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Documento: Ancora sul «Signum fusteum»
Messo in linea il giorno Lunedì, 13 settembre 2010
Pagina: 5/12
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Nuovi seguaci dei blogger

Credo che ormai non occorra più spendere parole su fusteum, che non è e non può essere fustanium, e nemmeno sul signum che Frale vuole a tutti costi trasformare in una specie di disegno (quello della sindone, naturalmente). E lascio da parte altre argomentazioni marginali altrettanto inconcludenti: ad esempio il discorso basato sul fatto che signum e fusteum secondo lei non possono certo comparire in quel modo nella sua fonte perché, secondo Frale, ciò non è in linea con le altre centinaia di interrogatori sopravvissuti (come se questi interrogatori fossero tutti avvenuti nella stessa città, avessero riguardato le stesse persone, con le stesse caratteristiche linguistiche, e fossero stati redatti dai medesimi notai. Occorre sempre ricordare che le deposizioni avvenivano in lingua volgare; il volgare di Carcassonne non c’entra nulla con il volgare degli interrogatori dei Templari della Toscana o di Parigi, e anche l’interprete non era lo stesso. Questi paragoni non hanno alcun senso).

Ritornando invece ai blogger e ai seguaci di blogger (così Frale chiama coloro che criticano le sue teorie), vorrei aggiungerne qualcuno alla lista. Simonetta Cerrini, la medievista “famosa in ambito internazionale” che Frale ha citato in apertura del suo articolo tra i suoi sostenitori, lo scorso mese ha rilasciato un’intervista al mensile francese Sciences et Avenir. Dopo aver riassunto in poche battute l’ipotesi sostenuta dal libro di Frale, mostrando di concordare sostanzialmente con lei su altri punti della sua ricostruzione storica (sui quali mi soffermerò di certo, ma in altra sede), Cerrini conclude con queste parole:

 

È anche possibile che i Templari non si riferissero alle stesse cose quando li si faceva confessare - sotto tortura - di aver adorato un idolo, la maggior parte delle volte una statua di legno (signum fusteum), come quella di cui parla il Templare Guillaume Bos[1].

 

L’altro medievista a lei favorevole che Frale cita in apertura, accanto a Cerrini, è Franco Cardini. Ma non sono a conoscenza di alcun suo pubblico intervento in merito a questo tema specifico. La menzione del suo nome, però, mi fornisce l’occasione per richiamare alla memoria ciò che è avvenuto durante una giornata di studio intitolata Parliamo della Sindone, che si è svolta il 18 maggio 2010 presso l’Università di Bari. Quel giorno, dallo stesso tavolo a cui Franco Cardini era seduto in qualità di relatore, Raffaele Licinio, ordinario di Storia medievale e direttore del Centro Studi Normanno-Svevi, ha mostrato e fatto circolare tra il pubblico la riproduzione fotografica delle parole del manoscritto di cui ci stiamo occupando, accompagnando il gesto con queste parole:

 

Una serie di studiosi, me compreso, e anche gli amici e i colleghi paleografi e diplomatisti che io conosco, hanno letto tutti quelle due parole - signum fustanium, secondo la Frale - in un’altra accezione: tutti concordano, ripeto tutti, concordano nel leggere signum fusteum [...] È abbastanza semplice da leggere [...] Signum fusteum, cioè una “statua di legno” [...] Si sta riferendo non a un telo di fustagno, ma a una testa di legno. Può essere scambiata con la Sindone? No.

 

Nessuno in sala, né tra i relatori seduti al tavolo né tra il pubblico, ha obbiettato alcunché; il video della conferenza è tuttora visualizzabile su internet[2]. È bene ricordare ancora una volta che cosa Frale pensa dei sostenitori della lettura signum fusteum e dei fautori della traduzione “statua di legno”:

 

Non ci sono statue di nessun tipo, come quelle che invece vorrebbero i bloggers e Andrea Nicolotti [...] La fretta di usare la traduzione già pronta del blog senza passar tempo a esaminare testi scientifici nelle biblioteche specializzate dev’essere la causa dell’abbaglio. Personalmente credo assurdo tradurre la parola signum nel senso di “statua” [...] È senza dubbio una traduzione adatta a un blog non scientifico: ma è un esempio da seguire ad occhi chiusi per chi intenda fare storia in modo serio? [...] Confesso di non aver mai visto un filologo che usa un metodo simile[3].

 

All’iniziale gruppo di studiosi che Frale tratta come incompetenti dilettanti (Massimo Vallerani, Julien Théry e Andrea Nicolotti), i quali si sono trovati a sostenere un’interpretazione del tutto simile a quella di coloro che l’autrice deride come bloggers (Gaetano Ciccone, Gian Marco Rinaldi, Antonio Lombatti), si sono dunque aggiunti Simonetta Cerrini, Raffaele Licinio ed altri paleografi e diplomatisti. A questo elenco vanno poi sommati quegli storici dell’Ordine templare che, in passato, avevano già descritto quel manoscritto: François Raynouard, Konrad Schottmüller e Julius Gmelin, per l’oggetto nominato da Guillaume Bos, parlano tutti e tre di una figura in legno[4].

Quando Barbara Frale dà sfogo alle sue accuse di superficialità, incapacità ed ignoranza, dovrebbe accorgersi che non sta insultando solo Nicolotti e i suoi tanto odiati blogger. Fuori dal blog, forse, ci è rimasta solo lei.





[1] S. Cerrini, Le Temple adorait-il le saint suaire?, in «Sciences et Avenir» 761 (luglio 2010), p. 58: “Il est aussi vraisemblable que les Templiers ne se référaient pas aux mêmes choses quand on leur faisait avouer - sous la torture - avoir adoré « une idole », la plupart du temps une statue de bois (signum fusteum), comme celle dont parle le templier Guillaume Bos”. Evidenziatura mia.

[2] Alla pagina www.livestream.com/centrostudinormannosvevi3, seconda parte del video, dal minuto 17. Evidenziatura mia.

[3] B. Frale, La crociata del «Signum fusteum», op. cit., pp. 5 e 8.

[4] F. Raynouard, Monumens historiques relatifs a la condamnation des chevaliers du Temple et l’abolition de leur ordre, Paris, Égron, 1813, p. 242: “Une figure en bois”; K. Schottmüller, Der Untergang des Templer-Ordens, vol. 1, Berlin, Mittler & Sohn, 1887, p. 257: “Holzfigur”; J. Gmelin, Schuld oder Unschuld des Templerordens, Stuttgart, Kohlhammer, 1893, p. 341: “Holz”.

 




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