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Documento: Qumràn: ritrovamento e studio dei manoscritti
Messo in linea il giorno Mercoledì, 15 agosto 2001
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Ultimi anni di studi e questioni dibattute

L’ingresso di Strugnell come responsabile dell’équipe internazionale coincise con il sorgere delle prime lamentele sulla lentezza dei lavori.

Alcune insinuazioni di Allegro erano state ignorate dal mondo accademico, ma c’era la sensazione che i frammenti mancanti della grotta 4 non sarebbero comunque stati pubblicati in breve tempo; Strugnell cercò di allargare il gruppo, fino ad arrivare a circa venti persone, in modo da accelerare i lavori. Furono anche invitati per la prima volta studiosi israeliani, quali Emanuel Tov e Elisha Qimron.

C’erano diverse motivazioni che avevano reso il lavoro così lento: della volontà di pubblicare testi ampiamente commentati (a discapito della celerità) si è già detto. Poi, la difficoltà di rimettere assieme e decifrare centinaia di frammenti manoscritti, che spesso sono grandi come francobolli.

Un esempio di come la fretta sia cattiva consigliera, fu la lettura precipitosa del cosiddetto frammento 4QTherapeia. Il frammento, contenente i resti di undici linee, era stato affidato a Milik. Ma Allegro, ritenendolo un testo assai importante, la cui divulgazione era stata mantenuta artificiosamente segreta, lo pubblicò nel 1979 in appendice al suo volume sul mito cristiano1. Secondo la sua lettura, si sarebbe trattato di annotazioni di un medico esseno, Ormiel, il quale avrebbe prescritto ad un certo Caifas una cura a base di liquido seminale di capretto. Questo confermava, secondo Allegro, l’ipotesi di un rituale di iniziazione misterico-cristiana compiuto per mezzo dell’unzione con lo sperma, rito al quale Gesù avrebbe sottoposto i suoi discepoli. Lo studio approfondito del frammento, però, ha dimostrato che si trattava solamente di un esercizio di scrittura di uno scriba su un rimasuglio di pelle; le parole vergate non erano altro che nomi ebraici ricopiati in ordine alfabetico2.

In secondo luogo, il costume inveterato per cui un reperto archeologico è quasi una proprietà personale di chi l’ha ritrovato, ed è difficile mettervi le mani senza l’autorizzazione dello scopritore (in questo caso, dell’affidatario); d’altra parte, in alcuni casi certi membri dell’équipe avevano maturato una tale esperienza da sembrare quasi insostituibili. Milik, ad esempio, aveva una ottima capacità da tutti riconosciuta nel ricomporre i frammenti, cosa di cui si sentì la mancanza quando egli si ritirò dal gruppo.

Milik che lavora su dei frammenti Milik mentre rimette assieme e decifra frammenti grandi quanto un francobollo.
Un lavoro lento e paziente.

Alcuni dei membri dell’équipe, inoltre, continuavano a detenere regolari cattedre universitarie all’estero, e dedicavano solo i periodi di ferie all’esame dei rotoli; taluni, piuttosto che perdere i frammenti loro assegnati, li passavano a propri allievi, in modo che il lavoro restasse per così dire «in famiglia»: è il caso del prof. Frank M. Cross, ad esempio. In ogni caso, non era mai stato permesso a nessun esterno all’équipe di prendere parte alla pubblicazione, senza l’autorizzazione di colui al quale erano stati assegnati.

Gran peso ebbero poi difficili situazioni umane: Milik abbandonò il sacerdozio ed ebbe problemi d’alcool per un certo periodo, prima di riprendere una vita regolare a Parigi. Strugnell cadde in una forte depressione, aggravata dalla separazione dalla moglie: fu una decisione poco felice affidargli la direzione dei lavori. Allegro, come già detto, aveva avuto problemi psichici che peggiorarono con l’età.

Dal 1985, dopo che per anni si era pazientemente attesa la pubblicazione ufficiale, iniziarono le prime proteste. Il prof. Geza Vermes definì la situazione “lo scandalo accademico par excellence del XX secolo”3. Non è possibile non sottoscrivere tale affermazione; ma questa giusta constatazione ha dato spesso vita a reazioni e illazioni prive di ogni senso della misura.

L’editore della rivista Biblical Archeological Review iniziò a pubblicare articoli stigmatizzando la lentezza dei lavori4.

Prof. Eisenman 
Robert Eisenman

Il prof. Robert Eisenman della California State University ebbe un ruolo predominante nel sollecitare il mondo accademico e le autorità israeliane, proprietarie dei manoscritti, a trovare una soluzione. Purtroppo, se il lavoro di Eisenman in questo senso fu encomiabile, lo furono meno i metodi con i quali sfruttò la sua posizione per divulgare le sue strane interpretazioni sul contenuto dei rotoli. Egli inoltre, servendosi di certa stampa scandalistica, creò l’idea dell’esistenza di una sorta di monopolio culturale intorno ai manoscritti, gestito dall’équipe internazionale, a formare un intaccabile consensus, per nascondere all’umanità certi testi che avrebbero minato le basi del cristianesimo. Egli fece trapelare persino l’accusa di un complotto del Vaticano per occultare i rotoli. Di queste accuse, tratteremo nel capitolo "Qumràn. Questioni scottanti".

Le autorità israliane, sollecitate, iniziarono ad intervenire: il direttore dell’Israel Antiquities Authority Amir Drori creò nel 1990 un comitato per sollecitare il lavoro di edizione dei testi. L’équipe da parte sua affiancò a Strugnell nella direzione dei lavori uno studioso dell’Università Ebraica, Emanuel Tov, nella speranza che la sua presenza accelerasse i lavori; questa mossa, in un momento di debolezza personale, non poté certo piacere a Strugnell. Dopo una intervista rilasciata ad un giornale, in cui avrebbe criticato lo stato di Israele e avrebbe definito quella ebraica una “religione orribile originalmente razzista” (ma è difficile capire come realmente andarono le cose; certo Strugnell al tempo era gravemente malato)5, venne sostituito nella sua carica di direttore dei lavori, pur restando membro del gruppo. I membri dell’équipe allora nominarono tre nuovi responsabili: l’israeliano Emanuel Tov, già chiamato da Strugnell medesimo, padre Émile Puech dell’École biblique ed Eugene Ulrich. Essi allargarono inoltre il gruppo a 50 membri. Nello stesso anno usciva un nuovo volume delle Discoveries6.

Un passo inaspettato fu compiuto nel 1991 dal prof. Ben Zion Wacholder dell’Hebrew Union College di Cincinnati; stanco della lunga attesa di avere una edizione dei frammenti, che sembrava non apparire mai, tentò con l’aiuto di Martin G. Abegg di ricostruirne il testo senza possederne né le trascrizioni né le fotografie, ma utilizzando quella concordanza che gli studiosi avevano creato nel corso dei loro studi. Tramite l’uso dell’elaboratore, egli estrapolò tutte le frasi presenti nella concordanza, le collocò in ordine e cercò di ricreare con esse il testo intero, ricostruendo il contenuto dei frammenti inediti7. Tale operazione, complessivamente ben riuscita, non era però priva di errori: la concordanza infatti non era più stata aggiornata dagli anni ’60, e molte letture erano state migliorate. Inoltre ci si poneva il problema se fosse legittimo stampare un’edizione servendosi di trascrizioni ancora inedite frutto del lavoro di altri.

Nel settembre dello stesso anno, un’altra notizia inaspettata: il direttore William A. Moffet della Huntington Library di San Marino in California annunciò di essere in possesso delle fotografie dei frammenti della grotta 4Q, e che ne avrebbe lasciato libero accesso a chiunque ne avesse fatto richiesta. Il governo israeliano, irritato da questa iniziativa, prese le difese dei diritti dell’équipe, e fu sul punto di intentare una azione legale; ma il tutto venne a cadere, per non aumentare il disappunto di coloro che da tempo criticavano le lentezze dell’edizione. Eisenman sfruttò subito tale situazione, e curò per la Biblical Archeological Society una edizione in fac simile delle fotografie, alcune illeggibili, altre invece utilizzabili8. L'editore negò che le foto provenissero dalla Huntington, ma non ne fornì la fonte; per gli strascichi legali, il volume venne persino ritirato per un certo periodo di tempo dal commercio. Grande scandalo provocò la riproduzione di una trascrizione di una lettera trovata nella grotta 4 (4QMMT): la trascrizione era opera di un membro dell’équipe, l’israeliano Elisha Qimron, ed era stata stampata senza la sua autorizzazione, e senza neppure indicarne il nome. Si trattava in parole povere di un furto di anni di lavoro altrui.

Occorre menzionare anche altri due libri, che hanno contribuito al crearsi di una “leggenda nera” attorno all’équipe internazionale e ai suoi presunti tentativi, appoggiati dal Vaticano, di occultare materiale “destabilizzante”. Il primo è dovuto a due giornalisti inglesi, Michael Baigent e Richard Leigh9, con l’aiuto di Eisenamn, ed è stato definito da uno degli editori dei manoscritti “un penoso esempio di giornalismo giallo”10. Il secondo è la trascrizione e traduzione di alcuni manoscritti dovuta a R. Eisenman e M. Wise, presentati falsamente al pubblico come del tutto inediti e trattati in maniera assai discutibile11. Anche di questi due libri, e delle reazioni che suscitarono, ci occuperemo nel capitolo "Qumràn. Questioni scottanti".

Tutto ciò perché ci si renda conto del clima del periodo: non mancarono infatti le pubblicazioni frettolose ed inaccurate dei testi, o lo sfruttamento del lavoro di altri in barba ai diritti d’autore.

James J. Charlesworth James J. Charlesworth

Di fronte a questo “assalto ai rotoli”, inutile ormai frenare le aspettative: la stessa Autorità Israeliana per le Antichità, che sovrintendeva all’équipe internazionale, fece curare nel 1993 da E. Tov un’ottima riproduzione in microfiches di tutti i testi del deserto di Giuda12, ed un elenco di tutti i testi non pubblicati, con l’indicazione degli editori previsti13. Nel frattempo, la velocità nella pubblicazione ufficiale dei testi da parte dell’équipe era aumentata considerevolmente: una concordanza fu preparata da James J. Charlesworth14, e decine di volumi della serie Discoveries in the Judaean Desert sono apparsi in questi ultimi anni, a firma di decine di studiosi diversi15.

Dagli anni ’90, quindi, tutto il materiale conosciuto è disponibile per gli studiosi che desiderino visionarlo, ed è possibile verificare sugli originali stessi il valore delle ricostruzioni di Allegro, Eisenman, Baigent e Wise; tuttavia, ancora continua al di fuori dei circoli accademici la tendenza a presentare al pubblico l’esistenza di “congiure” o “complotti”, o di letture falsate dei testi, spesso anche con il sostegno di giornalisti palesemente impreparati ma ben disposti a pubblicizzare materiale “scottante”.

Da questa vicenda, si spera che in futuro, qualora avvenissero altre scoperte del genere, il lavoro di edizione sia impostato in modo diverso, allo scopo di evitare fin dall’inizio il sorgere di tensioni e interpretazioni fuorvianti.



NOTE AL TESTO

1 J. M. ALLEGRO, The Dead Sea Scrolls and the Christian Myth, London, 1979.

2 J. NAVEH, A Medical Document or a Writing Exercise? The So-called 4QTherapeia, in “Israel Exploration Journal” XXXVI (1986), pp. 52-55.

3 Sulla copia del 3 maggio 1985 del Times Literary Supplement, p. 502.

4 Gli articoli sono raccolti in H. SHANKS, Understanding the Dead Scrolls. A Reader from the Biblical Archeology Review, Washington, 1992.

5 L’intervista apparve il 9 novembre 1990 sul giornale Ha’aretz di Tel Aviv. Strugnell giura di non aver mai detto quelle parole, e di essere stato vittima di un inganno-fraintendimento. Sarebbe stata confusa la sua ostilità allo Stato di Israele con l’antisemitismo. Cfr. intervista riportata in S. ALBERTO, Vangelo e storicità, un dibattito, Milano, 1995, p. 425.

6 E. TOV, The Greek Minor Prophets Scroll from Nahal Hever (8HevXIIgr), The Seiyal Collection I, Oxford, 1990.

7 Il primo volume è B. Z. WACHOLDER – M. G. ABEGG, A Preliminary Edition of the Unpublished Dead Sea Scroll, Washington, 1991.

8 R. EISENMAN – J. M. ROBINSON (a cura di), A Facsimile Edition of the Dead Sea Scroll, Washington, 1991.

9 The Dead Sea Scroll Deception: Why a Handful of Religious Scholars Conspired to Suppress the Revolutionary Contents of the Dead Sea Scrolls, New York, 1991. Tradotto in italiano: Il mistero del Mar Morto. I rotoli di Qumràn: dalla scoperta all’intrigo, Milano, 1997.

10 J. C. VANDERKAM, Manoscritti del Mar Morto, Roma, 1995, p. 217.

11 Trad. italiana: Manoscritti Segreti di Qumràn. Tradotti e interpretati i 50 rotoli del Mar Morto finora tenuti segreti, Casale Monferrato, 1994; importante la prefazione del prof. Elio Jucci.

12 The Dead Scrolls on Microfiche. A Comprehensive Facsimile Edition of the Texts from the Judaean Desert, Leiden, 1993.

13 E. TOV, The Unpublished Qumràn Texts from Caves 4 and 11, in «Journal of Jewish Studies» XLIII (1992), pp. 101-136.

14 Graphic concordance to the Dead Sea Scroll, Louisville, 1991.

15 Elenco della collana:

D. Barthélemy and J. T. Milik, Qumran Cave 1 ( DJD I ; Oxford: Clarendon, 1955). xi + 163 pp. + xxxvii plates.

P. Benoit, J. T. Milik and R. de Vaux, Les grottes de Murabba'at ( DJD II ; 2 vols; Oxford: Clarendon, 1961). xv + 314 pp. + cvii plates.

M. Baillet, J. T. Milik and R. de Vaux, Les 'petites grottes' de Qumrân ( DJD III ; 2 vols.; Oxford: Clarendon, 1962). xiii + 315 pp. + lxxi plates.

J. A. Sanders, The Psalms Scroll of Qumrân Cave 11 (11QPs a ) ( DJD IV ; Oxford: Clarendon, 1965). xi + 97 pp. + xvii plates.

J. M. Allegro with A. A. Anderson, Qumrân Cave 4.I (4Q158–4Q186) ( DJD V ; Oxford: Clarendon, 1968). xii + 111 pp. + xxxi plates.

R. de Vaux and J. T. Milik, Qumrân grotte 4.II: I. Archéologie, II. Tefillin, Mezuzot et Targums (4Q 128–4Q157) ( DJD VI ; Oxford: Clarendon, 1977). xi + 91 pp. + xxviii plates.

M. Baillet, Qumrân grotte 4.III (4Q482–4Q520) ( DJD VII ; Oxford: Clarendon, 1982). xiv + 339 pp. + lxxx plates.

E. Tov with the collaboration of R. A. Kraft, The Greek Minor Prophets Scroll from Nahal Hever (8HevXIIgr) ( DJD VIII ; Oxford: Clarendon, 1990; reprinted with corrections 1995). x + 169 pp. + xx plates.

P. W. Skehan, E. Ulrich, and J. E. Sanderson, Qumran Cave 4.IV: Palaeo-Hebrew and Greek Biblical Manuscripts ( DJD IX ; Oxford: Clarendon, 1992). xiii + 250 pp. + xlvii plates.

E. Qimron and J. Strugnell, Qumran Cave 4.V: Miqsat Ma'ase ha-Torah ( DJD X ; Oxford: Clarendon, 1994). xiv + 235 pp. + viii plates.

E. Eshel et al., in consultation with J. VanderKam and M. Brady, Qumran Cave 4.VI: Poetical and Liturgical Texts, Part 1 ( DJD XI ; Oxford: Clarendon, 1998). xi + 473 pp. + xxxii pl.

E. Ulrich , F. M. Cross, et al., Qumran Cave 4.VII: Genesis to Numbers ( DJD XII ; Oxford: Clarendon, 1994; reprinted 1999). xv + 272 pp. + xlix plates.

H. Attridge et al., in consultation with J. VanderKam, Qumran Cave 4.VIII: Parabiblical Texts, Part 1 ( DJD XIII ; Oxford: Clarendon, 1994). x + 470 pp. + xliii plates.

E. Ulrich, F. M. Cross, et al., Qumran Cave 4.IX: Deuteronomy, Joshua, Judges, Kings ( DJD XIV ; Oxford: Clarendon, 1995; reprinted 1999). xv + 183 pp. + xxxvii plates.

E. Ulrich et al., Qumran Cave 4.X: The Prophets ( DJD XV ; Oxford: Clarendon, 1997). xv + 325 pp. + lxiv plates.

E. Ulrich et al., Qumran Cave 4.XI: Psalms to Chronicles ( DJD XVI ; Oxford : Clarendon, 2000). xv + 302 pp. +xxxviii plates.

F. M. Cross, et al., Qumran Cave 4.XII: 1-2 Samuel ( DJD XVII ; Oxford : Clarendon, 2005). 332 pp. + xxviii plates.

J. M. Baumgarten, Qumran Cave 4.XIII: The Damascus Document (4Q266–273) ( DJD XVIII ; Oxford: Clarendon, 1996). xix + 236 pp. + xlii plates.

M. Broshi et al., in consultation with J. VanderKam, Qumran Cave 4.XIV: Parabiblical Texts, Part 2 ( DJD XIX ; Oxford: Clarendon, 1995). xi +267 pp. + xxix plates.

T. Elgvin et al., in consultation with J. A. Fitzmyer, Qumran Cave 4.XV: Sapiential Texts, Part 1 ( DJD XX ; Oxford: Clarendon, 1997). xi + 246 pp. + xviii plates.

S. Talmon, J. Ben-Dov, U. Glessmer, Qumran Cave 4.XVI: Calendrical Texts ( DJD XXI ; Oxford : Clarendon, 2001). xii + 263 pp. + xiii plates.

G. J. Brooke et al., in consultation with J. Vanderkam, Qumran Cave 4.XVII: Parabiblical Texts, Part 3 ( DJD XXII ; Oxford: Clarendon, 1996). xi + 352 pp. + xxix plates.

F. García Martínez, E. J. C. Tigchelaar, and A. S. van der Woude, Qumran Cave 11.II: (11Q2–18, 11Q20–31) ( DJD XXIII ; Oxford: Clarendon, 1998). xiii + 487 pp. + liv plates.

M. J. W. Leith, Wadi Daliyeh Seal Impressions ( DJD XXIV ; Oxford: Clarendon, 1997). xxv + 249 pp. + xxiv plates.

É. Puech, Qumran Cave 4.XVIII: Textes hébreux (4Q521–4Q528, 4Q576–4Q579) ( DJD XXV ; Oxford: Clarendon, 1998). xii + 229 pp. + xv plates.

É Puech, Qumran Grotte 4.XXVII: Textes en Arameen, deuxieme partie. (DJD XXXVII; Oxford: Clarendon, 2008).

P. Alexander and G. Vermes, Qumran Cave 4.XIX: 4QSerekh Ha-Yah [ ad and Two Related Texts ( DJD XXVI ; Oxford: Clarendon, 1998). xvii + 253 pp. + xxiv plates.

H. M. Cotton and A. Yardeni. Aramaic, Hebrew, and Greek Documentary Texts from Nahal H?ever and Other Sites, with an Appendix Containing Alleged Qumran Texts (The Seiyâl Collection II) ( DJD XXVII ; Oxford: Clarendon, 1997). xxvii + 381 pp. + 33 figures + lxi plates.

D. Gropp, Wadi Daliyeh II: The Samaria Papyri for Wadi Daliyeh ; E. Schuller et al., in consultation with J. VanderKam and M. Brady, Qumran Cave 4.XXVIII: Miscellanea, Part 2 ( DJD XXVIII ; Oxford: Clarendon, 2001). xv + 254 pp. + lxiii plates.

E. Chazon et al., in consultation with J. VanderKam and M. Brady, Qumran Cave 4.XX: Poetical and Liturgical Texts, Part 2 ( DJD XXIX ; Oxford: Clarendon, 1999). xiii + 478 pp. + xxviii plates.

D. Dimant, Qumran Cave 4.XXI: Parabiblical Texts, Part 4: Pseudo-Prophetic Texts ( DJD XXX ; Oxford : Clarendon, 2001). xiv + 278 pp. + xii plates.

É. Puech, Qumran Grotte 4.XXII: Textes araméens, première partie: 4Q529–549 ( DJD XXXI ; Oxford : Clarendon, 2001). xviii + 439 pp. + xxii plates.

P. W. Flint and E. Ulrich, Qumran Cave 1.II: The Isaiah Scrolls ( DJD XXXII ; Oxford : Clarendon, in preparation ).

D. M. Pike and A. Skinner with a contribution by T. L. Szink, in consultation with J. VanderKam and M. Brady, Qumran Cave 4.XXIII: Unidentified Fragments ( DJD XXXIII ; Oxford : Clarendon, 2001). xv + 376 pp. + xli plates.

J. Strugnell, D. J. Harrington and T. Elgvin, in consultation with J. A. Fitzmyer, Qumran Cave 4.XXIV: 4QInstruction (Musar leMevin): 4Q415 ff. . ( DJD XXXIV ; Oxford: Clarendon, 1999). xvi + 584 pp. + xxxi plates.

J. Baumgarten et al., Qumran Cave 4.XXV: Halakhic Texts ( DJD XXXV ; Oxford: Clarendon, 1999). xi + 173 pp. + xii plates.

S. J. Pfann, Qumran Cave 4.XXVI: Cryptic Texts ; P. S. Alexander, et al., in consultation with J. VanderKam and M. Brady, Miscellanea, Part 1 ( DJD XXXVI ; Oxford : Clarendon, 2000). xvi + 739 + xlix plates.

É. Puech, Qumran Cave 4.XXVII: Textes araméens, deuxième partie: 4Q550–575, 580–582 ( DJD XXXVII ; Oxford : Clarendon, in preparation ).

J. Charlesworth et al. in consultation with J. VanderKam and M. Brady, Miscellaneous Texts from the Judaean Desert ( DJD XXXVIII ; Oxford : Clarendon, 2000). xvii + 250 pp. + xxxvi plates.

E. Tov, ed., The Text from the Judaean Desert: Indices and an Introduction to the Discoveries in the Judaean Desert Series ( DJD XXXIX ; Oxford : Clarendon, 2002). x + 452 pp.

C. Newsom, Hartmut Stegemann, and Eileen Schuller, Qumran Cave 1.III: 1QHodayot a, with Incorporation of 4QHodayot a-f and 1QHodayot b. (DJD XL; Oxford: Clarendon, 2008).







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