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Documento: La vita sociale ed economica
Messo in linea il giorno Martedì, 15 gennaio 2002
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Tasse e monete

Quale capo amministrativo, il procuratore presiedeva alla esazione delle imposte e delle gabelle; esse finivano nel fiscus o cassa imperiale, mentre le imposte delle province senatorie finivano nell’aerarium. Il tributo più importante era l’epikefálaion (testatico), ovvero la tassa personale, dal quale i sinedriti, gli scribi, i sacerdoti e i leviti di Gerusalemme erano esenti fin dal tempo di Antioco III. Le imposte erano di natura fondiaria, personale o di reddito; le gabelle comprendevano diritti diversi, quali dazi, pedaggi, affitti di luoghi pubblici, mercati ed altro.

La Giudea fu divisa in undici distretti fiscali o toparchie, ed un ottimo mezzo di accertamento per l’esazione delle imposte dirette furono i pubblici censimenti periodici (ogni 14 anni, di solito), come quello di Quirinio ricordato dai vangeli.

Successivamente entravano in azione i pubblicani (publicani, telônai), i quali a loro volta avevano come impiegati alle loro dipendenza gli exactores (esattori) o portitores (gabellieri); anche questi ultimi venivano popolarmente detti pubblicani. Talora, a causa degli abusi, complicati viepiù da un sistema di appalti e subappalti, essi erano odiati dal popolo, come ci testimoniano non solo i vangeli, ma anche autori come Luciano di Samosata e Plinio il Vecchio.

I procuratori avevano diritto di battere moneta con l’effigie dell’imperatore; ma in Giudea, in ossequio al divieto di farsi immagini di esseri animati viventi, le monete coniate dal procuratore non recavano alcuna figura umana, ma solo il nome del regnante e alcuni simboli ammessi. Circolavano tuttavia anche monete con la riprovata immagine, perché coniate fuori dalla Giudea, specie nel territorio delle regioni del nord, abitate da molti pagani (cfr. Mt 22, 19).




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