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Documento: L. Cascioli e le prove dell'inesistenza storica di Gesù di Nazareth -3
Messo in linea il giorno Giovedì, 30 dicembre 2010
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3.2. Giacomo «Boanerghes», figlio di Giuda il Galileo?

Anche in questo secondo caso, che si riferisce al Giacomo che il Nuovo Testamento indica come uno dei due figli di Zebedeo della cerchia dei dodici, occorre riportare le parole dell’autore per chiosarle come sopra, coscienti di offrire un contributo significativo a chi è desideroso di spunti critici: 

«Boanerghe e Zelota: Questi due appellativi dati a Giacomo quale combattente Jahvista[70] appartenente alla banda dei Boanerghes[71], confermati come sono dagli stessi vangeli canonici non hanno bisogno di ulteriori documentazioni[72] e commenti per quanto la Chiesa cerchi di cambiarne il vero significato rivoluzionario dicendo che Zelota fu dato a Giacomo nel significato di “zelante nell’amore per Cristo”[73] e Boanerghe perché era sua abitudine di parlare a voce alta come un tuono[74].

Ma per quanto i falsari[75] abbiano cercato di far sparire ogni traccia rivoluzionaria nella trasformazione dei Bohenerges in pacifici discepoli di Gesù, tanti sono i passi rimasti nei vangeli che testimoniano la loro originale natura estremista[76], quale quello citato da Luca che “nell’autorizzazione che i discepoli chiedono a Gesù di incendiare un villaggio samaritano perché si era rifiutato di concedergli asilo (Lc. 9,51 e segg.) ci riporta a quanto gli storici del tempo scrissero di queste squadre estremiste esseno-zelote: «Se queste bande di Galilei non ricevevano quanto chiedevano, incendiavano le case di coloro che si rifiutavano e poi li uccidevano con le famiglie». (Filone)[77].

«Distribuiti in squadre, saccheggiavano le case dei signori che poi uccidevano, e davano alle fiamme i villaggi si che tutta la Giudea fu priena delle loro gesta efferate». (Giuseppe Flavio- Guerra Giud.)[78].

Alla domanda di come sia possibile che nei vangeli si trovino passi che possano testimoniare la vera natura zelota nella squadra di Gesù quando la Chiesa avrebbe avuto tutto l’interesse di nasconderli, la risposta la troviamo nel fatto che i quattro vangeli canonici, scritti tutti nella seconda metà del II secolo[79], furono totalmente ricopiati dal vangelo che i Battisti scrissero[80], nella seconda metà del I secolo, per costruire in Giovanni Battista la figura del predicatore spirituale e del rivoluzionario zelota secondo i canoni del movimento esseno-zelota che volevano un Messia dalla duplice figura, la figura del predicatore spirituale e la figura del guerriero davidico»[81]

 



[70] Se Cascioli si riferisce a Giacomo figlio di Giuda il Galileo, questi non è mai indicato da Giuseppe Flavio come Zelota e men che meno come Boanerghes, poiché egli non conosce tale termine in tutte le sue opere. Se invece il riferimento è al Giacomo figlio di Zebedeo dei Vangeli canonici, allora esso è denominato Boanerghes solo in Mc 3,17 assieme al fratello Giovanni, ma mai Zelota. Zelota è denominato invece Simone (Lc 6,15 e At 1,13) con l’appellativo di «Cananeo» che riporta in greco i termini con radice ebraica qn’ che significa «essere zelante». Il problema di fondo consiste nel definire la natura, l’intensità e la direzione pratica dello zelo religioso.

[71] Né Giuseppe Flavio, né alcun’altra testimonianza antica, conoscono l’espressione «Boanerghes» associata all’idea di una banda.

[72] È curioso (e istruttivo) notare che i Vangeli canonici dicono il vero solo quando fa comodo a Cascioli (e a quelli che sostengono teorie simili); quando invece non sono funzionali alle sue tesi (e cioè nel 95% del testo) allora naturalmente i Vangeli affermano il falso e sono opera dei falsari della Chiesa (anche se di questo non è poi in grado di dare alcuna dimostrazione) .…

[73] Non sappiamo dove Giacomo possa essere chiamato «zelota».

[74] Le ipotesi dei significati del termine dipendono dal fatto che questo di Mc 3,17 è l’unico caso in cui ricorre il lemma in tutta la letteratura greca da Omero al XV sec. d.C., con le sole eccezioni di Eusebio nel suo Commentario ai Salmi e di Fozio lessicografo, entrambi richiamanti il testo di Marco (ricerca con Thesaurus Linguae Graecae). Per questo motivo è stata ipotizzata un’etimologia che si fonda su due segmenti della parola: boanē che sarebbe una forma di be (figli di) e –rges: sono state proposte diverse radici semitiche che possono significare: commozione, tumulto, ira, temperamento focoso, agitazione, eccitazione, tremare, agitarsi, tuonare.

[75] Riprenderemo al termine l’accusa di «falsari» ai vescovi, preti, monaci e padri della Chiesa (così definiti per avere contraffatto tutte le fonti) riportando un «ipsissimum verbum Jesu» sulla «pagliuzza e la trave».

[76] Seguendo la stessa logica dell’autore, l’argomento potrebbe naturalmente (e per assurdo) essere facilmente ribaltato: «Per quanto i cristiani dei primi secoli avessero la preoccupazione di mostrare un’immagine forte di un cristianesimo battagliero contro l’eresia, attribuendo azioni di coraggio agli apostoli e mettendo in bocca parole violente allo stesso Gesù al fine di legittimare una propria guerra di religione, non sono riusciti ad occultare la vera essenza del messaggio e della prassi di Gesù e del suo gruppo, di natura pacifica e non violenta, in opposizione all’uso della forza e secondo una separazione radicale tra Cesare e Dio!». Ma anche questa sarebbe una sciocchezza: con un pregiudizio opposto a quello di Cascioli si potrebbero cioè produrre risultati e conclusioni specularmente opposti. Ciò che conta nella ricerca storica onesta, tuttavia, è la valutazione della complessità del dato e non la strumentalizzazione dello stesso a vantaggio di una tesi preconcetta!

[77] Al contrario dello stile «esseno-zelota», ricordiamo le parole di Gesù nel discorso della montagna (Mt 5,38-48), che certo non possono essere definite “esseno-zelote” secondo la ricostruzione di Cascioli: «Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio, dente per dente. Ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello…». «Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori …». Oppure si consideri ancora, solo per fare un altro esempio tra i tanti possibili, il celebre «Rendete a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio» (Lc 20,25), un detto originale che naturalmente non si inquadra affatto in quella che era l’ottica di un fondamentalista rivoluzionario.
Interessante è anche notare che Gesù era sarcasticamente considerato, secondo una tradizione indiscussa,  «amico delle prostitute, dei pubblicani e dei peccatori»: ora, un ribelle antiromano non avrebbe mai potuto essere amico dei pubblicani, né avrebbe con loro condiviso la mensa come invece lui faceva, dal momento che questi erano visti come odiosi collaborazionisti del potere occupante.
Da ultimo occorre sottolineare, come verrà ribadito più avanti, che se quella di Gesù fosse stata veramente una  «banda» di ribelli, certamente tutti i suoi componenti sarebbero stati assieme a lui arrestati e giustiziati dai romani. Il fatto che Gesù sia stato fermato e condannato da solo (senza gli apostoli) indica chiaramente che non si trattava di un rivoluzionario in combutta con una cricca di compagni d’armi.

[78] Per un’analisi approfondita sulle differenze tra Gesù e i rivoluzionari documentati nell’ambito del I sec. si veda: B AUMBACH, G., «Die Stellung Jesu im Judentum seiner Zeit», in FZPT 20 (1973), pp. 285-305.

[79] Affermazione già abbondantemente dimostrata falsa e infondata in questo stesso scritto.

[80] Di quale Vangelo si tratti, fa parte anche questo delle deduzioni fantastiche di Cascioli; non una sola prova, solo affermazioni perentorie.

[81] Un polpettone sincretistico tra varie concezioni del giudaismo medio da far accapponare la pelle. Si potrebbe ulteriormente suggerire di fondere tutti i gruppi giudaici in un gruppo unico: oltre i Battisti, gli esseni, gli zeloti, perché non metterci anche i farisei, i sadducei e magari anche gli erodiani… Chi più ne ha più ne metta… Tutto,  purché non emerga mai il nome di «cristiano» (Christianos) o «cristianesimo» (Christianismos)! Eppure, di questi due termini, cercando solo nei testi di lingua greca tratti dal Thesaurus linguae graecae, nel I sec. si contano ben 53 occorrenze e nel II se ne contano ben 801...




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