Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: La critica testuale e l'edizione critica del Nuovo Testamento
Messo in linea il giorno Domenica, 21 ottobre 2001
Pagina: 5/7
Precedente Precedente - Successiva Successiva


La tipologia degli errori di trasmissione del testo

In tutti i testimoni della tradizione manoscritta dei testi antichi sono presenti un gran numero di errori, che è necessario riconoscere per procedere all’opera di correzione. È possibile distinguere due grandi categorie di errori: gli errori involontari e quelli volontari, anche se non sempre la distinzione è facile.

Ci siamo già occupati della tipologia degli errori presenti negli scritti provenienti dall’antichità; qui ci limiteremo a fornirne alcuni esempi tratti esclusivamente dal NT, rimandando a quel capitolo per le necessarie considerazioni generali.

Errori involontari

Errori di copiatura da un altro manoscritto:

  • Scambi di lettere dovuti alla loro somiglianza nella scrittura maiuscola Cfr. 2 Pt 2,13: apatáis / agapáis («inganni»» / «banchetti»); 2 Pt 2,18: oligôs / ontôs («un poco» / «realmente»); Rom 6,5: allá / áma («ma» / «insieme»); Atti 15,40: epilexámenos / epidexámenos («avendo scelto» / «avendo ricevuto»).

  • Erronea divisione di parole, dovuta alla scriptio continua Cfr. Mc 10,40: all’ois êtóimastai («ma è per coloro per cui è stato preparato») / állois êtóimastai («è stato preparato per altri»).

  • Mancato riconoscimento o erroneo scioglimento di abbreviazioni. Cfr. 1 Cor 12,13: PMA (= pnéuma) / póma. In questo caso però è possibile che la lettura errata (póma, «bevanda») sia stata influenzata dal fatto che la parola successiva, nel testo, è epotísthêmen, e la frase contiene una metafora («tutti ci siamo abbeverati ad un unico Spirito»).

  • Omissione di un’espressione o di una frase, dovuta al fatto che nel testo si ripetono a breve distanza parole simili e l’occhio salta da una parola all’altra; questo errore viene denominato aplografia (= scrittura semplice) per omeoteleuto. Cfr. Lc 10,32: tutto il versetto viene omesso da S, perché termina con antiparêlthen, come il v. 31 precedente; Lc 14,27: è omesso da molti mss. perché termina come il v. 26 (ou dúnatai éinaí mou mathêtês).

  • L’errore opposto è quello della dittografia (= scrittura doppia), che si ha quando una parola o un’espressione viene scritta due volte. Cfr. Atti 19,34: la frase «grande è Artemide degli Efesini» è ripetuta due volte in B; Lc 2,38: nella maggior parte dei mss. abbiamo áutê autêi, ma il primo pronome manca in altri mss. più autorevoli.

Errori di udito:

vengono commessi quando la scrittura avveniva sotto dettatura o anche per effetto di ripetizione orale del passo memorizzato da parte dello scriba.

- A errori di udito si possono attribuire le confusioni frequenti tra vocali brevi e lunghe:

tra O e W, con conseguente alternanza tra indicativo e congiuntivo nella prima persona plurale dei verbi. Cfr. échomen e échômen in Rom 5,1; ma anche ôde («così, qui») e ode («costui») in Lc 16,25;

tra AI ed E. Cfr. érchesthai («andare») e érchesthe («andate») in Lc 14,17; éterois («altri») e étairois («compagni») in Mt 11,16;

tra OU e U. Cfr. lousánti («a colui che ha lavato») e lusánti («a colui che ci ha sciolti») in Apoc 1,5).

tra H, I, U, EI, OI, UI, per il fenomeno dell’itacismo, secondo cui in età bizantina tutte queste lettere e i dittonghi venivano letti come I. In 1 Cor 15,54 la frase «la morte è stata inghiottita nella vittoria (níkos)» presenta in un papiro e in B la sostituzione di néikos («conflitto») a níkos. Si può spiegare così anche l’alternanza tra íris («arcobaleno») e ieréis («sacerdoti») in Apoc 4,3, anche se il termine «sacerdoti» può essere stato suggerito dal carattere liturgico della scena. Estremamente frequenti sono le confusioni tra il pronome possessivo plurale di prima e di seconda persona (êméis e uméis) e talora non è più possibile decidere quale fosse la forma originale: ad es., in 1 Gv 1,4 si deve intendere «che la nostra gioia sia piena» o «che la vostra gioia sia piena»? In Lc 2,2 il nome del governatore della Siria è riportato come Kurêniou, Kuriniou, Kureinou e Kurinou.

- Si possono avere anche scambi tra consonanti. Cfr. in Apoc 15,6, in cui si parla di angeli vestiti di «lino» (línon) puro splendente, ma, secondo alcuni testimoni, di «pietra» (líthon).

Errori di memoria:

si producono nel passaggio tra la lettura del passo e la trascrizione.

  • Sostituzione di una parola con un sinonimo; per lo più si sostituisce una parola più comune a una parola rara o difficile. Cfr. in Lc 1,76 enôpion / pro prosôpou («innanzi»); in 2,15 éipon / eláloun («dicevano»); in Lc 2,25 la variante eusebês a eulabês (entrambi gli aggettivi significano pio, devoto) si può spiegare così.

  • Variazione nell’ordine delle parole. Cfr. Lc 1,70: l’espressione tôn hagíôn ap’aiônos profêtôn autóu viene trascritta in alcuni testimoni come hagíôn profêtôn autóu tôn ap’aiônos; in Lc 2,51 la forma pánta tá rhêmata viene modificata in tá rhêmata pánta da D.

  • Trasposizione di lettere. Cfr. in Mc 14,65 lo scambio élabon («presero») / ébalon («gettarono»).

  • Anche l’armonizzazione di un passo con un parallelo potrebbe essere un errore di memoria, quando non è intenzionale: lo scriba è influenzato dal ricordo del testo a lui più noto. In Mt 19,17 (episodio del ricco) i mss più antichi hanno: «Perché mi chiedi che cosa è buono? C’è solo uno che è buono»; i mss più tardi, per uniformare il testo a quelli di Mc 10,17 e Lc 18,18, dànno: «Perché mi chiami buono? Nessuno è buono, se non Dio solo». Nei primi due capp. di Lc abbiamo diversi casi di armonizzazione: in 2,9, nell’espressione «temettero di un timore grande», il ms B sostituisce «molto» a «timore grande», e altri lo aggiungono, probabilmente per influsso di Mt 17,6 (episodio della trasfigurazione) in cui abbiamo «temettero molto». In Lc 2,39 il ms D e un ms dell’antica versione latina aggiunge l’espressione «come fu detto dal profeta: Sarà chiamato Nazoreo», per influsso di Mt 2,23. Nell’espressione di Lc 2,51 «conservava tutte le parole nel suo cuore», un correttore di S ha aggiunto «meditandole», che si trova nel passo simile di 2,19.

Errori di giudizio:

vengono compiuti da scribi ottusi o molto distratti.

  • Può capitare che lo scriba inserisca nel testo glosse o note marginali. Non è sempre facile riconoscere questi errori. In Gv 5,3b-4 il passo «un angelo infatti in certi momenti discendeva nella piscina e agitava l’acqua; il primo ad entrarvi dopo l’agitazione dell’acqua guariva da qualsiasi malattia fosse affetto», riportato da una parte della tradizione, omesso da un’altra, è probabilmente una glossa inserita nel testo, e come tale viene omessa dall’ediz. Nestle-Aland, viene riportata tra parentesi quadre nella traduzione della CEI (invece il Merk la riporta senza segni grafici).

  • Talora si hanno errori madornali, con effetti comici: il copista di un ms minuscolo (109), copiando la genealogia di Lc 3,23-38 da un ms dove era riportata su due colonne, la trascrisse riga per riga come se si trattasse di un’unica colonna, producendo la massima confusione nei rapporti parentali; addirittura Dio risulta «figlio di Aram»!

Modificazioni intenzionali

Sono gli errori più pericolosi e nella critica testuale risultano estremamente deleteri gli atteggiamenti sia degli scribi saccenti o volonterosi che si ingegnano per correggere o migliorare i testi, sia di quelli che vi apportano modificazioni per motivi di fede. Gli interventi di questo tipo erano particolarmente temuti e criticati già dai Padri della Chiesa. Ad es., Origene (Comm. Mt 15, 14) osserva riguardo ad un passo differentemente attestato: «In questo caso è evidente che si è prodotta una grossa divergenza tra i manoscritti, sia per disattenzione da parte di certi copisti, sia per il nefasto ardire da parte di alcuni nell’apportare una correzione al testo delle Scritture, sia per il fatto che nella correzione alcuni hanno aggiunto o tolto a loro piacimento». Gerolamo (Epistula LXXI,5) a sua volta si lamenta dei copisti che «trascrivono non ciò che trovano, ma quel che ritengono essere il significato e, mentre tentano di correggere gli errori di altri, non fanno che rivelare i propri».

Di fatto, abbiamo il curioso caso di un correttore del XIII sec. del cod. B, che, a proposito di Ebr 1,3, notando come un correttore precedente avesse cambiato la lezione originaria del codice fanerôn con férôn, convinto che la lezione autentica fosse fanerôn, annota a margine: «Sciocco e canaglia, lascia stare la lezione antica, non modificarla!». In realtà, era invece lui che si sbagliava... gli editori moderni dànno férôn.

Correzioni di ortografia e grammatica:

Sono interventi che mirano a «normalizzare» presunti errori, o forme difficili, dei testi. Sono frequenti nei mss dell’Apocalissi, che presenta una lingua caratterizzata da solecismi e anomalie. Ma anche i numerosi semitismi di Lc 1-2 suggeriscono talora correzioni. Cfr. Apoc 1,6, dove invece di epóiêsen una serie di minuscoli dà il participio dativo poiêsanti, che concorda con i participi precedenti agapônti hêmas e lusánti. In Lc 2,35 molti mss omettono l’ ek davanti a pollôn kardiôn, rendendo più semplice la costruzione (pollôn kardiôn diventa il genitivo di dialogismói).

Soluzione di difficoltà storiche o geografiche.

Ad es., in Mc 1,2 la formula di introduzione alla citazione biblica «nel profeta Isaia» è stata modificata in «nei profeti» oppure omessa, perché ci si è resi conto che la citazione in realtà non è soltanto di un passo di Isaia, ma è la combinazione di un passo di Isaia con uno di Malachia. In Mc 2,25 l’espressione «sotto il sommo sacerdote Abiatar» viene omessa perché non risulta esatta l’informazione: si trattava in realtà di Abimelech (anche i paralleli sinottici omettono).

Armonizzazione

Armonizzazione con passi paralleli o coi testi originali, in caso di citazioni. Abbiamo visto che talora si tratta di errori di memoria, ma possono anche essere intenzionali.

- Armonizzazione con passi paralleli. (Cfr. il testo del Padre nostro in Lc 11,2-4 che viene in più punti, da molti testimoni della tradizione manoscritta, assimilato alla versione di Mt 6,9-13, più nota: invece che «Padre», c’è chi scrive «Padre nostro che sei nei cieli»; dopo «venga il tuo regno» c’è chi aggiunge «sia fatta la tua volontà come in cielo anche in terra», ecc.). In Atti 9,4-6 il racconto della conversione di Paolo, che compare altre due volte nel libro, viene talora uniformato alle versioni successive (ad es., dopo «perché mi perseguiti?» di 9,4 alcuni aggiungono: «è duro per te recalcitrare contro il pungolo», che si trova in 26,14; altri mss introducono l’aggiunta, ampliata, dopo 9,5). In Mt 9,13, a conclusione del detto di Gesù che si dice venuto per chiamare non i giusti, ma i peccatori, alcuni mss aggiungono «per la conversione», che si trova nel parallelo di Lc 5,32. In Lc 1,64 la descrizione del momento in cui Zaccaria viene guarito dal mutismo viene modificata da alcuni testimoni della tradizione manoscritta occidentale con espressioni ricalcate dal racconto della guarigione del sordomuto di Mc 7,35: dopo «si aprì subito la sua bocca» aggiungono: «e fu sciolto il legame della lingua». In Lc 1,60, nell’espressione «sarà chiamato Giovanni» alcuni mss inseriscono «col nome», che riprende la medesima espressione presente nell’annuncio dell’angelo di Lc 1,13. Forse anche la sostituzione di «Israele» a «Gerusalemme» in Lc 2,38 («il riscatto di Gerusalemme») è suggerita dall’intenzione di adeguare meglio il passo al contesto: si noti che precedentemente si era parlato di «riscatto» per il popolo di Dio, definito «Dio di Israele» (1,68) e in 2,32 era pure menzionato il «tuo popolo, Israele», e in generale è frequente la menzione di Israele, molto meno quella di Gerusalemme.

- Armonizzazione di citazioni bibliche con il testo originale dell’AT o in particolare con il testo dei Settanta, che era il più noto. Sappiamo che i copisti conoscevano molto bene tutta la Scrittura, praticamente a memoria; perciò questo tipo di interventi è frequente. Ad es., in Rom 13,9, nella citazione di alcuni comandamenti (cfr. Deut 5,17,21; Es 20,13-17), «non commetterai adulterio, non ucciderai, non ruberai, non desiderereai», molti mss, specialmente minuscoli, ma anche S, aggiungono «non dirai falsa testimonianza».

Ampliamenti e chiarimenti del testo.

Sono molto frequenti; la tendenza più comune è appunto quella di ampliare il testo che non di abbreviare (tranne che nel caso di omissioni involontarie). Lo scopo è quello di renderlo più comprensibile o adeguato (tendenza all’enfasi).

Completamenti e chiarificazioni.

Ad es. in Mt 26,3 tra «i sommi sacerdoti» e « gli anziani» molti mss hanno inserito «e gli scribi» per rendere completo l’elenco dei capi giudei che si riuniscono per decidere la cattura di Gesù (del resto nei paralleli Mc 14,1 e Lc 22,2 gli scribi sono menzionati). In Mt 6,4.6 di nuovo molti mss specificano che Dio, che vede i meriti nascosti dell’uomo, ricompenserà «in modo manifesto». In Mt 1,8 viene integrata la serie genealogica. In Lc 1,75, invece che «tutti i nostri giorni», alcuni testimoni dànno «tutti i giorni della nostra vita»; in Lc 2,48 l’aggettivo «afflitti» viene intensificato da testimoni della tradizione occidentale con «e addolorati». In Lc 2,21 al posto del pronome «lui» molti mss dànno «il fanciullo», che rende più chiara la frase. Altri chiarimenti sono costituiti, in Lc 2,42, dalle aggiunte di «a Gerusalemme» dopo «quando salirono», e di «degli azzimi» dopo «la festa».

Amplificazione o modificazione di titoli, di personaggi, della divinità, ma anche di opere.

Ad es., in Col 1,23 Paolo si definisce «diacono» (ministro, servitore); alcuni copisti, forse ritenendo riduttivo questo titolo, vi sostituiscono «araldo e apostolo», altri aggiungono questi titoli, o almeno «apostolo» a «diacono». Il fenomeno del progressivo accrescimento di titoli divini è ben documentato da Gal 6,17, dove tra le varianti di «Gesù», abbiamo: «Cristo», «Signore Gesù», «Signore nostro Gesù Cristo». Per i titoli di libri biblici un caso macroscopico è il titolo dell’Apoc, che troviamo come «Apocalisse di Giovanni», «A. di Gv il teologo», «A. di san Gv il teologo», «A. di Gv il teologo ed evangelista», fino alla forma lunghissima riportata da un codice minuscolo (1775) e che suona: «L’A. del gloriosissimo evangelista, amico che stette sul petto (del Signore), vergine, amato da Cristo, Gv il teologo, figlio di Salome e Zebedeo, figlio adottivo di Maria, madre di Dio, e figlio del tuono».

Attribuzione di nomi propri a personaggi anonimi.

Al ricco epulone della parabola lucana (Lc 16,19) vengono attribuiti dalla tradizione manoscritta diversi nomi propri: un papiro lo chiama Neves; una versione sahidica Nineves (forse Neves è un’aplografia di Nineves); Priscilliano Finees (nome che ricorre nell’AT). Anche ai due ladroni sono stati assegnati nomi, con numerose varianti attestate per i passi paralleli dei tre sinottici: Mt 27,38; Mc 15,27; Lc 23,32 (Zoatham o Zoathan o Joathas, uno; Camma o Cammatha o Capnatas o Maggatras, l’altro). In Atti 16,27 il carceriere è chiamato da alcuni minuscoli «il fido Stefana».

Combinazione di lezioni diverse.

Si ha nella tradizione tarda, di fronte alla presenza di varianti tra cui non si sa scegliere. Cfr. Lc 24,53: c’è chi ha «benedicendo Dio» e chi «lodando Dio», e chi fondendo riporta: «lodando e benedicendo Dio». In Atti 20,28, di contro a due varianti, «Chiesa di Dio» e «Chiesa del Signore», è attestata anche la forma «la Chiesa del Signore e di Dio».

Alterazioni a scopo dottrinale.

Avvennero da parte di eretici per rafforzare le proprie concezioni, ma anche da parte ortodossa, per eliminare difficoltà dogmatiche. Ma anche l’influsso delle tendenze encratite, ossia ascetiche in senso rigoristico, si fanno sentire. Molte volte i Padri della Chiesa accusano gli eretici di manipolare le Scritture e sappiamo che Marcione aveva eliminato tutti i riferimenti giudaici e veterotestamentari presenti in Lc. La perdita degli originali dovette avvenire molto presto, sia per il naturale deperimento dei materiali sia a causa delle persecuzioni contro i cristiani, che comportarono talora la consegna e la distruzione dei libri sacri.

Queste alterazioni avvengono sia omettendo sia modificando sia aggiungendo.

Omissioni.

In Mc 13,32 e Mt 24,36, «Quanto a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli (del cielo) e neppure il Figlio, soltanto il Padre», una parte della tradizione manoscritta, molto consistente per Mt, omette «e neppure il Figlio», perché l’ignoranza, da parte del Figlio di Dio, del tempo della fine non è ammissibile. Probabilmente l’omissione di «il primogenito» da parte di W in Lc 2,7, «e partorì suo figlio», è dovuta al timore che si possa pensare che Maria ebbe anche altri figli: di fatto l’espressione diede adito appunto a opinioni di questo genere.

Modificazioni.

In Lc 1-2 riscontriamo numerosi casi in cui si interviene per correggere espressioni che presentano Giuseppe come genitore e padre di Gesù e sono in contrasto con l’idea del parto verginale di Maria, idea che viene indirettamente proposta da Lc (più chiaramente da Mt) e che ebbe grande diffusione nelle credenze cristiane. In Lc 2,41.43, al posto di «i suoi genitori» abbiamo le varianti «Giuseppe e Maria» e «Giuseppe e la madre»; in 2,48, al posto di «tuo padre ed io» abbiamo due varianti: «noi» e «i tuoi parenti ed io»; in 2,33, al posto di «suo padre» c’è «Giuseppe». In 2,27 invece un ms omette «i genitori». Si può pensare che la modificazione, da parte di alcuni testimoni siriaci, dei sette «anni» di matrimonio della profetessa Anna in sette «giorni», in Lc 2,36, sia dettata da un orientamento ascetico, che induce a ridurre il più possibile il periodo coniugale a favore della vedovanza?

Tra le modificazioni provocate da motivi ideologici si possono collocare le variazioni testuali di carattere «misogino», attestate soprattutto negli Atti degli Apostoli.

Aggiunte.

In Mc 9,29, dove Gesù afferma che non si può scacciare i demòni «se non con la preghiera», la maggior parte della tradizione, anche di quella antica, aggiunge «e col digiuno». In Mc 16,3, il ms latino k introduce una descrizione della risurrezione di Gesù, con fenomeni prodigiosi: «improvvisamente, alla terza ora del giorno, si fece buio su tutta la faccia della terra e angeli discesero dal cielo ed egli sorse nello splendore del Dio vivente, e contemporaneamente essi ascesero con lui, e immediatamente si fece luce. Allora esse si avvicinarono al sepolcro»; è possibile che questo ampliamento sia suggerito dall’intento di completare un racconto troppo scarno e manchevole su questo punto, in confronto ai paralleli. In Lc 1,3, nel proemio, due mss della Vetus Latina aggiungono a «parve bene a me» l’espressione «e allo Spirito Santo», probabilmente per rendere più autorevole la decisione di Luca di scrivere il suo Vangelo. L’espressione «parve bene allo Spirito Santo e a noi» viene usata in Atti 15,28, all’interno del documento finale del concilio di Gerusalemme.

Conclusione.

Il numero delle varianti documentate per tutto il NT è enorme, se calcolato in termini assoluti: circa 250.000; e solo per metà del testo si può dire che i testimoni siano perfettamente concordi. Inoltre le varianti sono antiche: per la maggior parte risalgono al II sec. e sono presenti già nei papiri più antichi, perché inizialmente era meno rigoroso il rispetto per il testo. Tuttavia sono veramente poche le divergenze che incidono sostanzialmente sul significato.

Principi di critica testuale

L’identificazione dell’errore non è sempre un processo immediato e sicuro; molte volte ci si trova di fronte a lezioni differenti senza che sia possibile scegliere con certezza la lezione «giusta». Negli ultimi 150 anni si è molto lavorato per stabilire dei criteri scientifici in questo senso. E si è lavorato in due direzioni principali: cercando di valutare attentamente le caratteristiche dei testimoni per accertarne l’affidabilità e cercando di fissare regole per scegliere tra diverse lezioni (o varianti) quella che più plausibilmente è quella originaria. Oggi si parla di «prove esterne» per quanto riguarda le considerazioni sul valore dei testimoni, di «prove interne» per quanto riguarda le considerazioni sulle singole varianti.

Criterio di discernimento delle varianti testuali

Le prove esterne.

Un primo elemento da prendere in considerazione è l’affidabilità dei singoli testimoni: sono generalmente ritenuti più importanti i testimoni più antichi. Ma non si tratta di un principio assoluto: ciò che conta realmente è la qualità dei singoli testimoni (la cura nella trascrizione e quindi un minor numero di errori meccanici), ma anche il fatto che una lezione sia attestata da più testimoni validi. Non è decisiva la quantità: il fatto che una lezione sia riportata dal maggior numero dei testimoni esistenti non rende la lezione più raccomandabile, anzi. Un problema di grande rilievo, per la critica testuale del NT, è stato, ed è ancora, quello di riconoscere i rapporti di parentela tra i codici, per determinare, non solo quali singoli codici siano affidabili, ma anche quali famiglie di codici lo siano.

La filologia moderna, seguendo il metodo elaborato da Karl Lachmann nell’800, ha in genere per i testi antichi cercato di stabilire i rapporti di parentela tra i codici, fissando uno stemma codicum, o albero genealogico, che ha al proprio vertice l’archetipo, cioè quel codice, che non possediamo più, ma che è all’origine di tutta la tradizione manoscritta esistente di una data opera e a cui si può tentare di arrivare nella ricostituzione del testo. Nel caso del NT però questa operazione non è possibile, sia per il grande numero dei testimoni, che non sono stati neppure tutti presi in considerazione, sia per quei fenomeni di contaminazione1 che si verificano anche per altri testi e che sconvolgono la linearità dei rapporti.

Tuttavia, a partire dal sec. XVIII, ma soprattutto dal XIX, gli studiosi del testo del NT hanno constatato che è possibile, in base al tipo di varianti dei codici, raggruppare i codici in famiglie e riconoscere che in vari periodi e zone si sono determinate recensioni particolari del testo (tipi testuali). Anche se la scoperta di nuovi documenti ha portato a modificare le valutazioni, si è d’accordo nel distinguere tra i testimoni tre o quattro gruppi o famiglie, a cui sono state attribuite dai diversi studiosi denominazioni diverse. Semplificando, possiamo dire questo.

1. Al primo posto, almeno quantitativamente, si pone il cosiddetto testo siro o lucianeo o antiocheno o bizantino o koiné (viene quindi spesso indicato con la lettera K), che è stato fatto risalire a una recensione attribuita (da Gerolamo) a Luciano di Antiochia, in Siria, verso la fine del III secolo. È quello rappresentato dalla grande maggioranza dei mss antichi (tra cui, per i Vangeli, A,W,Y, ecc.) e di quelli minuscoli. Prevalse nella Chiesa greca e fu il più usato fino al XVI sec.; venne stampato per primo, diventando il textus receptus, cioè quello universalmente accolto. È il più corrotto, perché ha subito numerose revisioni e tentativi di rendere il testo scorrevole e accettabile, anche dogmaticamente, e di armonizzare i Vangeli. È un gruppo complesso, con vari sottogruppi. La scoperta dei papiri, che in taluni casi presentano lezioni comuni a questo tipo testuale, ha portato a rivalutarlo, in quanto risulta così che non si tratta soltanto di una recensione tarda.

A questo tipo testuale si devono, ad es., le alterazioni dottrinali di Mt 24,36 (omissione di «e neppure il Figlio») e di Lc 2,33.43 (correzioni delle denominazioni di Giuseppe come padre di Gesù), di cui abbiamo parlato nel paragrafo precedente.

2. Anteriore al testo bizantino è il cosiddetto testo occidentale, in realtà diffuso, già nel II sec., in Oriente e in Occidente; si affermò soprattutto in Occidente. È rappresentato dai due mss del V e VI sec. indicati con la sigla D (e contenenti, l’uno, Vangeli e Atti, l’altro lettere paoline), da alcune versioni latine (la Vetus Latina) e dalle citazioni dei Padri occidentali, ma anche da versioni siriache. Ha la tendenza a parafrasare, omettere, ampliare, soprattutto armonizzare. E’ importante per le varianti degli Atti e di Lc: per il testo degli Atti il tipo occidentale fornisce un testo più lungo quasi del 10 % rispetto a quello riportato da altri tipi testuali.

Per aggiunte consistenti si veda Atti 11,2; per omissioni si veda Lc 5,39 (tutto il versetto risulta omesso); per armonizzazioni con passi paralleli si veda Lc 5,27, dove il passo viene assimilato a quello di Mc 2,13-14. È curioso, ed è stato studiato, l’atteggiamento misogino che manifesta in alcuni passi, soprattutto degli Atti2: in Atti 1,14 aggiunge alla menzione delle donne che si riunivano in preghiera con gli apostoli nel cenacolo: «e i figli», in modo che si pensi alle «mogli» degli apostoli stessi e non a donne indipendenti; in 17,12, nella menzione della conversione di donne e uomini nobili, inverte l’ordine dei termini «donne e uomini»; in 17,34 cancella il nome di Damaris; in 18,26 pospone il nome di Priscilla a quello del marito Aquila. In Col 4,15 abbiamo un caso simile: D intende il nome Ninfa come maschile (il Merk ha anche lui la forma maschile invece che quella femminile) e sostituisce conseguentemente il pronome che lo accompagna.

3. Il tipo testuale più apprezzato è quello neutrale o egiziano o alessandrino o di Esichio (si indica con H proprio da Hesychius): si è pensato che risalga alla recensione di un Esichio di Alessandria, in Egitto, verso il 300 (in realtà non è probabile). È stato detto “neutrale” perché gli si riconosceva indipendenza e genuinità e di conseguenza era ritenuto il più importante e autorevole. Oggi però si ammette che neppure questo gruppo conserva il testo originale puro. E’ rappresentato principalmente dai codici Sinaitico (S) e Vaticano (B), del IV sec., ma anche dal rescritto di Efrem (C), e da alcuni papiri molto antichi (P66 e P75 soprattutto).

4. Nel ‘900 è stato individuato il testo cesariense o palestinese (C), così definito perché è testimoniato nelle opere composte a Cesarea di Palestina da Origene e nelle opere di Eusebio di Cesarea. Ma è possibile constatare che compare già in opere origeniane composte ad Alessandria. È un testo misto, che somiglia in parte all’alessandrino e in parte all’occidentale. E’ ancora oggetto di studi e non tutti ne ammettono l’esistenza. I suoi rappresentanti più caratteristici sono P45, Q e le famiglie di minuscoli f1 e f13 .

Di norma, di fronte a varianti testimoniate da più mss, si tende a trascurare le lezioni riportate dalla koiné e a preferire le lezioni del testo alessandrino; autorevole è ritenuta una lezione documentata da tipi testuali distanti geograficamente: perciò l’accordo tra testo occidentale e testo alessandrino risulta spesso decisivo.

Tuttavia oggi si ha minor fiducia nei criteri esterni e non si esclude che anche la koiné o il testo occidentale possano conservare lezioni genuine. Neppure i codici minuscoli, i più tardi, debbono essere accantonati. In ogni caso le prove esterne vanno confermate dalle prove interne.

Le prove interne

Sono i criteri specifici che guidano a scegliere tra le varianti, sia tenendo conto delle tendenze più comuni nei copisti, che determinano gli errori di cui si è parlato, sia tenendo conto dello stile dell’autore stesso.

Per quanto riguarda l’opera dei copisti, si cerca di rispondere alla domanda: che cosa è probabile che i copisti abbiano fatto di fronte al testo? E quindi si procede in senso inverso.

- Poiché la tendenza comune dei copisti è quella di rendere più facile e comprensibile il testo dove presenta difficoltà, tra diverse varianti si sceglierà la lectio difficilior, cioè la lezione più ostica, dal punto di vista linguistico, grammaticale, stilistico, contenutistico. A meno che sia una lectio impossibilis !

- Poiché la tendenza comune dei copisti è quella di ampliare il testo, per chiarirlo e migliorarlo, tra diverse varianti si sceglierà la lectio brevior, la lezione più breve, a meno, ovviamente, che non si possa riconoscere una omissione per omeoteleuto o per motivi dottrinali.

- Poiché la tendenza comune dei copisti è quella di armonizzare i passi coi paralleli o, in caso di citazioni, con i testi originali e la versione dei Settanta, tra diverse varianti si sceglierà quella che presenta discordanze rispetto ai paralleli e ai testi citati.

Per quanto riguarda l’autore del testo, si cerca di rispondere alla domanda: che cosa è probabile che l’autore abbia scritto? Perciò si esamina l’usus scribendi dell’autore e si preferisce la variante che più concorda con le caratteristiche linguistiche e stilistiche dell’autore e del testo e con il contesto immediato e remoto dell’opera.

Conclusione.

La critica testuale è più un’arte che una scienza esatta e, anche se esistono delle regole utili, nessuna va applicata in modo meccanico. Ogni caso va attentamente considerato secondo tutti i criteri. In genere una buona strada è quella di scegliere, tra le varianti, quella che spiega meglio l’origine delle altre. La congettura, o divinatio, ossia la correzione di un presunto errore in base a un’ipotesi propria, è quasi sempre da evitare e gli editori migliori non vi ricorrono se non in casi disperati: nel Nestle-Aland risultano in tutto circa 200.


NOTE AL TESTO

1 La contaminazione avviene quando un copista non copia semplicemente da un codice, ma da più codici contemporaneamente, seguendo ora l’uno ora l’altro.

2 Cfr. B. WHITHERINGTON, The anti-feminist tendencies of the «western» text in Acts, in «Journal of Biblical Literature» CIII (1984), pp.82-84. Questo aspetto è preso in considerazione da Metzger, nell’appendice di aggiornamento al suo manuale sul testo del NT, pp. 269-270.




Precedente Precedente - Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Il Nuovo Testamento
Il Nuovo Testamento

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke