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Documento: La filologia e i suoi problemi - Introduzione alla filologia
Messo in linea il giorno Sabato, 29 settembre 2001
Pagina: 5/10
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Scritture

La scrittura può essere un elemento di datazione.

Scritture latine.

Anzitutto c’è la capitale, così detta forse da caput, titolo del libro, perché, quando non fu più usata nel Medioevo per i testi, servì per i titoli. E’ una scrittura maiuscola, caratterizzata da aste diritte ed angoli retti. Pochi codici in capitale ci sono giunti: il Virgilio mediceo-laurenziano (V sec.), il Virgilio vaticano (IV sec.), etc.

Scrittura gotica Scrittura gotica

La scrittura onciale, così detta forse perché in origine di grandi dimensioni (oncia =2 cm. e mezzo) è ancora una scrittura maiuscola, ma, a differenza della capitale, ha lettere arrotondate. Abbiamo un 400 codici in onciale, risalenti al V-VI sec. C’è anche una semionciale, con lettere minuscole alternate a maiuscole.

Nel Medioevo abbiamo scritture di tipo irlandese e di tipo anglosassone (con lettere minuscole e maiuscole), le minuscole beneventana, visigotica (in Spagna), merovingica (usata a Luxeuil, Laon, Corbie), carolina (del tempo di Carlo Magno, IX sec., che per semplicità e chiarezza prevalse sulle altre), gotica (XIII-XV sec., nata dall’irrigidimento manieristico della carolina).

Scritture greche.

Dalla maiuscola, od onciale (rotonda od ovale) si passa piano piano alla minuscola, diritta o pendente inclinata (IX sec.).

Nei codici più antichi (sia greci sia latini) si ha la scriptio continua, senza divisione di parole (qualche volta le parole si dividevano con un punto o con il nostro apostrofo); senza punteggiatura, a parte la paragraphé (paragrafo), un segno in margine per indicare la fine di frase; senza accenti (per parole ambigue si faceva un segno in margine) e spiriti1; con abbreviazioni. Non c’era neppure divisione del testo: qualche volta, compariva un breve intervallo bianco alla fine di capitolo, oppure un punto fermo, o si usava una lettera più grande. Nei codici della Bibbia il testo è diviso talora in brevi sentenze, per una più facile distribuzione nella pubblica lettura (stichedón, per linee). I capitoli non avevano titoli, mancavano indici, cioè tutti i sussidi comuni nei libri di oggi.

Un fenomeno importante fu quello della traslitterazione (metacharaktêrismós), che si verificò quando i codici greci scritti in maiuscola furono ricopiati in minuscola; a partire dal IX sec. si diffuse gradualmente il sistema di separare le parole; tale scrittura, più comoda, provocò la scomparsa di molti codici più antichi.


NOTE AL TESTO

1 Cfr. L. G. TURNER, I libri nell’Atene del V e IV secolo a.C., in O. CAVALLO (a cura di), Libri, editori e pubblico nel mondo antico. Guida storica e critica, Bari, 1975, pp. 3-14.




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