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Documento: Il contesto storico (dal 67 a.C. al 135 d.C.)
Messo in linea il giorno Lunedì, 31 dicembre 2001
Pagina: 13/16
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Prima guerra giudaica (66-74)

Agrippa era subito ritornato nella sua regione, avendo inviato tremila cavalieri a presidio di Gerusalemme; essi, però, si trovarono immediatamente accerchiati, e si rifugiarono nella fortezza di Erode con i Romani. Usciti di lì dietro promessa di salvacondotto, vennero invece massacrati, assieme al pacifista pontefice Anania. Nell’ottobre-novembre del 66 Cestio Gallo, legato della Siria, calò in Palestina con la legione XII Fulminata e con altre truppe ausiliari, incendiando alcune città e tentando un assalto al Tempio, fallito; ritiratosi, venne inseguito dai Giudei i quali ad Antipatride uccisero circa seimila soldati, e tornarono in città carichi di preda e trionfanti. Il successo ottenuto non fece altro che eccitare le speranze dei rivoltosi; alcuni Giudei, allora, preferirono sfollare e mettersi in salvo. È molto probabile che risalga a questo momento la fuga dei Cristiani a Pella, secondo quanto predetto da Gesù1, di cui ci parlano gli storici Eusebio ed Epifanio2.

A Gerusalemme vennero nominati capitani Giuseppe figlio di Gorione e il sommo sacerdote del 62 Anano; tra i comandanti delle altre toparchie spicca Giuseppe, il futuro storico dei medesimi avvenimenti. Si prepararono fortificazioni, si fece incetta di grano, e si finì il muro di Agrippa I. Frattanto gli Zeloti occupavano le fortezze di Masada, Macheronte e Gerico.

La notizia della rotta di Cestio raggiunse nel 67 Nerone; egli sostituì il legato di Siria con Vespasiano, e lo incaricò, coadiuvato dal figlio Tito, di riportare la pace. Con tre legioni, la V Macedonica, la X Fretensis e la XV Apollinaris, più altre truppe alleate, egli sbarcò a Tolemaide e avanzò verso la Galilea con circa 60.000 uomini. Le truppe di Giuseppe, timorose, si diedero alla fuga, ed i rimanenti ripararono a Iotapata. Espugnata la piazzaforte dopo 47 giorni, Vespasiano distrusse la città, e Giuseppe si nascose in una cisterna per sfuggire alla morte. Trovato e condotto davanti al generale Vespasiano, gli predisse la carica imperiale, ottenendo il suo compiacimento e la vita: resterà in custodia dei romani, legato da una catena per due anni, fino all’avverarsi della profezia, quando potrà riottenere la libertà.

Nel frattempo, le città della Giudea cadevano una dopo l’altra; a Gerusalemme imperversavano i rivoltosi Zeloti al comando di Giovanni di Ghiscala, che elessero a sommo sacerdote lo zotico Phanni; i sommi sacerdoti Giovanni, Anano e Gesù vennero uccisi. Mentre i gerosolimitani si azzannavano a vicenda, con gli Idumei per un certo periodo accorsi in aiuto degli Zeloti, Vespasiano attendeva il momento opportuno per il contrattacco; invero il primo luglio del 69 veniva proclamato imperatore (lo sarà sino al 79) e partiva alla volta di Roma, lasciando in Palestina il figlio Tito.

Verso la Pasqua del 70, Tito raggiunse Gerusalemme, e lentamente iniziò a circondarla ed a superarne le difese esterne, costruendovi poi intorno un muro, per isolarla dall’esterno e prenderla per la fame. Venne presa la fortezza Antonia, forse il 2 luglio, e rasa al suolo; il sacrificio del Tempio venne interrotto per mancanza di personale, e da allora non venne mai più offerto.

Contro la volontà di Tito, a causa di un tizzone ardente gettato dentro una apertura, il Tempio venne incendiato e devastato, probabilmente il 6 agosto; Tito fece appena in tempo ad entrare nel Santo dei Santi, come aveva fatto Pompeo un secolo prima.

Presa la città bassa, l’esercito si volse alla regione alta, ove si trovava Giovanni di Ghiscala, fuggito con alcuni tesori ed il paludamento pontificale. Catturato, farà parte del corteo trionfale a Roma, ricordato dall’arco di Tito. Tito, in seguito, succederà al padre nell’impero (79-81).

La città venne totalmente distrutta; l’offerta al Tempio venne tramutata in offerta al tempio di Giove sul Campidoglio, vennero fatti 97.000 prigionieri venduti come schiavi. La Palestina venne dichiarata proprietà di Vespasiano, che ne distribuì molte terre ai veterani, e la Giudea divenne provincia imperiale con Lucilio Basso per legato. Basso si occupò di espugnare l’Herodium e la fortezza di Macheronte, mentre il suo successore Flavio Silva si impadronì nella primavera del 73 della fortezza di Masada, i cui assediati si diedero la morte l’un l’altro. Degli Zeloti, molti fuggirono in Egitto e a Cirene, continuando le agitazioni, ma vennero messi in breve a tacere.


1 Lc 21, 20-23: “Ma quando vedrete Gerusalemme circondata da eserciti, sappiate allora che la sua devastazione è vicina. Allora coloro che si trovano nella Giudea fuggano ai monti, coloro che sono dentro la città se ne allontanino, e quelli in campagna non tornino in città; saranno infatti giorni di vendetta, perché tutto ciò che è stato scritto si compia”.

2 Historia Ecclesiastica III, 5, 3: “Secondo un oracolo comunicato per rivelazione, era stato ordinato ai fedeli di Gerusalemme di sfollare dalla capitale e di abitare in una città della Perea chiamata Pella”. Epifanio dice che “furono avvisati tutti da un angelo” (Adversus haereses XXIX, 7, 8; XXX, 2, 7).




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