano riti di fertilità.

Come si vede, sin dai tempi antichi l’unione fisica di due persone è strettamente connessa alla fertilità e alla riproduzione. Questo è anche ciò che pensa la Chiesa che, lungi dal condannare l’atto sessuale in sé[8], ammonisce di praticarlo all’interno di una unione matrimoniale (art. 342 del Compendio; rif. artt. 1618-1620 del Catechismo della Chiesa Cattolica).

L’idea di Brown della donna come strumento del diavolo ha il sapore, ancora una volta, di pregiudizio sulla Chiesa e poca informazione sulla storia medievale. In realtà, l’apparente contraddizione della visione ambivalente del genere femminile nel Medioevo[9] non inficia l’idea di uguaglianza degli individui che appartiene alla religione cristiana[10], nella quale tutti i membri della comunità sono “fratelli”[11].

Testi religiosi veramente misogini sono invece quelli contenuti, ad esempio, nei rotoli di Qumran[12], che pure paiono piacere molto a Brown, come, più in generale, lo sono molti testi gnostici, che appartengono alla schiera dei vangeli non canonici nominati nel Codice Da Vinci[13].

Più avanti, al capitolo 58 (pag. 249), Brown parlando di nuovo della dea “uccisa” dal cristianesimo, fa riferimento in particolare al celibato (riferendosi a Cristo, e di riflesso ai preti cattolici), parlandone come di una pratica non naturale:

“Perché Gesù era ebreo” rispose Langdon […] “e il costume dell’epoca imponeva virtualmente a un ebreo di essere sposato. Secondo i costumi ebraici, il celibato era condannato e ogni padre aveva l’obbligo di trovare per il figlio una moglie adatta. Se Gesù non fosse stato sposato, almeno uno dei vangeli della Bibbia avrebbe accennato alla cosa e avrebbe fornito una spiegazione di quella innaturale condizione di celibato”.

Non è possibile affermare che fra gli ebrei non era pensabile o ammissibile una vita di continenza.

Neppure in questo caso (come quando fa asserire a Sir Teabing di possederne delle fotocopie) Brown sembra conoscere bene i rotoli di Qumran… Questi sono espressione della setta giudaica degli Esseni, che si divideva in due gruppi: i continenti a vita, e coloro che si sposavano per mettere al mondo due figli per coppia, dopo la procreazione dei quali cessavano di convivere con la propria moglie[14].

Per quanto riguarda il cristianesimo, volendo trascurare la sua “parentela” col mondo ebraico (non dimentichiamoci che Gesù era ebreo, come lo erano anche i Dodici), basterà rileggere san Paolo, 1Cor 7, 1-11.

Ma torniamo al capitolo 28, pag. 136, subito dopo la frase sulla donna collaboratrice del diavolo:

 Neppure l’associazione tra il lato sinistro e il femminino era sfuggita alla diffamazione della Chiesa. In Francia e in Italia, gauche e sinistro avevano assunto una connotazione negativa, mentre i termini relativi alla destra assumevano un connotato di giustizia, correttezza e abilità. Ancora oggi, tutto ciò che è malvagio è considerato “sinistro”.

Al di là del fatto che il romanzo sta scadendo in una lezione cattedratica, per usare una felice osservazione di Edmondo Lupieri, anche questa affermazione di Brown è da correggere. Innanzitutto, non è chiara la connessione tra il lato sinistro e il femminino. In secondo luogo, sembra incredibile, ma il lato sinistro portava male ai pagani. Per la precisione agli antichi Romani, che per accertarsi del favore della sorte interrogavano auguri e aruspici. Uno dei metodi utilizzati per indagare il futuro, diversi secoli prima della nascita di Cristo, era l’osservazione del volo degli uccelli: a seconda del lato dal quale erano visti arrivare, la sorte era favorevole (lato destro, un buon “augurio”) o contraria (lato sinistro, un cattivo “augurio”). Anche se, a dirla tutta, neppure i Romani erano sempre d’accordo tra loro nel determinare qual era il lato favorevole per avvistare gli uccelli, come ci racconta Cicerone[15].



[1] Storia del cristianesimo. L’antichità, cit., pagg. 94-95, 106-107.

[2] Ibidem, pagg. 354-366.

[3] Ibidem, pagg. 374-381. M. Lemonnier, Storia della Chiesa, Vicenza, 1981, pagg. 88-92.

[4] A. Pickard-Cambridge, Le feste drammatiche di Atene, Firenze 1996, pagg. 18-20.

[5] L. Bruit Zaidman, P. Schmitt Pantel, La religione greca, cit., pagg. 38-39. In qualità di primo rappresentante religioso, l’arconte re (basiléus), erede delle funzioni religiose del re, presiedeva ai misteri e alle feste Lenee, era responsabile del calendario religioso ed esercitava la funzione giudiziaria nei casi di empietà e giudicando i conflitti inerenti ai sacerdozi.

[6] J. G. Frazer, Il ramo d’oro, cit., pagg. 174-176. Le nozze sacre riguardavano l’unione tra due dei (come quella di Hera e Zeus durante la festa delle Piccole Dedalee in Beozia) oppure un dio e una donna, e venivano rappresentate o da due persone, oppure con un’immagine o un simulacro della divinità.

[7] A. Pickard-Cambridge, Le feste …, cit., pagg. 18-19.

[8] Lo testimoniano, ad esempio, le condanne della corrente encratita (sec. II) e delle eresie bogomila (sec. X) e albigese (sec. XIII). Cfr. M. Simonetti, E. Prinzivalli, Storia della letteratura cristiana antica, Casale Monferrato (AL), 1999, pagg. 42, 78; Storia del cristianesimo. Il Medioevo, cit., pagg. 200-201, 244.

[9] L’ideologia misogina medievale affondava le proprie radici teologiche, come indicano i detti dei Padri della Chiesa, agli albori della religione cristiana: si pensi al peccato originale e all’idea della donna come realizzazione meno completa della natura umana rispetto all’uomo, nonché a uno degli argomenti centrali della riflessione antropologica del Medioevo cristiano: la differenza tra i sessi. D’altro canto, però, non si può non pensare alla Vergine Maria, all’idealizzazione della donna nella letteratura cortese, o agli esempi agiografici di donne sante (martiri, vergini, vedove continenti): sono il desiderio di perfezione e la dominante idea di peccato, alimentati dalla continua tensione tra anima e corpo presente nell’uomo medievale (tensione che genera a sua volta peccato), che creano l’idealizzazione e l’ossessione. Questi atteggiamenti non indicano contraddizione, anzi sono in qualche modo simili nella misura in cui estraniano la donna dalla realtà. E l’idealizzazione come la demonizzazione non negano quella differenza tra i sessi che per i medievali e ancora prima per gli antichi era naturale: la fisiologia, le pratiche sociali, perfino la Scrittura mostrano la subordinazione della donna; è una cosa universalmente riconosciuta. Nel Medioevo, l’uomo è l’unità, mentre la donna rappresenta l’ambivalenza, l’ambiguità. Cfr. C. Klapisch-Zuber (voce maschile/femminile) e C. Casagrande, S. Vecchio (voce peccato) in Dizionario dell’Occidente medievale, cit., pagg. 644-656 e 871-883.

[10] Storia del cristianesimo. L’antichità, cit., pagg. 204-208.

[11] Ibidem, pag. 170. Come si vede, non ha proprio senso la frase di Brown (capitolo 58, pag. 253) che definisce Gesù “il primo dei femministi”.

[12] In questi testi le figure femminili raggiungono la salvezza nel momento in cui “si fanno maschi” (in senso spirituale). Una concezione piuttosto lontana dal “femminismo primitivo” teorizzato da Brown.

[13] Cfr. E. Lupieri (ordinario di Storia del Cristianesimo e delle Chiese all’Università di Udine), Sangue in Chiesa: il Codice Da Vinci, anche in linea.

[14] E. Lupieri, Sangue in Chiesa…, cit.

[15] Cicerone, De divinatione 2, 38.




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