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Documento: Agostino e la Bibbia
Messo in linea il giorno Mercoledì, 08 luglio 2009
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2. La Bibbia come campo infinito di ricerca

Si può dire che dopo la conversione incominci per Agostino una nuova vita e nel contempo si apra un nuovo cammino che lo porta ad estendere sempre di più e ad approfondire progressivamente la conoscenza della Bibbia.

            E tuttavia non senza qualche ulteriore incomprensione e difficoltà all'inizio. Nel periodo di ritiro (fine del 386-inizio del 387) che trascorre a Cassiciaco, presso Milano, in attesa del battesimo, in mezzo ai dibattiti filosofici e alla composizione dei Dialoghi, Agostino si entusiasma dei Salmi, "cantici di fede, suoni di pietà debellatori d'ogni spirito borioso" (Conf. IX,4,8), una passione che durerà tutta la vita: egli predicò e commentò l'intero Salterio (solo lui tra i Padri) nelle Enarrationes in Psalmos; ma già i libri delle Confessioni sono un intarsio di citazioni dai Salmi; ancora durante la malattia che lo porterà alla morte, secondo il suo biografo Possidio (Vita Aug. 31,2)[20], leggeva con commozione i salmi penitenziali che aveva fatto trascrivere su fogli appesi alla parete di fronte al letto. Invece l'approccio ad Isaia, che Ambrogio, da lui richiesto di fornirgli un'indicazione di lettura in preparazione al battesimo, gli aveva consigliato, lo lasciò del tutto freddo: trovò il libro incomprensibile e lo abbandonò (IX,5,13). Anche in seguito Isaia e i profeti non saranno oggetto di commenti particolari, come invece avvenne per Gerolamo e Ambrogio. Gli scritti composti a Cassiciaco sono in genere poveri di citazioni bibliche, ma i Soliloqui sono ricchi di reminiscenze evangeliche e Paolo rimane un oggetto di studio privilegiato. Certamente durante la catechesi pre- e post-battesimale seguita a Milano Agostino studiò la Bibbia secondo i programmi consueti, ma egli non ne parla, probabilmente perché lo dà per noto ai suoi destinatari[21].

            In ogni caso si amplia via via in questi primi anni successivi alla conversione la famigliarità con la Bibbia: l'opera De moribus ecclesiae catholicae, "I costumi della chiesa cattolica"[22], redatta in gran parte a Roma  tra fine 387 e inizio 388, prima di partire per l'Africa, rivela ormai un ampio quadro di testi biblici di riferimento, che comprendono i libri sapienziali. Certo, è poco rispetto alla competenza degli anni successivi. I primi tre anni dopo il ritorno in Africa, a Tagaste, dove Agostino ricrea con gli amici un circolo simile a quello di Cassiciaco, segnano un interesse più sviluppato per lo studio della Scrittura. Furono anni di otium sactum praticato, come dice Possidio (Vita Aug. 3,2), "meditando di notte e di giorno la legge del Signore. Le rivelazioni che Dio faceva alla sua intelligenza durante le riflessioni e le preghiere egli le manifestava e ne istruiva i presenti e gli assenti, con discorsi e con libri"[23].

            Il desiderio di dedicarsi il più possibile alla Bibbia accompagna Agostino per tutta la vita e numerosi sono i richiami espliciti. Quando nel 391 viene chiamato a diventare presbitero della chiesa di Ippona, chiede al vescovo innanzitutto tempo libero per studiare di più la Scrittura (Ep. 21,3-4)[24]. Dopo l'elezione a vescovo (395 o 396), nello critto De opere monachorum, "L'attività dei monaci" (29,37)[25], redatto tra il 399 e il 401, dice che vorrebbe riservare alcune ore della giornata al lavoro manuale, come si fa nei monasteri, per poter "aver libere le altre ore per leggere, pregare o comunque occuparmi delle sacre Scritture", e non dover invece trattare di tante altre incombenze, profane ed ecclesiali. Ancora nel 426, a quattro anni dalla morte, mentre presenta al popolo il suo successore, ricorda l'accordo che aveva fatto col popolo, poi non mantenuto non per sua volontà, di poter dedicare indisturbato cinque giorni alla settimana allo studio della Bibbia e si ripromette di farlo per il tempo che gli resta, se Dio glielo concederà (Ep. 213,5-6)[26].

            D'altra parte, è anche vero che la maggior parte della conoscenza della Bibbia Agostino la acquisisce progressivamente sotto la spinta delle necessità legate al ministero ecclesiastico. E' stato detto giustamente che la Bibbia di Agostino è "la Bibbia di un pastore"[27]. Egli stesso ne è pienamente consapevole: nelle Confessioni (XI,2,2-3) riconosce che fu Dio a spingerlo a "predicare la sua Parola e a dispensare  al suo popolo il suo sacramento"; esprime con accenti lirici l'intensità del proprio "desiderio di meditare la legge" di Dio, ma anche allude a uno studio che, pur gradito di per sé (parla della Scrittura come "delizia", "gioia", "piacere"), sarà in funzione del ministero della parola; dice di non voler spendere  in altro modo il tempo che gli avanza dalle ore concesse al riposo e alle altre occupazioni necessarie, prega che nel suo studio della Bibbia non commetta errori e non tragga altri in inganno, chiede che Dio gli apra i suoi segreti. In una lettera a Gerolamo del 404 riconosce che la sua competenza biblica non potrà mai essere paragonabile a quella del suo corrispondente e aggiunge: "Quel poco di capacità che posso avere in questo campo, la metto completamente al servizio del popolo di Dio. A causa però delle mie occupazioni ecclesiastiche non mi è affatto possibile di applicarmi agli studi con impegno maggiore di quello richiesto dalle esigenze dei miei fedeli" (Ep. 73,5)[28].

            Certo la Bibbia appare ad Agostino un campo fecondo e inesauribile di indagine: nel passo delle Confessioni sopra citato egli, prendendo spunto dal Salmo 29(28),9, la vede come una grande e fitta foresta dove i lettori, simili a cervi, possono aggirarsi, trovando ristoro e pascolo, per poi adagiarsi e ruminare (XI,2,3); in un altro passo la paragona a una folta macchia in cui gli uccelli volteggiano in cerca dei frutti nascosti e li beccano festanti (XII,28,38). In una lettera a Volusiano del 411-412 (Ep. 137,1,3)[29] si dilunga sulla presentazione della Bibbia come un libro carico di mistero e così denso di significati che l'uomo più dotato, il lavoratore più indefesso, può passare tutta la vita ad esplorarne le profondità senza rischiare mai di esaurirle[30]. Dunque Agostino continua a sviluppare il suo spirito di ricerca, ma con atteggiamento mutato rispetto all'esperienza immediatamente successiva alla conversione e anteriore all'assunzione dei ministeri di presbitero e di vescovo: egli ha ormai superato del tutto lo scetticismo sulla possibilità di raggiungere la verità e anche la fase delle prime risposte rasserenanti alle grandi questioni intellettuali ed esistenziali che lo avevano tormentato in precedenza; ormai "la Bibbia, letta creduta vissuta nella Chiesa cattolica, diventa non solo la sua lettura quotidiana, ma il punto di partenza e di arrivo per ogni ricerca su Dio e sull'uomo"; di fatto le problematiche di tipo ecclesiale e teologico aumentano progressivamente la loro importanza agli occhi di Agostino rispetto all'indagine filosofica[31].

            L'attività biblica di Agostino presbitero e vescovo, dispiegata per ben quarant'anni, con un'intensificazione nella fase finale, è a tutto campo: si svolge all'interno di sermoni (oltre 500), di lettere, di trattati scritti a tavolino; assume varie forme: commenti ai testi liturgici, annotazioni e discussioni su singoli passi, risposte a quesiti posti da altri, confutazioni di interpretazioni di eretici (manichei, donatisti, pelagiani). Agostino si appassiona allo studio della Bibbia, in tutti i suoi aspetti, da quelli filologici e testuali (compresi i problemi della traduzione) a quelli linguistici, retorici ed esegetici. Vuole capire sempre di più e far capire sempre di più la Scrittura; essa è ormai al centro della sua vita ed egli la mette anche al centro della vita della Chiesa, a fondamento della cultura cristiana.

            La produzione esegetica di Agostino non solo risulta tra le più vaste all'interno della letteratura patristica, ma manifesta anche alcune peculiarità. E' stato detto a buon diritto che "la conoscenza che Agostino ha avuto della Scrittura è stata, se non totale come quella di Origene o di Gerolamo, comunque di pieno rispetto, e soprattutto più intensiva che estensiva, nel senso che Agostino si è concentrato su alcuni libri per lui in special modo significativi ..., e li ha assimilati profondamente, al punto da servirsene come tramite ordinario per esprimere i propri sentimenti"[32]. Agostino ha preferito insomma lavorare di scavo e approfondimento su alcuni filoni (Genesi, Salmi, lettere di Paolo, scritti giovannei), impegnandosi su ciascuno per più anni, applicando diversi metodi (allegorico, tipologico, letterale), per sondare e far emergere la polisemia dei testi, trovare chiavi interpretative, risolvere difficoltà, senza preoccuparsi di lasciare incompiute alcune opere[33].

            L'esperienza delle proprie personali difficoltà nell'accostamento alla Bibbia e la necessità di spiegarla agli altri hanno influito in maniera determinante sull'opera esegetica di Agostino e lo hanno spinto a fornire anche insegnamenti particolari, principi normativi, per una corretta comprensione della Scrittura e per la sua trasmissione ad un pubblico. Trattati specifici sono il De catechizandis rudibus ("La catechesi dei semplici")[34], scritto verso il 400, e il De doctrina christiana ("L'istruzione cristiana")[35], iniziato nel 396, ma completato solo verso il 426. Il primo è rivolto ai catechisti e si occupa della formazione di base nella fede, nella quale molto spazio è attribuito alla spiegazione della Bibbia; il secondo tratta sistematicamente del modo di leggere la Bibbia, nei primi tre libri, e del modo di comunicarla, nel IV libro, ed è destinato sia ai predicatori sia anche ai laici, i quali possono pure trovarsi nella necessità di parlare della Bibbia con altri e di confrontarsi su di essa. Il De doctrina christiana è l'opera con cui Agostino si qualifica subito dopo l'assunzione dell'episcopato ed è tra le poche scritte per un'esigenza personale, non per richiesta di altri: mostra chiaramente che per Agostino la carica episcopale è in funzione della parola di Dio[36].


[20] Ed. A.A.R. Bastiaensen, tr. C. Carena, in Vita di Cipriano, Vita di Ambrogio, Vita di Agostino, intr. di C. Mohrmann, ed. e comm. di A.A.R. Bastiaensen, tr. di L. Canali e C. Carena, Fond. Lorenzo Valla, Mondadori, Milano, 1975.

[21] Cfr. la Bonnardière, L'initiation biblique, pp. 45-46.

[22] Testo lat.; tr. di A. Pieretti, NBA 13/1, 1997.

[24] Testo lat.; tr. di T. Alimonti, NBA 21, 1969.

[25] Testo lat.; tr. di V. Tarulli, NBA 7/2, 2001.

[26] Testo lat.; tr. di L. Carrozzi, NBA 23, 1974.

[27] A.-M. la Bonnardière, Augustin, ministre de la parole de Dieu, in Saint Augustin et la Bible, p. 51.

[28] Testo lat.; tr. L. Carrozzi, NBA 21/2, 19922.

[29] Testo lat.; tr. di L. Carrozzi, NBA 22, 1971.

[30] Cfr. Marrou, S. Agostino, p. 402.

[31] Grossi, Leggere la Bibbia, pp. 48-50.

[32] M. Simonetti-E. Prinzivalli, Storia della letteratura cristiana antica, Piemme, Casale Monferrato 1999,p. 494.

[33] Sulla Genesi tornò almeno quattro volte: la sua prima opera (389) fu un "Commento alla Genesi contro i manichei" (De Genesi contra manicheos) in due libri, rimasto incompiuto; pochi anni dopo (393 ca.) scrisse il "Commento letterale alla Genesi", pure incompiuto (De Genesi ad litteram imperfectus liber); negli ultimi tre libri delle Confessioni (XI-XIII), scritti intorno al 397, commentò i primi versetti di Gen 1; dal 401 al 415 riprese il commento letterale alla Genesi e completò la spiegazione di Gen 1,1-3,24 in dodici libri (De Genesi ad litteram). Ai Salmi sono dedicate le Enarrationes in Psalmos, che lo tennero occupato venticinque anni, dal 392 al 416. Per quanto riguarda Paolo, Agostino scrisse tra il 394 e il 395 una "Spiegazione di alcune questioni tratte dalla Lettera ai Romani" (Expositio quarumdam propositionum ex Epistula ad Romanos) e incominciò una "Spiegazione della Lettera ai Romani", che rimase incompiuta (Epistulae ad Romanos inchoata expositio): arrivò solo a Rm 1,7; compose anche una "Spiegazione della Lettera ai Galati" (Epistolae ad Galatas expositio), senza contare i riferimenti paolini in altre opere. Sul Vangelo di Giovanni produsse ben centoventiquattro discorsi (Tractatus in evangelium Iohannis), predicati e scritti tra il 406 e il 420, e dieci ne dedicò alla I Lettera di Giovanni. Per un elenco delle opere esegetiche di Agostino cfr. Grossi, Leggere la Bibbia, pp. 9-10.

[34] Testo lat.; tr. di C. Fabrizi e P. Siniscalco, NBA 7/1, 2001.

[35] Ed. e tr. di M. Simonetti, in Sant'Agostino, L'istruzione cristiana, a cura di M. Simonetti, Fond. Lorenzo Valla, Mondadori, Milano 20002.

[36] Prima di questa opera di Agostino c'erano stati nella tradizione cristiana due scritti miranti a fornire indicazioni di ermeneutica biblica: il IV libro del De principiis di Origene e il Liber regularum di Ticonio (quest'ultimo viene esplicitamente utilizzato da Agostino: cfr. Simonetti, Introduzione a Sant'Agostino, L'istruzione, pp. XXIV-XXV.




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