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Documento: La vita sociale ed economica
Messo in linea il giorno Martedì, 15 gennaio 2002
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Privilegi ed obblighi civili e religiosi

Molti furono i privilegi mantenuti o concessi dai Romani alla nazione giudaica, come attesta Giuseppe Flavio: “Essi non costringono i sudditi a trasgredire le leggi della loro nazione e si contentano di quegli omaggi che gli obblighi religiosi e legali dei loro donatori consentono di dar loro”1.

Il primo era l’esenzione del culto dell’imperatore, che pure nelle altre province era un atto fondamentale di ordinario governo, perché impossibile ad accettarsi dai Giudei; la sola eccezione fu il tentativo di Caligola, nel 40, di far introdurre la propria statua nel Tempio, ma il tentativo fu stornato dall’insistenza dei Giudei e dal buon senso del legato di Siria Petronio.

I Giudei erano pure esentati dal servizio militare per riguardo della proibizione del sabato e dei cibi vietati, ed Augusto promise “di non lasciarli chiamare in giudizio dal vespro del venerdì a tutto il sabato”2.

I Romani si astennero anche dall’introdurre insegne militari in territorio giudaico, che erano di scandalo a causa dei trofei con le immagini dell’imperatore e dei popoli vinti. Tale privilegio era stato ottenuto da Erode il Grande, e fu controvoglia rispettato anche da Ponzio Pilato, che tentò di eluderlo per ben due volte. Quando Vitellio era sul punto di muovere contro gli Arabi, venne implorato dai Giudei di non passare nel loro territorio con le insegne, ed egli accondiscese.

L’ingresso nell’atrio interno del Tempio era stato interdetto sotto pena di morte ai non circoncisi già da Erode il Grande; il servizio di guardia era così assicurato da soldati giudei. Un’iscrizione greca del Tempio erodiano, ritrovata nel 1871, recita: “Nessuno straniero metta piede entro la balaustrata che sta attorno al Tempio e nel recinto. Colui che vi fosse sorpreso, sarà la causa per se stesso della morte che ne seguirà”3. Si tratta di un caso in cui ai soldati giudei era lecito mettere a morte un uomo.

Altro privilegio era la garanzia di un arrivo sicuro dell’oro che i Giudei della diaspora inviavano a Gerusalemme per il Tempio, privilegio deplorato da Cicerone (Pro Flacco LXVII)4.

Per quanto riguarda le esecuzioni capitali, gli evangelisti ci parlano di un’amnistia pasquale a scelta del popolo di un condannato5; non ci sono altri riscontri identici in altri documenti, ma solamente un papiro dell’anno 85 attesta che il prefetto d’Egitto risparmiò la flagellazione ad un malfattore, in grazia alle folle6. Il fatto che Gesù andò fino al Calvario vestito, e non nudo, secondo l’uso romano, potrebbe indicare un privilegio rispettoso della decenza giudaica. Era poi obbligo per i Giudei che non restassero cadaveri appesi dopo il tramonto, in forza della prescrizione mosaica di Deuteronomio 21, 23; tale regola verrà rispettata anche al tempo dell’occupazione romana, come ci testimoniano Filone, Giuseppe Flavio ed i racconti dei vangeli su Gesù. Alcuni hanno visto un altro privilegio nel cosiddetto rescritto di Nazareth, che per ordine dell’imperatore puniva con la morte i violatori di tombe giudaiche7.

Tuttavia, i Giudei dovevano osservare alcune imposizioni anche in campo religioso: innanzitutto il giuramento di fedeltà all’imperatore, introdotto verso la fine del regno di Erode il Grande (causò non pochi fastidi al re), ricordato dalle fonti anche per il 37, quando il legato di Siria Vitellio lo fece pronunciare in favore di Caligola8.

Ogni giorno, nel Tempio, si doveva fare un sacrificio per l’imperatore ed il popolo romano, come dissero una volta i Giudei a Petronio di Siria9; ma pare che il sacrificio venisse pagato dall’imperatore medesimo10.

I magistrati romani, seguendo l’esempio di Erode il Grande e Archelao, ebbero a nominare, deporre e a sostituire i sommi sacerdoti, e arrivarono persino a conservare per trent’anni nella fortezza Antonia il loro stupendo paludamento, che quindi andava richiesto e poi riconsegnato per le tre festività dell’anno. Al tempo di Tiberio, quest’ultima usanza venne abbandonata.

Sempre a detta di Giuseppe Flavio, “i soldati romani, per motivi di ordine pubblico, occupavano in armi, durante le solennità giudaiche, i portici del Tempio”11.

La Giudea governata dai procuratori romani, quindi, non si trovava in condizioni affatto peggiori della Giudea di Erode il Grande; certo, tutto dipendeva dall’indole dei singoli governanti, che non mancarono di commettere atti sconsiderati, specie negli ultimi anni prima dello scoppio delle guerre giudaiche, quando a governare un popolo sempre meno tollerante, vennero inviati procuratori sempre meno condiscendenti.


 

1 Contra Apionem II, 73: “Quoniam subiectos non cogunt patria iura transcendere, sed suscipiunt honores sicut dare offerentes pium atque legitimum est”.

2 Antiquitates Iudaicae XVI, 164: M¾ Ðmologe‹n aÙtoÝj ™n s£bbasin À tÍ prÕ aÙtÁj paraskeuÍ ¢pÕ éraj ™n£thj.

3 Edizione a cura di CLERMONT – GANNEAU in «Revue Archéologique» XXIII (1872), pp. 214-234. Cfr. E. GABBA, Iscrizioni greche e latine per lo studio della Bibbia, Casale, 1958, pp. 83-86.

4 Cfr. At 3, dove Pietro e Giovanni incontrano alla porta Bella del Tempio uno zoppo che si aspetta di ricevere da loro dell’oro.

5 Ad esempio Matteo 27, 15: “ Il governatore era solito, per ciascuna festa di Pasqua, rilasciare al popolo un prigioniero, a loro scelta”.

6 G. VITELLI, Papiri fiorentini, Milano, 1906, vol, I, pp. 113-116.

7 F. CUMONT, Un rescrit impérial sur la violation de sépolture, in «Revue historique» CLXIII (1930), pp. 241-266. Cfr. E. GABBA, Iscrizioni greche e latine per lo studio della Bibbia, Casale, 1958, pp. 92-99, che riporta anche la questione dell’interpretazione della lapide come collegata con la morte di Cristo.

8 Antiquitates Iudaicae XVIII, 124.

9 Bellum Iudaicum II, 197.

10 FILONE, Legatio ad Gaium, CLVII, 6. Ed. L. Cohn - S. Reiter, Berlin, 1915.

11 Antiquitates Iudaicae XX, 106.




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