Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: Introduzione alla letteratura cristiana antica
Messo in linea il giorno Sabato, 17 agosto 2002
Pagina: 7/13
Precedente Precedente - Successiva Successiva


Ottocento e Novecento

Con il rinnovato interesse per la storia e per il sentimento religioso, tipico dell’inizio dell’ ‘800, gli studi sui testi di letteratura cristiana conoscono un nuovo intenso sviluppo e anche un approfondimento critico e metodologico.

Innanzitutto, va segnalato il fenomeno dell’accrescimento numerico del patrimonio letterario, che avviene attraverso la scoperta di manoscritti inediti in antiche biblioteche. Se ne avvantaggiano soprattutto gli autori anteniceni (si pensi ai Philosophoumena di Ippolito ritrovati in un manoscritto del Monte Athos nel 1842 e pubblicati nel 1851, alla Didaché, scoperta in un manoscritto di Gerusalemme nel 1813, alle Odi di Salomone scoperte nel 1916-1920, all’Omelia sulla Passione probabilmente di Melitone di Sardi nel 1936, fino alle otto omelie catechetiche di Giovanni Crisostomo ritrovate nel 1955), gli scrittori gnostici e in genere eretici (a partire dalla Pistis Sophia, trovata nel 1851, all’intera biblioteca gnostica scoperta a Nag Hammadi in Egitto nel 1946, ai trattati di Priscilliano che conosciamo dal 1885), gli apocrifi dell’Antico e del Nuovo Testamento (frammenti del Vangelo e dell’Apocalisse di Pietro, nel 1892; del Vangelo dei dodici apostoli, nel 1907; del Vangelo degli Egiziani, nel 1897, etc.).

Un apporto notevole viene dato dal ritrovamento di antiche traduzioni orientali, sia di opere perdute nell’originale (la Demonstratio apostolica di Ireneo è nota da una traduzione armena scoperta nel 1907, il Commento a Giovanni di Teodoro di Mopsuestia da una traduzione siriaca trovata nel 1897; dell’Apologia di Aristide si è trovata nel 1889 una traduzione in siriaco che ha permesso successivamente di riconoscere il testo greco inglobato in un romanzo bizantino attribuito a Giovanni Damasceno), sia di opere già note, di cui hanno permesso una migliore ricostituzione del testo. Da questo punto di vista è stato importante ritrovare nuovi manoscritti e frammenti papiracei: in alcuni casi i papiri hanno dato un contributo determinante (ad esempio, per il testo della lettera di Policarpo). La scoperta di vari papiri a Tura, in Egitto (1941), ha portato alla luce varie opere inedite: commenti biblici di Didimo il Cieco, scritti di Origene (tra cui la trascrizione stenografica di un Dibattito con Eraclide, due omelie sulla Pasqua, frammenti di commenti biblici), etc.

Dall’inizio dell’800 compaiono vaste raccolte di scritti inediti, tra cui le Reliquiae sacrae di Martin Joseph Routh, pubblicate a Oxford nel 1814-1818, in 4 voll., ripubblicate nel 1846-1848 in 5 voll., ma soprattutto le imponenti collezioni di Angelo Mai, a partire dal 1825, ultima delle quali fu la Nova Patrum Bibliotheca, Roma 1854, 7 voll. più altri 3 voll. aggiunti da Giovanni Cozza Luzi nel 1871-1905; e quelle di Jean Baptiste Pitra: Spicilegium Solesmense, Paris 1852-1858, 4 voll.; Analecta Spicilegio Solesmensi parata, Paris 1876-1888, 9 voll.

Una raccolta completa di tutti i testi patristici editi fu la monumentale Patrologia che Jacques Paul Migne pubblicò in poco più di una ventina di anni, servendosi della consulenza del Pitra: la serie latina (che arriva fino al 1216), in 221 voll., fu pubblicata nel 1844-1855, la serie greca (fino al 1438-1439), in 162 voll., nel 1857-1866.

A partire dalla seconda metà del secolo - è del 1850 l’edizione critica di Lucrezio del Lachmann, che segna in filologia una vera e propria rivoluzione critica -, raffinate edizioni scientifiche mettono a disposizione degli studiosi i nuovi testi da poco scoperti e le conclusioni di ricerche filologiche accurate. Dal 1866 l’Accademia delle lettere di Vienna pubblica il Corpus Scriptorum ecclesiasticorum latinorum (Corpus di Vienna), dal 1897 l’Accademia delle Scienze di Berlino pubblica i Griechische Christliche Schriftsteller (Corpus di Berlino).

Dal 1877, a Berlino, escono pure i Monumenta Germaniae Historica, con la serie «Auctores Antiquissimi»; dal 1882, a Lipsia i Texte und Untersuchungen, dal 1891 i Texts and Studies di Cambridge.

Nel ‘900 si segnalano le collane del Corpus Christianorum (Turnhout, dal 1954) e delle Sources Chrétiennes (Paris, dal 1941). Significative sono poi le nuove collane di testi della letteratura cristiana orientale (la Patrologia orientalis, Paris 1903 ss.; il Corpus Scriptorum Christianorum Orientalium, Louvain, 1903 ss.) che sottolineano la nascita di un nuovo settore di studi alimentato particolarmente dalle nuove scoperte.

Ma numerose sono poi le iniziative editoriali, soprattutto in Germania e in Inghilterra, ma anche negli Stati Uniti, in Italia, in Belgio, in Francia, per rendere accessibile anche ai non specialisti questo patrimonio letterario: collane di traduzioni in lingue moderne, antologie e raccolte di testi, anche ad uso didattico (cfr. i Kleine Texte di Hans Lietzmann, Berlin, 1902 ss.; Florilegium Patristicum, Bonn, 1904 ss., etc.). Si noti che dalla fine dell’800 la patrologia entra a far parte delle materie di insegnamento delle Università (nel 1879 a Lovanio), oltre che delle Facoltà teologiche e dei Seminari1.

Nel campo più propriamente scientifico si assiste, a partire dalla metà dell’ ‘800, con accentuazione nel ‘900, a tutto un fiorire di studi, soprattutto di carattere monografico, di riviste specialistiche, di dizionari ed enciclopedie. De Ghellinck notava che dall’inizio del XX sec. si possono contare più di 30 collezioni, periodici e altro che pubblicano esclusivamente o prevalentemente studi sulle opere e sulle dottrine dei Padri2. E il fenomeno è venuto sempre progredendo, come dimostra anche il crescente sviluppo dei repertori bibliografici.

Sorgono grosse questioni relativamente all’identificazione di alcuni scrittori, alla cronologia della loro vita e delle loro opere, all’autenticità di certi scritti, alle fonti letterarie, ecc. In alcuni casi si arriva a modificazioni profonde nella conoscenza di alcuni autori e di alcune opere: si pensi ai casi dello pseudo-Areopagita, di Gregorio di Elvira, di Teodoro di Mopsuestia, di Ippolito, di Pelagio, ecc.

Importanti, per una trasformazione dei modo di valutare i Padri, sono gli studi che iniziano alla fine dell’ 800 e si intensificano nel ‘ 900, sulla lingua e lo stile dei cristiani (nascono negli anni ‘30 dei centri di studi e delle scuole, come l’Università di Washington, la scuola svedese e quella di Nimega), sul rapporto tra mondo cristiano e culture contemporanee, sulla vita delle comunità cristiane in tutti i suoi aspetti. Tutta una serie di scoperte archeologiche, accompagnate da indagini critiche e filologiche, hanno contribuito ad illuminare il pensiero dei gruppi cristiani e degli ambienti che li circondavano, e quindi a comprendere meglio i testi cristiani: il ritrovamento di un deposito nestoriano, iraniano, buddista, manicheo nelle grotte di Turfan nel Turkestan, agli inizi del ‘900; quello della città e della sinagoga di Doura-Europos con resti cristiani e giudaici negli anni ‘20; quella di una biblioteca manichea nel Fayyum, in Egitto, negli anni ‘30; quello dei manoscritti della comunità essena di Qumràn, sul Mar Morto, nel 1947.

Nell’ ‘800 e nel ‘900 abbiamo delle modificazioni metodologiche e una reinterpretazione dei concetti e dei termini usati precedentemente per designare il campo di studi sugli autori cristiani antichi.

Nell’ambito della patristica si accantonano gli intenti apologetici per occuparsi del dogma cristiano da un punto di vista intellettualistico e metastorico, per cui la parte più propriamente storica, che prima rientrava in essa, viene inserita in una nuova disciplina a cui si attribuisce la denominazione di «storia dei dogmi», per sottolineare l’abbandono di ogni protezionismo verso la teologia e di ogni a priori confessionale. In alcuni storici protestanti la liberazione dai legami teologici arriva al punto di rovesciare la situazione: da una patristica come scienza ausiliare della teologia, con metodo ed oggetto mutuati dalla dogmatica, si passa ad una patristica come sezione della storia. Questo nuovo orientamento coinvolge soprattutto il mondo protestante, ma anche il cattolicesimo, pur restando ancorato alla tradizione patristica con valore normativo, rinnova l’applicazione del ricorso ai Padri3.

Analogamente, nell’ambito della patrologia, l’interesse verso i Padri acquista un valore autonomo e si dirige verso una migliore definizione della personalità degli autori, delle loro fonti, del loro pensiero, non più in funzione di un quadro teologico e dottrinale prefissato.

Molti lavori di sintesi dell’ ‘800, lavori che si occupano della vita, degli scritti e della dottrina degli autori cristiani, portano il titolo di «Patrologia»: cfr., tra i cattolici, Michael Permaneder, Bibliotheca patristica. Tomo I: Patrologia generalis; Tomo II: Patrologia specialis, vol. I, 1-3, Landishuti, 1841-1844, 2 voll.; Joseph Fessler, Institutiones Patrologiae, quas ad frequentiorem, utiliorem et faciliorem SS. Patrum lectionem promovendam concinnavit Joseph Fessler, Oeniponte, 1850-1851, 2 voll., nuova ed. a cura di B. Jungmann, 1890-1896; Otto Bardenhewer, Patrologie, Freiburg im Br., 1894, II ediz. 1901 (trad. ital. a cura di A. Mercati, Patrologia, Roma, Desclée, 1903).

Ma molti preferiscono la denominazione di «Patrologia e patristica», per l’esigenza di distinguere più chiaramente la trattazione della vita e degli scritti, da assegnare alla patrologia, da quella della dottrina, che va attribuita alla patristica: cfr., tra i cattolici, Franz Wenzel Goldwitzer, Patrologie verbunden mit Patristik. Bearbeitet für Theologen, Nurnberg, 1833-1834, 2 voll; Joseph Nirschl, Lehrbuch der Patrologie und Patristik, Mainz, 1881-1885, 3 voll.; Joseph Rézbányay, Compendium Patrologiae et Patristicae una cum selectis artibus ex operibus SS. Patrum classicis, Quinque Ecclesiis, 1894.

Dalla metà del XIX secolo diventa abituale porre come oggetto della patrologia gli scrittori ecclesiastici dell’antichità e si incominciano a fissare dei limiti cronologici più precisi: Giovanni Damasceno (morto nel 749 ca.) per gli scrittori greci, Gregorio Magno (morto nel 604) per quelli latini4.

Ma ciò che è più significativo è il rifiuto che si manifesta ad un certo punto di entrambi i termini, patristica e patrologia, per sostituirli col termine “storia della letteratura cristiana”. Il primo ad adottare la nuova denominazione fu Johann Adam Möhler5: questi, forse per l’origine luterana degli altri termini, ma forse non solo per questo e certo in sintonia con un nuovo orientamento che si affermerà, usava il titolo di Patrologie oder christiliche Litterärgeschichte per la sua opera di cui uscì solo il vol. I (Die ersten drei Jahrhunderte), a cura di Franz Xaver Reithmayr, Regensburg, 1840. Per Möhler la patristica era “una scienza superflua” (p. 14). Analogo il titolo del manuale di Johannes Baptist Alzog: Grundriss der Patrologie oder der alteren christlichen Litterärgeschichte, Freiburg im Br., 1866 (comprende anche il periodo carolingio).

Tale denominazione vuole innanzitutto attirare l’attenzione sulle esigenze storiche nella presentazione della materia, e poi vuole sottolineare l’allargamento dell’interesse alla schiera degli «scrittori ecclesiastici» non propriamente riconosciuti come «Padri», per mancanza o insufficienza di una delle note caratteristiche attribuite a questi ultimi, e allargamento dell’interesse anche ai gruppi di autori non ecclesiastici, ma a contatto col cristianesimo, come gli eretici ed i dissidenti.

La denominazione è stata però adottata soprattutto per influenza, non tanto dei teologi (a parte il caso Möhler), ma dei filologi e degli studiosi dell’antichità in genere6, è stata presto recepita dai teologi, tuttavia, in rapporto con l’esigenza di prendere in considerazione, anche per gli autori cristiani, l’aspetto letterario.

Friedrich Nitzsch, che era uno storico del dogma, ha per primo sottolineato la preminenza del punto di vista letterario in collegamento con l’indagine storica e ha indicato in un suo articolo metodologico le ragioni dell’abbandono dei termine «patristica» per quello di «letteratura cristiana antica»7.

Gli studiosi protestanti della seconda metà dell’800 in genere adottano il titolo di «storia della letteratura cristiana» e si occupano quasi esclusivamente dei primi tre secoli, in quanto successivamente il distacco dalla verità biblica si sarebbe fatto massiccio. Cfr. James Donaldson, A Critical History of Christian Literature and Doctrine from the Death of the Apostles to the Nicene Council, di cui sono usciti il vol. I: The Apostolical Fathers, London, 1864, rist. 1874; i voll. II-III: The Apologists, 1866; Charles Thomas Cruttwell, A Literary History of Early Christianity, including the Fathers and the Chief Heretical Writers of the Ante-Nicene Period, London, 1893, 2 voll.; Gustav Krüger, Geschichte der altchristlichen Litteratur in den ersten drei Jahrhunderten, Freiburg im Br., Leizpig, 1895.

Chiaramente Krüger afferma: «La storia della letteratura cristiana antica insegna a conoscere e apprezzare i prodotti letterari dello spirito cristiano nell’ambito del mondo antico da un punto di vista puramente letterario, senza tener conto del loro significato ecclesiale o teologico, singolarmente e in rapporto con i loro generi. Si distingue pertanto dalla patrologia, che opera con il concetto di “Padre della Chiesa” preso dalla dogmatica e che in base alla scelta e alla trattazione della materia si presenta come una disciplina cella teologia cattolica»8.

Ma fu soprattutto Adolf von Harnack che assunse e difese sistematicamente l’idea di una «letteratura cristiana antica», in polemica con la teologia tradizionale e in funzione di una conoscenza storica della Chiesa antica. Egli scrisse una Geschichte der altchristlichen Litteratur bis Eusebius, di cui uscirono due parti: Teil I: Die Überlieferung und der Bestand, bearbeitet unter Mitwirkung von E. Preuschen, Leipzig, 1893; Teil II: Die chronologie. Band. I: Die Chronologie der Litteratur bis Irenäus nebst einleitenden Untersuchungen, 1897. Band II: Von Irenenäs bis Eusebius, 1904. Una terza parte, che avrebbe dovuto occuparsi della «letteratura» vera e propria, non fu pubblicata.

Un compromesso fu tentato dal cattolico Otto Bardenhewer, che adottò il titolo di «Storia della letteratura ecclesiastica antica» (Geschichte der altkirchlichen Literatur) per la sua opera, di cui uscirono i primi due volumi nel 1902 e nel 1903 a Freiburg im Br. (questi volumi furono riediti nel 1913 e 1914; un 3° vol. uscì nel 1912, rist. 1923; un 4° nel 1924; un 5° nel 1932). Con questo titolo l’autore voleva differenziare la nuova opera dalla sua precedente Patrologia9, ma voleva anche contrapporla all’impostazione di Harnack e di Krüger, e in genere dei protestanti moderni, per i quali solo a partire dalla fine del II secolo sarebbe nata una Chiesa coi suoi dogmi, e perciò per gli scrittori cristiani più antichi non si potrebbe parlare di «letteratura ecclesiastica», ma si dovrebbe parlare di «letteratura cristiana»10.

Ma il nuovo titolo suscitò dissensi quasi generalizzati: protestanti (tra cui Harnack e Krüger) e cattolici (tra cui Franz Xaver Funk) rimproveravano a Bardenhewer di escludere dalla trattazione un certo numero di scritti connessi con la letteratura cristiana, e di non essere coerente col titolo includendo scrittori dissidenti o eretici (gnostici, ad esempio). In ogni caso i contrasti avevano radici ideologiche profonde e riguardavano fondamentalmente le concezioni relative alle origini del cristianesimo11. Lo ammetteva chiaramente lo stesso Bardenhewer nella sua replica, premessa al secondo volume: qui egli rifiutava il titolo di «letteratura cristiana» proprio per la sua neutralità e ambiguità da un punto di vista dottrinale (anche gli gnostici si dicevano cristiani) e dichiarava: «La patrologia tradizionale o, ciò che è lo stesso, la storia della letteratura ecclesiastica antica si fonda sul presupposto che la Chiesa abbia posseduto dall’inizio una precisa somma di verità di salvezza come eredità lasciatale dal suo fondatore divino e che almeno durante l’antichità cristiana l’abbia dimostrato in modo fedele e autentico»12.

Il titolo di Bardenhewer viene rifiutato e non ha séguito, continuano invece successivamente i filoni, sia delle Patrologie, sia delle Storie della letteratura cristiana.

Tra i manuali di Patrologia abbiamo, in Germania: Gerard Rauschen, Grundriss der Patrologie, Freiburg im Br., 1903 (trad. ital. della 3° ed. tedesca, Manuale di Patrologia e delle sue relazioni con la storia dei dogmi, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 19124), poi rivisto e rielaborato nell’undicesima edizione da Berthold Altaner col titolo Patrologie. Die Schriften der Kirchenväter und ihr Lehrgehalt, 1931; il medesimo Altaner rifarà completamente il lavoro pubblicando la sua Patrologie. Leben, Schriften und Lehre der Kirchenväter, Freiburg im Br., 1938, riedita più volte, a partire dalla VI edizione (1960), con la collaborazione di Alfred Stuiber, 8° ed. 1978 (7° ed. ital., Casale, Marietti, 1977, rist. 1981); Heinrich Kihn, Patrologie, completata da Franz Gillmann, Paderborn, 1904-1908, 2 voll.; Basilius Steidle, Patrologia seu historia antiquae litteraturae ecclesiasticae, Freiburg im Br., 1937; Hans von Campenhausen, Die Griechischen Kirchenväter, Stuttgart, 1955, 3° ed. 1961 (trad. ital. Brescia, Paideia, 1967) ; Id., Lateinische Kirchenväter, Stuttgart, 1960 (trad. ital. Firenze, Sansoni, 1969); Hubertus R. Drobner, Lehrbuch der Patrologie, Freiburg, Herder, 1994 (trad. ital. Casale Monferrato, Piemme, 1998)

In Francia: Joseph Tixeront, Précis de Patrologie, Paris 1918, più volte riedito (ediz. ital. a cura di G. Calliari, Manuale di Patrologia, Torino, Berruti, 1948-19503); Fulbert Cayré, Précis de Patrologie. Histoire et doctrine des Pères et Docteurs de l’Église, Paris 1927-1930, 2 voll. (trad. ital. Patrologia e storia della teologia, Roma, Società di S. Giovanni Evangelista, 1936-1938); Jacques Liebaert – Michel Spanneut, Les pères de l'Église, Paris, Desclée, 1986-1990, 2 voll. (trad. ital. Introduzione generale allo studio dei Padri della Chiesa, a cura di Antonio Zani, Brescia, Queriniana, 1998).

In Spagna: Miguel Yus, Patrología ó sea introducción histórica y crítica al estudio de los Santos Padres, Madrid, Viuda é Hijos de Gómez Fuentenebro, 19003; Julián Adrián Onrubia, Patrología ó estudio de la vida y de las obras de los padres de la Iglesia, Palencia, Abundio J. Menéndez, 1911; Ramón Trevijano Etcheverría, Patrología, Madrid, Bibliotheca de autores cristianos, 1994; Bernardo Sánchez García, Manual de patrología, Terrassa, Clie, 2005; Domingo Ramos-Lisson, Patrología, Pamplona, Universidad de Navarra, 2006.

In Italia: Ubaldo Mannucci, Istituzioni di Patrologia, Roma, Ferrari, 1914, 6° ediz. a cura di Antonio Casamassa, Roma, Ferrari, 1948-1950; Guido Bosio, Introduzione ai Padri della Chiesa, Torino, SEI, 1990-1999, 6 voll.; Michekl Spanneut – Antonio Zani – Jacques Liébaert, Introduzione generale allo studio dei padri della Chiesa, Brescia, Queriniana, 1998.

Negli Stati Uniti: Johannes Quasten, Patrology, Utrecht-Antwerpen, Spectrum, 1950-1960, 3 voll. (trad. ital. Torino, Marietti, 19802, 2 voll.); continuati in Italia dall’Institutum Patristicum Augustinianum e a cura di Angelo di Bernardino, sono apparsi un 3° vol. nel 1978, un 4° nel 1996 ed un 5° nel 2000.

Tra le storie della letteratura cristiana si possono citare, per la Francia: Paul Monceaux, Histoire littéraire de L’Afrique chrétienne depuis les origines jusqu’à l’invasion arabe, Paris 1901-1923, 7 voll. (fino al V sec.), rist. 1963; Id., Histoire de la littérature latine chrétienne, Paris, 1924; Pierre Champagne de Labriolle, Histoire de la littérature latine chrétienne, Paris 1920 (2° ediz. 1924, 3° ed. a cura di Gustav Bardy, Paris, Les Belles Lettres, 1947); Aimé Puech, Histoire de la littérature grecque chrétienne, Paris, Les Belles Lettres, 1928-1930; Id., Littérature latine chrétienne, Paris, 1929; Jules Chéruel, Brève histoire de l’ancienne littérature chrétienne, Paris, Fayard, 1962 (trad. ital. Storia della letteratura cristiana antica, Catania, Edizioni Paoline, 1963); Jacques Fontaine, La littérature latine chrétienne, Paris, Presses Universitaires de France, 1970 (trad. ital. La letteratura latina cristiana, Bologna, Il Mulino, 1973).

Per la Germania: Hermann Jordan, Geschichte der altchristlichen Literatur, Leipzig, Quelle & Meyer, 1911; Martin Dibelius, Geschichte der urchristlichen Literatur, Berlin, 1927 (rist. Aggiornata München, Kaiser, 1975); Alfred Gudeman, Geschichte der altchristlichen lateinisch Literatur vom 2. bis 6. Jahrhundert, Berlin, 1925 (trad. spagn. ampliata a cura di Pascual Galindo Romeo, Historia de la antigua literatura latino-cristiana, Barcelona, Labor, 1928).

Per la Spagna: Juan María de la Torre, Literatura cristiana antigua, entornos y contenidos, Zamora, Monte Casino, 2003-2005. 

Per il mondo anglosassone: Adam Fyfe Findlay, By-Ways in Early Christian Literature, Edinburgh, Clark, 1923; Edgar J. Goodspeed, A History of Early Christian Literature, Chicago, University Press, 1942 (II ediz. Chicago, University Press, 1966).

Per l’Italia: Umberto Moricca, Storia della letteratura latina cristiana, Torino, SEI, 1925-1934, 3 voll.; Aurelio Giuseppe Amatucci, Storia della letteratura latina cristiana, Bari, Laterza, 1929, II ediz. Torino, SEI, 1955; Luigi Salvatorelli. Storia della letteratura cristiana dalle origini alla metà del VI secolo, Milano, Vallardi, 1936; Michele Pellegrino, Letteratura greca cristiana, Roma, Studium, 1956, III ediz. 1978; Id., Letteratura latina cristiana, Roma, Studium, 1957, III ediz. 1970; Salvatore Di Meglio, Storia della letteratura greca cristiana, Napoli, Italgrafica, 1966, nuova ediz. col titolo Il messaggio cristiano d’Oriente, Torino, Gribaudi, 1973; Manlio Simonetti, La letteratura cristiana antica greca e latina, Firenze-Milano, Sansoni-Accademia, 1969, II edizione 1988; Salvatore d’Elia, Letteratura latina cristiana, Roma, Jouvence, 1982; Claudio Moreschini - Enrico Norelli, Storia della letteratura cristiana antica greca e latina, Brescia, Morcelliana, 1995, 2 voll.; Manlio Simonetti – Emanuela Prinzivalli, Storia della letteratura cristiana antica, Casale Monferrato, Piemme, 1999.

Accanto a queste, vanno poi ricordate le sempre più numerose e ricche storie delle letterature cristiane orientali, tra cui: Carl Brockelmann – Franz Nikolaus Finck - Johannes Leipoldt - Enno Littmann, Geschichte der christlichen Literaturen des Orients, Leipzig, Amelangs, 1907 (II ediz. 1909; rist. anast. Leipzig, Zentralantiquariat der DDR, 1972); Anton Baumstark, Die christlichen Literaturen des Orients, Leipzig, Göschen'sche Verlagshandlung, 1911; 2 voll.; John Mason Harden, An Introduction to Ethiopic Christian Literature, London, Madras, 1926; Georg Graf, Geschichte der christlichen arabischen Literatur, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1944-1953, 5 voll. (Studi e Testi 118, 133, 146, 147, 172); Michael Tarchnisvili - Julius Assfalg, Geschichte der kirchlichen georgischen Literatur, Città del Vaticano, Libreria Editrice Vaticana, 1955 (Studi e Testi 185), Ignazio Ortiz de Urbina, Patrologia Syriaca, Romae, Pontificium Institutum Orientalium Studiorum, 19652, etc.


1 J. DE GHELLINCK, Patristique et Moyen Age, Bruxelles, 1947, vol. II, p. 61.

2 J. DE GHELLINCK, Patristique et Moyen Age, Bruxelles, 1947, vol. II, p. 35.

3 Cfr. A. BENOÎT, Attualità dei Padri della Chiesa, trad. ital., Bologna, Il Mulino, 1970, pp. 39-40.

4 Cfr. O. BARDENHEWER, Geschichte der altkirchlichen Literatur, Freiburg im Br., 19132, vol. I, p. 16.

5 Secondo F. BOLGIANI, Patrologia e storia della Chiesa antica, in G. MEERSSEMANN – E. CATTANEO – M. MACARRONE (a cura di), Problemi di storia della Chiesa. La Chiesa antica, sec. II-IV, Milano, Vita e pensiero, 1970, p. 320; cfr. però già il cattolico J. B. J. Busse, che scrisse un Grundriss der christlichen Litteratur, von ihrem Ursprunge an bis zur Erfindung und Ausbreitung der Buchdruckerei. Ein notwendiges Handbuch zur Patrologie und Patristick für angehende Theologen, Münster, 1828-1829, 2 voll.

6 Cfr. J. DE GHELLINCK, Patristique et Moyen Age, Bruxelles, 1947, vol. II, p. 150.

7 Geschichtliches und Methodologisches zur Patristik, in «Jahrbucher für deutsche Theologie» X (1865), pp. 37-63.

8 Citato in O. BARDENHEWER, Geschichte der altkirchlichen Literatur, Freiburg im Br., 19132, vol. I, p. 28.

9 Cfr. I, 1902, p. VI.

10 Cfr. I, pp. 26-27.

11 Cfr. J. DE GHELLINCK, Patristique et Moyen Age, Bruxelles, 1947, vol. II, p. 151.

12 II, p. VI.




Precedente Precedente - Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Letteratura cristiana
Letteratura cristiana

Argomenti Correlati

Il Nuovo Testamento

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke