Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: Nicolotti, Esorcismo cristiano e possessione diabolica (recensione)
Messo in linea il giorno Lunedì, 08 dicembre 2014
Pagina: 1/1


Nicolotti, Esorcismo cristiano e possessione diabolica (recensione)

Recensione

Andrea Nicolotti, Esorcismo cristiano e possessione diabolica tra II e III secolo (Instrumenta Patristica et Mediaevalia. Research on the Inheritance of Early and Medieval Christianity, 54). Pp. 808. Brepols, Turnhout, 2011.
ISBN: 978-2-503-53193-9

Da «Augustinianum» 53/2 (2013), pp. 605-616.

Giuseppe Caruso
Istituto Patristico Augustinianum



Andrea Nicolotti, nel saggio qui presentato, indaga sull’esorcismo cristiano, connesso o meno ai riti battesimali, e sulla possessione diabolica, tema strettamente correlato al primo, come emergono dalle testimonianze degli autori tra secondo e terzo secolo, escludendo volutamente il secolo primo, che avrebbe costretto a prendere in esame la letteratura biblica, e arrestandosi alle persecuzioni di Decio e dei suoi successori che, nell’ambito della cristianità precostantiniana, costituirono un importante momento di cesura. L’interesse storiografico per le pratiche esorcistiche messe in atto dai cristiani ha conosciuto una specie di movimento oscillatorio: se da una parte queste hanno attirato molte curiosità, di segno talvolta diverso e addirittura opposto, dall’altra hanno sovente suscitato nei teologi (ma anche in chi non è teologo) un profondo sentimento di fastidio, soprattutto perché non è facile rassegnarsi supinamente a vivere in un mondo in cui i demòni, sfidando ogni razionalità e a dispetto della libera determinazione di ognuno, spadroneggiano tra gli uomini; forse alla luce della nuova sensibilità le preghiere di esorcismo che si leggono nel rito del battesimo riformato dopo il Concilio Vaticano II, sembrano esprimere in termini molto sfumati l’idea di un’azione diretta del maligno sull’uomo. In tale contesto, cioè nell’ambito di una lettura diversamente ideologizzata della possessione e dell’esorcismo, uno studio come quello di Nicolotti, nel quale ci si sofferma con acume e rigore scientifico sulle testimonianze relative all’esorcismo e alla possessione nei secoli in cui l’identità e la prassi cristiana prendevano forma, è particolarmente benvenuto.
Il saggio si apre con alcune necessarie chiarificazioni terminologiche. La parola “esorcismo” deriva dal greco orkos, che già nel linguaggio omerico designa ciò su cui gli stessi dèi prestano giuramento; da qui deriva il verbo exorkizo, “giurare”, che ha in seguito assunto il senso di “scongiurare” (così nei Vangeli) e quello più tecnico di “esorcizzare”. L’esorcismo assume quindi le forme di una prassi che si propone l’allontanamento di quanti sono detti dèmoni o demòni. Il primo termine, ampiamente attestato nella grecità classica indicava le potenze intermedie, superiori agli uomini e tuttavia inferiori agli dèi (si pensi al dèmone di Socrate); il secondo invece è un termine specifico della letteratura neotestamentaria, sinonimo di diavolo, e designa quella creatura che, pur subordinata a Dio, è ostile a lui e pertanto anche agli uomini. Presto, con uno scivolamento semantico, il demonio dei cristiani assume connotazioni tali da poter indicare sia il diavolo della tradizione biblica che i dèmoni di quella classica, con una conseguenza immediata: tutto quello che era attinente alla religione pagana (culti, credenze, spettacoli) viene relegato nell’ambito del demoniaco e quindi dell’intrinsecamente cattivo. Il prodigioso aveva un impatto straordinario sull’immaginario dell’uomo antico (ma solo di quello?); un cristiano non poteva a cuor leggero negare miracoli e profezie, perché li riconosceva come attestazioni della validità della sua fede; come spiegarli però quando questi fatti fuori dell’ordinario avvenivano tra pagani e, addirittura, tra eretici? Interpretandoli: quanto di soprannaturale si verifica in contesto extracristiano (o ereticale) non viene semplicemente negato, ma ascritto alle potenze demoniache: non è Dio a operare quei prodigi, ma sono i demòni che, al fine di nuocere agli uomini, intendono ingannare gli sprovveduti. L’esorcismo in un contesto simile si carica di una forte valenza apologetica: nel nome di Cristo, o del Dio dei cristiani, si pone fine all’azione ingannevole e spesso vessatoria dei demòni, che sono del tutto deboli e inermi davanti a Dio e al suo Unto. Anche l’esorcismo praticato tra gli ebrei, di cui vi sono numerose attestazioni, aveva una certa efficacia, certo dovuta all’identità tra il Dio ebraico e quello cristiano; invece gli esorcismi pagani erano ritenuti semplicemente dei riti magici, atti a incantare i demòni, quasi addomesticandoli, ma mai a sconfiggerli.
Soffermandosi ora solo sull’ambiente cristiano, si osserva, nella varietà delle fonti, una pluralità di soggetti vocati a operare gli esorcismi. Se in origine l’esorcista è un carismatico, investito di uno speciale dono di Dio, negli Atti apocrifi, invece, è l’apostolo che, avendo ricevuto una missione straordinaria, quella di evangelizzare il mondo, è dotato di poteri ad essa commisurati. In seguito l’esorcistato si configura come uno degli ordini minori, ma non senza un’ambiguità: quest’ultimo deve attendere a esorcismi sui posseduti o solo a quelli connessi al percorso catecumenale? In seguito l’esorcista tenderà a coincidere con il santo, quasi a ricollegare nuovamente a una personalità straordinaria la facoltà di comandare autoritativamente ai demòni. All’ambiguità alla quale poco sopra si faceva cenno ne è connessa di ben maggior momento, quella cioè relativa al rapporto dell’esorcismo simpliciter dictus con l’esorcismo battesimale.
La possessione diabolica implica che il demonio abbia preso possesso di un uomo al punto da sostituirsi completamente alla sua personalità; l’esorcismo forza il demonio ad allontanarsi dal malcapitato e restituisce l’uomo a se stesso. Il posseduto si caratterizza per comportamenti abnormi, comportamenti che invece non è dato di riscontrare in quanti non hanno ancora ricevuto il battesimo e che devono però, anche loro, essere esorcizzati. Sembra che, nella visione dei cristiani dei primi secoli, pur senza essere posseduto, il pagano, come anche l’eretico, si trova sotto l’influenza del demonio, anche se questi non determina effettivamente le sue azioni. Si tratta quindi di una sorta di “possessione etica” contro la quale sono indirizzati i riti di esorcismo prebattesimale.
Per comprendere la prassi esorcistica nel cristianesimo primitivo non si può prescindere da quella coeva esercitata nell’ebraismo. A fronte delle complesse demonologie che caratterizzavano i culti dell’antico oriente, l’ebraismo non ne ebbe, almeno nelle sue fasi più antiche, alcuna. L’influsso dello Zoroastrismo persiano e della cultura babilonese, soprattutto nel periodo dell’esilio, fecero sorgere una riflessione sui demòni, e anche sul modo di affrontarli, nella religione di Israele. Il primo racconto biblico di esorcismo stricto sensu si trova nel Libro di Tobia 8; ma anche in 1 Sam. 16,14-23, si narra di come Davide, attraverso la sua musica, fosse in grado di tenere a bada il démone che tormentava re Saul; in tal caso però non è facile capire se lo spirito cattivo sia una potenza personale o non piuttosto una disposizione propria dell’animo di Saul. In ogni caso Davide e Salomone acquistano fama come compositori di formule esorcistiche, o forse solo apotropaiche: ciò è testimoniato da alcuni testi restituiti dalle grotte di Qumran. Il NT conosce un’intensa attività esorcistica messa in atto da Gesù e poi trasmessa, con varietà di sfumature, ai discepoli, ma non solo a loro. Con tutta probabilità il mondo pagano entra in contatto con l’esorcismo per osmosi con quello ebraico; una testimonianza irridente si legge già in Luciano di Samosata e altre, molto più intense e partecipi, nella biografia di Apollonio di Tiana; di possessione parla pure, almeno qualche volta, Porfirio.
Dopo queste pagine di inquadramento generale, Nicolotti passa a presentare, con puntualità e acume, i riferimenti all’esorcismo presenti negli autori del periodo da lui preso in esame. Il primo di questi, Alcibiade di Apamea, è noto grazie alla testimonianza che su di lui fornisce l’Elenchos. Alcibiade giunse a Roma durante il pontificato di papa Callisto (217-222) al fine di predicare i contenuti di un libro, da mettere in connessione con il gruppo giudeo-cristiano degli elcasaiti. Tale predicazione, o forse il libro stesso, prescriveva un’abluzione esorcistica per quanti fossero stati morsi da un cane rabbioso, suggerendo in tal modo una certa relazione tra possessione e idrofobia, come anche con la condizione di tisico. Non è impossibile che la malattia infettiva, che difficilmente si poteva considerare fisiologica ed endogena, fosse ritenuta qualcosa di esogeno, dovuto all’influsso di un demonio malvagio. La testimonianza su Alcibiade di Apamea, forse rafforzata da un incerto riferimento di Epifanio di Salamina agli ebioniti, indica comunque che a Roma, nel secondo secolo cristiano, nel contesto elcasaita si praticava un’abluzione rituale a carattere esorcistico tesa a contrastare possessione diabolica, patologia e inclinazione al peccato, considerati aspetti diversi di una medesima realtà ostile all’uomo.
L’apologista Giustino fa riferimento all’esorcismo sia nelle Apologie rivolte ai pagani che nel Dialogo con Trifone, indirizzato invece agli ebrei. Dai suoi scritti emerge che l’esorcismo è una prassi comune e universalmente nota; egli afferma tuttavia la radicale superiorità degli esorcismi cristiani; i pagani infatti fanno ricorso ad artifici che sembrano sconfinare nella magia, alla quale sembrano indulgere anche gli ebrei, benché questi ultimi conoscano anche un esorcismo praticato nel nome del Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe, ma mai di un patriarca della prima Alleanza. Particolare degno di nota, in quanto i cristiani praticano invece l’esorcismo nel nome di Gesù, dando a vedere che questi è in una posizione non estranea a quella del supremo Dio ebraico; inoltre, afferma Giustino, il nome di Gesù e la menzione della passione da lui sofferta sotto Ponzio Pilato bastano da soli, senza ulteriori pratiche, a garantire la liberazione degli ossessi. Ciò si verifica in quanto la morte di Cristo segna la definitiva sconfitta delle potenze ostili; nulla si può invece ricavare, a partire dai testi di Giustino, riguardo il rapporto tra pratica esorcistica e prassi battesimale.
Taziano, benché discepolo di Giustino, ha una visione ben più cupa e negativa del mondo classico; questo generale disprezzo investe anche la pharmakeia, cioè il complesso di riti e pozioni che si collocava a metà strada tra la medicina e la magia. Per Taziano la medicina ha un suo ruolo, purché faccia sempre affidamento sul potere di Dio e non su quello dei demòni. La stessa malattia, pur avendo cause naturali, è strumentalizzata da queste potenze malvagie che ne approfittano per far credere, ma mentendo, di aver potere di suscitarla. In realtà vi sono anche malattie causate effettivamente dai demòni, la cui plateale guarigione e un’occasione propizia per ingannare gli sprovveduti. Questo secondo genere di malattia, quella che ha origine diabolica, è espressa da Taziano con termini che inducono a pensare alla possessione; anche perché essa può essere debellata per opera della “parola della potenza di Dio”; mancano però più espliciti riferimenti all’esorcismo propriamente detto.
Anche Teofilo di Antiochia, nel suo Ad Autolico, respinge sdegnosamente la cultura pagana considerandola un prodotto demoniaco. Il demonio inabita le statue degli dèi pagani ed è stato proprio lui a ispirare i poeti, Omero ed Esiodo in testa. L’idea che l’ispirazione profetica fosse assimilabile all’invasamento da parte delle muse o altri esseri sovrumani era già presente nella riflessione ellenica; identificando gli dèi pagani con i demòni era naturale che i poeti fossero stati in realtà dei posseduti. A riprova di quest’argomentazione Teofilo cita il caso di alcuni esorcismi: gli spiriti scacciati, interrogati con l’ingiunzione di dire la verità, avevano ammesso di aver già operato nei poeti pagani. Teofilo non offre dettagli specifici sull’esorcismo, limitandosi a riferire che questi erano pronunciati “nel nome di Dio”.
L’ultima sezione dei clementini Excerpta ex Theodoto tratta del battesimo amministrato dagli gnostici. Attraverso questo lavacro lo gnostico viene assimilato a Cristo e rinuncia alle potenze malvagie; ciò però non implica che il battesimo abbia in sé una valenza esorcistica; anzi, gli stessi demòni che accompagnano il battezzando possono essere rafforzati dalla ricezione del “sigillo” battesimale. Questa cautelosa preoccupazione lascia intendere che nel contesto gnostico, almeno in quello testimoniato da Teodoto, la purificazione dagli spiriti impuri si deve attuare già prima del battesimo, forse attraverso rituali esorcistici che tuttavia non sembra possibile identificare.
Ben noti sono invece i riti di esorcismo trasmessi da un’altra fonte gnostica, il Secondo libro di Jeu. Qui Cristo stesso istruisce sui complessi riti da compiere per togliere via dai discepoli “la malvagità degli arconti” che tutto intride profondamente. Il Secondo libro di Jeu testimonia un’evoluzione dello gnosticismo che tende verso una radicale demonizzazione del cosmo: riti, parole d’ordine e segni distintivi sono necessari per sfuggire alle trappole tese dai malvagi arconti, in quanto l’astenersi dal male è considerato ormai insufficiente.
Nella sua opera Ireneo di Lione ha descritto gli esorcismi praticati dagli gnostici, ma non senza una profonda diffidenza: il Lionese li considera infatti opere di magia e arriva addirittura a sospettare che gli gnostici siano in grado di espellere solo i demòni che essi stessi, servendosi dei loro spiriti paredri, hanno evocato e inviato a tormentare gli ossessi. Alquanto diverso l’esorcismo operato dagli ebrei: questo risulta efficace in quanto le creature, ancorché malvagie, riconoscono il potere del loro Creatore, evocato dagli esorcisti giudei nelle formule imprecatorie; elemento che Ireneo sfrutta per contrastare la presunta inconoscibilità del primo principio postulata dai valentiniani. Anche nella chiesa vi sono esorcisti che, nella descrizione di Ireneo, operano al di fuori di un contesto istituzionale, mettendo al servizio di chi ha bisogno di un carisma personale che si raccomanda di esercitare con generosa gratuità. Da rapidi e desultori cenni nelle opere di Ireneo si può dedurre che la formula di esorcismo prevedeva l’invocazione di Dio unita a quella di Gesù Cristo, “crocifisso sotto Ponzio Pilato”, un probabile riferimento alle formule di fede in uso nella comunità lionese.
Gli Atti apostolici apocrifi di apostoli costituiscono una letteratura variegata e complessa, accomunata però da alcuni tratti comuni, quali l’interesse per il viaggio denso di esperienze meravigliose ed esotiche, la descrizione della straordinaria virtus miracolosa dell’apostolo nonché, elemento molto presente, una predicazione spesso tendenziosa, cioè volta alla sottolineatura di particolari aspetti dottrinali o morali, questi ultimi spesso encratiti. In questa vasta produzione si devono annoverare gli Atti di Giovanni, apocrifo risalente alla seconda metà del terzo secolo, dove si descrive un esorcismo particolarmente operato dall’apostolo che scaccia il demonio dal tempio di Efeso che, subito dopo, crolla. Oltre a questo esorcismo locale si ha il caso di un uomo, Fortunato, che viene identificato con satana e per questo fatto oggetto di aspre invettive. Morto nelle sue cattive disposizioni, Fortunato viene risuscitato quasi per offrirgli un’estrema chance di conversione che egli respinge per morire subito dopo e definitivamente. In quest’ultimo caso non si ha, tecnicamente parlando, nessun esorcismo, in quanto il demonio non è espulso; le formule usate potrebbero però contenere un’eco di quelle effettivamente in uso nel contesto nativo dello scritto.
Gli Atti di Andrea, coevi a quelli di Giovanni, contengono numerosi racconti di guarigione e liberazione di ossessi che possono essere accomunati in quanto spesso, anche se non sempre, le malattie sono considerate opera dei demòni. Questi reagiscono con viva apprensione all’avvicinarsi dell’apostolo, ben consapevoli che Andrea li farà recedere dalle posizioni che ritenevano ormai pacificamente acquisite. L’esorcista ottiene la liberazione dei vessati attuando gesti, come il contatto fisico o l’imposizione delle mani, e parole: ingiunzioni, rimproveri, enunciazioni autorevoli (“Sei libero!”) e preghiere a Dio. Negli Atti di Andrea i demòni, che a volte si manifestano sotto le mentite spoglie di cani o serpenti, appaiono molto propensi a narrare le loro vicende; una volta espulsi, si ritirano in luoghi deserti, con chiara reminiscenza di Lc. 11,24. Le manifestazioni aretologiche (esorcismi, ma anche guarigioni e qualche volta risurrezioni) avvengono invece in luoghi pubblici e affollati, addirittura nei teatri: tutto ciò è funzionale alla forte carica di attrattiva alla fede esercitata dal prodigio stesso. Malgrado il contesto spettacolare potrebbe far accomunare, suo malgrado, Andrea ai maghi, a segnare la distanza tra i due vi è l’assoluta gratuità delle prestazioni dell’apostolo, teso solo a portare sollievo a chi soffre e sempre pronto a indirizzare ai poveri quanto i beneficati vorrebbero donargli.
Gli Atti di Pietro, di poco più tardi rispetto ai due precedenti, sono giunti alla posterità con una tradizione molto varia e complessa; elemento comune però è lo scontro ad altissima intensità tra Pietro e Simon mago, l’agente di satana a Roma. Proprio contro satana sono pronunciate diverse invettive tese a denunciarne l’azione perversa; questa si esplica soprattutto nella “possessione etica” di Simone. Non manca però una scena di esorcismo vero e proprio, che ha come oggetto un giovane. La narrazione presenta qui forti analogie con quello praticato da Apollonio di Tiana (vi sono anche qui le risa sguaiate dell’ossesso e la rottura di una statua). Un frammento greco degli Atti pubblicato nel 2006 riporta un dialogo tra Pietro e il principe dei demòni, accompagnato da segni di croce: si tratta probabilmente di un rito apotropaico che presenta però innegabili analogie con pratiche esorcistiche.
Gli Atti di Tommaso, risalenti al terzo secolo, sono giunti alla posterità in due recensioni alquanto diverse, una greca e una siriaca. Il testo ha avuto origine in gruppi cristiani dell’Osroene, forse di Edessa, le cui caratteristiche non sono facili da definire. In ogni caso il tema demonologico è molto presente in questi Atti, nei quali Tommaso distrugge un demonio, materializzatosi sotto le forme di un serpente grande (o nero) che ha causato la morte di un giovane fedifrago. Sembra che qui satana abbia il compito di aguzzino dei peccatori, benché si dica anche che egli ha potere ad opera di suo padre, quel padre che è stato già sconfitto da Cristo anche se il suo annullamento finale è stato rimandato alla fine dei tempi. L’esorcismo si pone quindi come un’anticipazione della vittoria escatologica. Il fedifrago, ucciso da satana, viene risuscitato; allo stesso modo una donna viene liberata dal demonio che abusa sessualmente di lei e riceve subito dopo il battesimo: in entrambi i casi non si ha una vera e propria possessione. In un altro racconto due donne, madre e figlia, malate per colpa dei demòni, vengono esorcizzate e guarite: benché queste sembrano essere due operazioni diverse, si deve sottolineare che la possessione sembra esplicarsi come malattia. I demòni degli Atti di Tommaso, quindi, uccidono, violentano e fanno ammalare gli esseri umani: ma ne prendono anche possesso? Un’unzione accompagna, in questi Atti, il rito del battesimo: non è facile però stabilire se essa abbia valenze esorcistiche o solo apotropaiche.
L’opera del pagano Celso è restituita alla posterità solo dalla confutazione che ne fece Origene: una situazione certo non ideale per approcciare il testo di qualunque autore che, nel caso specifico, pone un ulteriore e insoluto problema relativo a quale tipologia di cristianesimo Celso abbia effettivamente conosciuto. Celso rivolge alla memoria di Gesù un’accusa che, come si vide già, aveva corso comune nel conflitto tra le religioni, quella cioè di essersi esercitato in pratiche stregonesche; tra queste poneva forse anche gli esorcismi praticati dai cristiani. Del resto Celso riferisce di aver visto presso alcuni “presbiteri” libri pieni di “nomi barbari di demòni e altre ciarlatanerie”. Purtroppo non è facile dire chi siano questi cristiani; è noto infatti che presso alcune sette vi era l’uso di pronunciare formule di scongiuro facendo l’uso di termini ebraici o comunque semitici. A tale accusa Origene risponde che i cristiani esorcizzano facendo uso solo del nome di Gesù.
Clemente, il maestro alessandrino vissuto tra il secondo e il terzo secolo, si oppone frontalmente agli gnostici; malgrado ciò non è sempre certo, e forse non è mai, che le sue posizioni coincidano con quelle della “chiesa ufficiale” della metropoli egizia. Clemente nei suoi scritti fa riferimento a un canto, assimilabile probabilmente a quello di Davide, che ha potere sugli spiriti malvagi: questo canto è lo stesso Verbo di Dio; resta comunque difficile capire se si stia facendo riferimento davvero ad esorcismi o a meno impegnative formule apotropaiche. Si deve però rilevare che, in fedeltà al dato evangelico (e per lui anche platonico!), Clemente ritiene possibile la possessione diabolica anche se, per non ledere le prerogative della libertà umana, tende a ridimensionarne la portata insistendo soprattutto sul peccato che ogni uomo compie volontariamente, assecondando la tentazione diabolica. Anche il battesimo, che per Clemente ottiene il perdono dei peccati e il dono dello Spirito, se pure ha qualche valenza apotropaica, non ne ha alcuna esorcistica, in quanto nell’uomo, ancorché non battezzato, non c’è alcuna inabitazione demoniaca.
Origene tratta ex professo dell’esorcismo per opporsi a Celso, come si vide già sia pur tangenzialmente. Al pagano, che accusava i cristiani di praticare esorcismi facendo uso di formule magiche, Origene replica che questi esorcizzano con ben altri mezzi, quali l’invocazione del nome di Gesù e di Dio, la preghiera, la lettura della Scrittura, il racconto delle vicende del Salvatore e l’imposizione delle mani. In un caso particolare (Hom. in 1 Reg. 1,10) Origene descrive, quasi in presa diretta, le manifestazioni scomposte di un indemoniato presente nell’assemblea: l’assenza di qualunque stupore nel predicatore induce a ritenere che tali fenomeni fossero tutt’altro che infrequenti. Dagli scritti origeniani non emerge con chiarezza l’esistenza di un esorcistato istituito; l’esorcista cristiano si deve caratterizzare per la rettitudine d’animo e la profondità della fede, anche se non sono le qualità personali del ministro ma solo la forza del nome di Gesù a rendere efficace l’esorcismo. E gli esorcismi ebraici? Origene ritiene che anche quelli ottengano un risultato perché compiuti nel nome dell’unico Dio; a tal proposito si deve evidenziare che anche gli esorcisti pagani facevano uso di formule in cui i “nomi” divini erano pronunciati in ebraico. Per Origene, che contrae qui un debito con la logica stoica, ciò può essere spiegato scientificamente: la lingua ebraica è quella originaria, e in essa i nomi imitano la natura delle cose significate; proprio per questa sorta di simpatia connaturale i termini ebraici hanno un reale potere incantatorio. La magia è quindi efficace di per sé, senza far ricorso a un’eventuale azione demoniaca; e tuttavia essa è profondamente diversa dall’attività taumaturgica, in quanto la prima opera con lunghi incantamenti e la seconda immediatamente, l’una attraverso maghi che possono essere buoni o malvagi e che cercano un immediato tornaconto economico, l’altra solo per mezzo dei buoni e santi che vogliono invece il progresso morale dei beneficati. La possessione può esercitarsi su cose, per esempio gli idoli pagani, o persone; in questo caso si deve distinguere tra la possessione dell’anima, che coincide con quella che è stata già chiamata possessione etica, cioè il libero consegnarsi dell’uomo al male; questa è il primo passo verso la possessione corporea, che è l’invasamento vero e proprio. Il dottore Alessandrino, in un certo senso abbatte la barriera tra le due modalità di possessione; ovviamente il suo interesse è quello di affermare che l’uomo non è mai in balia di forze malefiche che lo superano e che anche la possessione diabolica è, in ultima analisi, la ratifica delle libere scelte di ognuno. Se le cose stanno così, il battesimo, che dice rottura con il peccato, ha valenze esorcistiche anche nell’ipotesi che nella prassi nota a Origene non sia accompagnato da esorcismi propriamente detti.
Tertulliano ritiene che il carisma di operare esorcismi sia, come quello delle rivelazioni e delle guarigioni, appannaggio di tutti i cristiani (eccettuate le donne!), mentre nessun valore hanno quelli praticati dai pagani o dagli adepti di gruppi cristiani eterodossi. I demòni, ben attivi nei culti pagani, per esempio negli oracoli, hanno il potere di suscitare turbamenti e malattie; a volte operano anche guarigioni al fine di ingannare gli sprovveduti. Contro questo strapotere abusivo l’esorcismo cristiano assume un alto valore apologetico dando prova che i cristiani sono più forti dei demòni. Ma come si vince effettivamente il diavolo? Tertulliano considera efficaci la preghiera, l’intimazione, la minaccia e il digiuno a cui si possono aggiungere il segno di croce, il soffio e lo sputo. Lo scrittore africano riferisce che i cristiani erano soliti sputare all’indirizzo dei templi pagani, ritenuti per eccellenza luoghi demoniaci, come del resto tutto quello che, a qualunque titolo, fosse connesso con il paganesimo: gli idoli, il teatro e addirittura il commercio dell’incenso e il servizio militare, in quanto i soldati spesso facevano la guardia ai templi; da tutto ciò i cristiani avrebbero dovuto tenersi ben lungi, a meno di non voler essere tacciati di colpevole incoerenza. Tertulliano sembra non conoscere, all’interno del rito del battesimo, un esorcismo vero e proprio; poiché il battezzato è posseduto solo eticamente, nel lavacro purificatore e nella rinuncia a satana hanno solo una valenza antidemoniaca.
La discussione su Minucio Felice, se cioè sia anteriore o posteriore a Tertulliano, è antica e forse insolubile; Nicolotti opta per ritenerlo successivo. Nell’Octavius il pagano Cecilio menziona i prodigi degli oracoli pagani, che il cristiano Ottavio, con intento apologetico, ridimensiona come azioni di quei demòni sui quail i cristiani hanno potere in quanto li scacciano e li costringono a rivelare la loro biasimevole condizione di spiriti malvagi (lo stesso si vide in Tertulliano). Minucio non dà molti dettagli sulla prassi esorcistica, forse anche perché questo non era funzionale al suo intento; si evince tuttavia che i cristiani, e ancor meglio quelli la cui fede è profonda, praticano l’esorcismo “nel nome del Dio vero”.
Cipriano di Cartagine è il testimone privilegiato del cristianesimo d’Africa durante la persecuzione di Decio. Egli ritiene che la contaminazione contratta dai lapsi mediante la partecipazione ai sacrifici pagani possa produrre possessione diabolica che impedisce di prendere nuovamente parte ai riti cristiani. La chiesa ciprianea pratica l’esorcismo, ma sembra che solo alcuni siano deputati a compierlo, precisamente dei membri del clero spesso accomunati ai lettori (la medesima prassi si riscontra, in quegli anni, a Roma); per altro questi esorcisti non devono in nessun modo pensare che, poiché i loro riti sortiscono l’effetto voluto, la salvezza sia loro assicurata: devono invece impegnarsi, come tutti gli altri, a tenere una condotta ineccepibile e santa. I demòni esorcizzati, nella notizia di Cipriano, affermano di essere oggetto dell’adorazione dèi pagani: torna qui l’identificazione degli spiriti maligni con gli dei della classicità, che si vide già in precedenza; la parola umana dell’esorcista è in grado di procurare loro sofferenze indicibili perché opera in sinergia con essa la potenza divina. La possessione, come la tentazione, è possibile solo perché Dio la permette; essa è forse sanzione dei peccati commessi dall’uomo. Dagli scritti di Cipriano non emerge notizia di un esorcismo connesso ai riti battesimali; gli Atti del Concilio cartaginese del 256, però, nella discussione riguardo al battesimo conferito dagli eretici (Sententiae episcoporum 87) sembrano suggerire che esso fosse praticato in diverse chiese africane, e forse anche nella stessa Cartagine.
In una lettera a Cipriano (Ep. 75 tra le ciprianee) Firmiliano, vescovo di Cesarea di Cappadocia e, come il collega cartaginese, favorevole al ribattesimo per gli eretici, narra l’esorcismo di una donna, forse una profetessa montanista, avvenuto intorno al 235. In costei il demonio ostentava una falsa santità e poteri carismatici straordinari, tutti atti a trarre in inganno. L’esorcista, che sembra far parte di un ordo clericale e si segnala comunque per la religiosità e la condotta aliene da ogni ombra, ha la meglio sullo spirito malvagio.
Novaziano, vescovo rigorista e scismatico di Roma (il primo antipapa!), in un frammento trasmesso da Cipriano afferma che per i cristiani non è opportuno partecipare agli spettacoli teatrali, in quanto questi ultimi sono il sollazzo di quei demòni che la chiesa esorcizza. In una lettera indirizzata a Fabio, vescovo di Antiochia, Cornelio, il vescovo di Roma fortemente avversato da Novaziano narra che questi, ammalatosi a causa dei demòni, fu soccorso dagli esorcisti e, temendosi per la sua vita, ricevette il battesimo clinico, riservato agli ammalati. Sembra molto probabile che Cornelio voglia screditare Novaziano, che evidentemente ricevette il sacramento senza essere sufficientemente preparato; ma ci si può anche chiedere perché siano accorsi in suo aiuto proprio gli esorcisti, visto che Novaziano non era un energumeno (Cornelio l’avrebbe sicuramente sottolineato!); ma non è impossibile che anche la malattia fosse ritenuta una manifestazione diabolica; non è comunque attestata, nella Roma del 250, la prassi degli esorcismi battesimali. Cornelio segnala che la chiesa di Roma annoverava tra i suoi ordines, insieme a lettori e ostiari, gli esorcisti, il cui compito, sembra di intendere anche facendo tesoro della vicenda di Novaziano, doveva essere quello di prendersi cura di ossessi e malati.
La Tradizione Apostolica è un testo, si scusi l’involontaria ironia, dalla tradizione estremamente complessa: un vero e proprio documento liturgico “aperto” alle riscritture e agli adattamenti suggeriti dagli ambiti che, nel corso della sua lunga storia, ha attraversato. Rinunciando a qualunque inevitabilmente arbitraria ricostruzione di un fantomatico originale, Nicolotti rinviene quanto, in questa raccolta di antiche formule liturgiche, è connesso all’esorcismo. Questo appare, almeno in qualche caso, una prassi legata al carisma personale di alcuni cristiani non completamente integrati nella gerarchia ecclesiastica; fa ovviamente eccezione l’esorcismo battesimale i cui rituali, non sempre di facile interpretazione, sono minutamente passati in rassegna.
Le due Epistole ai vergini, erroneamente attribuite a Clemente romano, sono probabilmente in realtà due parti di un unico scritto indirizzate ad asceti di entrambi i sessi. Risalente a un periodo imprecisato tra III e IV secolo, il testo sopravvive in siriaco, ma ne restano anche frammenti in greco e in copto. Nella lettera si fa riferimento a esorcisti itineranti, ai quali si raccomanda di visitare i fratelli e le sorelle infermi, in vantaggio dei quali non devono però pronunciare formule prolisse e roboanti, ma semplici preghiere. Sembra di vedere qui in azione, una volta ancora, il contrasto tra una visione di fede, che affronta il combattimento con i demòni fidando nella preghiera, accompagnata qui dal digiuno, e una magica, che fa ricorso a formule elaborate; quest’ultima è duramente stigmatizzata.
Nella sua conclusione Nicolotti, aprendo la ricerca a eventuali sviluppi futuri, osserva che l’esorcismo battesimale vero e proprio raggiunge una compiuta identità solo a metà del terzo secolo, proprio nel medesimo periodo in cui si attesta l’ordo dell’esorcistato. Nel 475, come si evince dagli Statuta Ecclesiae Antiquae, l’esorcistato diventa un ordine minore, per perdere, esattamente nello stesso torno di tempo, le sue effettive funzioni, che passano ai presbiteri. Permane più a lungo, in oriente, una forma di esorcistato carismatico, mentre in occidente questo è riservato ai santi; tuttavia in entrambi gli ambiti l’esorcismo resta attuale anche nel presente, sia come rito ordinariamente connesso al battesimo che come prassi straordinaria riservata ai casi di possessione.
Andrea Nicolotti con la sua ricerca ha dato un contributo importante alla comprensione di un tema presente, sia pure in modo a volte non eclatante, nella prima letteratura cristiana: si spera di essere riusciti a comunicare, attraverso questa presentazione cursoria, la vastità delle conoscenze dell’autore, che manifesta una cultura veramente enciclopedica. Colpiscono il lettore anche le competenze linguistiche, che vanno ben oltre il greco e il latino, esercitandosi anche con le lingue del vicino oriente. Infine si vuole qui segnalare l’intenso e sorvegliatissimo sforzo di rispettare i singoli autori, senza avere l’ardire di integrare l’uno con l’altro, secondo una prassi che, seppur suggestiva, troppe volte restituisce affreschi senza lacune ma sostanzialmente falsi: Nicolotti ha l’onestà di presentare una dettagliata analisi piuttosto che una forzata sintesi, e questo è un merito di non poco momento.


 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento


Spiacente, non sono disponibili i commenti per questo articolo.
 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke