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Documento: Codice da Vinci: vittima e carnefice di una sconfitta culturale - 2
Messo in linea il giorno Venerdì, 13 aprile 2007
Pagina: 4/6
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Leonardo Da Vinci[1]

Leonardo da Vinci, autoritrattoUn qualsiasi libro di storia dell’arte potrà illuminarci sullo stile e la mentalità rinascimentali, in cui le donne venivano sempre ritratte velate e i giovani sbarbati e con i capelli lunghi; ma nessun libro di arte ci potrà aiutare se vorremo vedere seni inesistenti, neppure in un’opera così rovinata dal tempo e da maltrattamenti più o meno consapevoli come l’Ultima cena di Leonardo.

E se nessuno storico dell’arte si è mai accorto dei messaggi segreti dei dipinti di Leonardo da Vinci forse è perché questi messaggi non ci sono.

Parlando dell’Ultima cena, è possibile osservare (forse più chiaramente dal vivo che non in fotografia) che la fantomatica “v” che campeggia alla destra di Cristo è controbilanciata da un altro vuoto alla sua sinistra. Questi spazi sono funzionali a una sottolineatura piuttosto evidente della centralità di Gesù, che risulta così protagonista rispetto agli altri personaggi: una comunicazione immediata del tema centrale del dipinto, che suggestiona l’osservatore sin dal primo sguardo. Osservando l’opera si nota il gioco di colori e proporzioni che domina l’opera pittorica. La bicromia rosso-blu delle tuniche è studiata in modo che i personaggi portino le vesti a colori invertiti, e che queste parti di tessuto armonizzino pienamente con lo sfondo, creando un equilibrio cromatico.

La mano col pugnale[2] è quella di Pietro, che ha due braccia come tutti[3], e che è ritratto in posizione plastica mentre parla con Giovanni tenendogli una mano sulla spalla e allontanando da lui con una torsione del polso la lama che impugna nell’altra mano (e con la quale taglierà poco dopo un orecchio al servitore del sommo sacerdote, come voleva ricordarci Leonardo). Gesù ha appena detto che uno dei discepoli lo tradirà, e i dodici sono sconvolti. Il dipinto, che non è un affresco (come dice Brown) ma una tempera, esprime azioni e sentimenti dei soggetti come se fossero ritratti in una fotografia ante litteram.

Osservando l’Ultima cena si vede chiaramente che, a differenza di Dan Brown, Leonardo aveva letto con attenzione i vangeli.

Ultima cena, Leonardo da Vinci

L’interpretazione che Brown fa della Vergine delle rocce è ugualmente assurda (capitolo 32, pagg. 148-149). La seconda versione del dipinto mantiene i personaggi nelle stesse posizioni, anche se l’angelo non indica più Giovanni Battista col dito (e non taglia il collo a nessuno). Giovanni (nella seconda versione connotato con la croce, secondo la consuetudine[4]) è inginocchiato e sempre a sinistra di chi osserva, mentre Gesù, a destra, lo benedice. Il gesto di Maria è evidentemente una imposizione delle mani che sa di protezione.


[1] Da un’intervista con la dott.sa Azar Rajaie, dottore di ricerca in storia dell’arte italiana rinascimentale presso l’Università di Pittsburgh (Pennsylvania) e attualmente docente di storia dell’arte all’Università di Houston (Texas).

[2] È risaputo che alcuni dei discepoli giravano armati, come conferma Mt 26, 51-52, e che uno di loro era Pietro (Gv 18, 10). Per un quadro storico giustificato cfr. Storia del cristianesimo. L’antichità, cit., pagg. 62-68.

[3] Secondo Dan Brown nel dipinto ci sarebbe una mano di troppo (quella col pugnale), che non apparterrebbe quindi a nessuno dei personaggi ritratti. Ma ha contato male.

[4] È la croce martiriale, spesso recante un cartiglio con le parole che Giovanni pronunciò appena vide Gesù: “ecce agnus Dei” (Gv 1, 29). Per questo anche l’agnello, che spesso porta la croce, è un attributo iconografico tipico del Battista.




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