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Documento: Lo studio e la conoscenza della Bibbia oggi
Messo in linea il giorno Martedì, 15 gennaio 2002
Pagina: 4/4
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Marginalità della Bibbia nella cultura contemporanea

Allargando ulteriormente lo sguardo, potremmo rilevare che la divaricazione e la separazione tra cultura religiosa e cultura laica si verificano anche nei campi dell’editoria (una stampa cattolica distinta), delle librerie, ecc. Si direbbe che la religione sia concepita come una faccenda per «addetti ai lavori», per una élite di appassionati e che la Bibbia e i testi della tradizione cristiana siano cose «da preti» e basta.

La conseguenza è che nella cultura comune contemporanea, a tutti i livelli, l’aspetto religioso risulta alquanto marginale, ed è venuta meno la conoscenza dei fondamenti della religione cristiana, e in specie della Bibbia, che precedentemente era invece patrimonio comune e alimento di tutta la produzione culturale, dalle arti figurative (pittura, miniatura, scultura, ecc.) 1, alla letteratura, al teatro, alla musica, ma anche alla filosofia, al diritto, ecc 2. C’è chi fa notare che ignorare la Bibbia significa non rendersi conto dell’enorme debito che tutto il pensiero del nostro mondo occidentale ha verso di essa; per citare solo alcuni aspetti: la centralità della storia, l’idea di progresso, la secolarizzazione, il pluralismo culturale, che ci appaiono caratteristici della modernità, hanno radici nella Bibbia e nel cristianesimo, e non nel mondo classico. Il saggio famoso di un critico nordamericano, Northrop Frye, intitolato Il grande codice (trad. ital., Torino, Einaudi, 1986) ha sottolineato come siano di derivazione biblica i modelli e gli archetipi del mondo di immagini, miti e metafore che è l’essenza della letteratura anglosassone (ma non solo di quella letteratura). Un interessante contributo di Fortunato Pasqualino, uscito nell’ottobre ‘98 sulla rivista Studi cattolici, segnala come nelle opere di Verga si registri «un numero di metafore e di modi di dire biblici maggiore» che in Manzoni.

Ignorare la Bibbia fa perdere perfino il senso di numerosi modi di dire che ne derivano, come, «essere il beniamino», «folgorato sulla via di Damasco», «vendersi per un piatto di lenticchie», «il vitello d’oro», «una babele», «sepolcri imbiancati», ecc. Certamente il linguaggio delle generazioni passate, soprattutto a livello popolare, ne era più fortemente impregnato di quanto non avvenga oggi, grazie alla mediazione della liturgia ecclesiale (che oggi è diventata evanescente rispetto all’influsso della televisione): di recente un bel saggio di G. L. Beccaria ne ha illustrato la ricchezza e la complessità3. Eppure non c’è dubbio che tracce del patrimonio biblico sopravvivano ancora nella comunicazione corrente, come indicano espressioni usuali nel linguaggio giornalistico (almeno dei giornalisti più acculturati) e perfino certi vezzi di politici, che cercano di nobilitarsi con reminiscenze bibliche. Anche qui, come già avveniva nei tempi passati, non di rado i riferimenti si intrecciano alle deformazioni. Parafrasando un detto famoso di Benedetto Croce («non possiamo non dirci cristiani»), potremmo dire: «non possiamo non dirci eredi della Bibbia», ma siamo eredi che non conoscono, o conoscono poco, la loro eredità e, per il fatto di non conoscerla abbastanza, la stanno dilapidando.

Perso il contatto con le fonti autentiche, che cosa dànno al pubblico comune oggi i mezzi di comunicazione di massa, quando càpita che inseriscano nel loro tritatutto anche materiale biblico? Attraverso i film e gli sceneggiati televisivi, la cui fiumana non accenna ad esaurirsi (ne sono continuamente programmati su Gesù), filtra un mondo biblico hollywoodiano e mistificante, in cui i personaggi della storia sacra (Abramo, Salomone, Davide, ecc.) sono raffigurati in modo non molto diverso dai vari Rambo, Indiana Jones, e così via, in un enorme pastiche che tutto appiattisce, fatto per solleticare curiosità superficiali e per soddisfare grossolanamente il gusto dell’avventuroso e del fantastico. La pubblicità ricorre a episodi e frasi bibliche facendo di Dio e di Gesù dei testimonial commerciali: estrema e beffarda degenerazione di una familiarità perduta nella sua serietà4. Adesso la moda porta in auge nella produzione libraria i romanzi del filone fanta-biblico, di cui l'insuperato campione è Il codice da Vinci di Dan Brown, bestseller del 2004 che è rimasto a lungo nei primi posti delle classifiche di vendita, nonostante i numerosi tentativi di smascherare le falsità di cui è intriso (anche questi tentativi hanno avuto la loro parte di gloria) e che ha suscitato una versione cinematografica nel 2006. Il filone oggi continua con una trilogia di thriller di Kathleen McGowan, pubblicati dalla casa editrice Piemme, di cui sono usciti Il Vangelo di Maria Maddalena (2007) e Il libro dell'Amore (2009), quest'ultimo incentrato su uno scritto di mano dello stesso Gesù. Ma abbiamo avuto anche clamorosi successi editoriali di interviste (Inchiesta su Gesù, di C. Augias-M. Pesce, 2006), saggi divulgativi di tono polemico (Perché non possiamo essere cristiani, di P. Odifreddi, 2007), anche studi seri dal titolo mistificante (Gesù non l'ha mai detto. Millecinquecento anni di errori e manipolazioni nella traduzione dei Vangeli, di B. Ehrman, 2007), che cercano di cavalcare l'onda del successo sfruttando l'ignoranza delle fonti e insieme il desiderio di conoscere verità inedite diffusi tra la gente. A questi eventi va aggiunto anche il clamore sollevato nel 2006 dalla pubblicazione delle prime traduzioni dell'apocrifo Vangelo di Giuda.

Qualche anno fa (settembre 2001) il quotidiano "La Stampa" dedicò notevole spazio ai manoscritti di Qumran, che furono scoperti in grotte vicino al Mar Morto, in Palestina, tra il 1946 e il 1947, e che, dopo essere stati pubblicati e tradotti, continuano a suscitare curiosità e interesse per i possibili rapporti della comunità, a cui tali manoscritti appartenevano, con la figura di Gesù e con le concezioni cristiane primitive. Il modo in cui l'argomento veniva trattato sulle pagine del giornale rivela una buona dose di approssimazione, la tendenza ad esagerare e il gusto del sensazionale (già nei titoli: "Dai manoscritti di Qumran la vera voce di Gesù"; "Cadrà l'ultimo mistero sulla vita di Cristo", "I misteri di Gesù svelati nei Rotoli"). Di nuovo vediamo come temi attinenti alla Scrittura vengano trattati con la stessa impostazione con cui si presentano le notizie scandalistiche sui fatti del giorno, senza alcuna preoccupazione di correttezza e rigore documentario. E ormai anche in saggi scientifici può albergare uno spirito simile: R. Eisenman-M. Wise, nel loro volume Manoscritti segreti di Qumran, uscito in inglese nel 1992, tradotto in italiano nel 1994 e inserito nella collana "Piemme Bestseller" nel 2007 (volume che fornisce una raccolta di testi, in ebraico e in traduzione), cercano di solleticare gli interessi del pubblico presentando abusivamente la loro opera come una novità assoluta e dando per assodato un collegamento dei testi con le origini del cristianesimo tutt'altro che sicuro.

Si possono ancora segnalare due recenti collane di volumi, promosse dalle case editrici Einaudi e Mondadori (Oscar), dedicati a libri della Bibbia: i libri sono presentati in traduzione italiana, con introduzione e note integrative. Il tentativo è quello di offrire prospettive laiche e moderne, di presentare i libri della Bibbia come "romanzi". I volumetti di Einaudi si caratterizzano per il fatto che le introduzioni (piuttosto brevi) sono affidate a scrittori contemporanei italiani e stranieri, che portano le loro impressioni e le loro suggestioni.

 


1 Sul Supplemento a «Il Sole 24 ore» di domenica 3.10.1999 veniva riportato il testo di una conferenza del critico d’arte Federico Zeri, in cui si raccontava il caso curioso di un quadro attribuito al Botticelli e intitolato La derelitta. Con fatica venne scoperto che si tratta in realtà di una figura maschile che appartiene alla storia di Ester e Assuero, narrata nel libro biblico di Ester. Solo la famigliarità con la Bibbia permette di comprendere la stragrande maggioranza dei dipinti della nostra tradizione.

2 Per una panoramica sulla presenza della Bibbia nelle varie espressioni culturali del mondo contemporaneo, si veda Le monde contemporain et la Bible, a cura di C. SAVART e J.-M. ALETTI, nella collana «Bible de tous les temps» 8, Paris, Beauchesne, 1985, con saggi sull’arte, sulla musica, sul cinema. I curatori constatano una scarsa presenza della Bibbia, soprattutto nella cultura di massa e nelle conoscenze dell’uomo comune.

3 Cfr. G. L. BECCARIA, Sicuterat. Il latino di chi non lo sa: Bibbia e liturgia nell’italiano e nei dialetti, Milano, Garzanti, 1999.

4 E. BENEDETTO, in un articolo dal titolo Dio? ora fa il testimonial, su «La Stampa» del 19.10.1997, p. 22, che a sua volta commentava la pubblicazione di un volume di R. WALBAUM e J. COTTIN, Dieu et la pub, Cerf-Pbu, mostrava che gli episodi più citati nella pubblicità risultano quelli della creazione dell’uomo, del Paradiso terrestre, del frutto proibito (la mela). Per quanto riguarda le frasi di Gesù, chi non ricorda il «Chi mi ama mi segua» della Jesus jeans? Ma notevole è anche il «Venite, tutto è pronto», che era l’invito del padrone di casa nella parabola del banchetto e divenne lo slogan delle Olimpiadi di Atlanta. Da citare la campagna «Beati i citroënisti», che sfruttava la formula delle Beatitudini evangeliche. Sull’argomento dell’attualità del linguaggio biblico-evagelico e sul rapporto tra spiritualità e mezzi di comunicazione di massa si è svolto nel settembre 1998, a Roma, un convegno internazionale dal titolo «Dio è morto in televisione», con la partecipazione di esperti dei media, di cinema, di linguistica.







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