Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: Il contesto storico (dal 67 a.C. al 135 d.C.)
Messo in linea il giorno Lunedì, 31 dicembre 2001
Pagina: 15/16
Precedente Precedente - Successiva Successiva


Ultima guerra giudaica (132-135)

Il successore di Traiano, Adriano (117-138), abbandonò la politica del suo predecessore, e si ritirò non solo dalla guerra con i Parti, ma anche dalle regioni recentemente conquistate, riportando i confini dell’impero sull’Eufrate; tale atteggiamento suscitò il disappunto dei generali di Traiano, molti dei quali vennero rimossi e talora eliminati: Lusio Quieto e Marcio Turbone furono trasferiti il primo a Roma e il secondo in Mauritania.

Intanto l’imperatore viaggiava per tutto l’impero a sincerarsi della condizione dei suoi possedimenti, seguito da uno stuolo di agrimensori, ingegneri ed esperti costruttori, per progettare migliorie e ricostruzioni ove fosse necessario; di qui il soprannome di restitutor stampato su alcune sue monete.

Quanto a Gerusalemme, ordinò che fosse riedificata col nome di Colonia Aelia Capitolina, in stile ellenistico e con un tempio di Giove in luogo del vecchio Tempio ebraico. Così in un colpo le speranze riportateci dagli Oracoli sibillini, in cui si vagheggiava un Adriano novello Ciro, riedificatore del Tempio giudaico, lasciarono il posto alla realtà: non un novello Ciro, ma un novello Antioco Epifane. Nel frattempo veniva vietata con decreto la circoncisione, sotto la pena capitale disposta dalla lex Cornelia de sicariis et veneficis; ciò avvenne non in odio verso i Giudei, ma in ossequio ad una applicazione di princìpi giuridici fissati in quel periodo nel diritto romano. Tuttavia, entrambi i provvedimenti spinsero ad una rivolta non inferiore a quella del 70, anche se purtroppo le testimonianze storiche in merito ad essa sono meno precise, mancando il resoconto di Giuseppe Flavio.

La sommossa iniziò quando l’imperatore partì per la Grecia, nel 132, sotto la guida di Simone Bar Kokhebhah, che da alcuni, tra i quali spiccava il grande rabbi Aqiba, venne preso per il Re Messia. La tradizione rabbinica non accenna a miracoli da lui operati; secondo Giustino1 ed Eusebio2 perseguitò in qualche modo i Cristiani a motivo della loro neutralità nella battaglia e della loro ostinazione nel ritenere Gesù il Messia.

Secondo l’antica tattica maccabaica, i rivoltosi occuparono e fortificarono rocce, caverne e dirupi, ed approntarono trincee, trasformando tutta la Giudea in un campo di battaglia; il legato di Giudea Tineio (Tiranno) Rufo, fu costretto ad una graduale ritirata, dopo aver abbandonato Gerusalemme, nella quale Bar Kokhebhah incominciò a battere moneta con scritte inneggianti alla liberazione di Israele, e cercò di attendere alla ricostruzione del Tempio. Né l’accorso legato di Siria Publicio Marcello servì a cambiare la situazione.

Adriano chiamò allora dalla Britannia il suo migliore generale Giulio Severo, e si recò egli stesso a ispezionare il teatro delle operazioni, preparando assieme all’architetto Apollodoro piani di attacco delle fortificazioni israelite. La battaglia fu assai faticosa, e la difesa alquanto tenace; ma le truppe romane ebbero la meglio, e costrinsero Bar Kokhebhah a riparare nell’ultima fortezza a lui rimasta, quella di Bethar, odierno Bittir; là venne assediato, debellato passato a fil di spada nella prima metà del 135.

Dagli scritti di Dione Cassio risulta che la repressione fece assai più vittime che all’epoca di Tito, circa 600.000 persone; gli schiavi giudei messi in vendita furono numerosissimi, a tal punto che, a causa dell’abbondanza della merce, sui mercati di Hebron, Gaza ed Egitto uno schiavo ed un cavallo costavano lo stesso.

Dopo aver causato quello che Dione definì un deserto, Adriano procedette senz’altri ostacoli all’edificazione di Elia Capitolina su modello ellenistico, con un nuovo assetto e bagni, teatro, templi ed edifici pubblici. Sulla porta meridionale della città fu innalzata come trofeo l’effigie del porco, emblema della legione X Fretensis; sulle rovine del Tempio venne eretto un sacello a Giove Capitolino, con una statua equestre dell’imperatore; nella regione del sepolcro di Gesù sorse un tempio ad Afrodite.

Ai Giudei superstiti fu proibito sotto pena di morte di metter piede sul posto dell’antica Gerusalemme, cosicché ad essi, secondo le parole di Tertulliano, “venne solamente permesso di guardarla cogli occhi da lontano”3. Se prima era impossibile per un pagano entrare nel Tempio, ora è impossibile per un Giudeo entrare nella sua città santa, ove il Sancta sanctorum era stato sostituito dalla statua di Giove.

Così il Ricciotti concludeva la sua storia d’Israele, nel commentarne il triste epilogo: “Da quel giorno i Giudei hanno avuto per città il mondo intero, e per Tempio il proprio cuore”4.


1 Apologia I, 31.

2 Chronicon II, 168 ss.

3 Adversus Iudaeos XIII.

4 G. RICCIOTTI, Storia d’Israele, Torino, 19495, vol. II, p. 539.




Precedente Precedente - Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Il giudaismo
Il giudaismo

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke