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Documento: Il Cristianesimo primitivo fu uno dei culti misterici dell’antichità? -1
Messo in linea il giorno Sabato, 16 aprile 2011
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L’obbligo del segreto

 

La categoria “segreto” nei culti misterici svolge un ruolo importante. Il messaggio religioso che tali culti insegnano è un mysterion e si dirige a un circolo di iniziati. Il sacro arcano delle celebrazioni misteriche consiste appunto in un vincolo di consacrazione che si istituisce fra la divinità sofferente e i suoi misti, i quali nei misteri sono ammessi a condividere il destino del dio e con ciò a beneficiare della sua forza di vita[15]. L’azione rituale resta sottomessa al mantenimento del segreto, verso il quale gli iniziati sono obbligati formalmente attraverso un giuramento. Il giuramento aveva il valore di un rigido voto di segreto e fedeltà, e comprendeva anche il contenuto del culto. La differenza tra “dentro” e “fuori” si evidenziava attraverso spazi di culto che erano accessibili solamente agli iniziati. Questi ultimi, come espressione dell’autocoscienza di essere degli eletti, portavano indumenti speciali e si distinguevano dalle altre persone per caratteristiche specifiche, come, ad esempio, la testa rasata per i sacerdoti di Iside. Tutto ciò permetteva di avere un’identità propria, una sensazione di appartenenza ad un gruppo esoterico che, inoltre, rendeva seducente la stessa appartenenza ad esso.

Il filosofo Celso accusò la dottrina cristiana di segretezza. Origene (185-253) ribatté a quest’imputazione ricordando che la diffusione universale del messaggio evangelico testimoniava chiaramente che la dottrina dei cristiani non era segreta; d’altra parte, però, Origene non negava che il cristianesimo praticasse dei misteri inaccessibili alla moltitudine e, per giustificare ciò, non esitò a sfruttare la stessa esperienza dei pagani:

 

Del resto, che vi siano in essa (= nella nostra fede) delle idee, le quali trascendono la comune conoscenza, e che non sono al livello della comprensione di molti uomini, questa non è una dote peculiare della sola dottrina cristiana, ma è propria anche dei filosofi, presso i quali una parte della dottrina era essoterica, una parte esoterica. Ed alcuni discepoli erano contenti dell’ipse dixit, altri invece venivano istruiti nelle dottrine segrete, che non dovevano giungere ad orecchie non iniziate e non purificate. Infine, è un fatto che tutti i misteri, i quali esistono in Grecia e fuori della Grecia, non sono certo posti sotto accusa, per l’essere clandestini; pertanto Celso rivolge a torto l’accusa di clandestinità al cristianesimo, non avendo capito il valore dei misteri[16].

 

Origene in questo caso ha usato un’argomentazione ad hominem: perché Celso non censura i pagani per i loro misteri? Ma in un altro punto va oltre, e afferma chiaramente che il cristianesimo non ha niente a che vedere con certe forme di esoterismo, benché esiga varie tappe nel periodo di iniziazione del catecumeno:

 

Difatti i filosofi che discutono in pubblico non dividono gli uditori in classi, ma chiunque ne ha voglia si ferma ed ascolta; i cristiani, invece, per quanto è possibile, in un primo tempo sperimentano le anime di quelli che desiderano esser loro uditori e le preparano in particolare una per una; allorché gli uditori, prima di entrare nella comunità, sembrano essersi dedicati sufficientemente alla volontà di vivere la vita secondo il bene, allora soltanto permettono loro ingresso. Essi fanno a parte una classe dei neofiti recenti, che hanno avuto una prima istruzione, e non ancora hanno ricevuto il simbolo dell’avvenuta purificazione, quindi un’altra classe di quelli che secondo la loro possibilità hanno dimostrato la loro decisione di non volere altro, se non ciò che vogliono i cristiani[17].

 

Questo passaggio non solo testimonia l’esistenza e l’importanza dell’iniziazione nella vita cristiana, ma, oltre ad affermare chiaramente che il segreto e l’esoterismo non sono rilevanti nel catecumenato, colloca le distinte fasi di questo catecumenato in un processo a due tappe: conversione morale e, poi, conversione spirituale. Certamente, tale doppio processo segna la distanza dai culti misterici del paganesimo, i quali non esigevano dagli iniziati alcun cambiamento nella conversione personale né nell’ascesa mistica verso la conoscenza dei veri misteri[18].

Si è anche voluto vedere che la prassi cristiana della disciplina arcani, praticata dai catecumeni del IV secolo e dell’inizio del V, fu un’imitazione o un prestito del segreto vissuto dai culti misterici del paganesimo[19].

Tuttavia, sebbene imitasse probabilmente i culti misterici, il vissuto cristiano della disciplina arcani non comportava il rigido obbligo di mantenere un segreto, ma era piuttosto una raccomandazione pastorale e pedagogica che segnava due fasi cronologiche nel processo di iniziazione: prima del battesimo, era proibito istruire il catecumeno sull’eucaristia; solamente dopo essere stato battezzato il catecumeno diventava un neofita e poteva essere iniziato all’eucaristia, attraverso delle “catechesi mistagogiche”. Si può avere una prova del carattere non rigidamente segreto di quelle catechesi in quei vescovi, come Ambrogio da Milano, che da un lato esortavano a vivere l’arcano risaltando il carattere misterioso del battesimo e dell’eucaristia, ma dall’altro non esitavano a pubblicare per scritto le loro catechesi mistagogiche, che potevano essere lette da chiunque, anche dai lettori pagani. Perciò, la disciplina cristiana dell’arcano non va concepita alla stessa stregua dell’obbligo del mantenimento del segreto che gravava sui seguaci dei culti misterici o delle sette gnostiche (la dottrina e la prassi dei cristiani erano ben note  a tutti), ma come una graduale iniziazione che per rispetto riverenziale riservava quello più santo ai membri pieni, cioè a coloro che erano già cristiani[20].

 


[15] G. Bornkamm, “Mysterion”: Grande Lessico del Nuovo Testamento 7 (1971) 645-716.

[16] Origene, Contro Celso I, 7 (ed. M. Borret, SChr 132, 92-95); traduzione di A. Colonna, Origene. Contro Celso, Torino 1971, 49.

[17] Origene, Contro Celso III, 51 (ed. M. Borret, SChr 136, 120-123); traduzione di A. Colonna, Origene. Contro Celso, Torino 1971, 265-266.

[18] M. Fédou, Christianisme et religions païennes dans le ‘Contra Celse’ d’Origène, Paris 1988, 343-366. Cfr. A.-D. Nock, Conversion. The Old and the New in Religion form Alexander the Great to Augustine of Hippo, Oxford 1933; G. Bardy, La conversion au christianisme durant les premiers siècles, Paris 1949, 24-25.

[19] L’espressione latina disciplina arcani venne formulata letteralmente per la prima volta nel secolo XVII: Jean Daillé, De usu Patrum ad ea definienda religionis capita, Genava (= Ginevra) 1686. Tale denominazione non appare in nessun autore dell’antichità, né pagano, né cristiano. Cfr. D. Powell, “Arkandisziplin”: TRE 4 (1979) 1-8.

[20] Ch. Jacob, “Arkandisziplin”, Allegorese, Mystagogie: ein neuer Zugang zur Theologie des Ambrosius von Mailand, Frankfurt 1990, 43-117.




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