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Documento: Introduzione alla letteratura cristiana antica
Messo in linea il giorno Sabato, 17 agosto 2002
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Titolo della disciplina universitaria

L’impostazione dei manuali di letteratura cristiana antica è determinata tuttora dal binomio contenuto/forma, nel senso che si tende a fare delle storie del pensiero cristiano e, quando si presta attenzione alle forme, è per ricercare i rapporti con i classici. Questa impostazione si riflette su varie questioni.

Pensiamo alla questione del titolo, intorno al quale è sorto, specialmente in Italia, a partire da Antonio Giuseppe Amatucci (1929), un lungo dibattito sulla scelta tra “letteratura latina (o greca) cristiana” e “letteratura cristiana latina (o greca)”1.

Tale dibattito è nato appunto dal contrasto tra chi intendeva porre l’accento sull’elemento «latino» o «greco» piuttosto che su quello cristiano, o viceversa; tra chi, cioè, intendeva considerare le opere degli scrittori cristiani come un capitolo della letteratura classica o comunque in stretto rapporto di collegamento con essi e chi preferiva considerarle per se stesse, nella loro autonomia, come iniziatrici di una cultura nuova, sia pure espressa press’a poco con gli stessi mezzi linguistici, e spesso con gli stessi procedimenti2.

Riprendendo con un significato nuovo una denominazione ottocentesca (cfr. Bähr, Lietzmann), Salvatore Costanza ha proposto di usare l’indicazione “letteratura romano-cristiana” per tener conto del fattore fondamentale dell’unità politico-culturale dell’impero romano, a cui il cristianesimo ha contribuito in modo rilevante, sul piano spirituale, ma anche letterario, soprattutto a partire dal IV sec3. Anche con tale denominazione resta fondamentale, secondo Costanza, come compito di tale letteratura, il confronto tra autori cristiani e autori pagani per rilevare in essi la tradizione degli antichi generi letterari, dato che i cristiani sono considerati «gli eredi dei grandi autori classici dell’Ellade e di Roma»4.

In tale dibattito è rimasta così in ombra quella parte della letteratura cristiana, arricchita dalle recenti scoperte, che si è espressa in altre lingue e in altri ambienti (cfr. letteratura cristiana armena, siriaca, copta, georgiana, etc.)5.

Il termine patristica è oggi talora preferito a quello di Letteratura cristiana antica per vari motivi. Ad esempio, per distinguere lo studio degli autori cristiani da quello del Nuovo Testamento, che si tende a considerare a parte6. Il termine serve a indicare la disciplina che si occupa dei Padri sia da un punto di vista teologico, sia storico, sia filologico, ma con qualche sfumatura di polemica nei riguardi della Patrologia, intesa come l’erede dell’antica “teologia patristica”, con interessi più accentuatamente speculativi e dogmatici7. Di fatto, oggi non c’è quasi differenza nell’uso comune tra “Patristica” e “Patrologia”8.


1 A. G. AMATUCCI, Storia della letteratura latina cristiana, Bari, Laterza, 1929, p. 2.

2 Cfr. E. VALGIGLIO, Letteratura cristiana antica, in «Maia» XXII (1970), p. 379 ss.

3 S. COSTANZA, Denominazione e limiti di una «letteratura romano-cristiana»: proposte per una Discussione, in Umanità e storia. Scritti in onore di A. Attisani, Napoli, Giannini, 1970, pp. 1-6.

4 Ivi, p. 5.

5 Cfr. J. DE GHELLINCK, Patristique et Moyen Age, Bruxelles, 1947, vol. II, p. 176.

6 Cfr. M. PELLEGRINO, Problemi e orientamenti negli studi sulla letteratura cristiana antica, in «Cultura e scuola» I (1962), p. 54.

7 Cfr. F. BOLGIANI, Patrologia e storia della Chiesa antica, in G. MEERSSEMANN – E. CATTANEO – M. MACARRONE (a cura di), Problemi di storia della Chiesa. La Chiesa antica, sec. II-IV, Milano, Vita e pensiero, 1970, pp. 287-288.

8 Cfr. H. CROUZEL, La patrologia e il rinnovamento degli studi patristici, in R. VANDER GUCHT – H. VORGRIMLER, Bilancio della teologia del XX secolo, Roma, Città Nuova, 1972, vol. III, p. 544.




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