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Documento: Nicolotti, Esorcismo cristiano e possessione diabolica (recensione)
Messo in linea il giorno Lunedì, 08 dicembre 2014
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Nicolotti, Esorcismo cristiano e possessione diabolica (recensione)

Recensione

Andrea Nicolotti, Esorcismo cristiano e possessione diabolica tra II e III secolo (Instrumenta Patristica et Mediaevalia. Research on the Inheritance of Early and Medieval Christianity, 54). Pp. 808. Brepols, Turnhout, 2011.
ISBN: 978-2-503-53193-9

Da «Vetera Christianorum» 48 (2011), pp. 384-386.

Antonella Torre
Università degli Studi di Bari




Il volume nasce dall’esigenza di indagare storicamente e sistematicamente le fonti provenienti da diverse aree geoculturali del II e III secolo, riguardanti le pratiche esorcistiche. L’A. conduce uno studio accurato, diacronico e sincronico, partendo dal mondo greco e giudaico (Tobia, re Davide, re Salomone, Qumran, Gesù) e arrivando a delineare un profilo della pratica esorcistica nelle prime comunità cristiane.
Il Libro delle Rivelazioni di Alcibiade di Apamea fornisce un primo esempio di esorcismo e sostiene il lavacro battesimale come fondamento della dottrina elcasaita, prescritto dall’Elenchos.
Giustino martire presenta l’esorcismo cristiano come una pratica diffusa e assai conosciuta che, nel confronto con le analoghe pratiche giudaiche e pagane, risulta essere superiore in quanto manifestazione della potenza di Gesù. Se Giustino si preoccupa di conciliare il patrimonio culturale classico con la dottrina cristiana, Taziano sviluppa una durissima invettiva contro ogni aspetto della cultura greca, dedicando un capitolo della sua opera alla medicina pagana e alla magia, evidenziando la causa demoniaca delle malattie. Nei tre libri Ad Autolico, Teofilo di Antiochia affronta, seppur solo marginalmente, l’argomento demonologico facendo riferimento alla cultura pagana e alla Genesi. Uno spaccato dell’esorcismo gnostico ci viene offerto da Teodoto il quale attesta l’uso, durante il rito del battesimo, della citazione della pericope evangelica in cui Gesù concede la potestà di calpestare i serpenti e gli scorpioni (Lc 10,19). In Teodoto l’effetto del battesimo è la rigenerazione, che rende il battezzato superiore a qualunque altra potenza non divina. Agli Excerpta ex Theodoto si può accostare il contenuto dei due Libri di Jeu che la Pistis sophia attribuisce ad Enoc.
Ireneo di Lione dà molte notizie sulle pratiche esorcistiche presso simoniani, ebrei, cristiani e sottolinea la competizione religiosa esistente tra questi credi. Come Giustino, inoltre, insiste sulla menzione di Ponzio Pilato nella formula di esorcismo.
L’A. passa, quindi, in rassegna gli Atti apocrifi degli Apostoli partendo da quelli di Giovanni, i più antichi, nei quali viene contrapposto al bene, incarnato nell’apostolo, il male, vale a dire il demone, che spesso si manifesta nei templi sotto forma di divinità. Negli Atti di Andrea vengono descritti le parole e l’atteggiamento di demoni e indemoniati prima e durante l’incontro con l’esorcista, richiamando casi di liberazione operati dallo stesso apostolo. Anche negli Atti di Paolo vengono raccontati alcuni episodi di esorcismo operati a Tiro, mentre negli Atti di Pietro si insiste sulla figura di Simon Mago, presentato come personificazione di Satana. Gli Atti di Giuda Tommaso dedicano grande spazio al tema demonologico e presentano un gran numero di racconti di esorcismo.
Celso, come testimoniato nel Contra Celsum origeniano, concepisce i demoni secondo la filosofia platonica, assegnando loro il ruolo di intermediari tra gli dèi e gli uomini. Egli non condivide con i cristiani l’idea che i demoni siano tutti malvagi: ritiene anzi che siano generalmente buoni e causino del male solo a coloro che li oltraggiano. rifiuta la spiegazione cristiana del fenomeno miracoloso considerando l’esorcismo come una forma di stregoneria.
Clemente intende l’episodio biblico del canto di Davide davanti a Saul invasato, come una forma di esorcismo. Molti spunti vengono offerti dai suoi riferimenti alle pratiche esorcistiche operate nella comunità di Alessandria, in particolare al rito battesimale della rinuncia a Satana.
Nel Contra Celsum, apice della ricca esperienza di Origene come esegeta e teologo, il Maestro alessandrino è costretto, fra l’altro, a difendere Gesù e i cristiani dall’accusa di magia, associata alle arti illusorie egiziane. Vengono altresì descritte le manifestazioni di possessione: l’indemoniato perde la percezione del dolore, erompe in grida e spesso presenta i sintomi dell’epilessia.
In Tertulliano non sono pochi gli espliciti richiami alla pratica dell’esorcismo: i demoni possono esercitare la propria influenza sulla salute del corpo e dello spirito degli uomini, ma gli esorcisti hanno un potere imperativo su di loro e sono in grado di scacciarli dagli ossessi, mostrando la loro impotenza di fronte all’autorità divina. Tertulliano distingue due generi di possessione: la prima genera tormento, la seconda è caratteristica degli invasati greci che credevano di essere in contatto con le divinità. Quanto ai metodi esorcistici, anche il Cartaginese sostiene i ruoli fondamentali della preghiera, del digiuno, del segno della croce, del battesimo, delle pratiche dalla exsufflatio e del desputum, effettuate dai cristiani nei confronti delle manifestazioni idolatriche pagane.
Minucio felice affronta il tema degli auspici, degli àuguri e degli oracoli romani, qualificando in generale tutti i prodigi attribuiti agli dèi come opere demoniache, ma offrendo scarne informazioni sulla pratica dell’esorcismo vera e propria. Anch’egli insiste molto sul binomio idolatria pagana-demonologia, ma riferisce la pratica esorcistica alle difficoltà che la sua comunità era costretta quotidianamente ad affrontare.
Nicolotti analizza anche il trattato Quod idola dii non sint, sulle pratiche di esorcismo a Cartagine e sulle questioni degli esorcismi battesimali e prebattesimali discusse nel concilio del 256 e conosciute come Sententiae episcoporum LXXXVII; infine propone rispettivamente, in riferimento all’esorcismo in Cappadocia, un’epistola di firmiliano vescovo di Cesarea, e per roma, gli scritti di Novaziano e del suo avversario Cornelio. In questi ultimi testi viene contrapposto agli spettacoli e alle manifestazioni idolatriche della religione romana, l’esorcismo battesimale.
In appendice Nicolotti riporta la Traditio Apostolica attribuita ad Ippolito e l’Epistola ai Vergini falsamente attribuita a Clemente romano. Conclude, quindi, rilevando che a metà del III secolo in Africa, Cappadocia e a roma esistettero dei gruppi organizzati di esorcisti; egli sottolinea, inoltre, la progressiva diversificazione dell’esorcismo praticato in Occidente, dove l’esorcistato costituiva una semplice tappa del cursus honorum degli ordini sacri, e in Oriente, dove era, invece, legato al carisma spontaneo del singolo esorcista.
Il volume è completato da un abstract in inglese e da un’ampia bibliografia di oltre 1500 titoli   



 
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