Benvenuto a Christianismus - studi sul cristianesimo
Cerca
Argomenti
  Area utenti Pagina iniziale ·  Novità ·  Scaricamenti ·  Collegamenti ·  Classifiche ·  Archivio  
Sezioni
· PAGINA INIZIALE
· Il Gesù della storia
  e i suoi seguaci
· Il giudaismo
· L'Antico Testamento
· Il Nuovo Testamento
· Gli apocrifi
· Qumràn
· Letteratura cristiana
  antica
· Incredibile...
  ma falso!
· Recensioni e schede bibliografiche

Christianismus


Per conoscere il progetto Christianismus

· Presentazione
· Andrea Nicolotti
· Gli autori
· I volontari
· Sostienici
· Contattaci


Documento: Giustino Martire di fronte al problema della metempsicosi
Messo in linea il giorno Domenica, 01 dicembre 2002
Pagina: 4/8
Precedente Precedente - Successiva Successiva


3) Terminologia utilizzata da Giustino per indicare la metempsicosi

1. pálin.... ghíghnesthai (Dial., 4,5): è l'espressione - per così dire tecnica usata da Platone nell'esporre la dottrina della trasmigrazione delle anime col significato di "nascere di nuovo"1 e richiama il sostantivo palinghenesía2 che sarebbe il termine più antico e più solenne per indicare la metempsicosi3 e che tuttavia non riuscì ad imporsi come termine corrente, anche perché con gli stoici assunse il significato di rinascita del mondo dopo un certo ciclo,4 ponendo in relazione il destino del cosmo con quello personale. Tardivamente i due termini palinghenesía e metempsúchosis furono usati come sinonimi5 con qualche leggera differenza di significato.6 Dunque intorno al II° sec. con l'espressione palinghenesía e pálin ghíghnestai si indicava la trasmigrazione delle anime,7 ma è anche ugualmente significativo che queste espressioni siano state riprese nella terminologia cristiana per indicare il battesimo e la risurrezione.8

2. Endesmeúesthai [eis theríon sómata] (Dial., 4,6): questo verbo, che significa "essere imprigionato", pone l'accento sul fatto che il corpo è considerato come un carcere per l'anima.9 Questa idea, di origine orfica,10 viene ripresa e ripensata successivamente dai Pitagorici, da Platone, dagli stoici, dai medio- e dai neoplatonici e, con nuove sfumature di significati, anche da autori cristiani.11

3. metameíbo (Dial., 4,7): il significato di questa parola, composto dalla particella metà (che indica successione, attraversamento) e dal verbo ameíbo (= mutare) evidenzia la trasformazione, il cambiamento. Il verbo ameíbo, spesso unito con altre particelle che indicano penetrazione (cf diá) o successione, attraversamento (cf metá), è un termine usato da Platone per indicare la trasmigrazione delle anime12 e lo si ritrova con stesso significato, al tempo di Giustino, presso Albino, il tipico filosofo medioplatonico.13

4. choréo eis (Dial., 5,5): questo verbo14 con la preposizione esprime l'idea di "andare o migrare verso qualcuno o qualcosa" e ben si adatta a esprimere il movimento insito nella metempsicosi. In questo caso il contesto è ipotetico («se fossero increate... neppure migrerebbero...») e proprio per questo motivo il tema della "spontaneità" (cf l'ekoûsai in Dial., 5,5) non è presente in alcuna dottrina greca della trasmigrazione delle anime.15


1 La ritroviamo, ad es. in Menone, 81b, ed. J. BURNET, Platonis Opera, t. III, Oxonii, rist. 1957: «Dicono dunque che l'anima dell'uomo è immortale e che talora essa termina (la vita), cosa che chiamano morire, talvolta nasce di nuovo (pálin ghíghnestai), ma non è mai distrutta e che per questo motivo bisogna trascorrere la vita nella maniera più santa possibile»; in Fedone 70c, ed. J. BURNET, Platonis Opera, t. I, o. c, riferendosi con tutta probabilità agli Orfici: «Vi è dunque un'antica tradizione che già ricordammo secondo cui laggiù vi sono anime che sono venute di qui e che nuovamente giungono qui e nascono dai morti (pálin .... ghíghnontai ek tôn tethnóton)», e ancora in Fedone, 72a, ed. cit., portando l'argomento dei contrari per l'immortalità dell'anima: «Stando così le cose, sembrava esserci una prova sufficiente del fatto che è necessario che le anime dei morti si trovino in qualche luogo, da cui nascono di nuovo (pálin ghíghnesthai)».

2 Su tale sostantivo cf V. IACONO, La "paligghenesía" in S. Paolo e nell'ambiente pagano, in «Biblica» 15 (1934) 369-398; J. DEY, "Paligghenesía". Ein Beitrag zur Klärung des religionsgeschichtlichen Bedeutung von Tit. 3,5, in «Neutestamentliche Abhandlungen» 17/5, Münster 1937; J. YSEBAERT, Greek baptismal terminology. Its origins and early development, (Graecitas Christianorum Primaeva 1), Nimega 1962, 93-97 [per la trasmigrazione delle anime]; M. MESSIER, s. v. Palingénesie, in Catholicisme, hier, aujourd'hui, demain. Encyclopédie, t. X, Paris 1984, 468-473.

3 Così pensa E. ROHDE, Psyche. Culto delle anime e fede nell'immortalità presso i greci. Vol. II, Bari 1916, 455, trad. ital. Un altro studioso, W. STETTNER, Die Seelenwanderung bei den Griechen und Römern, Stuttgart 1934, 3, propende per l'ipotesi contraria: il termine più antico sarebbe "metempsicosi", mentre la parola paligghenesía sarebbe derivata dall'espressione platonica pálin ghíghnestai. Comunque, in base alla documentazione, è difficile stabilire la priorità fra questi due termini.

4 Cf MARCO AURELIO, Ricordi, 11, 1; cf anche presso NEMESIO DI EMESA, De nat. hom., 38. La relazione tra i cicli astrologici e i destini dell'anima umana viene posto in risalto da un passo di VARRONE, citato da AGOSTINO, Civ. Dei, 22,28, (Nuova Biblioteca Agostiniana. Opere di Sant'Agostino V/3), Roma 1991, 402: «Genethliaci quidam scripserunt, inquit, esse in renascendis hominibus quam appellant "paligghenesían" Graeci; hac scripserunt confici in annis numero quadringentis quadraginta, ut idem corpus et eadem anima, quae fuerint coniuncta in homine aliquando, eadem rursus redeant in coniunctionem»; cf anche PLUTARCO, De esu carn., 1,7.

5 Nel IV sec. cf SERVIO, Ad Verg. Aen, VI,603, ed. G. THILO, Leipzig 1884, rist. anastica Hildesheim 1961, vol. II, p. 84. «Ipse [Mercurius] est deus prudentiae, per quam philosophi deprehenderunt "paligghenesían" uel "metempsúchosin»; NEMESIO di EMESA, De nat. hom., ed. C. F. MATTHAEI, Jena 1802, rist. anastica Hildesheim 1967, citando il titolo di un libro di Cronio scrive: «Cronio infatti nel suo libro "Sulla palinghenesía" - così egli designa la metensomatosi...» (Notiamo che la paligghenesía è assimilata alla metemsomatosi e non alla metempsicosi).

6 Cf SERVIO, Ad Verg. Aen, III,68, ed. cit., vol. I, 350: «Plato perpetuam dicit animam et ad diversa corpora transitum facere pro meritis vitae prioris. Pythagoras vero non metempsúchosin sed paligghenesían esse dicit, hoc est redire, sed post tempus». Pare però che tali affermazioni non siano del tutto esatte: Servio non possedeva specifiche conoscenze filosofiche.

7 Cf alcuni testi citati da J. YSEBAERT, Greek baptismal terminology, o. c., 94-95. Cf anche CLEMENTE AL., Strom., III,60,2. Per la fine del I° sec. cf PLUTARCO, Moralia 379. 996. 9098; per il III° sec. cf PORFIRIO, Vita Pyt., 19.

8 Cf J. YSEBAERT, Greek baptismal terminology, o. c., 146-148. Per espressioni che indichino in Giustino una rinascita cf Dial., 85,7, ed. GOODSPEED, p. 198: pálin ... ghenéseos; Dial., 138,2, ed. cit., p. 260: in Cristo il fedele pálin ghégone.

9 Cf anche i sostantivi desmós = catena, vincolo e desmotérion = prigione.

10 Cf la testimonianza di Platone in Cratilo, 400c, ed. L. MERIDIER, Paris 1950, Les Belles Lettres, 76, ove Socrate, parlando del corpo come prigione dell'anima afferma: «Tuttavia mi sembra che questo nome [sêma = tomba] sia stato dato soprattutto dai seguaci di Orfeo, dato che l'anima per essi sconta la pena delle colpe che deve espiare ed ha questo involucro, immagine di una prigione (desmoteríou eikóna) affinché sia salvata. E così il corpo, come significa il nome stesso, è custodia dell'anima, finché essa non abbia pagato il suo debito». Cf anche PLATONE, Fedone, 62b.

11 Rimandiamo all'articolo di P. COURCELLE, Tradition platonicienne et tradition chrétiennes du corps-prison (Phédon 62b; Cratyle 400c) , in «Revue des Études Latines» 43 (1965) 406-443. Per le testimonianze relative al II° sec. cf pp. 406-416 e 418-420; cf anche ID. L'âme en cage, in K. FLASCH (ed.), Parusia. Studien zur Philosophie Platons und zur Problemgeschichte des Platonismus. Festgabe für Johannes Hirschberger, Frankfurt 1965, 103-116; ID., Der Graab der Seele, in Reallexikon für Antike und Christentum, Lieferung 91 (Stuttgart 1982) 455-467.

12 Cf ad es. Timeo, 92c: diameibesthai.

13 Cf in Didaskalikós, 25,6, ed. P. LOUIS, Albinos. Epitomé, Les Belles Lettres, Paris 1945, 123: diameibein.

14 Questo verbo è già stato usato da Giustino poco prima in Dial., 4,2: un passo la cui interpretazione è controversa, proprio per il significato da dare al verbo choréo interpretato nel senso di "comprendere" o "contenere" (mentre con la preposizione dià, vuol dire "passare attraverso"): per questa problematica cf J. C. H. Van WINDEN, An Early Christian Philosopher, o. c., p. 78-80. Questo studioso già in Dial., 4,2 vede una allusione alla trasmigrazione delle anime, seguito in questo anche da G. VISONA', che nella sua traduzione italiana (o. c., p. 96) così rende questo passo: «E tutte le anime passano (chorousi) indifferentemente attraverso qualunque essere vivente o è diversa l'anima dell'uomo da quella del cavallo, o dell'asino?» e poi commenta (ivi, p. 96 nota 8): «Il problema sollevato è quello della trasmigrazione delle anime (metempsicosi) e il senso della domanda è: l'anima è un'entità unica che trasmigra nelle varie specie o è di tipo diverso in ogni specie? In tal modo l'anziano prepara la confutazione della dottrina platonica della metempsicosi».

15 Cf J. C. H. Van WINDEN, An Early Christian Philosopher, o. c., p. 96.




Precedente Precedente - Successiva Successiva



 
Opzioni

 Stampa Stampa


Argomento
Reincarnazione
Reincarnazione

Argomenti Correlati

Incredibile... ma falso!

 

 

Christianismus.it - © Tutti i diritti riservati - Copyrights reserved - Omnia iura reservantur
È vietata la riproduzione e diffusione non autorizzata dei contenuti del sito, fatta eccezione per l’uso personale. 


Sito internet realizzato da:
E' una TRX Idea...


Sito realizzato con PHP-Nuke