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Documento: La vita sociale ed economica
Messo in linea il giorno Martedì, 15 gennaio 2002
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Giustizia

Per l’esercizio del potere giudiziario il governatore si serviva di un suo tribunale (symboúlion), ed aveva la facoltà di pronunciare sentenze capitali (ius gladii). Chi godeva della cittadinanza romana poteva fare appello a Roma, mentre per gli altri non esisteva appello; facendo ricorso a questo diritto Paolo si evitò una frettolosa condanna1. Circa lo ius gladii del procuratore di Giudea, abbiamo l’affermazione di Giuseppe Flavio sul primo di essi, Coponio, che “fu mandato [in Giudea] dopo aver ricevuto da Cesare ogni potere, incluso quello di mettere a morte”2.

Il supplizio più frequente per i delitti di ordine pubblico era la crocifissione.

Invece, per i casi ordinari rimasero in funzione i tribunali ebraici preesistenti, in primo luogo quello del Sinedrio di Gerusalemme, secondo il costume romano di lasciare il più possibile in funzione le autorità locali.

Il Sinedrio conservò quindi ogni sua prerogativa, eccetto quella della pena capitale: è per questo che i maggiorenti di Gerusalemme, dopo aver pronunciato condanna di morte per Gesù, si rivolsero al prefetto Ponzio Pilato per l’esecuzione3. Alcuni commentatori, però, hanno difeso il pieno diritto del Sinedrio di infliggere la pena di morte per i delitti di indole religiosa4.

La pubblica sicurezza, dunque, era garantita ordinariamente dall’autorità giudaica, e così anche la giustizia ordinaria, amministrata a Gerusalemme dal Sinedrio; fuori della capitale, le medesime funzioni erano assicurate da altri tribunali di anziani.


 

1 At 25,11: "Se ho fatto del male e ho commesso qualche cosa degna di morte, non rifiuto di morire, ma se non c'è nulla di vero nelle cose delle quali costoro mi accusano, nessuno può consegnarmi nelle loro mani. Mi appello a Cesare".

2 Bellum Iudaicum II, 118: Kwpènioj pšmpetai mšcri toà kte…nein labën par¦ Ka…saroj ™xous…an.

3 In Gv 28, 31 i membri del Sinedrio dicono: “A noi non è consentito mettere a morte alcuno”.

4 Così fecero ad esempio J. JUSTER, Les Juifs dans l’Empire Romain, Paris, 1914, vol. II, pp. 127-145, e H. LIETZMANN, Der Prozess Jesu, Berlin, 1931, pp. 313-322.




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