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Documento: Il Cristianesimo primitivo fu uno dei culti misterici dell’antichità? -1
Messo in linea il giorno Sabato, 16 aprile 2011
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Il Cristianesimo primitivo fu uno dei culti misterici dell’antichità? -1

 

di Albert Viciano

Breve saggio nel quale si espongono le possibili relazioni e differenze tra il cristianesimo e le religioni misteriche antiche, soffermandosi sulle possibili analogie quanto al culto di un dio salvatore, a riti di natura sacramentale e all'obbligo di mantenere la disciplina del segreto.



 

Sommario

Secondo il filosofo Celso, che intorno all’anno 178 d.C. compose un trattato polemico contro il cristianesimo (Il discorso veritiero), le comunità cristiane assomigliavano alle associazioni misteriche. Gli apologeti cristiani di quel periodo e, in generale, gli scritti dei Padri della Chiesa mostravano, piuttosto, i tratti originali del cristianesimo e le sue differenze con i misteri pagani; gli apologeti spiegavano le somiglianze esterne tra i due fenomeni religiosi come una demoniaca imitazione dei sacramenti cristiani ad opera dei misteri pagani[1].

Agli inizi del secolo XX, come conseguenza delle nuove conoscenze scientifiche e storiche del mondo antico e anche dei presupposti epistemologici della teologia protestante liberale, si ricominciò a considerare il cristianesimo primitivo come una religione misterica dell’antichità. Il teologo protestante Adolf von Harnack (1851-1930) affermò categoricamente: “Anche il cristianesimo è una religione misterica”[2]. Secondo gli specialisti della “scuola della storia delle religioni” (religionsgeschichtliche Schule), i culti misterici svolsero un ruolo importante in tre aspetti della configurazione del cristianesimo primitivo:

 

1.       Il mito della morte e del ritorno alla vita di un dio salvatore, che si colloca nel nucleo centrale di quei culti, ha influito in maniera essenziale sull’immagine mitica di Cristo, morto e resuscitato, forgiata nel cristianesimo primitivo. L’essenza dei misteri e del Cristianesimo è la possibilità di salvezza soterica e di immortalità per mezzo di un dio salvatore[3].

 

2.       I sacramenti cristiani derivano geneticamente dai riti semi-sacramentali dei culti misterici - iniziazione, abluzioni, unzioni, banchetti sacri. I sacramenti della Chiesa non poggiano sul messaggio di Gesù né sull’ebraismo palestinese, ma sono il prodotto di un processo di ellenizzazione che, secondo Heitmüller[4], cominciò già prima dell’apostolo Paolo e, per Harnack[5], nel secolo II.

 

3.       L’obbligo del segreto, prescritto in tutti i culti misterici, influì sulla nascita della prassi cristiana della disciplina arcani[6] che si sviluppò soprattutto durante tutto il IV secolo e all’inizio del V[7].

 

Riassumendo, la scuola della storia delle religioni presenta il cristianesimo nascente come una setta messianica dell’ebraismo che, come conseguenza del processo di ellenizzazione subìto, si trasformò presto in una religione misterica di salvezza.

A questa serie di considerazioni fece eco il teologo cattolico Odo Casel (1886-1948), che considerava gli antichi culti misterici come una sorta di predecessori del cristianesimo.  Questi avevano svolto una funzione provvidenziale avendo preparato una serie di concetti e di pratiche che non si trovavano nemmeno nell’Antico Testamento, ma che furono usati per sviluppare la prassi sacramentale cristiana[8].

Con il successivo sviluppo dell’investigazione storica, oggi si sostengono delle posizioni più moderate nel confrontare le relazioni tra culti misterici e cristianesimo primitivo, e si è tornati a sottolineare l’originalità del cristianesimo rispetto ai misteri del paganesimo[9]. Tra le altre questioni, è notevole che i testi letterari del cristianesimo nascente non testimonino nessuna frattura profonda tra le comunità giudaico-cristiane e quelle greco-cristiane come se le prime fossero una setta dell’ebraismo e le seconde una religione misterica pagana. Gli specialisti del Nuovo Testamento e della letteratura cristiana dei secoli I e II sostengono che tra giudaico-cristiani e greco-cristiani ci fu più continuità che divergenza, nonostante l’indubbio processo di ellenizzazione di questi ultimi[10].

Tuttavia, ancor oggi non pochi studiosi di Storia Antica e di Filologia Classica continuano a classificare il cristianesimo primitivo tra i culti misterici dell’antichità: “Sì, si può affermare che il cristianesimo è una religione sincretista e misterica”[11]. “Il cristianesimo prometteva una salvezza simile a quella offerta dalle religioni dei misteri […]. Prometteva anche, come i misteri, una nuova nascita e l’immortalità del credente”[12]. E se Jaime Alvar non include il cristianesimo tra i culti misterici, lo fa per pura convenzione, poiché in realtà lo considera una religione chiaramente orientale e con aspetti misterici, molti dei quali simili in maniera sospetta a quelli delle altre religioni orientali (Attis, Mitra, Cibele, i riti frigi, ecc.)[13]; di fatto afferma: “Fino a che non diventa l’unica religione dello Stato (romano), (il cristianesimo) potrebbe condividere dei tratti comuni con gli altri misteri, tanto da restare catturato sotto la stessa etichetta”[14]. Il prestigio della scuola della storia delle religioni impedisce ad alcuni studiosi dell’antichità di prendere in considerazione il contributo delle più recenti ricerche su tale questione. Per tutto questo, bisogna sollevare ancora una volta il dibattito, analizzando lo status quaestionis degli studi successivi all’auge della scuola della storia delle religioni.

La nostra analisi ripercorrerà a ritroso l’ordine appena presentato; vale a dire, prima parleremo dell’obbligo del segreto nei culti misterici e della disciplina arcani del cristianesimo; in secondo luogo ci concentreremo sulla prassi rituale dei misteri pagani e dei sacramenti pagani; infine, confronteremo il mito della morte e del ritorno alla vita di una divinità con la morte e la resurrezione di Gesù Cristo.

 


[1] I. Opelt, Die Polemik in der christlichen lateinischen Literatur von Tertullian bis Augustin, Heidelberg 1980; J.-M. Vermander, “La polémique des apologistes contre les dieux du paganisme”: Recherches Augustiniennes 17 (1982) 3-128; M. Fuhrmann, “Die antiken Mythen im christlich-heidnischen Weltanschauungskampf der Spätantike”: Antike und Abendland 36 (1990) 138-151; M. Fiedrowicz, Apologie im frühen Christentum. Die Kontroverse um den christlichen Wahrheitsanspruch in den ersten Jahrhunderten, Paderborn 22001.

[2] A. von Harnack, Die Mission und die Ausbreitung des Christentums, Band I, Leipzig 41924, 325.

[3] M. Brückner, Der sterbende und auferstandene Gottheiland in den orientalischen Religionen und ihr Verhältnis zum Christentum, Tübingen 1908; A. Loisy, Les mystères païens et le mystère chrétien, Paris 1930; R. Reitzenstein, Die hellenistischen Mysterienreligionen nach ihrem Grundgedanken und Wirkungen, Stuttgart 1956.

[4] W. Heitmüller, Taufe und Abendmahl im Urchristentum, Tübingen 1911.

[5] Vedi sopra nota 2.

[6] La disciplina dell’arcano è un uso vigente nella Chiesa antica, specialmente dal secolo III al V, di non parlare agli estranei dei riti sacri e dei dogmi della propria religione. N.d.C.

[7] H. von Hoden, “Mysterium und Sacramentum in den ersten zwei Jahrhunderten der Kirche”: Zeitschrift für die Neutestamentliche Wissenschaft 12 (1911) 188-227.

[8] O. Casel, Die Liturgie als Mysterienfeier, Freiburg i. Br. 51923; Idem, Das christliche Kultmysterium, Regensburg 41960.

[9] D. H. Wiens, “Mystery concepts in primitive Christianity and in its environment”: ANRW II 23,2 (1980) 1248-12184; B. M. Metzger, “A classified bibliography of the Graeco-Roman mystery religions 1924-1973 with a supplement 1974-1977”: ANRW II 17,3 (1984) 1259-1423; M. Giebel, Das Geheimnis der Mysterien. Antike Kulte in Griechenland, Rom und Ägypten, Zürich-München 1990; R. Turcan, “Initiation”: RAC 18 (1998) 87-159; H.-J. Klauck, Die religiöse Umwelt des Urchristentums. I: Stadt- und Hausreligion, Mysterienkulte, Volksglaube, Stuttgart-Berlin-Köln 1995, 77-128; R. Turcan, Les cultes orientaux dans le monde romain, Paris 21992; H. Kloft, Mysterienkulte der Antike: Götter – Menschen - Rituale, München 22003; A. Bottini (a cura di), Il rito segreto. Misteri in Grecia e Roma, Milano 2005.

[10] La bibliografia è vastissima. Solo per citarne alcuni, raccomandiamo: J. Blank (ed.), Vom Urchristentum zur Kirche, München 1982; A. del Agua Pérez, El método midrásico y la exégesis del Nuevo Testamento, Valencia 1985; E. Lohse, Umwelt des Neuen Testaments, Göttingen 81989; G. Theissen, Studien zur Soziologie des Urchristentums, Tübingen 31989; R. Trevijano, Orígenes del cristianismo. El trasfondo judío del cristianismo primitivo, Salamanca 1996; G. Aranda Pérez – F. García Martínez – M. Pérez Fernández, Literatura judía intertestamentaria, Estella 2000.

[11] J. M. Blázquez Martínez, El nacimiento del cristianismo, Madrid 1990, 54.

[12] A. Piñero, Orígenes del cristianismo. Antecedentes y primeros pasos, Córdoba-Madrid 1991, 402.

[13] J. Alvar, Los misterios, religiones “orientales” en el Imperio Romano, Barcelona 2001. Tra gli specialisti, si dibatte sulla denominazione che si dovrebbe usare per questi movimenti religiosi dell’antichità: o “religioni” misteriche, o “culti” misterici, giacché, in realtà, non si tratta di religioni complete; cfr. W. Burkert, Antike Mysterien, Funktion und Gehalt, München 31994.

[14] C. Martínez Maza – J. Alvar, “Cultos mistéricos y cristianismo”:  J. Alvar – J. M Blázquez e altri, Cristianismo primitivo y religiones mistéricas, Madrid 1995, 535.




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