Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: Gesù di Nazaret, 'uomo divino'? -1
Messo in linea il giorno Sabato, 27 settembre 2008
Pagina: 4/4
Precedente Precedente


3. Un criterio metodologico per il confronto con il Gesù terreno.

Ai nostri scopi s'impone la necessità di una precisazione. Le figure capaci di reggere un eventuale paragone con Gesù devono coniugare insieme due caratteristiche specifiche: devono essere non solo dei taumaturghi ma anche dei 'predicatori' o maestri di dottrina (oltre che di vita), cioè non solo operatori di prodigi ma anche uomini della parola. Gesù infatti secondo la tradizione fu entrambe le cose. Lo si vede bene, per tacere di singole affermazioni (cf. per esempio Mc 1,27: "Una dottrina nuova insegnata con potenza"; At 1,1: "Cominciò a fare e a insegnare"), nella coesistenza di due diversi tipi di approccio alla figura del Nazareno rappresentati addirittura da due diverse fonti letterarie:

- il Vangelo secondo Marco, in cui i racconti di miracoli comprendono circa il 30% dello scritto, soprattutto in forma di racconti (15), ma anche di sommari (4) e di una discussione (in 3,22-27); tutto questo materiale, benché si trovi quasi interamente nella prima parte del Vangelo (eccetto 3 racconti),[1] secondo alcuni dimostrerebbe un peculiare interesse dell'evangelista alla figura di Gesù come inviato di Dio potente e glorioso; secondo altri invece, l'accoglienza di questo materiale significherebbe soltanto che Mc, insistendo poi sulla passione e la croce (da 8,31 in poi), vuole invece opporsi alla cristologia gloriosa da esso suggerita;[2]

- la fonte Q, che invece è tutta dedicata alle parole di Gesù, sia pure col doppio intento di presentarlo nelle vesti di un maestro di sapienza e in quelle di un profeta escatologico.[3]

Orbene, bisogna prendere atto che figure del genere nel mondo antico sono molto rare, soprattutto nel periodo storico in cui Gesù visse.

Nella grecità emerge su tutti Pitagora, che però è del secolo VI a.C.; a parte alcune parziali e forti testimonianze antiche, una prima Vita di Pitagora fu scritta soltanto a opera di Giamblico, vissuto a cavallo tra il sec. III e IV d.C. (quasi un millennio dopo!), e in più essa propriamente dovrebbe recare il titolo di Vita pitagorica, essendo destinata a scopi protrettici, cioè ad iniziare il lettore alla filosofia insegnata dal maestro. Qui già il suo nome è spiegato nel senso che "egli era stato preannunciato da Apollo Pizio" (§ 7), ma poi egli viene chiamato "figlio di un dio" (theoû paîs: § 10), "demone divino" (daímōn theîos: § 16), "uomo soprannaturale" (daimónios anēr: § 76), al punto che, secondo una citazione da Aristotele, egli occuperebbe un posto intermedio tra gli dèi e gli uomini (cf. § 31: "dei viventi forniti di ragione uno è dio, l'altro l'uomo, il terzo come Pitagora"), mentre addirittura altri "lo identificarono con uno degli dèi olimpici apparso agli uomini in forma umana per beneficare ed emendare la vita mortale" (§ 30).[4] Ma il criterio della sua celebrazione è sempre e soltanto quello della sapienza straordinaria.

Nel giudaismo (ellenistico!) spicca invece la figura classica di Mosé che, nonostante l'antichità, viene trattato con particolare enfasi al volgere dell'era da parte di Artapano, Filone Alessandrino e Flavio Giuseppe[5]. Soprattutto gli ultimi due lo definiscono esplicitamente "divino" (theîos: rispettivamente Vit. Mos. 2,188 e Ant. 3,180); ma certamente non si può ritenere che "nel pensiero giudaico ci sia stato un cambiamento tale da attribuire agli eroi biblici la divinità [neanche] per scopi propagandistici",[6] anzi almeno in Filone certamente non la taumaturgia ma la virtù morale è il criterio principale e decisivo che fonda l'altissima estimazione di Mosé.[7]

Ma, come già detto, all'epoca delle origini cristiane, figure del genere sono molto rare.[8] Sul versante giudaico, non si possono citare altri all'infuori di Honi "il disegnatore di cerchi", del secolo I a.C., di cui è riportato un intervento prodigioso in quanto una volta con la sua preghiera fu in grado di procurare la pioggia (cf. m.Taan. 3,8; Gen. R. 13,7); ma egli non è noto come maestro. Ma il più noto è R. Hanina ben Dosa, contemporaneo di Gesù e comunque anteriore al 70.[9] Di lui, che nella tradizione rabbinica vale non tanto come maestro[10] quanto piuttosto come uomo d'azione e taumaturgo,[11] sono riportati almeno cinque interventi prodigiosi. L'uno avvenne quando, immerso nella preghiera, fu morso da un serpente che morì senza aver prodotto in lui alcun effetto (cf. m.Ber. 5,1). Un altro è quello di una guarigione da lontano, che abbiamo già riferito all'inizio; ad esso segue la guarigione del figlio di R. Yohanan ben Zakkai, ottenuta poggiando il capo tra le proprie ginocchia (cf. entrambi in b.Ber. 34b). Un quarto episodio fu l'incontro notturno per strada con "la regina dei demoni", alla quale egli ordinò di non passare mai più in un luogo abitato (cf. b.Pes. 112b). Infine, da un forte acquazzone egli ottenne una pioggia più misurata (cf. b.Taan. 24b).[12]

La figura che potrebbe reggere un più consistente parallelismo con Gesù si trova sul versante pagano ed è quella di Apollonio di Tiana (morto sotto il principato inoltrato di Domiziano). Nella Vita scritta da Filostrato più di un secolo dopo, per comando dell'imperatrice Giulia Domna, egli risulta coniugare insieme la dimensione del maestro itinerante di filosofia (pitagorica) e quella dell'operatore di prodigi.[13] Stante il suo esplicito paragone con Cristo, operato già nel III secolo in ambito pagano (da parte di Alessandro Severo, Porfirio, Ierocle), ed essendo addirittura documentata una venerazione religiosa nei suoi confronti,[14] era inevitabile che Apollonio venisse studiato in parallelo con Gesù. Ciò fu fatto dal Petzke in base a un confronto letterario tra Filostrato e i Vangeli.[15] In effetti Filostrato, che tratteggia nell'itinerante Apollonio un vero maestro di saggezza e ascesi pitagorica (dall'India a Roma, con morte a Creta), riporta anche tutta una serie di fatti prodigiosi, che consistono soprattutto nella conoscenza di cose segrete, in previsioni, in un paio di esorcismi, un paio di guarigioni, una risurrezione, mentre la sua condizione divina è attestata più di una volta (cf. theîos  in 1,2.21; 3,28.42; 8,7; e theîos anēr in 2,17.40; 8,15).[16] Ma ciò è detto sempre e soltanto in rapporto alla straodinarietà della sua sapienza unita a modestia o al massimo del suo potere di divinazione. In più, non si può escludere né che Filostrato tracci di Apollonio un quadro condizionato più dalle precomprensioni del proprio tempo che non da informazioni storiche, né che egli sia stato almeno parzialmente influenzato già dai Vangeli stessi.[17] In effetti, ulteriori, recenti verifiche condotte dal Koskenniemi hanno approdato all'impossibilità di spiegare i miracoli di Gesù sulla base della categoria del theîos anēr in genere e della figura di Apollonio in specie;[18] le sue conclusioni negative, anche se non vi sembra assente una certa qual preoccupazione di tipo apologetico, non sono sostanzialmente confutabili.  Il fatto è che, mentre il Nuovo Testamento non attacca gli "Heilsgötter" o dèi salvatori, tra il 30 e il 230 il clima religioso del mondo mediterraneo subì un notevole cambiamento.[19] "L'Apollonio storico non lo conosciamo, e quello filostrateo ha il suo posto non tanto nell'interpretazione del Nuovo Testamento quanto in quella della storia della cultura e della chiesa dei secoli II-III".[20]

Si potrebbe anche citare la figura curiosa di Alessandro di Abonuteico, di cui abbiamo notizia soltanto da un'operetta ironica di Luciano di Samosata, Alessandro o il falso profeta,scritta vero il 180, che lo presenta come uno spregiudicato imbroglione. Approfittando della credulità popolare, egli si spacciava per oracolo di Asclepio nella città di Abonuteico in Paflagonia: così riuscì ad attirare intere moltitudini e ad accumulare molte ricchezze. Luciano giunge a definirlo per il suo aspetto fisico "realmente simile a un dio" (§ 3); persino la schiuma che occasionalmente usciva dalla sua bocca per aver mangiato una certa radice, che lo rendeva invasato, sembrava qualcosa di "divino" (§ 12); i Paflagoni, giudicati "miserabili" da Luciano, giunsero a crederlo "divino" (dîos: § 11), mentre i creduloni lo ritenevano "un dio che conosceva davvero ogni cosa" (§ 20), pur essendo solo "profeta e discepolo del dio" (§ 24).[21] La sua paura maggiore, però, era costituita da Atei ed Epicurei, a cui è interessante notare che vengono associati anche i Cristiani (cf. §§ 25 e 38), a motivo della loro comune, nota incredulità nei vari trucchi religiosi, compresi i suoi.[22] Certo è però che questo Alessandro non risulta affatto un maestro.

[Continua in: "Gesù di Nazaret, 'uomo divino'? - seconda parte" ]


[1] I 15 racconti della prima parte, oltre agli eventi celesti nel Battesimo al Giordano (in 1,10-11), si trovano in 1,23-28 (indemoniato di Cafarnao).29-31 (la suocera di Pietro).40-45 (un lebbroso); 2,1-12 (un paralitico); 3,1-5 (una mano rattrappita); 4,35-41 (la tempesta sedata); 5,1-20 (indemoniato di Gerasa).22-24+35-42 (la figlia di Giairo).25-34 (l'emorroissa); 6,30-44 (prima moltiplicazione dei pani).48 (cammino sulle acque); 7,24-30 (la figlia della Cananea).31-37 (un sordomuto); 8,1-9 (seconda moltiplicazione). 22-26 (il cieco di Betsaida). I 4 sommari sono in 1,32-34; 3,10-11; 6,5; 6,54-56. I 3 racconti della seconda parte, oltre la Trasfigurazione (in 9,2-9), si trovano in 9,14-29 (un fanciullo indemoniato); 10,46-52 (il cieco di Gerico); 11,12-14+20-24 (il fico maledetto).

[2] Cf. R. Penna, I ritratti originali di Gesù il Cristo. Origini e sviluppi della cristologia neotestamentaria - II. Gli sviluppi, "Studi sulla Bibbia e il suo Ambiente" 2, San Paolo, Cinisello Balsamo 1999, 342-344. Vedi anche K. Kertelge, Die Wunder Jesu im Markusevangelium. Eine redaktionsgeschichtliche Untersuchung,, SANT 23, Kösel, München 1970.

[3] Cf. R. Penna, I ritratti, II, 32ss.

[4] I miracoli attribuiti a lui dalla tradizione consistono essenzialmente in rivelazioni di cose sconosciute agli altri, oltre ad avere una coscia d'oro, ad aver morso un serpente velenoso uccidendolo, ad aver sentito la voce di un fiume che lo salutava durante il suo attraversamento, ad aver insegnato contemporaneamente a Crotone e a Metaponto, e ad aver accarezzato un'aquila bianca. Su Pitagora e la tradizione pitagorica, cf. D.S. du Toit, Theios Anthropos, 219-274.

[5] Cf. D.L. Tiede, The Charismatic Figure, 101-240; e soprattutto D.S. du Toit, Theios Anthropos, 349-399.

[6] C.R. Holladay, Theois Aner, 236.

[7] Cf. D.L. Tiede, The Charismatic Figure, 108-137. Si potrebbe aggiungere che, se un ebreo come Filone Al. è in grado di gratificare il pagano Platone con l'epiteto di "santissimo" (hierōtatos: Omn. prob. 13), che viene anche usato per lo stesso Mosé (cf. Deus 140. Spec. leg. 1,59), quando poi definisce Mosé come "divino" non intende certo divinizzarlo, anche se la definizione richiama quella che ne dava Panezio: "divinum ... sapientissimum ... sanctissimum ... Homerum philosophorum" (in Cicerone, Tusc. 5,12,36).

[8] Così il fatto che Vespasiano (secondo Tacito, Hist. 4,81), appena proclamato imperatore ad Alessandria, guarisca un cieco (bagnandogli gli occhi con la propria saliva) e uno storpio di mano (pestandogliela col proprio piede) non rientra nel criterio della nostra tipologia, non essendo egli un maestro di filosofia.

[9] Cf. G. Vermes, Hanina ben Dosa; Id., Gesù l'ebreo, p. 84-91. È soprattutto in base a questo personaggio che l'Autore conia la definizione di "giudaismo carismatico".

[10] Una sua bella sentenza è presente in m.Av. 3,9: "Colui nel quale il timore del peccato ha la precedenza sulla sapienza, la sua sapienza si mantiene. Ma colui nel quale la sapienza ha la precedenza sul timore del peccato, la sua sapienza non si mantiene. Egli diceva pure: Colui le cui opere superano la sua sapienza, la sua sapienza si mantiene. Ma colui la cui sapienza supera le sue opere, la sua sapienza non si mantiene" (trad. A. Mello). Così pure in b.Ber. 33a è attribuita a lui un'importante sentenza sulla purità interiore: "Ciò che uccide non è il serpente [computato tra gli animali impuri], ma il peccato".

[11] Vedi l'elogio che si legge in m.Sot. 9,15: "Con la morte di R. Hanina ben Dosa cessarono gli uomini d'azione", cioè gli operatori di miracoli (cf. H. Danby).

[12] Cf. G. Vermes, Gesù l'ebreo, 84-89.

[13] Quanto alla bibliografia in materia, oltre al classico E. Meyer, "Apollonius von Tyana und die Biographie des Philostratos", Hermes 52 (1917) 371-424 (che già segnalava la combinazione tra filosofia e romanzo di viaggio), rimandiamo solo a qualche titolo più recente: M. Dzielska, Apollonius of Tyana in Legend and History, "Problemi e ricerche di storia antica" 10, L'Erma di Bretschneider, Roma 1986; Ead., "Il ", in S. Settis, a cura, I Greci: Storia Cultura Arte Società, 2/III, Einaudi, Torino 1998, 1261-1280; E. Koskenniemi, Der philostrateische Apollonios, "Commentationes Humanarum Litterarum" 94, Societas Scientiarum Fennica, Helsinki 1991; e in particolare D.S. du Toit, Theios Anthropos, 276-320. Vedi la traduzione del testo a cura di D. Del Corno, Vita di Apollonio di Tiana, "Biblioteca Adelphi" 82, Adelphi, Milano 1978 (con ottima introduzione: 11-57).

[14] Ciò è attestato da una interessante epigrafe del III-IV secolo, trovata in Cilicia (ora nel Museo di Adana in Turchia) e pubblicata nel 1978, che suona così:

   Costui, che prende nome da Apollo, e da Tiana

  risplende, ha estinto gli errori degli uomini.

  La tomba a Tiana (ha) il corpo, ma in verità il cielo

  lo ha accolto perché possa scacciare le pene dei mortali.

Il testo è tradotto dalla pubblicazione dell’originale in  C.P. Jones, "An Epigram on Apollonius of Tyana", Journal of Hellenic Studies 100 (1980) 190-194, che ne dà anche un commento storico-filologico.

[15] Cf. G. Petzke, Die Traditionen über Apollonius von Tyana und das Neue Testament, "Studia ad Corpus Hellenisticum Novi Testamenti" 1, Brill, Leiden 1970.

[16] Tuttavia in 1,6 si legge che la gente del luogo lo diceva "nato da Zeus" ma che, quasi per correggere una tale opinione, "egli stesso afferma di essere figlio di Apollonio" (infatti ripeteva il nome del padre).

[17] Cf. B. Blackburn, Theios Anēr, 74-75.

[18] Cf. E. Koskenniemi, Apollonios von Tyana in der neutestamentlichen Exegese: Forschungsbericht und Weiterführung der Diskussion, WUNT 2.61, Mohr, Tübingen 1994, specie 115-168 e 189-206; Id., "Apollonius von Tyana: A Typical theios anēr?", JBL 117 (1998) 455-467.

[19] A parte l'esplicita polemica degli apologisti, basta vedere sul versante cristiano come la tradizione su Pietro a Roma si sia trasformata nel senso di una competizione di prodigi con Simon Mago (cf. gli apocrifi Atti di Pietro 23-29) e, sul versante pagano, come sia cresciuto il bisogno del miracoloso nella storia di Alessandro di Abonuteico raccontata da Luciano (cf. Alessandro o il falso profeta).

[20] E. Koskenniemi, Apollonios von Tyana, 235.

[21] Vedi l'analisi dei passi in D.S. du Toit,  Theios Anthropos, 321-348.

[22] Semmai è Epicuro stesso che con convinzione Luciano celebra come "veramente santo e divino per natura" (§ 61: alēthôs hieròs kaì thespésios tēn phýsin), in quanto liberatore dei gravi mali interiori che opprimono l'uomo.

 







Precedente Precedente



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Il Gesù della storia e i suoi seguaci
Il Gesù della storia e i suoi seguaci

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke