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Documento: L. Cascioli e le prove dell'inesistenza storica di Gesù di Nazareth -2
Messo in linea il giorno Giovedì, 30 dicembre 2010
Pagina: 4/4
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Oltre e accanto alle annotazioni espresse a commento delle righe di Cascioli aggiungiamo solo due altri aspetti: altre tre testimonianze dei padri apostolici e un contributo particolare di Martin Hengel.

Tre ulteriori testimonianze 

a. Ignazio di Antiochia (attorno al 110 d.C.) mostra particolari riferimenti alla letteratura paolina, allusioni ai Vangeli sinottici ed echi per il Vangelo di Giovanni;[40]

b. Policarpo di Smirne (attorno al 100 d.C.): B. Metzger, sovente citato in queste pagine a motivo della riconosciuta competenza in materia di storia del canone e del testo neotestamentario[41], in relazione a Policarpo di Smirne e Ignazio d’Antiochia afferma:

«Nonostante la vicinanza temporale di Ignazio e Policarpo e l’evidente affinità dei loro spiriti nella forza d’animo cristiana, si riconosce in Policarpo un temperamento molto meno rivolto alla politica ecclesiastica e in possesso di una conoscenza del Nuovo Testamento assai più estesa. In proporzione all’estensione di quanto essi scrissero, Policarpo cita e ricorda il Nuovo Testamento in misura due o tre volte superiore rispetto a Ignazio, delle 112 reminiscenze bibliche, circa un centinaio sono tratte dal Nuovo Testamento, solo una dozzina dall’Antico»[42].

c. Papia di Gerapoli (prima del 110) scrisse un’opera sulle «Spiegazioni dei detti del Signore». Egli ci offre, grazie alla testimonianza raccolta da Eusebio di Cesarea nella Storia Ecclesiastica III,39,15-16 un passo utilissimo che è la prima testimonianza esplicita sui Vangeli di Marco e Matteo. Rimandiamo in nota per ampi commenti di settore[43].

 

Le titolazioni dei Vangeli nel II sec.: analisi paleografica di Martin Hengel[44]

a. Martin Hengel, grande esperto di giudaismo, dell’ellenismo e del primo cristianesimo, avendo preso in esame le titolazioni di alcuni antichi manoscritti evangelici e, in specie, del P66, P75, P64 e del P67, ritiene che la dizione «secondo Matteo / Marco / Luca / Giovanni» (che era ritenuta aggiuntiva al testo originario spoglio di indicazioni, per il fatto che così la ritroviamo ad es. nel Codice Vaticano del IV sec.) sia quella originaria. Infatti già a partire dal II e III sec. abbiamo nella testimonianza manoscritta le espressioni «Vangelo secondo Matteo…». Il termine «vangelo» non è però da porre in relazione all’autore bensì, come nell’apertura del Vangelo secondo Marco, con Gesù Cristo stesso: «Inizio del Vangelo di Gesù Cristo, figlio di Dio». In altre parole il «vangelo» non è attribuito all’autore in questione ma viene inteso come un «Vangelo di Gesù Cristo secondo…» e, a sua volta, l’indicazione del nome (Marco, Matteo, Luca, Giovanni) non va intesa come la documentazione di una tradizione scritta che a loro rimanda bensì come collegamento ad una tradizione di testimonianza apostolica. Marco ad esempio è posto in relazione a Pietro, Luca a Paolo, apostolo dei gentili.

b. M. Hengel afferma:

 «È  del tutto improbabile che i vangeli si siano diffusi all’interno delle comunità e siano stati utilizzati durante le celebrazioni religiose come scritti privi del nome dell’autore. Appunto se veniva data lettura di un nuovo scritto durante la celebrazione, si doveva specificare di che tipo di testo si trattava. Ciò avveniva con l’aiuto del termine “Vangelo” accompagnato dall’indicazione dell’autore. Più tardi quando le comunità si trovarono di fronte a due diverse stesure dei Vangeli, si dovette accompagnare un nome ai singoli testi per poterli distinguere ed evitare la confusione. Se l’autore era ben noto alla comunità di un luogo, era sufficiente un richiamo di tipo orale; ma non appena la sua opera si riproduceva, veniva inviata ad altre comunità e qui veniva poi depositata nell’archivio, era assolutamente necessario un nome per differenziarla dagli altri scritti»[45].

 

Al termine di questo primo punto della nostra dimostrazione, non possiamo che prendere atto del tenore dogmatico con il quale il nostro autore ama esprimersi, senza l’avallo di alcuna prova significativa. E, dove il dato c’è, questo viene interpretato quasi sempre nel peggiore dei modi, al di fuori della logica storicamente e criticamente più plausibile.

In sintesi, allo stato attuale delle ricerche, il sostenere che la quasi totalità degli scritti del Nuovo Testamento sia stata redatta solo a partire dalla seconda metà del II sec. a sostegno di un nuovo sistema religioso - il cristianesimo sulle ceneri dell’essenismo - può essere frutto unicamente di fantasia o di creatività storica allo stato puro ma, allo stesso tempo, si qualifica come un pessimo servizio alla ragione.

 

[► La prima prova «Adversus Jesum» ]



[40] Cfr. B. M. METZGER, Il canone del Nuovo Testamento, pp. 48-53.

[41] Nato il 9 febbraio del 1914 e morto il 13 febbraio 2007: http://en.wikipedia.org/wiki/Bruce_Metzger

[42] B. M. METZGER, Il canone del Nuovo Testamento, p. 62.

[43] Cfr. H. MERKEL, La pluralità dei Vangeli come problema teologico ed esegetico nella Chiesa antica, Torino 1990, p. 3; H. - J. SCHULZ, L’origine apostolica dei vangeli, Torino 1996, pp. 32-54; M. METZGER, Il canone del Nuovo Testamento, pp. 55-59.

[44] Cfr. M. HENGEL, The Four Gospels and the One Gospel of Jesus Christ, Harrisburg, 2000; ID., Studies in the Gospel of Mark, London 1985; H. - J. SCHULZ, L’origine apostolica dei vangeli, Torino 1996, pp. 39-42.

[45] Citato da H. - J. SCHULZ, L’origine apostolica dei vangeli, pp. 41-42.







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