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Documento: Il contesto storico (dal 67 a.C. al 135 d.C.)
Messo in linea il giorno Lunedì, 31 dicembre 2001
Pagina: 14/16
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Seconda insurrezione giudaica (115-117)

Sotto l’impero di Tito, Domiziano (81-96) e Nerva (96-98), vi fu tranquillità in Palestina; tuttavia, la distruzione di Gerusalemme non aveva del tutto sopito la spinta rivoluzionaria, che si ripresentò quasi un cinquantennio più tardi. La grande prova a cui erano stati sottoposti i Giudei, faceva pensare ad alcuni ad una imminente venuta del Messia liberatore.

Mentre l’imperatore Traiano (98-117) conduceva le sue gloriose campagne contro i Parti al di là del Tigri, scoppiò la rivolta tra i Giudei lungo tutta una striscia dal Tigri sino a Cirene, ove i Giudei fremevano ripensando alla sconfitta del 70 e anelavano alla ricostruzione messianica della loro nazione. I Giudei di Alessandria e dell’Egitto, e quelli di Cirene, si sollevarono nel 115 con violenza contro i loro compaesani non circoncisi; nel frattempo, Traiano scampava fortunosamente ad uno spaventoso terremoto ad Antiochia, un evento che venne interpretato dagli insorti come un segno rivelatore dell’imminente venuta del Messia, e contribuì ad intensificarne le speranze.

La sollevazione si propagò su larghissima zona, soprattutto nelle città di Tebe, Alessandria, Cipro e Cirene, e venne sedata con fatica dall’esercito romano guidato da Marcio Turbone nel 116. Lo stesso avveniva in Mesopotamia mentre Traiano era a Ctesifonte; la rivolta fu osteggiata con maggior vigore dalle truppe di Lusio Quieto, che mise a ferro e fuoco le città di Nisibi, Seleucia ed Edessa, per poi recarsi in Palestina come governatore. A Gerusalemme, che era rimasta probabilmente estranea alla rivolta, la popolazione era cresciuta dopo la distruzione del 70, e si pensava alla ricostruzione; consta che tra le rovine del Tempio si svolgessero pii pellegrinaggi.




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