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Documento: L. Cascioli e le prove dell'inesistenza storica di Gesù di Nazareth -2
Messo in linea il giorno Giovedì, 30 dicembre 2010
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2.1. La datazione dei manoscritti, in specie, dei papiri neotestamentari: l’approccio della Critica textus

È parere pressoché unanime tra gli studiosi del cristianesimo antico e della letteratura cristiana antica che vari scritti evangelici in forma narrativa - accanto alle testimonianze epistolari, i «testimonia», i «logia» riferiti a Gesù e altre forme testuali quali l’Apocalisse - circolassero tra le comunità giudeo-cristiane e cristiane del Mediterraneo con una certa abbondanza già a partire dal I sec. e, con maggiore certezza, nella prima metà del II sec. La produzione dei testi operata dalle comunità cristiane dei primi due secoli fu decisamente maggiore rispetto agli scritti che confluirono nella raccolta canonica secondo il discernimento ecclesiale. Tale dato risulta anche dalla testimonianza patristica oltre che dalle scoperte archeologiche e papirologiche. Le testimonianze manoscritte, secondo il consenso della papirologia e della paleografia, sono in grado di demolire definitivamente la vecchia ipotesi di una redazione tarda dei testi neotestamentari collocata nella seconda metà del II sec.

Anzitutto occorre sottolineare un dato poco conosciuto ai non addetti ai lavori. Nessun testo dell’antichità - come ci ricorda la critica testuale della filologia classica e romanza - ci è giunto nella sua forma «originale». Per questo motivo occorre passare al vaglio le varie tradizioni testuali nel tentativo di stabilire il cosiddetto «archetipo» capace di restituire l’ipotetico originale che resta pur sempre soltanto un’ipotesi di lavoro critico[13].

Va notato però il fatto straordinario secondo cui alcune parti di testi che furono redatte dalla tradizione cristiana nell’ambito del I sec. risultino già, in parte e in modo frammentario, documentate con papiri in forma di codice a partire dallo stesso I sec. o, certamente, dalla prima metà del II sec. Nessun altro testo dell’antichità può vantare una prossimità tale di documentazione manoscritta quanto i testi neotestamentari[14].

Aggiungiamo anche che nessun altro testo antico della cultura greca, romana - dai poemi classici (Iliade, Odissea, Eneide), ai trattati filosofici (greci e romani), ai testi teatrali o poetici, agli storici greci e romani – può vantare una sua forma canonicamente definita nell’attestazione manoscritta quanto la Bibbia cristiana, che già nella metà del IV sec. produceva codici di pergamena completi, dei quali ci restano il Codex Vaticanus (B)[15] e il Codex Sinaiticus[16].

Occorre infatti attendere il medioevo per riscontrare manoscritti di altre opere antiche. Solo attorno al X sec. ritroviamo i primi manoscritti completi dei grandi codici culturali dell’antichità. Lo stesso Flavio Giuseppe, fonte come vedremo di assoluta affidabilità per Luigi Cascioli al fine di smontare tutte le testimonianze cristiane, è conosciuto attraverso manoscritti dell’XI e del XII sec. e, precedentemente, solo attraverso citazioni di padri della Chiesa (Eusebio di Cesarea in primis) dei quali possediamo invece manoscritti più antichi. Anche le scoperte di Oxyrhynchus e di Nag Hammadi altro non fanno che confermare l’importanza del dato cristiano, già affermato e conosciuto nell’arco del I sec. e ulteriormente sviluppato nel corso del II sec. Anzi, è noto che buona parte della letteratura profana fu salvata dalla tradizione cristiana medievale.

Affermare che tutto il Nuovo Testamento fu scritto a partire dalla seconda metà del II sec. significa non avere neppure la più pallida idea del dato materiale dal quale è sempre prudente partire per un orientamento sicuro nella datazione storica[17].

Ribadiamo quindi i fatti: a partire dal IV sec. la tradizione cristiana ha ricopiato tutto il testo completo in greco dell’Antico Testamento e del Nuovo Testamento in un unico codice manoscritto. Tali testi sono già, per frammenti o per sezioni testuali significative, documentati dal II al III sec. come è possibile osservare nell'utile tabella riportata di seguito, prodotta da Gianluigi Bastia (curatore di un sito Internet dedicato a questi temi, molto ben documentato[18]).

La tradizione ebraica ha conservato il testo del TaNaK completo (le sacre Scritture ebraiche) entro la tradizione masoretica Ben Asher con il Codice di Aleppo (inizio X sec.) o il Codice di Leningrado (inizio XI sec.).

Tacito, Svetonio, Dione Cassio, Flavio Giuseppe, Filone Alessandrino e altri sono invece documentabili nella loro opera completa dopo il X sec.

Anche solo questi dati dovrebbero già aiutare lo storico serio a farsi un’idea chiara sulla datazione, la provenienza, l’ampiezza, la collocazione dei manoscritti e del loro contenuto. 

Schema sintetico presentato da Gianluigi Bastia presso il suo sito Internet:[19]       

               Libro

            Manoscritto

           Attribuzione

          Data (d.C.)

Matteo

P64 = P.Magd. Gk. 18

Mt 26:7-8,10,14-15,22-23,31-33

II-III sec

P67 = P.Barc 1

Mt 3:9,15; 5:20-22,25-28

II-III sec.

P77 = P.Oxy. LXIV 4405

Mt 23:30-39

fine II sec.

P103 = P.Oxy. LXIV 4403

Mt 13:55-56; 14:3-5

II-III sec.

P104 = P.Oxy. LXIV 4404

Mt 21:34-37

II sec.

Marco

P45=P.Ch.B. I + Pap.Vindob. G. 31974

Ampi stralci di Mt, Mc, Lc, Gv e Atti

III sec.

Luca

P4 = Suppl. Gr. 1120

Luca 1:58-59; 1:62-2:1,6-7; 3:8-4:2, 29-32, 34-35; 5:3-8; 5:30-6:16

II-III sec.

P75 = P.Bodmer XIV-XV

Ampie porzioni

III sec.

Giovanni

P52 = P.Ryl. Gk. 457

Gv 18:31-33, 37-38

II sec.

P90 = P.Oxy. L 3523

Gv 19:2-7, 18:36-19:1

II sec.

P66 = P.Bodmer II

Testo completo

fine II sec.

P75 = P.Bodmer XIV-XV

Testo completo

III sec.

Atti

P48 = P.Flor. PSI 1165

Atti 23:11-17; 23:25-29

III sec.

P53 = P.Mich. inv. 6652

Atti 9:33-43; 10:1

III sec.

Romani

P46 = P.Mich. inv. 6238 + P.Ch.B. II

Ampie porzioni

fine II sec.

1,2 Corinti

Galati

Efesini

Filippesi

Colossesi

1 Tessalonicesi

2 Tessalonicesi

P30 = P.Gent Inv. 61

2 Tess. 1:4-5; 1:11-12

III sec.

1,2 Timoteo

Codice Sinaitico א

Testo Completo

IV sec.

Tito

P32 = P.Ryl. Gk. 5

Tito1:11-15; 2:3-8

II-III sec.

Filemone

P87 = P.Köln inv. n. 2

Filemone 13-15; 24-25

III sec.

Ebrei

P46 = P.Mich. inv. 6238 + P.Ch.B. II

Testo Completo

fine II sec.

Giacomo

P20 = P.Princ. AM 4117

Gc 2:19-3:2; 3:3-9

III sec.

P23 = P.Illinois G.P. 1229

Gc 1:10-12,15-18

II-III sec.

1,2  Pietro

P72 = P.Bodmer VIII

Ampie porzioni

III-IV sec.

1 Giovanni

P9 = P.Harvard Inv. 3736

1 Gv 4:11-12,14-17

III sec.

2,3 Giovanni

Codice Sinaitico א

Testo Completo (con varianti)

IV sec.

Giuda

P72 = P.Bodmer VIII

Giuda 1-25

III-IV sec.

P78 = P.Oxy. XXXIV 2684

Giuda 4-5; 7-8

III-IV sec.

Apocalisse

P98 = P.IFAO 237B

Apoc. 1:13-20

II sec.

La scoperta dei papiri di Oxyrhynchus (a partire dal 1896) ha apportato un ulteriore decisivo contributo alla ricerca[20] sulla datazione dei testi neotestamentari.
Una seconda tavola sinottica, relativa a questi papiri (alcuni dei quali sono stati segnalati anche nello schema precedente), è riportata nel sito curato da Gianluigi Bastia.[21]

Non abbiamo purtroppo spazio per approfondire singolarmente le discussioni relative ai più antichi manoscritti che riportano testi il cui contenuto riguarda la figura di Gesù. Segnaliamo solo alcuni dei più significativi e rimandiamo alla bibliografia di settore. 

A) Papiro di Rylands (P52), frammenti del Vangelo secondo Giovanni (Gv 18,31-33. 37-38), datato attorno al 125 d.C. [22]

Tale papiro documenta che nella prima metà del secondo secolo i Vangeli erano certamente stati redatti (Gv è infatti, secondo la critica, l’ultimo ad essere stato scritto: i sinottici sono tutti precedenti). Il frammento appartiene già ad un codice[23], perché è scritto su entrambi i lati; inoltre occorre naturalmente retrodatare ulteriormente la sua composizione effettiva, perché il papiro testimonia che i Vangeli a quell’epoca avevano già avuto il tempo di diffondersi molto al di là dei luoghi di origine (comunemente Gv è appunto datato intorno all'ultimo decennio del I sec).

B) Papiro Chester Beatty II (P46), Corpus paulinum, del II o, addirittura, del I sec[24].

C) Papiri di Magdalen (P64), frammenti del Vangelo di Matteo, del II sec (la revisione papirologica di Carsten Peter Thiede e conseguente possibile ridatazione al I sec è contestata da molti)[25].

D) Papiro Egerton 2 del II sec. Aggiungiamo anche la segnalazione di questo papiro importantissimo per la documentazione del fatto cristiano da parte di un vangelo sconosciuto[26].

Sui Papiri della settima grotta di Qumran vi sono molti dubbi[27].

 



[13] I testi di riferimento maggiormente citati sono: G. PASQUALI, Storia della tradizione e critica del testo, Firenze 21962; E. J. KENNEY, The Classical Text. Aspects of Editing in the Age of the Printed Book, Berkeley - Los Angeles - London 1974; D’A. S. AVALLE, Principi di critica testuale (Vulgares Eloquentes 7), Padova 21978; G. B. ALBERTI, Problemi di critica testuale (Paideia 23), Firenze 1979; S. TIMPANARO, La genesi del metodo del Lachmann, Padova 1981; J. BÉDIER, «Obiezioni al metodo del Lachmann», in A. STUSSI, a cura di, La critica del testo (Strumenti di filologia romanza), Bologna 1985, 45-64; C. CONTINI, «La critica testuale come studio di strutture», in La critica del testo, 165-175; A. STUSSI (a cura di), La critica del testo (Strumenti di filologia romanza), Bologna 1985

[14] Come riporta il noto manuale di filologia classica del Pasquali, “nessun altro testo greco è tramandato così riccamente e così credibilmente come il Nuovo Testamento”.
Per comprendere le ragioni di tale affermazione si ponga attenzione al fatto che è possibile ricostruire il Nuovo Testamento non solo come vedremo tramite papiri e pergamene che ne riportano parzialmente o integralmente il testo ma anche, indirettamente, tramite gli antichi lezionari liturgici e, già a partire dal II secolo, tramite le sue traduzioni in altre lingue nonché le citazioni testuali dei padri della Chiesa (http://www.christianismus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=22&page=2).
Si consideri inoltre l’elevato numero di manoscritti del Nuovo Testamento in confronto con quello dei classici antichi:
http://www.christianismus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=22&page=3

[15] Cfr. la documentazione puntuale dal sito di Wieland Willker: http://www.uni-bremen.de/~wie/Vaticanus/index.html

[16] Cfr. la documentazione in: http://www.codexsinaiticus.org/

[17] Consigliamo di dare un’occhiata alle raccolte fondamentali dei manoscritti cristiani ed ebraici dei primi secoli e, in specie, quelli che si riferiscono al NT con relative riflessioni sul contesto genetico: K. ALAND - B. ALAND, Il testo del Nuovo Testamento, Genova 1987; K. ALAND, Kurzgefasste Liste der griechischen Handschriften des Neuen Testaments, Berlin-New York 1994; ID. (Hrsg.), Repertorium der Griechischen Christlichen Papyri. I. Biblische Papyri Altes Testament, Neues Testament, Varia, Apokryphen, Berlin - New York 1976; B. M. M ETZGER, «Greek Lectionaries and a Critical Edition of the Greek New Testament», Die alten Übersetzungen des neuen Testaments, die kirchenväterzitate und Lektionare. Der gegenwärtige Stand Ihrer Erforschung und Ihre Bedeutung für die griechische Textgeschichte, Berlin - New York 1972, pp. 479-497; H. J. FREDE, «Die Zitate des neuen Testaments bei den lateinischen Kirchenvätern», Die alten Übersetzungen des neuen Testaments, die kirchenväterzitate und Lektionare. Der gegenwärtige Stand Ihrer Erforschung und Ihre Bedeutung für die griechische Textgeschichte, Berlin - New York 1972, pp. 455-478; K. J UNACK - E. GÜTING - U. NIMTZ - K. WITTE, Das Neue Testament auf Papyrus. II. Die paulinischen Briefe. Teil 1: Röm., 1. Kor., 2. Kor., Berlin - New York 1989; K. WACHTEL - K. WITTE, Das Neue Testament auf Papyrus. II. Die paulinischen Briefe. Teil 2: Gal, Eph, Phil, Kil, 1 u. 2 Thess, 1 u. 2 Tim, Tit, Phlm, Hebr, Berlin - New York 1994; K. J UNACK - W. GRUNWALD, Das Neue Testament auf Papyrus. I. Die katolischen Briefe, Berlin - New York 1986; B. ALAND - K. WACHTEL, «The Greek Minuscule Maniscripts of the New Testament», The Text of the New Testament in Contemporary Research. Essays on the Status Quaestionis (edd. B. D. Ehrman - M. W. Holmes), Grand Rapids, Michigan 1995, pp. 43-60; B. ALAND, «Neutestamentliche Textforschung und Textgeschichte: Erwägungen zu einem notwendigen Thema», New Testament Studies 36 (1990), pp. 337-358; B. ALAND, «Neutestamentliche Textforschung, eine philologische, historische und theologische Aufgabe», Bilanz und Perspektiven gegenwärtiger Auslegung des Neuen Testaments. Symposion zum 65. Geburstag von Georg Strecker (Hrsg. F. W. Horn), Berlin - New York 1995, pp. 7-29; B. ALAND - J. DELOBEL, New Testament Textual Criticism, Exegesis, and Early Church History. A Discussion of Methods, Kampen 1994; K. A LAND, «Neue neutestamentliche Papyri II», New Testament Studies 12 (1965-1966), pp. 193-210; B. M. METZGER, Il testo del Nuovo Testamento. Trasmissione, corruzione e restituzione, Brescia 1996; A. PASSONI DELL’ACQUA, Il testo del Nuovo Testamento. Introduzione alla critica testuale, Leumann 1994; C. MARUCCI, «Il Nuovo Testamento e la critica testuale», Civiltà Cattolica 3507-3508 (1996/3), pp. 263-277

[18] Cfr. pagina Internet: http://digilander.libero.it/Hard_Rain/

[19] Cfr. pagina Internet: http://digilander.libero.it/Hard_Rain/Manoscritti.htm#I_documenti_più_antichi_per_ogni_libro_del_Nuovo_Testamento_

[20] Cfr. pagina Internet: http://www.papyrology.ox.ac.uk/

[21] Cfr. pagina Internet: http://digilander.libero.it/Hard_Rain/Oxyrhynchus.htm

[22] Cfr. pagina Internet: http://digilander.libero.it/Hard_Rain/Manoscritti.htm#Papiro_di_Rylands_(P52),_un_frammento_del_Vangelo_di_Giov anni_

[23] http://it.wikipedia.org/wiki/Codice_(filologia)

[24] Cfr. Y. K. KIM, «Palaeographical Dating of P46 to the Later First Century», Biblica 69 (1988) 248-257. 
Cfr. pagina Internet: http://digilander.libero.it/Hard_Rain/Manoscritti.htm#Papiri_di_Chester_Beatty

[25] Cfr. pagina Internet: http://digilander.libero.it/Hard_Rain/Manoscritti.htm#Papiri_di_Magdalen_(P64),_frammenti_del_Vangelo_di_Matteo

[26] Cfr. pagina Internet: http://digilander.libero.it/Hard_Rain/apocrifi.htm

[27] Si veda: http://www.christianismus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=9&page=7
Alcuni studiosi, basandosi su varie considerazioni (come ad es. il sostrato semitico dei testi), tendono comunque ad anticipare le date di composizione dei Vangeli rispetto a quelle più comunemente accettate:
http://www.christianismus.it/modules.php?name=News&file=article&sid=40&page=6




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