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Documento: Qumràn: ritrovamento e studio dei manoscritti
Messo in linea il giorno Mercoledì, 15 agosto 2001
Pagina: 3/4
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I primi 40 anni di studi

Il secondo volume della serie Discoveries in the Judaean Desert uscì a cura di P. Benoit, J. Milik e R. de Vaux nel 1961, in due tomi, con i resti delle grotte di Murabba‘ât1; il terzo sotto la direzione di M. Baillet, Milik e de Vaux, anch’esso in due tomi, uscì l’anno successivo, con tutti i frammenti delle “grotte minori”, la 2, la 3 e dalla 5 alla 102. I rotoli della grotta 11 furono pubblicati nel 19653.

Per lo studio sui reperti del Mar Morto ritrovati nella grotta 4Q, tra il 1953 e il 1954 fu creata una équipe internazionale di studiosi, sotto la guida del de Vaux e di Harding: ne facevano parte il sacerdote polacco Jòzef Milik ed il rev. Jean Starcky del Centre National de la Recherche Scientifique di Parigi, mons. Patrick W. Skehan della Catholic University di Washington, John Strugnell dello Jesus College di Oxford, Frank M. Cross del Mc Cormick Seminary di Chicago, John M. Allegro assistente alla Manchester University e Hunno Hunzinger dell’Università di Göttingen. I membri dell’équipe erano tre cattolici, due protestanti, un anglicano ed un agnostico.

Gruppo internazionale di studiosi Gruppo internazionale degli editori dei mss. di 4Q: a sin. Strugnell, di spalle Allegro, Hunzinger seduto, dietro Skehan, Milik di profilo,Starcky dietro.

Nel 1958 si aggiunse padre Maurice Baillet dell’Institut Catholique di Tolosa il quale dopo qualche tempo sostituì Hunzinger, che si ritirò e lasciò a quest’ultimo il proprio materiale. Ognuno ricevette un lotto di manoscritti da ricomporre e pubblicare. Espressamente non era stato inserito alcun studioso ebraico, per divieto del governo giordano.

Il noioso lavoro di ripulitura, classificazione e lettura dei frammenti ci viene così descritto da Cross:

Diversamente dai vari rotoli della prima e dell’undicesima grotta, che si sono conservati in buone condizioni, i manoscritti della grotta 4 sono in un avanzato stato di deterioramento. Molti frammenti sono così fragili e friabili che si possono appena toccare con una spazzola di pelo di cammello. Molti sono deformati, increspati o ristretti, incrostati di sostanze chimiche sporche, anneriti dall’umidità e dal tempo. Molto ardui sono i problemi che si devono affrontare per pulirli, spianarli, identificarli e congiungerli assieme4.

Rotolo di Qumràn chiuso Un rotolo di Qumràn ancora chiuso. Delicato fu il lavoro di pulizia, spianatura e recupero.

Nel 1957 Milik pubblicò un rapporto intermedio che informava sullo stato dei lavori, tradotto in tre lingue5.

Nel frattempo si iniziò a compilare una concordanza di tutte le parole che si trovavano nei frammenti che ognuno stava esaminando, in modo da permettere a tutti di sapere in quali altri testi poteva eventualmente ricorrere una parola. Sino alla fine degli anni ’50, continuarono ad arrivare frammenti al museo; nel 1960 cessarono i finanziamenti di J. D. Rockefeller, che aveva sostenuto economicamente i lavori del gruppo: a quel punto più di 500 frammenti erano stati identificati, e registrati nella concordanza, in attesa di essere pubblicati.

Nel 1967, con la guerra dei sei giorni, Israele conquistò la parte giordana di Gerusalemme, ed anche il Museo archeologico; il de Vaux ottenne di poter continuare ugualmente i lavori con la sua équipe, senza modificazioni.

Per vari motivi, il progetto di pubblicazione dei testi della grotta 4Q andava un po’ a rilento: gli studiosi prepararono tra gli anni ’50 e ’60 alcune edizioni preliminari dei testi loro affidati, che comparvero in riviste specializzate quali la Revue biblique, il Bulletin of the American Schools of Oriental Research ed il Journal of Biblical Literature. Mancavano però le edizioni definitive della collana di Oxford.

Un’eccezione fu l’uscita nel 1968 del quinto volume della collana Discoveries in the Judaean Desert a cura di John Allegro, che pubblicava una trentina di frammenti6. Purtroppo, pur essendosi guadagnato ampia stima per aver dato alle stampe questi testi con largo anticipo rispetto agli altri membri dell’équipe, egli sacrificò la qualità alla celerità, e il lavoro risultò infarcito di errori; il prof. Karlheinz Müller dell’Università di Würzburg, lo commentò in questo modo: “Senz’altro la peggiore e la più inaffidabile edizione di Qumràn che il lettore possa aspettarsi dall’inizio dei ritrovamenti”7.

Strugnell, per incarico dell’équipe, preparò una recensione riparatoria (che purtroppo risultò lunga quasi quanto il libro recensito) nella quale correggeva riga per riga il lavoro di Allegro8; è possibile capire a questo punto come stessero nascendo alcune tensioni all’interno del gruppo. I rapporti di Allegro con i suoi colleghi andarono sempre più deteriorandosi, dopo il rilascio da parte sua di alcune interviste e accuse su come il lavoro di pubblicazione stava procedendo; in preda a problemi di salute psichica, già licenziato dall’Università di Manchester per cui lavorava, abbandonò negli anni successivi lo studio dei rotoli e si dedicò a studi di storia delle religioni, per i quali perse ogni credito in ambito accademico. Le sue posizioni, assieme alle insinuazioni di altri, furono abilmente sfruttate e riutilizzate negli anni successivi, nell’ambito di una campagna di diffamazione dei membri dell’équipe che ancora non si è sedata, e sulla quale avremo modo di soffermarci altrove.

Starcky Il rev. Jean Starcky, membro dell'equipe internazionale per lo studio dei rotoli di Qumràn

Roland De Vaux morì improvvisamente nel 1971, e venne sostituito dal nuovo direttore dell’École Biblique et Archéologique Française di Gerusalemme, padre Pierre Benoit. Lo stesso anno, al di fuori della collana ufficiale, usciva l’edizione della traduzione aramaica del libro di Giobbe, proveniente dalla grotta 11Q9. Il volume successivo delle Discoveries apparve solo nel 1977, e conteneva anche i testi sui quali de Vaux aveva lavorato prima della morte10. Ma nel frattempo anche Milik aveva pubblicato al di fuori della collana delle Discoveries un ampio commentario sui frammenti della 4Q riguardanti il libro di Enoc11, e Yadin aveva fatto lo stesso con il grande Rotolo del Tempio, recuperato dall’antiquario di Betlemme di cui avevamo parlato: lo aveva nascosto sotto le mattonelle di casa12. Queste eccellenti opere segnarono un cambiamento di rotta: gli studiosi non si accontentavano più di preparare semplici trascrizioni e brevi trattazioni dei testi, ma preferivano scrivere commenti ampli ed esaustivi. Questo ebbe inevitabilmente effetti disastrosi sulla già non invidiabile celerità delle pubblicazioni. Ad esempio, il lavoro di Milik su Enoc è accompagnato da una laborioso retroversione aramaica dall’etiopico, e da un lunghissimo commentario. Certo se egli si fosse limitato alla trascrizione ed alla traduzione, avrebbe impiegato molto meno tempo, senza sacrificare gli altri lavori in attesa di essere intrapresi.

La successiva edizione delle Discoveries è del 1982, a cura di Baillet13. Nel 1985 uscirono, da studiosi non facenti parte dell’équipe, la recensione paleo-ebraica del Levitico14 e gli inni per l’Offerta del Sabato15, provenienti da 11Q.

Alla morte di Patrick Skehan, nel 1980, subentrò Eugen Ulrich della statunitense Notre Dame University, il quale già aveva ricevuto alcuni testi di competenza di Cross. John Strugnell, membro dell’équipe fin dall’inizio, divenne il nuovo direttore responsabile alla morte di Benoit, nel 1987; erano passati ormai 40 anni dalla fortuita scoperta della prima grotta.


NOTE AL TESTO

1 P. BENOIT - J. MILIK - R. DE VAUX, Les grottes de Murabbacat; Oxford, 1961.

2 M. BAILLET - J. T. MILIK - R. DE VAUX, Les 'petites grottes' de Qumrân, Oxford, 1962.

3 J. A. SANDERS, The Psalms Scroll of Qumrân Cave 11 (11QPsa), Oxford, 1965.

4 F. M. CROSS, The Ancient Library of Qumràn & Modern Biblical Studies, 19802, p. 35.

5 Dix ans des découvertes dans le desert de Juda, Paris, 1957; Dieci anni di scoperte nel deserto di Giuda, Casale, 1957; Ten Years of Discoveries in the Wilderness of Judaea, London, 1959.

6 J. M. ALLEGRO, Qumrân Cave 4. I (4Q158-4Q186), Oxford, 1968.

7 In J. SCHREINER, Einführung in die Methoden der biblischen Exegese, Würzburg, 1971, p. 310.

8 J. STRUGNELL, Notes in marge au volume V des «Discoveries in the Judaean Desert of Jordan», in «Revue de Qumràn» VII (1969-71), pp. 163-276.

9 J. P. M. VAN DER PLOEG – A. S. VAN DER WOUDE – B. JONGELING, Le Targum de Job de la Grotte XI de Qumràn, Leiden, 1971.

10 R. DE VAUX - J. T. MILIK, Qumrân Grotte 4. II: (4Q128 - 4Q157), Oxford, 1977.

11 J. T. MILIK – M. BLACK, The Books of Enoch: Aramaic Fragments of Qumràn Cave 4, Oxford, 1976.

12 Edizione ebraica del 1977, trad. inglese Y. YADIN, The Temple Scroll, Jerusalem, 1983.

13 M. BAILLET, Qumrân Grotte 4. III: (4Q482-4Q520), Oxford, 1982.

14 D. N. FREEDMAN – K. A. MATHEWS – R. S. HANSON, The Paleo-Hebrew Leviticus Scroll (11Q paleoLev), Philadelphia, 1985.

15 C. NEWSOM, Songs of the Sabbath Sacrifice: A Critical Edition, Atlanta, 1985.




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