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Documento: Giustino Martire di fronte al problema della metempsicosi
Messo in linea il giorno Domenica, 01 dicembre 2002
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1) Il contesto (Dial., 1-9)

Giustino accenna in modo diretto alla teoria della metempsicosi nella parte introduttiva del Dial.1 Il nostro Apologista racconta il suo itinerario spirituale verso la verità, ricercata passando per le diverse scuole filosofiche dell'epoca (cf Dial., 2,3-8,2). Dapprima si reca da uno stoico, ma avendo constatato che costui non aveva alcuna nozione su Dio e non stimava necessaria una tale conoscenza, se ne allontana per seguire un peripatetico, molto acuto a suo giudizio. Poiché il nuovo maestro ben presto gli chiede di fissare un onorario per le sue lezioni, egli lo abbandona, non stimandolo degno di essere filosofo. Tenta poi di frequentare la scuola di un famoso pitagorico, tronfio del suo sapere: ma il nostro futuro apologista non ha potuto né vorrà studiare musica, astronomia, geometria, discipline che a giudizio del suo maestro erano necessarie per conoscere ciò che conduce alla felicità e per contemplare il bello e il buono, quindi se ne va deluso. Infine decide di andare a trovare i platonici, che godevano di grande fama: ascolta le lezioni di un platonico e in breve progredisce talmente nella conoscenza degli incorporei e nella contemplazione delle idee da credersi un sapiente e in grado di raggiungere lo scopo della filosofia platonica: la visione di Dio (cf Dial., 2,3-6).

In tali condizioni di spirito si reca un giorno in una località deserta non lungi dal mare, ove incontra un vegliardo dal nobile aspetto: con lui egli discute teorie platoniche, confrontandole con posizioni cristiane. Dapprima il misterioso personaggio dimostra che è impossibile l'affinità (sunghéneia) tra il dio trascendente e l'intelligenza creata. All'affermazione platonica dell'attitudine dell'intelletto (noûs) a conoscere il divino e della possibilità di vedere Dio, il vegliardo ribatte che non è per connaturalità che l'uomo vede Dio, ma perché è virtuoso e giusto (cf Dial 3,4); inoltre data la dottrina della metempsicosi, anche le anime racchiuse in un corpo di bestia dovrebbero avere coscienza d'essere punite, ma ciò non avviene: «Dunque - conclude il vegliardo - né le anime vedono Dio, né trasmigrano in altri corpi» (Dial., 4,7).

La discussione continua su altro assioma fondamentale per il platonismo: l'immortalità dell'anima. Se essa è immortale dovrebbe anche essere ingenerata, mentre i platonici affermano che essa è creata; se non muore, è per volontà di Dio, come afferma anche Platone:2 dunque i filosofi si contraddicono, perché, se l'anima è creata è anche immortale (cf Dial., 5). Poi il misterioso personaggio gli presenta la sua posizione: l'anima non è vita, ma partecipa della vita fino a quando Dio vuole che essa viva (cf Dial., 6). Infine invita il suo interlocutore a rivolgersi ai Profeti se vuole conoscere il vero: essi sono più antichi dei filosofi e, illuminati dallo Spirito santo, rivelarono la verità agli uomini e annunziarono la venuta del Figlio del Dio: Poi lo esorta a pregare il Signore affinché gli apra le porte della luce, perché nessuno può vedere e comprendere la verità se Dio e il suo Cristo non glielo concedono (cf cf Dial., 7). Giustino segue il consiglio, studia i Profeti e si converte al cristianesimo come l'unica filosofia sicura e proficua (cf Dial., 8,1-2).

Questo racconto introduttivo3 non ha la pretesa di essere storico in ogni suo particolare: gran parte è finzione letteraria, che però non esclude eco di fatti reali e di esperienze personali. La narrazione delle visite a diverse scuole filosofiche è un luogo comune nella letteratura del tempo.4 Le critiche o gli apprezzamenti rivolti a stoici, peripatetici, pitagorici e platonici erano presenti nel medioplatonismo,5 la filosofia dominante del II° secolo. L'incontro col vegliardo come persona che rivela verità religiose o filosofiche è un tema tradizionale nella letteratura.6 Lo stesso interlocutore del Dialogo, Trifone non è identificabile con una precisa figura storica.7 Dunque Giustino usa uno schema tradizionale, per introdurre fatti e riflessioni personali e per presentare la sua esperienza di filosofo che aveva cercato di «apprendere tutte le dottrine»8 e aveva trovato la verità nel cristianesimo.

Un brevissimo cenno anche all'ambiente filosofico in cui visse il nostro Autore. Nel II° secolo predomina il medioplatonismo,9 una filosofia eclettica che integra i dati presi dallo stoicismo (soprattutto per ciò che concerne l'etica), dall'aristotelismo (di cui accetta particolarmente la logica), dal neopitagorismo (che fece sentire il suo influsso religioso), con il platonismo, che è naturalmente la corrente fondamentale. Si enfatizzavano la persona e i detti di Platone, conosciuto attraverso testi scelti utilizzati nelle scuole10 e sottoposti ad una instancabile esegesi. Era inoltre una filosofia più interessata ai problemi pratici, che non a quelli metafisico-speculativi. Inaugurata nel primo secolo a. C. da Antioco di Ascalona, include tra i maggiori rappresentanti Plutarco nel I sec. d. C., poi Albino (contemporaneo di Giustino), Attico, Numenio, Massimo di Tiro e Celso nel II° sec.

Quale fu dunque l'influsso che la tale filosofia medioplatonica ebbe su Giustino? Non intendiamo abbordare il vastissimo e complesso tema dell'impatto delle idee filosofiche per la formulazione della dottrina cristiana,11 ma solo dedurre alcune considerazioni generali dalla parte introduttiva del Dial. sopra accennata, proprio perché in essa abbiamo un testo importante e per un confronto cosciente e sistematico tra cristianesimo e filosofia.

Premesso che l'opera di Giustino riflette l'ambiente intellettuale in cui vive e che utilizza i testi scelti e interpretati nelle scuole, egli dava alla filosofia una giustificazione, affermando che le verità filosofiche derivavano dallo stesso Lógos, che si incarnerà nel Cristo:12 egli quindi ha fiducia nella filosofia - soprattutto in quella platonica - perché in essa sono presenti i semi di verità sparsi dal Lógos.13

Ma il nostro Apologista non si limita ad utilizzare o a riflettere passivamente la filosofia del suo tempo: sebbene lontano dal razionalismo cinico di un Luciano di Samosata e dalla sintesi eclettica di un Numenio di Apamea, tuttavia egli giudica la filosofia contemporanea, critica le posizioni che a suo parere sono inconciliabili con la visione cristiana della realtà.14 Non scrive per presentare un suo personale sistema, ma per difendere e illustrare il cristianesimo di fronte agli ebrei ed ai pagani e per illuminare i suoi fratelli nella fede. Professando la «filosofia secondo il Cristo»,15 era convinto che solo il Maestro divino possedeva la verità tutta intera, mentre gli altri l'avevano posseduta solo parzialmente.

Dopo queste considerazioni preliminari esaminiamo ora il passo riguardante la metempsicosi, criticata da Giustino e il cui contesto è stato sopra presentato


1 Cioè nella parte che serve da "prologo" all'intero libro (cf Dial., 1-9). Il problema della metempsicosi viene trattato specificatamente nei capitoli 4,4-7, e 5,5.

2 Cf Tim., 41ab.

3 Per un'analisi e per problemi particolari emergenti da questo racconto, cf W. SCHMID, Frühe Apologetik und Platonismus. Ein Beitrag zur Interpretation des Poöms von Justins Dialogus, in AA. VV., Hermeneia. Festschrift Otto Regenbogen zum 60. Geburtstag, Heidelberg 1952, 163-182; N. HYLDAHL, Philosophie und Christentum. Eine Interpretation des Einleitung zum Dialog Justins, (Acta Theologica Danica 9), København 1966; J. C. M. Van WINDEN, An Early Christian Philosopher. Justin Martyr's Dialogue with Tryphon Chapters One to Nine, (Philosophia Patrum 1), Leiden 1971; R. JOLY, Christianisme et Philosophie. Études sur Justin et les apologistes grecs du IIe siècle, Bruxelles 1973, 9-83; O. SKARSAUNE, The conversion of Justin Martyr, in « Studia Theologica» 30 (1976) 53-73; G. OTRANTO, Note sull'itinerario spirituale di Giustino. Fede e cultura in "Dialogo" 1-9, in S. FELICI (ed.), Crescita dell'uomo nella catechesi dei Padri (età prenicena), (Biblioteca di Scienze Religiose 78), Roma 1987, 29-39; E. ROBILLARD, Justin, l'itinéraire philosophique (Recherches Nouvelles 23), Paris 1989; G. GIRGENTI, Giustino martire, il primo platonico cristiano, in «Rivista di filosofia neoscolastica» 82 (1990) 214-255 [afferma che in questo racconto introduttivo emergono tre problemi: uno filologico (il testo), uno storico (è un fatto o una finzione letteraria?), uno filosofico (rapporto tra Platonismo e cristianesimo dopo la conversione)]; M. J. EDWARDS, On the Platonic Schooling of Justin Martyr, in «The Journal of Theological Studies» 42 (1991) 17-34.

4 Cf ad es. LUCIANO, Menipp., 4-5. Questo fatto era già stato intuito da E. R. GOODENHOUGH, The Theology of Justin Martyr, Jena 1923, rist. anastatica Amsterdam 1968, 58-59, e viene confermato da N. HYLDAHL, Philosophie und Christentum, o. c., 148-159, con numerosi esempi.

5 Cf C. ANDRESEN, Justin und der mittlere Platonismus, in «Zeitschrift für die neutestamentliche Wissenschaft» 44 (1952/53) 160-163.

6 Per quanto riguarda la letteratura religiosa cristiana, cf ad es. la figura della donna anziana - simbolo della Chiesa - nel Pastore di Erma, Vis, 2,1,3. Più in generale cf le citazioni e gli esempi in R. JOLY, Christianisme et Philosophie, o. c., 42-43.

7 Per diversità sostanziali di carattere e di dottrina, questo personaggio non corrisponderebbe al rabbi tannaita Tarfone, ricordato nella Mishna, contemporaneo del nostro Autore. Nel personaggio Trifone, se alcuni elementi forse possono richiamare una qualche figura storica, altri appaiono "costruiti" da Giustino, per farne un interlocutore non intransigente, disposto al dibattito.

Cf su questo personaggio, non identificabile con celebre rabbi Tarfone, cf N. HYLDAHL, Tryphon und Tarphon, in «Studia Theologica» 10 (1956) 77-88; D. TRAKATELLIS, Justin Martyr's Tripho, in «Harvard Theological Review» 79 (1986) 287-297; G. F. WILLEMS, Le juif Tryphon et rabbi Tarfon, in «Bijdragen» 50 (1989) 278-292.

8 Come risulta dai suoi Acta Martyr., 2.

9 Sul medioplatonismo cf R. E. WITT, Albinus and History of Middle Platonism, (Cambridge Classical Studies 7), Cambridge 1937; J. DILLON, The Middle Platonists. A Study of Platonism 80 B.C. to A.D. 220, London 1977; G. REALE, storia della filosofia antica, Vol. IV, Milano 19813, 307-426: Il medioplatonismo e la riscoperta della metafisica platonica; E. DES PLACES, Platonisme moyen et apologétique chrétien au II siècle ap. J.-C. Numénius, Atticus, Justin, in E. A. LIVINGSTONE (ed.), Studia Patristica XV/4 (Texte und Untersuchungen 128), Berlin 1984, 432-441. Per l'ambito cristiano, cf anche E. DES PLACES, Platonismo e tradizione cristiana, Milano 1976, trad. ital., 107-160 [per Giustino pp. 115-117] e J. DANIÉLOU, Messaggio evangelico e cultura ellenistica, Bologna 1975, trad. ital., 129-153: Platone nel platonismo medio cristiano. Per un'analisi degli elementi platonici presenti nel prologo cf R. JOLY, Christianisme et Philosophie. o. c., 85-145; J. C. M. Van WINDEN, An Early Christian Philosopher, o. c., passim.

10 I testi erano ricavati soprattutto dalla seguenti opere platoniche: Timeo, Repubblica, Leggi, Epinemide. Per le opere di Platone lette nel II secolo, cf A. J. FESTUGIÈRE, La Révélation d'Hermès Trismégiste, Vol. III, Paris 1953, 271-274 e Vol. IV, Paris 1954, 92-94. Nella sua ricerca su Teodoreto di Ciro, P. CANIVET, Histoire d'une entreprise apologétique au Ve siècle, Paris 1957, dimostra che da Giustino a Clemente Aless., da Clemente Aless. a Eusebio, da Eusebio a Cirillo, da Cirillo a Teodoreto, si trovano citati per lo più gli stessi testi.

11 Tra le varie opere interessate a questo tema cf quelle più vicine all'ambiente in cui visse Giustino J. DANIÉLOU, Messaggio evangelico e cultura ellenistica, o. c.; ID., Le message chrétien et la pensée grecque au II siécle. Pro manuscripto, Paris s. d.; H. CHADWICK, Early Christian Thought and the Classical Tradition. Studies in Justin, Clement and Origen, Oxford 1971, rist. dell'edizione del 1966, passim; cf anche sinteticamente G. GIRGENTI, Giustino Martire, il primo platonico cristiano, o. c., 214-255.

12 Cf 1 Ap., 21,1; cf anche ivi, 5,4 e 46,3; 2 Ap., 10,2 e 13,4.

13 Cf in sintesi su questo argomento la parte introduttiva di G. VISONA', S. Giustino. Dialogo con Trifone, o. c., 32- 54: Cristianesimo e filosofia, nel

14 Ad es. la radicale differenza tra l'anima e Dio oppongono cristianesimo e platonismo; la libertà e la sanzione etica contrastano con l'impersonale "fato" stoico. Su quest'ultimo argomento cf P. MONTINI, Elementi di filosofia stoica in S. Giustino, in «Aquinas» 28 (1985) 457-476: per il fatalismo cf pp. 458-461.

15 E' l'espressione usata da A. M. MALINGREY, "Philosophia". Étude d'un groupe de mots dans la littérature grecque dès Présocratique au IVe siècle après Jésus-Christ, (Études et Commentaires 40), Paris 1961, 150 [per Giustino cf 107-128] e ripresa da G. MADEC, La christianisation de l'hellénisme. Thème de l'histoire de la philosophie patristique, in AA. VV., Humanisme et foi chrétienne. Mélanges scientifiques du centenaire de l'Istitut Catholique de Paris, Paris 1976, 402.




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