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Documento: Introduzione alla letteratura cristiana antica
Messo in linea il giorno Sabato, 17 agosto 2002
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La Riforma

La Riforma luterana, invece, rinnova, l’amore per i Padri a livello propriamente teologico. I riformatori, infatti, come sottolinea il Benoît1, pur mettendo in primo piano l’autorità della Bibbia, non rifiutavano la storia e il suo sviluppo, bensì facevano del principio biblico un criterio di giudizio di essa: pertanto ai Padri, pur non essendo considerati allo stesso livello della Bibbia, veniva attribuita un’autorità proporzionale al loro accordo con la Scrittura. Lutero riteneva che nell’insieme i Padri manifestassero la fede in Cristo della Chiesa antica.

I Padri vengono accettati non per la loro antichità o per la loro santità o per il riconoscimento ecclesiale o per la loro unanimità di vedute, cioè in base ai criteri cattolici di definizione di Padre, ma in virtù dell’omogeneità al pensiero biblico. Questo criterio segna una svolta importante negli studi patristici, perché rende impossibile una citazione meccanica e arbitraria dei testi e implica un serio esame, un’analisi critica. Siamo però ancora sempre su un piano teologico e contenutistico e l’analisi dei testi è funzionale alla polemica nei riguardi della Chiesa cattolica, quindi è soggetta talora a manipolazioni e forzature.

È significativo che Lutero si interessi dei Padri solo per dimostrare come ben presto essi si siano allontanati dal dettato biblico cadendo nell’errore, e quindi li critichi volentieri. I suoi giudizi sono spesso radicalmente negativi e mistificanti: «Origene è principe e re dell’allegoria ed ha riempito tutta la Bibbia di simili spiegazioni, che sono di scarso valore»2; «Gregorio di Nazianzo è una nullità, Gregorio è un monaco, Cipriano un uomo pio. Tertulliano e Ilario non hanno fatto altro che raccontare storielle»3. Dello stesso valore sono le valutazioni positive, in quanto dipendono dalla corrispondenza delle opinioni di certi Padri con le sue (per esempio, Lutero predilige Agostino). Per di più, questi giudizi sono trinciati sulla base di una conoscenza scarsa degli autori.

Con sfumature diverse, sono però analoghe le posizioni degli altri riformatori (Melantone, Calvino, Zwinglio), che utilizzano i Padri contro la Chiesa di Roma e a difesa della Chiesa riformata, l’unica, secondo loro, che conservi la continuità con la Chiesa antica, l’unica ancora fedele alla Bibbia4.

A sua volta, la parte avversa, cioè i teologi cattolici, usa i Padri con scopo opposto, ma secondo la medesima impostazione: si prendono le affermazioni dei Padri per appoggiare questo o quel dogma, questa o quella pratica. L’uso dei Padri resta un capitolo dell’apologetica5.

Così nel ‘500, insieme alla tradizione patrologica specifica dell’Umanesimo, si prolunga e si sviluppa anche la tradizione patristica, vale a dire l’utilizzazione teologica dei Padri in vista dell’elaborazione dottrinale.

Ma la controversia sui Padri spinge gli storici protestanti e cattolici ad uno studio sempre più serio: già alla metà del ‘500 si trovano i primi importanti lavori consacrati ai dottori della Chiesa antica. Sono però significativi i titoli: Catalogus testium veritatis qui ante nostram aetatem pontifici Romano eiuscque erroribus reclamaverunt è intitolata una raccolta di Placco Illirico del 1556, ripresa poi da Simone Goulard nel 1597. È evidente che in questo tipo di lavori non emergono le personalità dei singoli autori, ma i contenuti dottrinali e i problemi ecclesiali.


1 A. BENOÎT, Attualità dei Padri della Chiesa, trad. ital., Bologna, Il Mulino, 1970, pp. 22 ss.

2 Predigten über das 2. Buch Mose, Alleg.1, W.A.,16, 67, citato in A. BENOÎT, Attualità dei Padri della Chiesa, trad. ital., Bologna, Il Mulino, 1970, p. 26 n. 38.

3 Tischreden, W. A., V, p. 154, n. 5439 b, citato in A. BENOÎT, Attualità dei Padri della Chiesa, trad. ital., Bologna, Il Mulino, 1970, p. 26.

4 Cfr. E. BELLINI, I Padri nella tradizione cristiana, Milano, Jaca Book, 1982 (Già e non ancora. Pocket 66), pp. 70-89.

5 A. BENOÎT, Attualità dei Padri della Chiesa, trad. ital., Bologna, Il Mulino, 1970, p. 35.




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