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Documento: Barbara Frale e le scritte sulla sindone di Torino - 1
Messo in linea il giorno Venerdì, 08 gennaio 2010
Pagina: 2/4
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Esame delle scritte

 

Piero Ugolotti e Aldo Marastoni[2]

Nella primavera del 1979 Piero Ugolotti, farmacista di Stradella (PV), richiese una consulenza ad Aldo Marastoni, docente di letteratura latina all'Università Cattolica di Milano. Egli mostrò al professore riproduzioni di fotografie dell'Enrie (1931) “ristampate con l'ausilio di filtri color a varie frequenze”[3] ed alcune elaborazioni elettroniche tridimensionali dell’immagine sindonica create da Giovanni Tamburelli, come quella sottostante, sempre sulla base delle medesime foto di Enrie[4].

Elaborazione 3D Tamburelli

È utile riportare un estratto dell’originale pubblicazione di Marastoni:

Pubblicazione Marastoni

 

Cioè, in caratteri ebraici:

Occorre ricordare che l’ebraico si scrive da destra a sinistra; quindi la tau è la prima lettera a destra e il soph pasuh l’ultimo segno a sinistra (come il due punti italiano). L’incertezza tra yod e waw è dovuta al fatto che la loro forma è simile, essendo il waw una specie di yod la cui asta verticale si prolunga in basso.

Ora si veda come la Frale ricopia nel suo libro questa identificazione (p. 103):

La tentazione sarebbe quella di interrompere l'analisi del libro già a questo punto. Nonostante la scrittura in caratteri ebraici della Frale sia corretta, e corrisponda alla mia seconda scrittura ebraica qui sopra riportata, la denominazione delle lettere ebraiche è completamente errata. Quello che la Frale ha stampato in ebraico non è “una waw, una taw oppure yod, poi un segno che gli pare una zade”, bensì una tau, una yod e una zade[5]. La Frale ha confuso la prima lettera a destra, che è tau, con una waw (che nella sua scrittura ebraica nemmeno compare!). Inoltre ci dice che Marastoni avrebbe visto “una taw oppure iod”, ma noi abbiamo appena visto che Marastoni parlava di una waw oppure iod, il che è perfettamente sensato, perché le due lettere si assomigliano: tau e yod, invece, non si assomigliano per niente, perché la prima ha la forma di un cavalletto, mentre la seconda è un tratto verticale.

Se Barbara Frale non conosce nemmeno l'alfabeto ebraico, e non riesce a ricopiare quattro parole da un testo stampato nel 1980, mi domando come possa essere in grado di proporre difficili ricostruzioni testuali basate su un presunto testo del I secolo d.C.

Toriniamo a Ugolotti e Marastoni. Al centro della fronte dell’uomo della sindone Marastoni scorge due linee di “tracce d’una scritta in carattere latino lapidario”: IB nella linea inferiore, e in quella superiore IBER con R “incertissima, fuori linea e inclinata verso destra”. Gli sembra che “si tratti di doppia impressione dei medesimi segni”, che egli tenta di spiegare in questo modo: forse sul capo del condannato a morte veniva poggiata una «mitria», una specie di cappuccio di materiale permeabile (papiro o tela) contenente una scritta con il motivo della condanna. Il contatto col sudore avrebbe trasferito le scritte dalla mitria alla fronte dell’uomo, e poi, una volta nel sepolcro, dalla fronte dell'uomo alla sindone. La doppia impressione IB-IBER sarebbe dunque spiegabile con uno spostamento della mitria stessa sulla testa dell’uomo[6]. Si tratterebbe del residuo del nome dell’imperatore romano regnante, TIBERIUS CAESAR. La seguente fotografia, fornita da Marastoni e ristampata dalla Frale, individua la posizione delle lettere.

Su un lato del volto si leggerebbero, “nettamente delineate a pennello, in carattere onciale corsivo del I secolo” le lettere INNECE, cioè IN NECEM (a morte) dove la M finale dell’accusativo sarebbe stata omessa in quanto “non più avvertita dal parlante del volgo”. Le due N sono fuse assieme, e l’ultima asta della prima serve come prima asta della seconda. Tracce della medesima scritta, però capovolta rispetto al volto, sarebbero rilevabili sotto il mento, ove si leggerebbero le stesse due N congiunte. “Debolissime tracce di uguale scritta”, con la base verso l’esterno del lenzuolo, Marastoni le vede sull’altro lato del volto; ma in un articolo pubblicato tre anni dopo dichiara che su quel lato non si può leggere nulla “data l’oscurità fotografica della zona”. Di questa terza ripetizione, quindi, non si terrà più conto. In quest’occasione però Marastoni aggiunse la lettura di una T in “carattere romano capitale lapidario, tratteggiata molto pesantemente” con base verso l’interno del lenzuolo[7].

Qui sopra riproduco la foto che tra tutte quelle che ho ricercato mi sembra in assoluto quella che più di ogni altra potrebbe far pensare che vi siano delle scritte[8]. Accanto alla scritta INNECE ce ne sarebbe un’altra, visibile però solo dall’elaborazione tridimensionale di Tamburelli, con la base verso l’interno, quindi capovolta rispetto all’altra. Marastoni legge S N AZARE. Nello spazio dopo la N ci sarebbero tracce di una E, molto incerta; la Frale non dà però conto di quest’incertezza (p. 104). L’asta della Z è “tracciata da mano inesperta, con la linea obliqua inclinata erroneamente da sinistra a destra”. Sarebbe ciò che rimane della scritta NAZARENUS, anzi, forse NEAZARENUS, ove gli errori paiono sufficientemente spiegabili “con l’ignoranza dello scrivente”[9].

La spiegazione di Marastoni per le scritte che circondano il volto è la seguente: “È riconoscibile, quale materiale portante di detta scritta [...] una grezza cornice di legno, ottenuta unendo tra loro a mo’ di U tre assicelle. Il che fa pensare che attorno al viso del condannato sia stata posta una forca, le cui estremità superiori (gli apici della U, per intenderci) erano fissate alla traversa del patibolo” della croce[10].

L’ultimo gruppo di scritte viste da Ugolotti e Marastoni sulle foto di Enrie si trova all’altezza del ginocchio dell’uomo: SNCT ISSIE JESY. Nel 1983 la lettura proposta è ISSIE ESU senza la J; più incerto sarebbe il SNCT e si parla anche di altre ulteriori lettere, forse parte di un MISERERE NOSTRI. Il tutto è scritto “a penna” in una “capitale pregotica” del secolo XI[11]. L’insieme fa pensare all’invocazione Sanctissime Jesu, miserere nostri.

La Frale (p. 105) nel riferire la lettura di Marastoni ricopia le lettere da lui proposte in disordine, senza distinguere tra ciò che Marastoni vedeva e ciò che solo ipotizzava; lui scriveva SNCT ISSIE [I]ESY seguito da un ipotetico MISERERE NOSTRI; lei le stravolge ricopiando (evidentemente dal disegno) ISSIE, ESY, SNCT, I SERERE, STR cambiando l’ordine delle parole, cosicché Sanctissime Iesu diventa Iesu Sanctissime! Vorrei proprio sapere che cosa vorrebbe significare l’ISSIE da solo ad inizio frase, con il SNCT posposto e inframmezzato da ESY! Qui non si tratta di ebraico, ma di semplici caratteri latini!


[2] A. Marastoni, Tracce di scritte sulla S. Sindone di Torino, in «Sindon» 29 (1980), pp. 9-12; Id., Le scritte della S. Sindone: lettura e relativa problematica, in L. Coppini - F. Cavazzuti (edd.), La Sindone, scienza e fede. Atti del 2. convegno nazionale di sindonologia, Bologna, CLUEB, 1983, pp. 161-164.

[3] A. Marastoni, Tracce di scritte sulla S. Sindone di Torino, op. cit., p. 10.

[4] Cfr. G. Tamburelli, Storia di una ricerca informatica sulla Sindone, in Centro internazionale di sindonologia (ed.), La Sindone. La storia. La scienza, Torino, Edizioni Centrostampa, 1986, pp. 95-114.

[5] Piccole varianti nella denominazione italiana delle lettere ebraiche non sono significative, e dipendono dalla scelta di ciascun autore.

[6] A. Marastoni, Tracce di scritte sulla S. Sindone di Torino, op. cit., pp. 10-11.

[7] A. Marastoni, Tracce di scritte sulla S. Sindone di Torino, op. cit., p. 11; Id., Le scritte della S. Sindone, op. cit., pp. 162-163.

[8] In Centro internazionale di sindonologia (ed.), La Sindone. La storia. La scienza, Torino, Edizioni Centrostampa, 1986, appendice.

[9] A. Marastoni, Tracce di scritte sulla S. Sindone di Torino, op. cit., pp. 11-12.

[10] A. Marastoni, Tracce di scritte sulla S. Sindone di Torino, op. cit., p. 11.

[11] A. Marastoni, Tracce di scritte sulla S. Sindone di Torino, op. cit., p. 12; Id., Le scritte della S. Sindone, op. cit., p. 164.




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Barbara Frale
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