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Documento: L. Cascioli e le prove dell'inesistenza storica di Gesù di Nazareth -4
Messo in linea il giorno Giovedì, 30 dicembre 2010
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4.1. La famiglia di Giuda il Galileo secondo le testimonianze storiche

Giuda detto il «Galileo» fece la sua comparsa in scena, nella testimonianza di Giuseppe Flavio, accanto ad un fariseo di nome Sadduc. «Egli è probabilmente da identificare con quel Giuda che dieci anni prima aveva sollevato la fiaccola della rivolta a Sepphoris, capitale della Galilea»[102]. M. Hengel continua:

«Se Giuda, come capo degl’insorti, abbia avanzato pretese messianiche, si ignora; si potrà tuttavia supporre che, al pari di altre figure del suo tempo che dettero vita a movimenti popolari, si sia presentato come un carismatico dotato di doni profetici. Neppure è certo se sempre a lui si debba l’appellativo onorifico di “zelatori” per la sua setta. E lo stesso vale per la sua sorte: secondo Atti 5,37 la sua sollevazione fallì, egli fu ucciso e i suoi seguaci vennero dispersi. Ma quando e in quali circostanze ciò possa essere accaduto non si sa. Nei cinquant’anni seguenti si assiste piuttosto a un forte sviluppo del nuovo partito, e anche la sua famiglia dev’essere sopravvissuta alla catastrofe»[103].

È certamente utile mostrare la dinastia che ha nel «capobanda» Ezechia il punto di avvio secondo la ricostruzione delle testimonianze di Giuseppe Flavio. Riportiamo lo schema offerto da M. Hengel[104]:

 

I figli di Giuda il Galileo
Dinastia di Ezechia

 

In luogo dei 7 figli di Giuda il «Galileo», di cui il primogenito (non poteva che essere il primogenito ...) sarebbe stato Giovanni secondo l’invenzione di Cascioli, i testi antichi documentano solo quel che M. Hengel ha raffigurato nello schema che abbiamo sopra riportato.

Documentati storicamente sono dunque Simone e Giacobbe, crocifissi sotto Tiberio Alessandro attorno al 44 d.C.; in Bell. II,433 Menahem è indicato come figlio di Giuda, ma a motivo dell’intervallo di sessant’anni tondi si potrebbe pensare che fosse un nipote; infine in Bell. VII,253 il padre di Eleazaro si chiamava Jair ed egli stesso è detto in Bell. VII,253 «discendente di Giuda» e in Bell. II,447 parente di Menahem. Infine, Giuda e Simone, figli di Ari=Jair, si distinsero come fratelli tra gli zeloti nella difesa del tempio in Bell. V,250; VI,92.148. 

A questo punto emerge la domanda nodale: Giovanni di Gamala? A chi dobbiamo la sua invenzione storica? È creazione di sana pianta di Luigi Cascioli oppure va rintracciata in qualche fonte moderna (certo non antica) che già ne parli? Sarà sufficiente leggere cosa scrive David Donnini nel suo Cristo. Una vicenda storica da riscoprire (1994) per capire da dove Cascioli copia un po’ tutto il materiale presentato in La favola di Cristo relativo alla figura di Gesù di Nazareth[105] (con la differenza che Donnini esprime l’idea nella forma dell’ipotesi molto probabile, mentre Cascioli la definisce «tesi inconfutabile»):

«Dimostrazioni conclusive mi è impossibile fornirne, anche se personalmente ritengo abbastanza verosimile che il Cristo sia stato proprio il figlio primogenito di Giuda il Galileo, di nome probabilmente Giovanni. Credo anche però che tutto il possibile sia stato fatto, dagli scribi della Chiesa, per cancellare definitivamente la memoria di questa compromettente origine, creando la residenza leggendaria a Nazaret, inventando i personaggi di Giuseppe e Maria, gettando nell’ombra i fratelli-seguaci e controfigurandoli coi dodici apostoli: insomma, prelevando dalla storia alcuni personaggi reali e rimodellandoli quasi completamente, secondo la nuova immagine che essi dovevano rappresentare»[106].

Da Donnini troviamo anche la via per scoprire la genesi del tutto ipotetica di un «Giovanni» sedicente «Cristo» in questa storia, poiché egli prima di Cascioli compie l’operazione di appiattire la vicenda del gruppo di Gesù su quella di Giuda il «Galileo». Dopo avere individuato la cerchia dei cosiddetti «fratelli di Gesù», egli scorge da una variante testuale di Mt 13,55 la sostituzione della figura di «Giuseppe» tra i quattro fratelli di Gesù (Giacomo, Giuseppe, Simone, Giuda) con quella di «Giovanni»[107].

A causa di questa variante Donnini non sa se i fratelli indicati in Mt 13,55 siano veramente quattro oppure cinque con l’aggiunta di Giovanni. Evidentemente propende per questa seconda soluzione: quindi il Cristo/Messia non si chiamava Gesù bensì Giovanni, figlio non di Giuseppe e Maria, bensì di Giuda il «Galileo». Da una variante testuale nasce l’identificazione!

Tale variante, peraltro non presente nel parallelo di Mc 6,3, è documentata solo in nove manoscritti. La spiegazione del motivo dell’errore scribale consiste semplicemente nella posizione di «Giuseppe» al seguito di «Giacomo». A motivo infatti del ricorrere frequente nel testo dei Vangeli della coppia dei fratelli e figli di Zebedeo «Giacomo e Giovanni», alcuni scribi hanno confuso la successione dei nomi dei fratelli di Gesù riportando così la sequenza sbagliata[108].

Poiché si è decretato che non ci fu un Gesù chiamato «Cristo», bensì un primogenito di Giuda il Galileo con pretese messianiche, «esseno-zelote», chi poteva mai essere quel «Gesù» se non quell’altro suo fratello (il quinto dei quattro fratelli di Gesù!) che è testimoniato, per errore, solo in nove manoscritti antichi su migliaia ed è chiamato «Giovanni»? Quale prova più sicura di questa, fondata sul nulla, su un errore dello scriba e su negazioni di evidenze testimoniali chilometriche?

In effetti, a ben vedere, il personaggio di fantasia «Giovanni di Gamala» è già comparso sulla scena come creazione letteraria nell’anno 1888, all’interno di un romanzo di George Alfred Henty intitolato For the Temple. A Tale of the Fall of Jerusalem. Nel romanzo Giovanni è presentato come una figura eroica che combatté i Romani, specialmente quando essi concepirono il piano di distruggere il Tempio di Gerusalemme nel 70 d.C. 

 



[102] M. HENGEL, Gli Zeloti, p. 371.

[103] M. HENGEL, Gli Zeloti, p. 378.

[104] M. HENGEL, Gli Zeloti, p. 372.

[105] A sua egli volta prende tali teorie da Edmond Bordeaux Székely e, in particolare, da E. B. SZÉKELY, The Essene Origins of Christianity, International Biogenic Society 1980.

[106] D. DONNINI, Cristo. Una vicenda storica da riscoprire (Roma 1994), p. 204.

[107] D. DONNINI, Cristo, p. 195.

[108] Cfr. B. M. METZGER, A Textual Commentary on the Greek New Testament, New York 1971, p. 34; vedi anche la monumentale opera di Wieland Willker in Internet alla pagina dedicata a Matteo: http://www.uni-bremen.de/~wie/TCG/TC-Matthew.pdf




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