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Documento: Introduzione alla letteratura cristiana antica
Messo in linea il giorno Sabato, 17 agosto 2002
Pagina: 12/13
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Organizzazione della materia

L’interesse letterario per i Padri ha un preciso riscontro nell’organizzazione della materia. È un fatto che l’impostazione di tipo classicistico porta a classificazioni in periodi valutati più o meno positivamente secondo il minore o maggiore grado di avvicinamento ai valori formali e culturali della classicità. E normalmente i vari periodi sono inseriti in una linea di sviluppo parabolica, con un inizio, un culmine e una fine. Si parla, perciò, di “origini” o “inizi” per il II ed il III sec. (De Labriolle, Moricca, Pellegrino, Di Meglio), di “età dell’oro” (De Labriolle, Moricca) o “periodo aureo” (Di Meglio) o “apogeo” (Pellegrino, D’Elia) per il IV sec., di “decomposizione (dell’impero)” (De Labriolle) o “tramonto della letteratura patristica” (Pellegrino) o “periodo della decadenza” (Di Meglio) per il periodo successivo.

Il nesso tra questa scala di valori e il rapporto con la tradizione classica risulta esplicito nel Pellegrino. La prima fase è rappresentata infatti da una letteratura “pressoché estranea all’influsso della classicità”1, l’acme è segnata dal periodo “nel quale i cristiani s’impegnano con più vivo fervore ad assimilare i valori della cultura pagana che ritengono conciliabili col cristianesimo”2 e a “continuare una tradizione letteraria che è considerata patrimonio comune di cultura”3, e la fine viene fatta coincidere con “la scomparsa d’ogni centro vivo di cultura pagana” e quindi dello sforzo di “porre in piena luce il problema dei rapporti tra il mondo nuovo e l’antico cercando d’inverare nel cristianesimo i valori della cultura classica”4.

A parte queste grandi ripartizioni, ma anche senza di esse, il criterio di sistemazione della materia è prevalentemente contenutistico e analitico. Troviamo nelle Storie della letteratura cristiana, non diversamente dalle Patrologie, per lo più esposizioni di carattere biografico, questioni di attribuzione, di cronologia, indicazioni sul pensiero, ecc.

Il De Ghellinck5 segnalava che perfino nell’opera dello Schanz, un modello nel suo genere, sono scarse o assenti le considerazioni di carattere generale, le riflessioni sullo sviluppo delle forme e dei generi, sull’influenza delle lettere profane, sulle caratteristiche della lingua e dello stile. Nel Bardenhewer le parti generali sono troppo poco inserite all’interno dell’esposizione particolare e non ne costituiscono pertanto un elemento direttivo; le grandi divisioni geografiche appaiono rigide e troppo sommarie e non corrispondo al movimento reale della vita letteraria e intellettuale. Rare anche qui le panoramiche e le osservazioni sui generi, sui rapporti reciproci tra gli scrittori. Lo stesso si potrebbe dire di Wilamowitz. Ci troviamo, insomma, di fronte a una sorta di cataloghi o di inventari piuttosto che a storie letterarie.

È rimasto un tentativo isolato, che ha inoltre suscitato più critiche che consensi, quello di Herman Jordan di presentare la letteratura cristiana classificata secondo generi letterari: per la prosa: 1) i racconti e gli storici; 2) la lettera; 3) le apocalissi; 4) i discorsi e la predicazione; 5) l’apologia; 6) il dialogo; 7) la polemica; 8) i trattati e le dissertazioni; 9) le prescrizioni ecclesiastiche; 10) i simboli e le regole di fede; 11) la letteratura esegetica e critica; 12) le traduzioni e i florilegi; 13) le sentenze; 14) le iscrizioni. Per la poesia: l’innologia religiosa e le altre forme poetiche6.

Anche oggi i due aspetti, interesse per i contenuti e interesse per le forme, risultano più giustapposti che armonizzati, e i manuali risentono della tensione non risolta tra le tendenze della patrologia e della storia letteraria. A questo bisognerebbe poi aggiungere le difficoltà di concepire e definire una “letteratura religiosa” come un tutto organico e autonomo7.


1 M. PELLEGRINO, Letteratura greca cristiana, Roma, Studium, 19783, p. 9.

2 Ivi, p. 79.

3 Ivi, p. 91.

4 Ivi, p. 172.

5 J. DE GHELLINCK, Patristique et Moyen Age, Bruxelles, 1947, vol. II, pp. 159-160.

6 J. DE GHELLINCK, Patristique et Moyen Age, Bruxelles, 1947, vol. II, pp. 158-159

7 Cfr. G. BARBERI-SQUAROTTI, Storia, letteratura e letteratura religiosa, in «Rivista di Storia e Letteratura religiosa» V (1969), p. 634.




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