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Documento: Il Cristianesimo primitivo fu uno dei culti misterici dell'antichità? -2
Messo in linea il giorno Sabato, 16 aprile 2011
Pagina: 3/3
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Conclusione

 

L’esito dell’espansione cristiana è dovuta al fatto che al suo interno non si realizzarono né il variopinto miscuglio né il generalizzato sincretismo religioso tipici della tarda antichità. Dell’imperatore Alessandro Severo (222-235) si sa che nella sua cappella privata, accanto ai lari e ai penati, gli dèi romani della casa, aveva collocato le immagini del filosofo Apollonio di Tiana e anche quelle di Cristo, Abramo ed Orfeo. I seguaci di Mitra spesso lo erano anche di Iside, di Cibele, di Dioniso. Le divinità erano intercambiabili: tutto era uno. Quello non fu un cammino percorso dal cristianesimo, sebbene assunse non poche strutture religiose, filosofiche e giuridiche greco-romane.

Il cristianesimo aprì piuttosto un dialogo con la cultura pagana non esente da tensioni e perfino con diverse possibilità di interpretazione. In quel clima di dialogo e di polemica, di accettazione e di rifiuto, il cristianesimo consolidò la sua chiara identità e stabilizzò il suo successo sociale[59]. Nel contesto di quella controversia con il paganesimo, i cristiani si servirono del linguaggio simbolico e metaforico proveniente dai culti misterici; questo processo di sfruttamento degli elementi misterici da parte dei cristiani prese piede man mano che la prassi battesimale si ritualizzava e l’istitituzionalizzazione del catecumenato si rafforzava, dalla prima metà del secolo III in poi. Le catechesi si ricollegavano in una certa misura all’iniziazione ai misteri pagani; basti pensare ai molti vocaboli mutuati dai riti misterici e adattati cristianamente al “mistero della fede”. A questo processo di assimilazione della terminologia e delle forme misteriche contribuì anche la ricezione della filosofia platonica da parte di alcuni teologi cristiani; questi ultimi presentavano la fede in Cristo come quella che apriva i veri misteri. Di fatto, attraverso la parola di Dio e della sua azione storico-salvifica, la fede cristiana garantiva, quello che i culti misterici promettevano meramente senza mantenere; così la formula di Clemente di Alessandria (ca. 145-215) alla fine del suo Protrettico ai pagani:

 

“O misteri veramente santi! O luce incontaminata! Alla luce delle fiaccole contemplo i cieli e vedo Dio, divento santo per l’iniziazione, il Signore fa da ierofante e segna col sigillo l’iniziato mentre lo illumina, e affida al padre colui che ha creduto perché sia custodito in eterno. Questi sono i baccanali dei miei misteri. Se vuoi, anche tu fatti iniziare”[60].

 

Da Clemente in poi, l’accettazione filosofica del mistero entra nella teologia cristiana. La terminologia misterica, unita a quella filosofica, viene utilizzata per descrivere l’itinerario spirituale e mistico che conduce alla visione del Dio trascendente. Nella teologia cristiana, “mistero” non indica più la dottrina segreta, ma la verità ineffabile di Dio che soltanto una rivelazione gratuita ci permette di conoscere in qualche modo[61].



[59] A. Viciano, Cristianización del Imperio romano. Orígenes de Europa, Murcia 2003.

[60] Clemente, Protrettico 12,120,1-2 (ed. Cl. Mondésert, SChr 2, 189-190); traduzione di M. G. Bianco, Clemente. Il Protrettico, Torino 1971, 187.

[61] H. Crouzel, Origène et la connaissance mystique, Paris 1961

 

Per un ulteriore approfondimento su un argomento affine è possibile consultare la recensione a  Larry Hurtado, Signore Gesù Cristo. La venerazione di Gesù nel cristianesimo più antico, Brescia 2006  (presente nella relativa sezione del sito)







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