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Documento: Il contesto storico (dal 67 a.C. al 135 d.C.)
Messo in linea il giorno Lunedì, 31 dicembre 2001
Pagina: 8/16
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Ponzio Pilato (26-36)

La decennale amministrazione di Pilato e la sua persona sono presentate in cattiva luce sia da Giuseppe Flavio, sia da Filone Alessandrino; i vangeli sono forse la fonte a lui meno ostile. In Filone abbiamo la descrizione che ne fece il re Agrippa I, dipingendolo come venale, violento, angariatore e tirannico nel suo governo; egli lo biasima innanzitutto per il suo carattere inflessibile, ostinato e crudele, ma ancor di più per le “le innumerevoli e continue uccisioni”1.

Secondo Giuseppe, uno dei suoi primi atti di governo fu l’ordine impartito ai soldati che da Cesarea si recavano a Gerusalemme di entrarvi portando seco, per la prima volta, le insegne con l’effigie dell’imperatore; lo fece nottetempo, per mettere i Giudei davanti al fatto compiuto. Il giorno appresso, costernati da tanta profanazione, molti Giudei corsero a Cesarea per implorare la rimozione delle insegne, “prostrati per cinque giorni e cinque notti”; Pilato, irritato da tale insistenza, li fece circondare dai soldati con le spade sguainate. Ma essi, “come se fossero già d’accordo, si gettarono giù in massa, e inchinato il collo si gridarono pronti a farsi ammazzare piuttosto che trasgredire la legge. Straordinariamente impressionato da così potente religiosità, Pilato comandò di portar subito via le insegne da Gerusalemme”2.

Più tardi, il governatore si permise di attingere al tesoro del Tempio per finanziare la costruzione di un acquedotto, cosa che provocò diverse manifestazioni della folla; allora Pilato, travestiti alcuni soldati da Giudei e sparpagliatili tra la gente, fece prendere a randellate i manifestanti3.

Un’altra volta, racconta Filone, il governatore espose certi scudi dorati con il nome dell’imperatore al palazzo di Erode a Gerusalemme; ma questa volta, i nobili protestarono direttamente con l’imperatore, il quale ingiunse a Pilato di rimuovere gli scudi e farli appendere nel tempio di Augusto a Cesarea4. Questa arrendevolezza di Tiberio ci fa ipotizzare che ciò sia avvenuto solo dopo la morte di Seiano (31), onnipresente ministro di Tiberio e nemico dei Giudei, e probabilmente anche dopo l’uccisione di Gesù.

Nel processo a Gesù gli accusatori del Sinedrio contano sulla sua fedeltà all’imperatore, e presentano Gesù come un sovversivo che si vuole sostituire a Cesare5; Pilato invece pare essere riluttante a condannarlo6. Egli fa scrivere sulla croce il motivo della condanna, e nonostante la protesta dei sacerdoti, non permette che essa sia modificata7. Dietro richiesta di Giuseppe di Arimatea, concede il cadavere di Gesù per la sepoltura8.

Alla fine, Pilato stesso fu la vittima del suo modo di governare; nel 35 uno pseudoprofeta samaritano promise ai suoi seguaci che avrebbe mostrato loro gli arredi del Tempio di Mosè, che si credevano nascosti nel monte Garizim. Il governatore, raggiunta la sommità del monte, fece trucidare un gran numero di presenti, e in seguito mise a morte i più ragguardevoli tra quelli che aveva arrestato. La comunità samaritana, allora, presentò formale protesta al legato di Siria, Vitellio, diretto superiore di Pilato; egli l’accolse con premura, perché i Samaritani erano noti per la loro fedeltà a Roma, destituì Pilato e lo mandò a Roma a discolparsi9. Correva l’anno 36. Ma quando Pilato giunse a Roma, trovò che Tiberio era morto (16 marzo 37). In che modo finì il condannatore di Gesù, è ignoto alla storia: alcuni lo fanno suicida (stante il vezzo di Caligola di far suicidare i colpevoli, non è impossibile), mentre la successiva leggenda gli attribuì mirabolanti avventure, destinandolo ora all’inferno, ora al paradiso come santo.


1 Legatio ad Caium CCCII, 4. Ed. L. Cohn - S. Reiter, Berlin, 1915.

2 Bellum Iudaicum II, 174. Cfr. Antiquitates Iudaicae XVIII, 55-59.

3 Antiquitates Iudaicae XVIII, 60-62. Bellum Iudaicum II, 175-177.

4 Legatio ad Caium CCXCIX-CCCVI.

5 Gv 19,12: “ Da quel momento Pilato cercava di liberarlo. Ma i Giudei continuavano a gridare: «Se tu liberi costui, non sei amico di Cesare. Chiunque si fa re, si oppone a Cesare».

6 Mt 27,23-24: «Ma che male ha fatto?». Ed essi gridavano più forte: «Sia crocifisso!». Pilato, visto che non otteneva nulla e che, anzi, stava sorgendo un tumulto, prese dell'acqua e si lavò le mani davanti alla folla dicendo: «Sono innocente del sangue di questo giusto: voi ne risponderete».

7 Gv 19,19-22: «  Pilato aveva scritto anche un cartello e l'aveva posto sopra la croce. Vi era scritto: «Gesù il Nazareno, il re dei Giudei» […]I sacerdoti-capi dei Giudei dissero allora a Pilato: «Non lasciare scritto: "Il re dei Giudei", ma scrivi: "Costui disse: sono il re dei Giudei"». Rispose Pilato: «Ciò che ho scritto, ho scritto».

8 Mt 27,57-58: “ Quando fu sera, venne un uomo ricco di Arimatea, di nome Giuseppe, il quale era anch'egli discepolo di Gesù; egli andò da Pilato e gli chiese il corpo di Gesù. Pilato ordinò che gli fosse consegnato”.

9 Antiquitates Iudaicae XVIII, 85-89.




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