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Documento: L. Cascioli e le prove dell'inesistenza storica di Gesù di Nazareth -4
Messo in linea il giorno Giovedì, 30 dicembre 2010
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5. CONCLUSIONE: La pagliuzza e la trave

«Perché osservi la pagliuzza nell’occhio del tuo fratello, mentre non ti accorgi della trave che hai nel tuo occhio?» (Mt 7,3). Questo detto di Gesù di Nazareth ben si attaglia al caso Cascioli. Ebbene, ecco qui presentata una forma di «pena del contrappasso» relativa alla sua ricerca storica su Gesù:

1) Luigi Cascioli accusa la Chiesa cattolica di non fornire alcuna prova storica dell’esistenza di Gesù di Nazareth quando lui, ignorando ogni risultato serio di ricerche storiche, filologiche, ogni dato della codicologia, paleografia e papirologia antica, inventa, di contro, un nuovo personaggio di nome «Giovanni di Gamala» mai documentato da nessuna parte (se non nel romanzo di George Alfred Henty,1888) in luogo del «presunto Gesù della storia».

2) L’autore accusa i monaci e gli ecclesiastici dal II sec. in poi di avere contraffatto i testi antichi e di averli creati per inventare la religione cristiana, tentando così di convincere i non addetti ai lavori che siano state operate falsificazioni continue nei testi… egli però, di contro, non esercita mai neppure un minimo di autocritica rispetto alla sua opera. Chi sono i falsari? Coloro che hanno scritto dei testi, frutto della loro esperienza profonda, manifesti del loro credo, oppure chi, come Cascioli, cita in modo continuamente errato, infarcendo il proprio discorso di falsità nella speranza che nessuno vada a controllare le fonti del suo scritto?[132]

3) L’autore sfida le alte autorità ecclesiastiche accusando di ignoranza tutta la Chiesa cattolica, dai fedeli ai preti, ai vescovi, al papa. Cascioli pensa che, mentre i più non sanno, coloro che guidano la Chiesa sono invece ben coscienti che il cristianesimo sarebbe fondato sul nulla. Senza dovere scomodare alte eminenze sarebbe bastato - invece di leggersi qualche fonte di seconda mano e qualche testo qua e là di polemica anticlericale e anticristiana, dal Circolo Ernest Renan al suo 'amico' David Donnini – studiarsi un po’ di lingue antiche, leggersi le fonti, procurarsi un po’ di classici della ricerca storica sulla figura di Gesù e un po’ di saggi monografici che documentano i dibattiti di questi ultimi trent’anni appartenenti alla cosiddetta «Terza ricerca». Tutte cose che lui non ha fatto, rendendo quindi facilmente rispedibile al mittente l’accusa di ignoranza.
Capita di fare qualche recensione a libri di settore. Ogni tanto c’è qualche refuso, o qualche citazione errata di bibliografie o fonti, si rintraccia qua e là qualche debolezza argomentativa... L’accumulo quasi indigesto dei peggiori difetti di una pubblicazione è stato da me rintracciato solo nel libro La favola di Cristo: in media riscontriamo dalle due alle tre correzioni per ogni frase di senso compiuto, errori di citazioni di fonti, falsificazioni di dati, incomprensioni del problema… L’esemplificazione diretta di tutto questo la si è avuta dalle note che, in questo scritto, hanno chiosato parti del testo di Cascioli, oltre che dall’argomentazione esposta.

4) L’autore ha un metodo tutto suo (copiato anche questo dai suoi maestri, pochi e sempre faziosi) nel decidere che cosa sia storico e che cosa non lo sia. Nel caso analizzato, ovvero la figura di Gesù di Nazareth, abbiamo potuto constatare la regola fondamentale del teorema di Cascioli in tema di «criteri di storicità» con una serie di postulati che qui riassumiamo:

a. «Più un fenomeno è documentato, maggiore è la certezza che quel fenomeno sia stato inventato; meno se ne parla (meglio ancora se siamo in presenza di assoluta assenza di documentazione) maggiore è la certezza storica dell’evento».

Applicando il postulato a Gesù ciò significa che poiché egli è personaggio estremamente noto, allora è certo che non sia mai esistito. Di contro, applicandolo a Giovanni di Gamala, poiché non esiste alcuna fonte antica che parla di lui, allora è sicuro che egli sia stato un personaggio eminente della storia antica!

b. «Più è attestato il silenzio delle fonti che non hanno conosciuto un evento dall’interno (alias: documentazione non cristiana), maggiore è la probabilità che l’evento non sia mai accaduto; più le fonti esterne documentano un evento, maggiore è la qualità storica dell’evento, in base al postulato che le fonti interne sono per definizione “faziose e false”».

Applicato a Giuseppe Flavio, invece che ai Vangeli, il postulato produrrebbe l’alta probabilità sistematica della falsità di notizie e delle informazioni su tutto l’ebraismo, essendo egli fonte interna alla tradizione. Tuttavia, per Cascioli, Giuseppe Flavio è lo storico per eccellenza e l’affidabilità in persona che offre gli unici appigli per poter costruire la sua invenzione della setta esseno-zelota poi separatasi per i motivi legati all’eucaristia fino a diventare il cristianesimo. Si coglie come anche questo criterio altro non sia che il prodotto di distorsioni ideologiche.

Analogamente, l’uso che l’autore fa delle fonti evangeliche è il seguente: tutti i punti presenti nei Vangeli funzionali al suo sistema sono quelli che sono sfuggiti ai falsari e non sono stati occultati; gli altri, che depongono invece contro il suo sistema (circa il 95% di tutti i testi evangelici) sono invece falsi e creati dopo la metà del II sec.

c. «La molteplice attestazione di un fatto attribuisce storicità al fatto solo se lo storico ha già deciso in partenza la plausibilità di quell’evento oppure la non ammissibilità».

Non conta ciò che è documentato o documentabile, bensì solo la concatenazione delle proprie idee, che perciò vanno sostenute unicamente e soltanto con quegli eventi, dati o notizie funzionali alla proprie teorie, anche a costo di inventare ex novo addirittura citazioni e fonti. Tutto il resto, invece, va contrastato, fino all’occultamento. L’itinerario che abbiamo percorso rende ragione di questo altro postulato metodologico dell’autore.

 

Ci domandiamo quindi infine: com’è possibile accusare altri di ciò di cui si è la più alta rappresentazione e incarnazione?

Abbiamo passato in rassegna solo le due prove inconfutabili della non esistenza storica di Gesù, ma rassicuriamo il lettore che tutto il libro La favola di Cristo, in ogni sua parte, è costante nel mantenere la stessa scientificità e lo stesso livello di documentazione.

 



[132] Un ulteriore esempio viene proprio dallo stesso titolo del testo in esame: «La favola di Cristo». Cascioli lo riprende da una presunta citazione di papa Leone X (1474-1521); egli avrebbe infatti dichiarato al cardinal Bembo: «Tutti sappiamo bene quanto la favola di Cristo abbia recato profitto a noi e ai nostri più stretti seguaci », ammettendo in questo modo apertamente di essere consapevole che il cristianesimo è nient’altro che una truffa. È ben noto che la frase è inventata, normalmente attribuita alla fantasia del polemista inglese John Bale (1495-1563) ma probabilmente anteriore; eppure essa è acriticamente riportata da molti siti internet e anche da alcuni libri (ad es. quelli di Piergiorgio Odifreddi).
La scelta del titolo non è peraltro in sé nemmeno originale (cfr. G. FAU, La fable de Jésus-Christ, Paris 1964, pp. 374)







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