Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: L. Cascioli e le prove dell'inesistenza storica di Gesù di Nazareth -3
Messo in linea il giorno Giovedì, 30 dicembre 2010
Pagina: 3/5
Precedente Precedente - Successiva Successiva


Commenti aggiuntivi alle note in calce del par. 3.1.

La sicurezza con la quale Cascioli identifica il significato del termine «Barjona» - che ricorre in Mt 16,17 - con «latitante», lasciando intendere che questa fosse la denominazione di un movimento o di un gruppo equivalente alla componente esseno-zelota secondo la testimonianza dello storico Giuseppe Flavio e di diversi testi ebraici e aramaici, è quantomeno sorprendente. Siamo infatti sempre e solo al livello delle ipotesi storiche. Naturalmente anche questa è stata avanzata, diversi anni or sono, ma nessuno ha mai pensato che potesse essere «inconfutabile». Infatti, basandoci sulla documentazione raccolta da un grande esperto di fama mondiale, il prof. emerito di Tubinga Martin Hengel  (che ha curato una monografia tra le più documentate sul movimento degli zeloti), mostreremo ora la pluralità delle interpretazioni che si sono avvicendate nel tempo e la coscienza esplicita della ricerca ancora aperta[59].

Cominciamo col dire che l’unico passo nei primi cinque secoli della nostra era in cui emerge il termine Barjona è esattamente Mt 16,17 che a sua volta viene riportato in brani di commento dei padri della Chiesa e qualche volta viene interpretato con «figlio di Giona». Né Giuseppe Flavio, né Filone Alessandrino, né altri storici latini o greci conoscono tale vocabolo, contrariamente a quel che Cascioli e altri vorrebbero far sembrare.

Il termine, oltre al riferimento in Mt 16,17, appare con il significato di rivoltosi di Gerusalemme solo nel Talmud babilonese (non prima del VI sec. d.C.):

«“Tra loro c’erano barjone e poiché i rabbanan consigliavano di uscir fuori e di far pace con essi (i romani), quelli non lo consentirono” (Tal. Bab., Gitt. 56a)

Nello stesso passo si parla inoltre per due volte di tale “Abba Siqera, capo dei barjone di Gerusalemme”. E ancora, Johanan b. Zakkai risponde a Vespasiano:

“… e a te che rimproverandomi mi chiedi perché finora io non sia venuto (rispondo): i barjone di qui non me lo hanno consentito”.

Si potrebbe concludere che barjone (barjônê pl. di barjônā’ e di bîrjônā; ebr. barjôn, pl. barjônîm) era una precisa, originaria denominazione degli zeloti»[60].

M. Hengel continua ricordando che fu R. Eisler[61] negli anni trenta del secolo scorso a sostenere in modo particolare questa interpretazione secondo cui il termine si sarebbe formato dalla radice bar, bārā’ (significa: «fuori», ma anche «terra incolta, bosco, luogo selvaggio», o l’aggettivo: «che vive in luoghi selvaggi»). «Fuorilegge o bandito» potrebbe essere il senso di tale etimologia.

A questa etimologia che fa capo a R. Eisler che cerca di identificare i «lestai» di Giuseppe Flavio con i barjone si oppone il fatto che il «resoconto del Talmud babilonese sull’assedio di Gerusalemme e sul destino di rabbi Johanan b. Zakkai, confrontato coi paralleli resoconti rabbinici, si rivela essere una redazione tarda con amplificazioni leggendarie (Eccl. r. su 7,12; Lam. r. su 1,5 § 31; A.R.N. 4,6: il termine in questi testi più antichi non compare mai). Anche le altre ricorrenze del termine non danno indicazioni su un possibile collegamento tra barjone e gli zeloti»[62]. Perciò M. Hengel riferisce di un'altra linea interpretativa precedente che faceva capo a S. Krauss[63]. Egli pensa che il termine rimandi ai barjonim citati nelle parabole sul re nei midrashim:

«Parabola di un re che, rivestito della sua porpora, è oltraggiato dai suoi barjonim… (Es. r. 30,18)

Parabola su un barjon che colpì con pietre la statua del re; allora tutto andò in pezzi… (Jalqut (Ester) 2,1056 (Mon. Tal. V, nr. 202)

Parabola su un barjon che, poiché era ubriaco, forzò il carcere, fece uscire i prigionieri, colpì con pietre l’immagine del re, insultò il governatore e disse: indicatemi dov’è il re, ché voglio insegnargli io la giustizia (Es. r. 30,11)»[64].

M. Hengel così commenta:

«Secondo il parere di S. Krauss, i barjonim altri non erano che i pretoriani (pretoriani=br (twr) jwnj), che nel corso della storia romana si sollevarono più volte contro i loro imperiali signori.  Nel passo sopra citato, Gitt. 56b, S. Krauss traduce perciò barjônê con “guardiani” (Mon Tal. V, nr. 128). Qui però non ci si può riferire che agli zeloti, ed è assai poco verosimile che pretoriani abbia finito per designare gli zeloti, anche prescindendo del tutto dal fatto che, sul piano linguistico, la derivazione appare alquanto forzata. Per questo motivo Jastrow ha separato i due termini: barjônā’ pl. barjônê significa secondo lui «ribelle, fuorilegge», mentre barjôn pl. barjônîm (si noti la diversa vocalizzazione) ha il significato di “soldato del palazzo, guardia del castello”, derivato da bîrâ, residenza, fortezza, tempio. Questa soluzione potrebbe anche essere altamente verosimile, benché nemmeno soddisfi del tutto. Da una lato, posti uno dopo l’altro, barjônā’ e barjôn paiono semplicemente la forma aramaico e quella ebraica della medesima parola; d’altro canto non è possibile respingere del tutto il sospetto che le parabole che parlano della distruzione di immagini dell’imperatore da parte di barjonim possano avere come sfondo l’esasperata ostilità di ribelli giudei al culto dell’imperatore. In taluni passi, infine, è incerto sotto quale dei due significati vada collocato il termine.

R. Eisler ha attribuito tanto valore all’interpretazione zelota del termine barjona perché per questa via cercava di fornire la prova che Simon Pietro, il quale secondo Mt. 16,17 si chiamava Bariona sarebbe stato originariamente uno zelota. A prescindere dall’interpretazione del termine barjona, che rimane pur sempre non chiarita, contro quest’ipotesi, recentemente accolta anche da O. Cullmann, si possono sollevare forti perplessità, a partire dal contesto stesso dei vangeli. È probabile che la traduzione greca del Bariona di Mt. 16,17 data da Gv. 1,42 e 21,15 colga correttamente la situazione. Resta quindi assai dubbio che i ribelli giudei di prima del 70 d.C. siano mai stati designati dai loro connazionali come barjônê nel senso di outlaws. Il termine che, tranne poche eccezioni, compare relativamente tardi, poggia su base troppo esigua perché se ne possano trarre conseguenze, soprattutto relativamente ai vangeli»[65]

In base a queste conclusioni, il partito dei barjônê è una pura ipotesi di lavoro, peraltro nient’affatto solida (per i motivi ben documentati da M. Hengel) che impone come minimo molta prudenza prima di fare affermazioni assolute analoghe a quelle, poco fondate, di Cascioli. Due passi del Vangelo secondo Giovanni fanno di Simone Pietro il «figlio di Giovanni» (Gv 1,42 e Gv 21,15, così in Gv 21,16.17). Questa indicazione esplicita della paternità con il nome di «Giovanni» offre l’opportunità di domandarsi se «Jona» non potesse stare per «Jonathan»[66].

Abbiamo una variante testuale molto interessante presso il testo occidentale greco e latino del Codex Bezae Cantabrigiensis ad At 4,6: nell’elenco dei sommi sacerdoti si ricorda Anna, Caifa con “Jonathas” e Alessandro. Tutti i testimoni greci e latini hanno in luogo di “Jonathas” “Joannes”. Poiché Giuseppe Flavio ricorda in Antiquitates XVIII,4,3 la figura di «Jonathes» come sommo sacerdote in carica solo da Pasqua a Pentecoste del 37, accanto all’ipotesi di correzione del Codice Bezae[67] vi è anche la possibilità della corrispondenza del nome tra “Joannes” e “Jonathas”. Pertanto “Barjona” potrebbe essere inteso non come «figlio di Jona», bensì «figlio di Jonathan» o «di Joannes».

Va infine ricordato che

«secondo Mc 1,30 e 1Cor 9,5 Simone era sposato, aveva casa a Cafarnao (Mc 1,29) e con il fratello Andrea si dedicò al mestiere di pescatore (Mc 1,16). Tutto questo si accorda poco con l’immagine di un “fuorilegge” del deserto»[68].

Tralasciamo per motivi di spazio la restante documentazione relativa alle testimonianze su Pietro e sulla sua presenza attestata dai documenti antichi e dall’archeologia a Roma[69].

 

A conclusione delle nostre annotazioni credo risulti chiaro quanto sia da avventati e da «latitanti» dell’indagine storica pensare così superficialmente di identificare il Simone «Cefas/Pietro», «Barjona», con Simone, figlio di Giuda il «Galileo». Anche il collegamento di Simone «Cefas/Pietro» con il gruppo degli zeloti è pur sempre una mera ipotesi che, in ogni caso, non può non tenere presente i tratti delle fonti neotestamentarie. Stravolgere tutte le documentazioni a disposizione per partito preso e per tesi preconcette infarcendole di pressappochismi, errori e inesattezze depone nella linea dell’inaffidabilità più assoluta dei risultati che, ancora una volta, invece di vantare il carattere «inconfutabile», appaiono in tutta la loro arbitrarietà segnata da un’ingenuità scientifica disarmante.

 



[59] Cfr. M. HENGEL, Gli Zeloti. Ricerche sul movimento di liberazione giudaico dai tempi di Erode I al 70 d.C., Brescia 1996, pp. 87-90.

[60] M. HENGEL, Gli Zeloti, p. 87.

[61] EISLER, R., «Iesous basileus ou basileusas». Die messianische Unabhängigkeitsbewegung vom Auftreten Joh. D. Täufers bis zum Untergang Jakobus d. Gerechten nach der neuerschlissenen Eroberung von Jerusalem des Flavius Josephus und den christlichen Quellen darstellt, Vol. 2, Heidelberg 1929s., p. 67s.

[62] M. HENGEL, Gli Zeloti, 88.

[63] KRAUSS, S., Griechische und lateinischen Lehnwörter in Talmud, Midrasch una Targum, 2 voll., Berlin 1898-1899.

[64] M. HENGEL, Gli Zeloti, 88.

[65] M. HENGEL, Gli Zeloti, 89-90

[66] Anche il Vangelo dei Nazareni, che risale al II sec. secondo la testimonianza latina dello Ps. Origene latino al commento di Mt 15,14 conferma la dizione «figlio di…»: «Allora (Gesù) si voltò e disse al suo discepolo Simone, seduto accanto a lui: Simone, figlio di Giona, è più facile che un cammello entri nella cruna di un ago che un ricco nel regno dei cieli»: M. ERBETTA, Gli Apocrifi del Nuovo Testamento. Vangeli. Vol. I/1, Torino 1975, p. 117.

[67] B. M. METZGER, A Textual Commentary on the Greek New Testament, New York 1971, p. 317.

[68] M. HENGEL, Gli Zeloti, p. 90.

[69] «Pietro» in: Biblioteca Sanctorum X, coll. 592-604.




Precedente Precedente - Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Sensazionalismo
Sensazionalismo

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke