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Documento: Barbara Frale e le scritte sulla sindone di Torino - 1
Messo in linea il giorno Venerdì, 08 gennaio 2010
Pagina: 3/4
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Roberto Messina e Carlo Orecchia[12]

Roberto Messina è un medico legale, Carlo Orecchia è docente di ebraico alla Facoltà teologica di Milano. Nel 1989 essi ritengono di poter mutare ed integrare le lezioni di Marastoni. Anch’essi si servono di fotografie del cav. Enrie, cioè di “stampe a contatto eseguite su carta fotografica a diversa gradazione di contrasto, tramite intertipo. È stato inoltre possibile, sempre a contatto e ancora tramite intertipo, stampare il negativo fotografico su pellicole fotografiche di varie sensibilità, ottenendo una sorta di diapositiva per una maggiore luminosità di immagine”[13].

Messina e Orecchia si concentrano sulla scritta ebraica sopraccigliare destra già letta dal Marastoni. Essi ritengono che la lettura del soph pasuh finale, cioè del segno di interpunzione, sia poco giustificata: uno - il più grave - dei motivi addotti per contestarlo, sarebbe il fatto che questo segno non viene adoperato anteriormente al VI secolo. Sembrerebbe che gli autori escludano deliberatamente che la scritta possa essere tardiva, solamente perché non sarebbe compatibile con un lenzuolo del I secolo d.C. Ma è ben noto che gli studiosi non hanno raggiunto un accordo riguardo alla datazione del telo, e non si può nemmeno escludere che la scritta sia stata aggiunta successivamente.

Dal momento che essi ritengono di poter leggere frammenti di scrittura su tutta la fronte (anche quando sembra non vedersi nulla, giustificando l'ipotetica lettura se non altro per “un motivo di simmetria”), vengono proposte due iscrizioni, entrambe traducibili con l’espressione (Questo/è) il re dei Giudei:

Questa è la fotografia che dà conto della presunta posizione delle lettere: 

Messina e Orecchia, volendo giudicare l’ipotesi avanzata da Marastoni secondo la quale l’uomo portava sul capo una mitria con iscrizioni, la considerano “debole e da scartarsi per motivi di ordine pratico”; in sostituzione, propongono l’idea che, da parte della soldataglia che accompagnava Gesù al Calvario, “il dileggio si sia spinto fino al punto da far segnare materialmente sulla fronte il re da burla, da parte di qualcuno dei presenti, con tratti grossolani”[14]. Non più mitrie, quindi, ma scritte sulla pelle lasciate dai soldati. Barbara Frale (pp. 112-113) aggiunge un nuovo errore alla serie, scrivendo: “L'ipotesi di una mitria d'infamia proposta da Marastoni e Messina-Orecchia non è più sostenibile: le parole infatti formano una doppia cornice, non un copricapo”. Però, come appena detto, Messina e Orecchia avevano scartato l’ipotesi del copricapo di Marastoni! La Frale li trasforma in suoi sostenitori.

 


 

[12] R. Messina - C. Orecchia, La scritta in caratteri ebraici sulla fronte dell'uomo della sindone: nuove ipotesi e problematiche, in «Sindon» n.s. 1 (1989), pp. 83-93.

[13] R. Messina - C. Orecchia, La scritta in caratteri ebraici, op. cit., p. 83.

[14] R. Messina - C. Orecchia, La scritta in caratteri ebraici, op. cit., pp. 87-88




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Barbara Frale
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