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Documento: Il contesto storico (dal 67 a.C. al 135 d.C.)
Messo in linea il giorno Lunedì, 31 dicembre 2001
Pagina: 6/16
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Erode antipa (4 a.C. – 39 d.C.)

Non essendo riuscito a far valere il secondo testamento del padre, Antipa si dovette accontentare della tetrarchia della Galilea e della Perea. Nelle monete, in Giuseppe Flavio e nel Nuovo Testamento, egli è chiamato semplicemente Erode1, e questa omonimia con il padre diede talora adito a confusioni, già deplorate da Girolamo2.

Antipa si scelse come capitale della tetrarchia Sefforis, da allora detta Autocratoride o Cesarea, in seguito Diocesarea; più tardi si trasferì nella città da lui edificata sul lago di Genezareth, Tiberiade, in onore del nuovo imperatore Tiberio (14-37).

La moglie legittima di Antipa era una principessa nabatea, figlia del re Areta IV; questa moglie, però, venne da lui messa da parte per sposare Erodiade, una donna che egli aveva incontrato a Roma, forse nel 28, della quale si innamorò, e che fu la causa della sua rovina politica.

Erodiade, però, era nipote di Antipa, perché figlia del defunto fratellastro di lui Aristobulo; per giunta, essa era anche sua cognata, in quanto già maritata ad un altro suo fratellastro, di nome Erode Filippo, che era ancora in vita. La legge giudaica non permetteva che Antipa sposasse una sua nipote e cognata, vivente il marito legittimo; ma Erodiade tornò in Galilea al fianco dello zio Antipa assieme a Salome, la di lei figlia, che, andrà poi in sposa al tetrarca Filippo. La legittima moglie di Antipa, risaputa la cosa, fuggì dal padre Areta IV prima di essere ripudiata.

Giovanni Battista fu il solo ebreo che, nello sdegno generale, ebbe il coraggio di accusare pubblicamente Antipa di incesto, e per questo, oltre che per opportunità politica, venne arrestato e imprigionato a Macheronte. Dopo alcuni mesi, secondo i racconti degli evangelisti Matteo3 e Marco, la figlia di Erodiade, Salome, dopo aver danzato per il patrigno, chiese la testa del Battista su un vassoio al tetrarca, il quale le aveva promesso di esaudirla in ogni cosa; e, forse malvolentieri, egli fu costretto ad esaudirla. Anche Giuseppe Flavio parla di questa uccisione, ma la attribuisce piuttosto alla preoccupazione che destava il movimento di folla che si era creato attorno al Battista4.

A questo punto, il re nabateo Areta scese in campo a vendicare l’oltraggio subito dalla figlia; sconfisse militarmente Antipa nel 36, ed al tetrarca non rimase che ricorrere a Roma. Tiberio comandò il legato di Siria Vitellio di catturare vivo o morto Areta; ma questi obbediva malvolentieri, ostile come era ad Antipa. Giunto a Gerusalemme, venne a sapere che Tiberio era morto (16 marzo del 37): di qui il pretesto per fermare l’esercito, e non disturbare Areta.

Nel frattempo, il territorio già del tetrarca Filippo era stato assegnato dal nuovo imperatore Caligola (37-41) all’amico Erode Agrippa I, nipote di Antipa e fratello di Erodiade, con il titolo di re; quest’ultima, invidiosa, spinse Antipa a recarsi a Roma per ottenere la medesima dignità. Erode Agrippa, avuto il sentore di un colpo di mano, inviò a sua volta a Roma un liberto, con lettere accusatorie contro Antipa, accusandolo di trattative con i Parti: ottenne così non donativi e titoli regali, ma l’esilio a Lione nelle Gallie, assieme alla moglie Erodiade. La Perea e la Galilea, allora, passarono direttamente ad Agrippa.


1 Si veda ad esempio Lc 3, 19: “Il tetrarca Erode”.

2 In Matthaeum II, 22.

3 14,3-11: “ Ora Erode, dopo aver preso e messo in catene Giovanni, l'aveva gettato in carcere a causa di Erodiade, la moglie di suo fratello Filippo. Diceva infatti Giovanni: «Non ti è lecito tenerla!». Pur volendo metterlo a morte, era trattenuto dal timore del popolo che lo teneva per profeta. Una volta, in occasione del compleanno di Erode, la figlia di Erodiade danzò in pubblico e piacque tanto ad Erode, che con giuramento promise di darle qualunque cosa gli avesse chiesto. Ella perciò, istigata da sua madre, chiese: «Dammi qui, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista».Il re ne fu contristato; ma a causa del giuramento e per riguardo ai commensali ordinò che fosse accolta la sua richiesta e mandò ad uccidere Giovanni nel carcere. La sua testa fu portata su un vassoio e consegnata alla fanciulla e questa la porse a sua madre”. Cfr. Mc 6,14-19.

4 Antiquitates XVIII, 118-119: “Temendo Erode la sua grandissima capacità di persuadere la gente, che non portasse a qualche sedizione - parevano infatti pronti a fare qualsiasi cosa dietro sua esortazione - ritenne molto meglio, prima che ne sorgesse qualche novità, sbarazzarsene prendendo l’iniziativa per primo, piuttosto che pentirsi dopo, messo alle strette in seguito ad un subbuglio. E [Giovanni] per questo sospetto di Erode fu mandato in catene alla già citata fortezza di Macheronte, e colà fu ucciso”.




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