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Documento: Le istituzioni, le pratiche, le credenze giudaiche
Messo in linea il giorno Mercoledì, 15 agosto 2001
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Il culto del Tempio

Per gli Ebrei, il santuario era il luogo e segno della presenza del Dio vivente (Dt 12, 5; 1 Re 8; 9, 3), casa di Dio, luogo purissimo e santissimo, per entrarvi erano necessarie previe purificazioni, specie per i sacerdoti.

Come presso tutti i popoli antichi, anche nella religione d’Israele il sacrificio era l’elemento precipuo del culto. Esso consisteva nell’immolazione di una vittima, che veniva sgozzata, ed il suo sangue sparso sull’altare; il resto era macellato, e poi consumato in tutto o in parte col fuoco dell’altare. Vi erano poi offerte di farina, vino o olio (Lv. 1-8), il tutto come propiziazione o espiazione dei peccati del popolo o del singolo. Solo animali domestici allevati per il consumo umano erano accettati per i sacrifici, purché privi di qualsiasi difetto.

Mattino e sera si offriva il sacrificio perpetuo (tamid), l’olocausto di un agnello (Es. 29, 42), mentre il sabato non si accettavano offerte dei privati, ma si compivano due sacrifici in più a nome di tutto il popolo.

Inoltre, a partire dall’epoca di Augusto, si offriva un sacrificio per l’imperatore e per l’impero, a spese del tesoro romano, fino all’insurrezione del 66.

In occasione delle feste, dei sabati e delle neomenie (noviluni), il numero dei sacrifici era tale da necessitare di una vera e propria folla di sacerdoti; Giuseppe Flavio calcola a 20 mila unità il numero complessivo degli addetti al Tempio.

La Lettera di Aristea, opera di un giudeo-ellenista di Alessandria, datata al 140 a.C., ci descrive con questo entusiasmo lo svolgersi dei sacri riti all’interno del Tempio:

Il servizio del culto da parte dei sacerdoti è in tutto impareggiabile per vigoria e stato di decoro e di silenzio. Tutti, infatti, spontaneamente, lavorano; grande è la fatica e ciascuno attende al compito assegnatogli. E ininterrottamente prestano il servizio divino: chi porta legname, chi olio, chi fior di farina, chi alcuni aromi, chi porzioni di carne, usando in modo particolare la propria vigoria. Infatti, dopo avere afferrato con ambedue le mani le zampe dei vitelli, che sono più di due talenti ciascuna (52 kg), le sollevano all'altezza voluta, in modo mirabile, con le due mani e non sbagliano nel collocarle sopra […] Per il riposo è riservato loro uno spazio, dove siedono quanti si riposano. Avvenuto ciò, si alzano alcuni di quelli che hanno avuto il turno di riposo; nessuno, però, impone il servizio divino. Regna completo silenzio così da credere che neppure un uomo sia presente nel posto, mentre sono presenti circa settanta officianti; e grande è il numero di quanti offrono il sacrificio, ma tutto si compie con decoro e in modo degno della grande divinità. Grande impressione si produsse in noi quando vedemmo Eleazaro [il sommo sacerdote, n.d.r.] attendere al servizio divino: l'abito e la gloria che nasce quando indossa il chitone che porta con le pietre che vi si trovano. [Segue la descrizione del paludamento del sommo pontefice]. La vista di queste cose suscita timore e sgomento, così da avere l'impressione di essere giunti in qualcosa di alieno, fuori del mondo. Io posso assicurare che ogni uomo che si avvicini per vedere le cose sopra dette sarà preso da emozione e ammirazione indescrivibili, trasformato nella mente davanti all'apparato, santo in ciascun dettaglio1.

Il Tempio era stato al centro della pietà dell’Antico Testamento specie dalla centralizzazione dei culto a Gerusalemme in poi; l’esistenza sporadica di altri templi, ovvero quello di Elefantina nell’Alto Egitto (V sec. A.C.), quello a Leontopoli di Onia IV (164 a.C. circa) e quello samaritano del monte Garizim (330 a.C. circa), non godettero mai presso il popolo del prestigio di cui godeva il santuario di Gerusalemme. Anche le critiche dei profeti, nulla tolsero al loro rispetto per l’istituzione cultuale, e il Tempio fu per Ezechiele un elemento essenziale del suo progetto di restaurazione (Ez 40,1-44, 9). Certamente numerose erano le aspirazioni a un culto più spirituale, specie nella diaspora, e più di una corrente aveva manifestato certe riserve nei confronti del Tempio; è anche vero che altre attività religiose come la preghiera, il digiuno, le opere di carità e lo studio della Bibbia prendevano sempre più piede: ma non è possibile pensare che i Giudei dell’epoca di cui ci stiamo occupando si fossero alquanto disamorati del Tempio, nella misura in cui lo fossero invece di molti dei suoi sacerdoti. Anche nei movimenti separatisti, quale quello degli Esseni, l’abbandono del Tempio non è che una constatazione di illegittimità sacerdotale e calendariale, da correggere per ripristinare il culto legittimo; persino i Cristiani per un certo periodo continuarono a frequentare il Tempio (At 2,46; 21,26).


NOTE AL TESTO

1 Capp. 92-99; versione di Lucio Troiani.




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