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Documento: Storia della critica testuale e delle edizioni del Nuovo Testamento
Messo in linea il giorno Sabato, 17 agosto 2002
Pagina: 2/5
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Dall’antichità al Rinascimento: i prodromi della filologia biblica

L’antichità conosce già un interesse per la critica testuale biblica e numerosi sono gli apporti che ci vengono dai Padri della Chiesa.

Già Ireneo di Lione, alla fine del II sec., nel suo Adversus Haereses, ha occasione di soffermarsi su problemi testuali: significativa è la discussione che dedica, in Adv. Haer. V,30,1, alle divergenze con cui nei mss (manoscritti) era riportato il numero della bestia del cap. 13 dell’Apocalisse: accanto a 666, in alcune copie egli aveva anche trovato 601 e porta argomenti per preferire il numero 666.

Da Eusebio di Cesarea (Historia Ecclesiastica V,28,13-19) apprendiamo che sempre alla fine del II sec., all’interno di un gruppo di dotti seguaci di Teodoto di Bisanzio, si incominciò a praticare la critica testuale biblica, ma questo tentativo fu osteggiato e condannato da altri cristiani conservatori, che ritenevano arbitrari e temerari i cambiamenti apportati ai testi.

Con Origene (prima metà del III sec.), ci troviamo di fronte a un’imponente opera di tipo schiettamente filologico su tutta la Bibbia, dove l’autore mette a frutto la competenza acquisita in un ambiente tradizionalmente impregnato di studi filologici e critici qual era quello alessandrino fin dall’età ellenistica. Dell’AT curò un’edizione monumentale, l’Hexapla, dove, in sei colonne, veniva presentato testo ebraico, traslitterazione greca dell’ebraico, e le diverse versioni greche esistenti (Settanta, Simmaco, Aquila e Teodozione), con segni diacritici per segnalare problemi testuali. Questa edizione fu consultata nella biblioteca di Cesarea per molti secoli, finché andò perduta (VII sec.). È incerto, ma improbabile, che Origene abbia curato anche un’edizione del NT, ma nei suoi commenti esegetici (a Mt, a Gv) egli dimostra comunque interessi testuali: si preoccupa di segnalare varianti da lui reperite nei mss e le discute.

Anche Eusebio di Cesarea (fine del III-inizio del IV sec.), seguace e continuatore in questo di Origene, si distinse per gli studi biblici di tipo erudito. Fu lui ad elaborare un sistema, i cosiddetti Canoni, per segnalare i passi dei Vangeli che presentano dei paralleli. Tale sistema è tuttora registrato nelle edizioni moderne con numeri a margine del testo dei Vangeli.

Gerolamo (347 ca.-420) è il famoso autore della Vulgata, la revisione delle traduzioni latine precedenti che diventerà la versione ufficiale della Chiesa fino, si può dire, a oggi. Anch’egli si dimostra filologo sagace con numerose annotazioni critico-testuali nelle sue opere. Egli dimostra di conoscere esattamente un buon numero di errori di trascrizione, discute varianti a certi passi; in particolare, afferma di conoscere (in Adversus Pelagianos 2,15), attraverso mss greci, un’ampia aggiunta alla finale di Mc, che solo nel XX sec. è stata scoperta in un ms (= W) acquistato da Ch. L. Freer nel 1906 ed edito nel 1908 come Freer-Logion.

Agostino (354-430) non è da meno come filologo e biblista. Egli è autore di un trattato De consensu evangelistarum, in cui fece il punto sull’annosa questione delle discordanze tra i Vangeli e sul rapporto tra i Vangeli; in un interessante carteggio con Gerolamo sollevò numerosi rilievi critici alla sua traduzione mostrando perplessità per il fatto che le innovazioni apportate alla forma testuale comunemente diffusa potevano creare scandalo tra i fedeli. Ma anche nella discussione di varianti su punti specifici si dimostra acuto, come a proposito di Mt 27,9 (in De cons. evang. III,7,29) dove una citazione di Zaccaria viene presentata dalla maggioranza dei mss con la formula «per bocca del profeta Geremia», mentre pochi mss omettono il nome di Geremia. Agostino percepisce e formula il criterio della lectio difficilior, per cui è preferibile mantenere il nome di Geremia, in quanto è più facile che sia stato omesso che non il contrario.

Successivamente, per tutto il Medioevo e l’Umanesimo, quando non era diffusa la conoscenza del greco in Occidente, gli sforzi critici, quando ci furono, furono diretti a correggere la Vulgata sulla base di traduzioni latine più antiche provocando colossali fenomeni di contaminazione nei mss della Vulgata. Solo in età rinascimentale si incominciò a utilizzare mss greci.




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