Il calendario giudaico: la misura del tempo nell'ebraismo
di Andrea Nicolotti
Introduzione al sistema di misurazione del tempo e ai problemi ad esso correlati.
Introduzione
L’anno giudaico, come poi quello cristiano, è scandito da ricorrenze, la cui determinazione era ed è tuttora regolata da sistemi calendariali; la conoscenza di tali sistemi è pregiudiziale per la datazione precisa degli avvenimenti riportatici dai testi antichi.
Le soluzioni che gli antichi adottarono per la misurazione dell’anno, furono differenti: gli Egiziani presero come base il movimento apparente del sole attorno alla terra e stabilirono un anno di 365 giorni (12 mesi di 30 giorni, più 5 giorni supplementari). Essendo l’anno tropico di 365 giorni, 5 ore 48 minuti e 46 secondi, si accumulava un errore che aumentava ogni anno; le successive correzioni di Giulio Cesare (calendario giuliano) e di papa Gregorio XIII (calendario gregoriano) lo hanno reso il sistema oggi più utilizzato nel mondo.
I Babilonesi si servirono invece del movimento lunare, che misura 29,530588 giorni, per cui si avevano mesi alternativamente di 29 giorni (mese difettivo) o 30 giorni (mese pieno); a cominciare dal III millennio, i popoli mesopotamici cercarono di armonizzare il loro calendario lunare con quello solare, introducendo insieme agli anni lunari di dodici mesi e 354 giorni (con un ritardo di 11 giorni l’anno), altri anni di tredici mesi, detti embolismali, di 384 giorni, ordinariamente inseriti ogni tre anni. In tal modo, i due calendari potevano procedere in modo pressoché parallelo, con un allineamento che poteva verificarsi ogni 30 anni (anche se forse non vi erano regole precise per l’inserimento degli anni embolismali).
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