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Documento: Il contesto storico (dal 67 a.C. al 135 d.C.)
Messo in linea il giorno Lunedì, 31 dicembre 2001
Pagina: 11/16
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Agrippa II (49-dopo il 92)

Marco Giulio Agrippa II (detto il Giovane) era figlio di Agrippa I. La nomina a re l’ebbe nel 48, come successore dello zio Erode di Calcide, che aveva ottenuto anche la sovrintendenza del Tempio di Gerusalemme e il diritto di nomina del sommo sacerdote; nel 53 fece una vantaggiosa permuta di territorio, restituendo al legato di Siria la Calcide e ricevendo in cambio le tetrarchie di Filippo, di Lisania, e una piccola eparchia posseduta da Varo. A questi territori, Nerone (54-68) aggiunse anche nel 55 altre parti della Galilea e della Perea, ovvero Tiberiade e Tarichea, e Bethsaida Giulia con 14 centri minori; il vassallo si sdebitò subito mutando il nome della capitale Cesarea in Neroniade, ma questo nome cadde presto in disuso.

Durante la carica di sovrintendente del Tempio nominò sei sommi sacerdoti e si fece costruire sul palazzo degli Asmonei un alto osservatorio per poter spiare quanto avveniva nel Tempio: irritati, i sacerdoti fecero costruire un muro che gli togliesse la visuale; sorte contestazioni, la cosa fu deferita a Nerone, e per suo comando il muro poté rimanere.

Fra le molte opere di restauro, egli intraprese un restauro del Tempio, e fece lastricare di pietra bianca le piazze della città, per dare lavoro agli operai rimasti disoccupati alla fine della fabbrica del santuario.

È assai celebre l’incontro di Agrippa con l’apostolo Paolo a Cesarea, mentre egli era tenuto in catene per ordine del procuratore Felice, nel quale Paolo fa della propria vita e dottrina un’apologia così energica, da ben disporre il re (At 25-26).

A tale incontro era presente anche la sorella Giulia Berenice, chiamata “grande regina”; essa intratteneva una relazione incestuosa col fratello, di cui si prese gioco persino Giovenale (in seguito ne ebbe un’altra con Tito, che si diceva volesse persino sposarla, ma che invece la ricacciò per ben due volte, sebbene a malincuore).

Alle prime avvisaglie della guerra romana contro i Giudei, egli cercò ed ottenne inizialmente di mantenere la pace; dopo alcuni successi, fu scacciato da Gerusalemme a sassate, per aver esortato il popolo a tollerare ancora il procuratore Floro. Tornato a Cesarea, per aver inviato tremila cavalieri di rinforzo a Gerusalemme, perdette il palazzo reale, incendiatogli dai rivoltosi della sua città.

Scoppiata la guerra, egli si schierò apertamente con i Romani, tanto che gli si ribellarono le città di Tiberiade, Tarichea e Gamala; ma Vespasiano lo aiutò a riconquistarle, e nel 75, a guerra finita, venne ricompensato per la sua fedeltà con la dignità pretoria e aumenti di territorio.

Fu in corrispondenza sia con Giuseppe Flavio, presso il quale insistette perché scrivesse una storia della grande guerra, sia con l’antagonista Giusto di Tiberiade, da lui liberato durante le ostilità. Agrippa II morì dopo il 92.




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