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Documento: La formazione del Nuovo Testamento e la questione del canone
Messo in linea il giorno Giovedì, 25 aprile 2002
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Ordine degli scritti del Nuovo Testamento

Per quanto riguarda l’ordine, si tenga presente che non è normalmente di carattere cronologico, neanche all’interno degli scritti appartenenti allo stesso genere letterario.

Gli scritti del NT sono presentati nella raccolta canonica a blocchi omogenei per genere letterario: vangeli, atti, lettere, apocalisse, e secondo una successione di valore: al primo posto i Vangeli, che parlano direttamente di Gesù e contengono le sue parole (I Vangeli erano sentiti come un tutto unitario, tanto che si parlava comunemente di «Vangelo» secondo Mt, secondo Mc, secondo Lc, secondo Gv), poi gli Atti, che descrivono la missione degli Apostoli e gli inizi della storia della Chiesa, poi le lettere degli Apostoli, che forniscono insegnamenti alle comunità primitive, quindi l’Apocalisse, l’unico libro profetico e «apocalittico» del NT.

Questa ripartizione a blocchi comporta qualche inconveniente: ad esempio gli Atti, scritti da Luca, vengono separati dal suo Vangelo, con cui costituivano, nel progetto originario dell’autore, un’unica opera. Cronologicamente, le lettere di Paolo (almeno quelle sicuramente sue) sono, per quello che riusciamo oggi a ricostruire, gli scritti più antichi tra tutti quelli del NT, mentre l’Apocalisse potrebbe essere anteriore al Vangelo di Giovanni.

L’ordine attuale dei Vangeli, che risale al periodo più antico, come testimonia l’importante documento costituito dal Canone o Frammento Muratoriano, la prima lista di libri «canonici», databile verso il 180 1, potrebbe dipendere, almeno per il primo posto conferito a Matteo, dall’opinione della sua anteriorità cronologica rispetto a Marco, che ha radice già in un’affermazione fatta dal vescovo Papia di Gerapoli, un altro fondamentale testimone sulla formazione del NT, vissuto agli inizi del II secolo: in un passo di una sua opera (riportato in Eusebio, Historia Ecclesiastica III,39,16) 2 egli sosteneva che Matteo avesse raccolto i detti (del Signore) in lingua ebraica, avesse cioè composto un vangelo, o un abbozzo di vangelo, in ebraico (o aramaico), che doveva essere il primo in assoluto. L’affermazione esplicita dell’anteriorità di Matteo rispetto a Marco, all’interno della successione Mt Mc Lc Gv, si trova in Origene (in Eusebio, Historia Ecclesiastica VI,25,3-5), metà del III sec. Ma un diverso ordine dei Vangeli compare in alcuni manoscritti appartenenti all’ambiente occidentale, e databili al V-VI sec. (D, W): Mt, Gv, Lc, Mc. Forse questo ordine dipende da un criterio di importanza: in effetti i Vangeli di Matteo e Giovanni erano attribuiti ad Apostoli e furono fin dagli inizi i più diffusi nella Chiesa e i più commentati, mentre Luca e Marco non potevano essere attribuiti ad Apostoli ed ebbero minore considerazione rispetto agli altri due; Marco poi sembra essere stato quasi ignorato da questo punto di vista 3.

L’ordine delle lettere di Paolo corrisponde probabilmente a criteri di lunghezza e di importanza per le 13 principali, mentre Eb è all’ultimo posto (pur essendo molto estesa e importante), in quanto è attribuita a Paolo, ma la sua paternità fu discussa vivacemente già in tempi antichi con propensione ad escludere che fosse stata davvero scritta in greco da lui (c’è chi pensava a Luca o a Clemente Romano come redattori), e fu definitivamente inserita nel canone solo tardi. Però nella tradizione manoscritta più antica viene spesso riportata tra le lettere di Paolo, e talora tra le più importanti: in un papiro (P46) tra Rm e 1 Cor; nei manoscritti onciali, cioè scritti in maiuscolo (i più antichi documenti, dopo i papiri), tra 2 Ts e 1 Tm; fu collocata alla fine, dopo Fm, soprattutto nei manoscritti bizantini e nella Vulgata.

Nel NT della Chiesa greca le lettere cattoliche precedono quelle paoline, nella Chiesa latina seguono: anche qui dipenderà da criteri di importanza.

L’Apocalisse è alla fine forse perché anch’essa stentò a entrare nel canone: per questo motivo fu anche trascritta meno rispetto a Vangeli e lettere paoline.



1 Il nome di Frammento Muratoriano dipende dal fatto che il testo ci è pervenuto frammentario (è mutilo all’inizio) e che fu scoperto nel 1740, nella Biblioteca Ambrosiana di Milano, da Ludovico Antonio Muratori.

2 Il passo letteralmente suona: «Matteo raccolse i detti in lingua ebraica, e ciascuno li interpretò come poteva» (Matqa‹oj mn oân `Ebradi dialšktJ t¦ lÒgia sunet£xato, ¹rm»neusen d' aÙt¦ æj Ãn dunatÕj ›kastoj). L’affermazione di Papia, non del tutto chiara, è stata discussa a lungo da parte degli studiosi suscitando interrogativi mai completamente risolti: è esistito originariamente un Vangelo di Matteo ebraico (o aramaico)? Il Vangelo greco che conosciamo è una traduzione? Oppure Papia non parla di un Vangelo completo, ma solo di detti, ossia parole, insegnamenti, di Gesù?

3 Mentre possediamo per gli altri Vangeli (soprattutto per Giovanni e Matteo) una vasta e importante produzione esegetica nella patristica, già a partire dal II-III secolo, per Marco a malapena troviamo una decina di omelie di Gerolamo (fine del IV secolo) su alcuni passi del Vangelo e solo ancora più tardi (dal VI sec.) qualche commento sparuto. Nel corso del IV secolo perfino il simbolo a cui Marco era collegato cambiò: non più aquila, ma leone, con valore di declassamento, in quanto l’aquila, connessa con l’idea di altezza spirituale e di acutezza teologica, era ritenuto un simbolo superiore (e sarà applicata al Vangelo di Giovanni). Era diffusa l’opinione che Marco fosse posteriore a Matteo e dipendente da esso: Agostino, nel De consensu evangelistarum (I,2), discutendo del rapporto tra i Vangeli e del problema delle discordanze tra essi, lo disse un po’ sprezzantemente «valletto e compendiatore» di Matteo: Marcus eum (sc. Matthaeum) subsecutus tamquam pedisequus et breviator. Tale giudizio negativo ebbe un grande e deleterio influsso sulla tradizione successiva.




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