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Documento: I gruppi religiosi
Messo in linea il giorno Giovedì, 25 aprile 2002
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I Samaritani

Il loro nome è messo in relazione sia con la città di Samaria (e dunque con Shemer, che vendette la montagna al re di Israele secondo 1Re 16,24), sia con l'ebraico shamerîm, cioè custodi della Legge di Mosè. La storia dei Samaritani nasce nel periodo della ricostruzione del Tempio (538), poi sotto Esdra e Neemia, per sfociare nella separazione dal resto del giudaismo con la costruzione di un Tempio alternativo a quello di Gerusalemme sul monte Garizim, verso il 330 a.C. Ci è pervenuta la redazione samaritana del Pentateuco, unica parte delle Scritture ebraiche da essi accettata come fonte di rivelazione.

È nota l’avversione reciproca tra i Samaritani e gli altri Giudei. I Samaritani erano considerati stranieri dai quali era bene non accettare nemmeno un sorso d'acqua; la denominazione di Cutei loro attribuita dalla letteratura rabbinica è probabilmente spregiativo, volto ad assegnare loro un’origine straniera (dalla Cutia, in Persia). Essi in ricambio chiudevano addirittura la porta in faccia agli altri Giudei e talvolta ne assaltavano le carovane; una volta avvenne che alcuni Samaritani al cominciare della festa di Pasqua gettarono per dispetto delle ossa di morto nel tempio di Gerusalemme, cosicché si dovette interrompere la festa. Per questo Gesù, rivolgendosi ai Giudei, dedica una parabola al buon samaritano (Lc 10,33 ss.), ad indicare un uomo comunemente malvisto dai contemporanei.

I Samaritani compivano i loro sacrifici sul monte Garizim, cosa che ancor oggi li caratterizza. Essi attendevano una sorta di Messia simile a Mosè, ed erano attaccatissimi alla lettera della legge. Avevano anche tradizioni particolari quanto alle norme di purità.




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