Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: Testimonianze extracristiane
Messo in linea il giorno Mercoledì, 15 agosto 2001
Pagina: 14/17
Precedente Precedente - Successiva Successiva


Thallos

All’interno di una sua Cronaca in lingua greca, uno storico di nome Tallo (Thallos) ha lasciato menzione di un fatto concernente il giorno della morte di Gesù: l’oscuramento del cielo[1]. Purtroppo l'opera è andata perduta, ma la citazione del passo che riguardava Gesù era stata inserita nella Chronographia di Sesto Giulio Africano. Questo scrittore, vissuto tra la fine del secondo e il primo quarantennio del III secolo, è noto come progettista della biblioteca imperiale di Settimio Severo; anche la sua opera, però, una storia universale dalle origini ad Eliogabalo, è andata perduta. Fortunatamente alcune parti dell'opera sua sono state citate attorno all'anno 800 da un altro storico bizantino, Giorgio Sincello. La sua opera si intitola Ecloga chronographica, una storia universale che copriva gli anni dalla creazione del mondo fino al regno di Diocleziano. E così, ricordate da Sesto Giulio Africano e ricopiate da Giorgio Sincello, le parole di Tallo sono arrivate fino ai nostri giorni. Giorgio Sincello infatti asserisce di riportare un passo “tratto da Africano, riguardo agli eventi associati con la passione” di Gesù. Africano diceva, richiamando i Vangeli:

Una terribile oscurità si abbatté su tutto il mondo, le rocce furono spezzate da un terremoto e molti luoghi della Giudea e del territorio restante furono abbattuti. Tallo, nel terzo libro delle Storie, definisce questa oscurità come eclissi del sole, a mio parere irragionevolmente[2].

Africano continuava il discorso contestando l'affermazione di Tallo: un'eclissi non può verificarsi durante un plenilunio (la Pasqua ebraica), quando la Luna è diametralmente opposta al Sole; doveva quindi trattarsi di un oscuramento straordinario ed inusuale. In tal modo avevano risposto, tra gli altri, anche Origene, Girolamo e Giovanni Crisostomo, contro quegli scrittori anticristiani, soprattutto Celso, che avevano usato questa argomentazione dell'eclissi per contestare la validità del racconto evangelico.

Non ci interessa qui addentrarci nella disputa sulla natura dell'oscuramento del cielo raccontato dai Vangeli; ci preme però sottolineare che un autore pagano aveva tentato una spiegazione naturalistica di un evento evangelico che evidentemente egli conosceva. È un peccato che l'opera di Tallo sia perduta; ma l'abituale affidabilità di Giulio Africano induce a pensare che la sua citazione sia veritiera. Il contesto può essere facilmente immaginato: Tallo è a conoscenza della spiegazione soprannaturale dell'oscurità registrata dagli evangelisti al momento della morte di Gesù, e ne contesta il carattere soprannaturale, descrivendola come una semplice eclissi. A questo punto Giulio Africano critica la conclusione di Tallo, avanzando l'argomentazione del plenilunio pasquale.

Non è assolutamente dato di sapere da dove Tallo abbia tratto le informazioni sull'oscuramento del sole nel giorno della morte di Gesù; il fatto che ne parlino anche i Vangeli non significa che Tallo li abbia necessariamente conosciuti: forse si basava su altre fonti scritte che contenevano il racconto della passione, oppure poteva aver ascoltato la testimonianza orale di qualche cristiano. Certamente egli è testimone dell'esistenza di un racconto della passione di Gesù che circolava nel suo ambiente e che evidentemente egli ritiene di dover spiegare in qualche modo.

Ora, la questione da risolvere riguarda l'identità e soprattutto l’epoca in cui Tallo visse[3]. Spesso si afferma che si trattava di un Tallo samaritano (Thallos samareus) residente a Roma a metà del I secolo, il quale secondo lo storico ebreo Giuseppe Flavio avrebbe concesso un grande prestito ad Agrippa. Ma l'identificazione si basa su una congettura testuale: i manoscritti di Giuseppe infatti riportano la dicitura allos Samareus, cioè “un altro Samaritano”[4]. Poiché così la frase risulterebbe difficile, in quanto l'autore immediatamente prima non stava parlando di nessun altro Samaritano, molti filologi (a partire da Hudson nel 1720) hanno aggiunto la lettera theta davanti ad allos, dando origine a Thallos. Ecco che questo Thallos potrebbe essere il Tallo di Giulio Africano; d’altra parte Tallo era un nome ricorrente nelle liste dei funzionari della casa imperiale, che evidentemente potevano disporre di molto denaro[5]. Si tratterebbe allora del più antico riferimento non cristiano a Gesù, in quanto risalente ad un ventennio dopo la sua morte. Ma qualcuno ha rigettato la correzione, lasciando il testo inalterato[6]; se così fosse, saremmo davanti ad uno storico ampiamente citato da diverse fonti[7], vissuto certamente prima del 180 d.C. - in quanto noto a Teofilo di Antiochia - ma sconosciuto, e neppure necessariamente ebreo, anche se nella sua opera parlava di Mosè. A Roma, comunque, sono attestati altri che portavano quel nome, tra cui un segretario di Augusto[8].

Un altro problema riguarda la lunghezza dell'opera di Tallo: secondo un passo della Chronica di Eusebio di Cesarea, sopravvissuta solo in traduzione armena, si afferma che Tallo “raccoglie materiale dall'epoca della caduta di Troia fino alla 167° olimpiade” (112-109 a.C.)[9]. Ma dal nostro e da altri passi di Tallo, a noi pervenuti, si evince che la sua storia partiva da prima (la storia di Bel, Cronos, Mosè) e continuava ben oltre. Alcuni pensano ad un errore della traduzione armena, e correggono con argomentazioni paleografiche il numero 167 in 207 (anni 49-52) o 217 (89-92); in quest’ultimo caso, Tallo sarebbe vissuto alla fine del I secolo, o anche dopo. Altri invece pensano all'esistenza di una prima e di una seconda edizione ampliata della medesima opera; altri ancora ipotizzano che Eusebio conoscesse un’altra opera di Tallo, diversa da quella di cui stiamo trattando.

In definitiva, rimane in sospeso la questione dell’identità di Tallo. La datazione della sua opera agli anni ’50 del I secolo è incerta, perché basata sulla congetturale identificazione di Tallo con il samaritano citato da Flavio Giuseppe, e sull’idea che egli sia vissuto poco dopo il 52 (se si accetta una delle due correzioni del passo di Eusebio). Nell’ipotesi meno ottimistica, Tallo avrebbe potuto essere uno storico non samaritano, vissuto in un periodo indefinito tra la morte di Gesù (che egli conosce) e il 180 (quando viene citato per la prima volta da altri scrittori). La notizia di Tallo rimane importante, ma non è dimostrabile che si tratti della testimonianza extracristiana più antica, come talora si è affermato.


[1] Mc 15,33: “Giunta l'ora sesta, si fece buio su tutta la terra fino all'ora nona”; cfr. Mt 27,45; Lc 23,44.

[2]   Kaq' Ólou toà kÒsmou skÒtoj ™p»geto foberètaton, seismù te aƒ pštrai dierr»gnunto
kaˆ t¦ poll¦ 'Iouda…aj kaˆ tÁj loipÁj gÁj katerr…fqh. Toàto tÕ skÒtoj œkleiyin toà ¹l…ou Q£lloj ¢pokale‹ ™n tr…tV tîn `Istoriîn, æj ™moˆ doke‹ ¢lÒgwj. Ed. K. Müller, Fragmenta Historicorum Graecorum, Paris, 1841-1870, vol. III, 517-519, frammento 8.

[3] Su tutta la questione: F. JACOBY, Die Fragmente der griechischen Historiker, Berlin, 1922-1958, vol. IIB, p. 1157, e IID, pp. 835-836; H. RIGG, Thallus: The Samaritan?, in «Harvard Theological Review» XXXIV (1941), pp. 111-119 ; P. PRIGENT, Thallos, Phlégon et le Testimonium Flavianum témoins de Jésus?, in Paganisme, Judaïsme, Christianisme. Influences et Affrontements dans le Monde Antique, Paris, 1978, pp. 329-334; E. SCHÜRER, Storia del popolo giudaico al tempo di Gesù Cristo, Brescia, 1997, vol. III/1, pp. 699-700; R. E. VAN VOORST, Gesù nelle fonti extrabibliche, Cinisello Balsamo, 2004, pp. 33-37; E. NORELLI, La presenza di Gesù nella letteratura gentile dei primi due secoli, in A. Pitta (a cura di), Il Gesù storico nelle fonti del I-II secolo, Bologna, Dehnoniane, 2005 (Ricerche Storico Bibliche 17/2), pp. 177-182.

[4] Antiquitates iudaicae, XVIII,VI,4 § 167: “Inoltre da un altro samaritano, che era liberto di Cesare, Agrippa riuscì a ottenere un prestito di un milione di dracme, con cui estinse il debito con Antonia”.

[5] Un’iscrizione latina parla di un T. Cl. Thallus praepositus velariorum domus Augustianae (Corpus Inscriptionum Latinarum, VI, p. 8649).

[6] Cfr. I. MIEVIS, À Propos de la Correction 'Thallos' dans les 'Antiquités Judaïques' de Flavius Josèphe, in «Revue Belge de Philologie et d'Histoire» XIII (1934), pp. 733-740. H. RIGG, Thallus, op. cit., intende l’allos pronominalmente, e traduce: “Da un altro, samaritano di stirpe, che era liberto di Cesare, etc.”

[7] Tallo è citato da Teofilo di Antiochia (180 circa, Ad Autolycum, 3,29), Minucio Felice (inizio III sec., Octavius, 21,4), Tertulliano (197, Apologeticum, 10; Ad nationes, 2,12), pseudo-Giustino (III sec., Cohortatio ad Graecos, 9), Lattanzio (a cavallo tra III e IV sec., Divinae institutiones, 1,23; 1,13).

[8] Svetonio, Augustus, 67; Altri Tallo sono menzionati nelle iscrizioni (Corpus Inscriptionum Latinarum, VI, pp. 6987-6988)

[9] J. Karst, Die Chronik des Eusebius aus dem Armenischen übersetzt, Leipzig, 1911 (GCS 20), p. 125.




Precedente Precedente - Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Il Gesù della storia e i suoi seguaci
Il Gesù della storia e i suoi seguaci

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke