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Documento: Il contesto storico (dal 67 a.C. al 135 d.C.)
Messo in linea il giorno Lunedì, 31 dicembre 2001
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Seconda amministrazione romana (44-66)

Il secondo periodo di amministrazione procuratoria romana in Giudea, che andò dalla morte di Agrippa I all’inizio della grande guerra giudaica, nel suo insieme fu assai diverso e peggiore del precedente.

Anzitutto il territorio era più esteso, in quanto prima essa comprendeva la vecchia etnarchia di Archelao (Idumea, Giudea e Samaria), mentre le altre parti restavano sotto il governo di Filippo e Antipa; ora, invece, tutto il regno di Agrippa I, che superava quello di Erode il Grande a causa della Lisania, fu dato a nuovi procuratori, sempre con residenza a Cesarea. Questo stato di cose perdurò fino al 53, quando i territori di Filippo e Lisania vennero dati ad Agrippa II.

Inoltre, le condizioni del governo erano sempre più difficili, perché da una parte il popolo era sempre più intollerante del giogo straniero, e dall’altra i procuratori non fecero nulla per farsi amare, anzi, indispettirono sempre più i Giudei. Escatologia e messianismo, tensioni religiose e politiche, si univano a formare una miscela esplosiva.

Dei primi tre procuratori, non si hanno notizie: il primo fu Cuspio Fado, che mandò a morte Teuda, un predicatore che aveva promesso ai suoi seguaci di far loro attraversare il Giordano dopo averne diviso le acque, come Mosè nel Mar Rosso (At 5,361). Il secondo fu Tiberio Giulio Alessandro, durante i cui anni vi fu una terribile carestia, ed il terzo Ventidio Cumano. Sotto il governo di quest’ultimo, vi furono sommosse a causa di alcuni atti sacrileghi e soprusi. A causa di una guerra civile tra Giudei e Samaritani, in cui i rivoltosi Giudei erano capeggiati da certi Eleazaro e Alessandro, si rinnovò la ormai solita prassi di ricorso al governatore di Siria e l’invio a Cesare, ove Cumano venne esiliato, e i Samaritani rivoltosi giustiziati.

Il successore Antonio Felice (52-60), un liberto (cosa che fu criticata aspramente da Tacito2) scelto per intercessione del sommo sacerdote Jonathan, si trovò a fronteggiare il partito sempre più attivo degli Zeloti. Suo merito fu la cattura del brigante Eleazaro. Egli esitò altresì a stroncare sul nascere ogni movimento messianico, uno dei quali fu quello dell’egiziano che promise di distruggere con un cenno le mura della città. L’apostolo Paolo verrà scambiato una volta per costui3, e sarà anche da Felice messo in carcere.

Il procuratore perseguitò con ogni mezzo gli Zeloti e i Sicari, ma non esitò a servirsene per far assassinare lo stesso pontefice che aveva favorito la sua elezione.

Una disputa tra i Giudei e i Pagani di Cesarea, poiché i primi pretendevano la cittadinanza, finì anche questa volta con massacri e con due delegazioni a Cesare, fatto che procurò la sostituzione di Felice con Porcio Festo (60 è la data più probabile, ma è assai discussa)4.

Festo (60-61,62) trovò la regione a lui affidata in uno stato di semianarchia, e continuò la caccia dei rivoltosi; anch’egli poi ebbe a che fare con predicatori di instaurazione messianica. Ma, tutto sommato, fu governatore corretto: per merito suo andò a buon fine una disputa tra Agrippa II e i sacerdoti a proposito di un muro del Tempio. Con Paolo fu equo, e lo inviò a Roma per l’appello a Cesare5.

Nell’intervallo tra la morte del procuratore e l’invio del suo successore, il sommo pontefice Anano (Anna), figlio dell’Anna che compare nella passione di Gesù, approfittò della vacanza politica per mandare a morte alcune persone che odiava, tra cui Giacomo il Minore (detto Giacomo fratello del Signore), capo del gruppo dei seguaci di Gesù a Gerusalemme6; per questo, il pontefice si meritò la deposizione.

Il successore Lucceio Albino (61,62-64,65), si rivelò per la Giudea un disastro: Giuseppe Flavio lo descrive come scellerato e ladro. Quando seppe che il suo successore era in viaggio per sostituirlo, svuotò le carceri ammazzando alcuni prigionieri, altri liberandoli dietro compenso; così, dice Giuseppe, “la prigione fu vuota di carcerati, ma il paese fu pieno di ladri”7.

Nonostante tutto, quando grazie alla benevolenza di Poppea arrivò il nuovo procuratore Gessio Floro (64-66), i Giudei rimpiansero il precedente; la sua condotta ingiusta verso i provinciali venne ostentata come pompa, la collaborazione coi briganti era evidente.

Nel frattempo un certo Gesù figlio di Anano, secondo i racconti di Giuseppe, non cessava di gridare dalle mura del Tempio “Guai a Gerusalemme!”

Quando nella pasqua del 66 il legato di Siria Cestio Gallo salì a Gerusalemme, una ingente folla di Giudei si lagnò dell’iniquo governatore, ma senza ottenere ascolto. A maggio del 66, da Roma giunse la sentenza imperiale circa la vertenza tra i pagani e i giudei di Cesarea scoppiata sotto Felice, infausta per i Giudei. La notizia a Gerusalemme infiammò gli animi; e contribuì a scaldarli il furto di 17 talenti dal tesoro del Tempio da parte di Floro, per i quali i Giudei lo schernirono come un poveraccio. Floro, allora, fece uccidere e flagellare un gran numero di patrizi Giudei, senza neppur risparmiare i cittadini romani.

L’ultimo oltraggio fu l’imposizione al popolo di salutare le truppe che uscivano o entravano in città; essi, loro malgrado, si sottomisero a farlo, ma Floro, desideroso di discordia, ordinò ai soldati di non rispondere altrettanto. Dalla rivolta da qui scaturita, le truppe stavolta ebbero la peggio; molti Giudei si rifugiarono nel Tempio, e lo isolarono dalla fortezza Antonia.

Farisei e Sadducei cercavano una mediazione, Zeloti e Sicari volevano la battaglia; la mediazione di Agrippa II, accorso ad implorare la pace, ebbe breve fortuna. Nel contempo, Nerone negava ai Giudei la cittadinanza di Cesarea, contribuendo in tal modo ad infiammare gli animi.

La decisione di non compiere più nel Tempio il quotidiano sacrificio per l’imperatore, fu l’offesa che segnò l’inizio delle ostilità.


1 “Infatti tempo fa venne fuori Teuda, che si spacciava per un personaggio straordinario, e gli andò dietro un gran numero di uomini, quasi quattrocento. Ma quando fu ucciso, tutti i suoi aderenti furono dispersi e si ridussero a nulla”.

2 Historiae V, 9.

3 At 21, 38: “Allora non sei quell'Egiziano che in questi ultimi tempi ha sobillato e condotto nel deserto i quattromila ribelli?”

4 Cfr. U. HOLZMEISTER, Storia dei tempi del Nuovo Testamento, Casale, 1950, pp. 107-112.

5 At 26, 31-32.

6 Antiquitates Iudaicae XX, 200.

7 Antiquitates Iudaicae XX, 215.




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