Problemi e soluzioni per l'impostazione di una cristologia del Nuovo Testamento
Di Romano Penna
Quali sono le metodologie e le difficoltà per tentare di impostare una cristologia del nuovo Testamento. Complessità dei testi da esaminare, criteri esegetici e recenti acquisizioni.
Relazione tenuta il 4 marzo 2005 all'Aula magna della Facoltà valdese di teologia di Roma.
Sommario
- Introduzione
- La complessità dei testi e dei loro problemi.
- Metodologie cristologiche.
- Gli studi più recenti.
- I due inizi della cristologia.
Introduzione
Ancora oggi resta celebre, e di grande interesse, l’affermazione fatta da Oscar Cullmann ormai quasi mezzo secolo fa: «Il pensiero teologico dei primi cristiani parte dal Cristo e non da Dio … Ne risulta che la teologia cristiana primitiva è pressoché esclusivamente una cristologia»[1]. In effetti, non si può negare che sul piano del dato storico-ideale la vera novità prodottasi in Israele circa duemila anni orsono, a parte il battesimo di Giovanni figlio di Zaccaria per la remissione dei peccati, è stato il movimento iniziato da Gesù di Nazaret. Come scrive il professor Harris Lenowitz, «l’impulso verso una autorità messianica e quello verso una profezia messianica non sono mai stati combinati in una singola figura di messia prima di Gesù»[2]. Ebbene, almeno a partire dagli anni 30 del secolo I° nella terra d’Israele ci fu un gruppo, che, pur condividendo con il resto del popolo l’antica fede dei padri, si impose per la sua diversità appunto proclamando l’identità messianica di quel Gesù; a lui, in aggiunta, venivano attribuiti titoli e funzioni, che incontrarono una crescente opposizione da parte del cosiddetto «common judaism», come dimostrò il fariseo Saulo di Tarso. In ogni caso, si conferma il fatto incontrovertibile che il nuovo movimento si affermò, non per la condivisione dell’idea monoteistica, che non era messa in discussione, ma per la fede e la proclamazione di una incomparabile identità riconosciuta a quell’ebreo di origine galilaica.
Orbene, il movimento iniziatosi nel nome di Gesù detto il Cristo lasciò una documentazione scritta sulle proprie convinzioni e sulla propria vita, che noi chiamiamo Nuovo Testamento[3]. E, stante il fatto che altre fonti contemporanee si limitano di fatto soltanto a registrare l’esistenza storica di Gesù, è sostanzialmente soltanto in quegli scritti che possiamo verificare un discorso ampio e sfaccettato sulla sua figura. Essi però attestano il dato di una varietà tale, che sconfina in quello di una multiforme complessità[4].
[1] O. Cullmann, Christologie du Nouveau Testament, Neuchâtel-Parsi 1958, 10: «La pensée théologique des premiers chrétiens part du Christ et non de Dieu … Il en ressort que la théologie chrétienne primitive est presque exclusivement une christologie».
[2] H. Lenowitz, The Jewish Nessiahs. From the Galilee to Crown Heights, New York-Oxford 1998, 35: «The impulse toward messianic rule and that toward messianic prophecy had never been combined in a single messiah figure prior to Jesus» (benché l’A. accosti Gesù più a Samuele che a un re).
[3] La prima occorrenza del sintagma «Nuovo Testamento» in senso letterario è documentata verso il 190 in uno scritto antimontanista di Apollinare, vescovo di Gerapoli, secondo cui «chi ha scelto di vivere secondo l’evangelo non può aggiungere o togliere nulla alla parola del Nuovo Testamento evangelico» (in Eusebio, Hist.Eccl., 5,16,3). Altrove, già prima, lo stesso intagma aveva invece una semantica qualitativo-ideale, all’interno sia dell’Antico Testamento (Ger 31,31), sia a Qumran (CD 6,19; 8,21; 19,33-34;20,12), sia del Nuovo Testamento (Lc 22,20; 1Cor 11,25; 2Cor 3,6; Ebr 8,8; 9,15; 12,24).
[4] Cf. C. Tuckett, Christology and the New Testament. Jesus and His Earliest Followers, University Press, Edinburgh 2001, specie 1-37.