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Documento: La storia del Secondo Tempio e le origini cristiane -2
Messo in linea il giorno Lunedì, 22 novembre 2010
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I farisei e i sadducei

Il movimento farisaico è percepibile nella storia solo a partire dalla fine del II sec. a.C. I farisei sono, insieme coi sadducei, gli eredi del sadociti­smo; al tempo di Gesù 1) hanno al centro della loro teologia il valore della Legge mosaica sia scritta, sia orale[29]. 2) Credono nella piena libertà di scelta dell'uomo e quindi nella sua piena responsabilità. 3) Credono nella resurrezione e/o immortalità dell'anima; 4) vedono probabilmente già al tempo di Gesù il Giudizio dopo la morte come conto sugli atti di osservanza e di trasgressione della Legge (Pirqe Avot 3,16). 5) Al tempo di Gesù usano anche nel Tempio il calendario lunisolare ellenistico e laico (probabilmente solo dalla seconda metà del I sec. a.C.). 6) Non è chiaro come interpretassero le norme di purità. Già alla fine del I sec. d.C. esisteva la tendenza a considerarle semplici comandamenti da osservare come tutti i comandamenti, senza che l'impurità avesse una sua realtà. In ogni caso al tempo di Gesù il problema della realtà dell'impuro, che cosa fosse, era molto sentito.

Come si vede il farisaismo si contrappone nettamente all'e­nochismo (e ancor più al qumranesimo) su un punto fondamentale: il rapporto fra l'opera di Dio e quella dell'uomo nella creazione della salvezza. L'intervento di Dio è maggiore nelle opere dell’area essenica che in quelle a tendenza farisaica. Nel farisaismo l'uomo salva se stesso per mezzo dell'osservanza dei comandamenti, perché gli atti di osservanza cancellano gli atti di trasgressione e la giustizia praticata (sedaqah, quello che noi chiameremmo “le opere buone”) cancella le ingiustizie commesse (bSukkah 49b[30]). Nell'enochismo (Libro delle Parabole; 30 a.C.) le ingiustizie commesse possono solo essere perdonate per mera bontà divina, purché il peccatore si penta. 

Dei sadducei sappiamo poco per la scarsezza delle notizie che li riguardano, scarsezza dovuta un po’ al loro aristocratico appartarsi, un po’ al fatto che la loro teologia si andò appiattendo su quella farisaica. 

Vale comunque la pena di ricordare che 1) non riconoscevano la validità della legge orale e con molta probabilità limitavano la scrittura alla sola Torah. 2) Non accettavano né l'esistenza dell'anima immortale e destinata al Giudizio, né la resurrezione. 3) Circa la liturgia del Tempio avevano una tradizione che discordava in parte da quella che usavano al tempo di Gesù, la quale doveva essere di origine farisaica. Gli indizi esistono, ma sono frammentari.

             


[29] I farisei accettavano accanto alla Legge di Mosè una seconda Legge, detta Legge orale, che, secondo la tradizione, sarebbe risalita anch’essa a Mosè stesso almeno per alcune formulazioni. Della Legge orale, detta «tradizione dei padri o degli antichi» c’è menzione anche nel Nuovo Testamento. Vedi Mc 7, 3.8.13; Mt 15, 2.36

[30] Cfr. Cohen A., Il Talmud, Bari 1935, pp. 140-146 e 266-274




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