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Documento: Introduzione alla letteratura cristiana antica
Messo in linea il giorno Sabato, 17 agosto 2002
Pagina: 3/13
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Il Medioevo

Nel Medioevo continuano, e si sclerotizzano, i filoni della «patristica» e della «patrologia» .

Primo

I lavori dei teologi e degli esegeti cominciano ad essere un intreccio di estratti patristici; tali le prime raccolte generali di Sententiae o di Flores, al punto di confinare persino col plagio o col centone in trattati particolari come il De Trinitate di Alcuino1. Nel ‘300 i Padri vengono utilizzati in modo sistematico, ma non direttamente, bensì attraverso le Tabulae originalium, le Auctoritates o i Libri Auctoritatum, che riportano brani scelti, classificati in ordine alfabetico d’autore, e liste di citazioni disgiunte dai rispettivi contesti. L’uso è quindi meccanico: importa solo l’interesse del singolo passo da utilizzare come argomento autorevole, non contano né la personalità dell’autore, né l’opera, né il contesto.

Secondo

Procede ininterrottamente la tradizione patrologica con elenchi di nomi e opere che, per il periodo antico, si rifanno a Gerolamo e a Gennadio, e vi aggiungono i teologi latini posteriori. Si possono citare Sigeberto di Gembloux, morto verso il 1112, autore di un De viris illustribus; Onorio di Augustodunum (Autun), autore di un De luminaribus Ecclesiae (tra i 1122 e il 1125); l’Anonimus Mellicensis (di Melk), autore di un De scriptoribus ecclesiasticis (del 1135 ca.) per arrivare infine, fuori dai limiti del Medioevo, a Giovanni Tritemio, autore di un’opera dallo stesso titolo (del 1494 ca.), molto ampia (964 scrittori esaminati), anche se per l’antichità non dice niente di più di Gerolamo e Gennadio.

Si può accennare ancora, per la letteratura siriaca, al Catalogo degli autori ecclesiastici compilato verso il 1317-18 da Ebed-jesu bar Berika, l’ultimo grande scrittore dei nestoriani. Contiene informazioni molto utili sulla letteratura cristiana primitiva.

L’aspetto più importante dell’interesse che il Medioevo esprime verso i Padri è l’opera di copiatura dei testi, che ha dei limiti (sono trascurati o ignorati in Occidente gli scrittori anteniceni ed i greci) e inoltre diminuisce nel ‘200 a vantaggio degli autori scolastici. Sono rare le collezioni di testi, ma è rilevante quella degli apologisti curata da Areta di Cesarea nel 9142.


1 Cfr. J. DE GHELLINCK, Patristique et Moyen Age, Bruxelles, 1947, vol. II, p. 7.

2 Cfr. J. DE GHELLINCK, Patristique et Moyen Age, Bruxelles, 1947, vol. II, p. 8.




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